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Breve storia dell’alchimia

Posted by curiositybox su 20 agosto 2016

di Paolo Manzelli

Sommario:


ALCHIMIA ERMETICA o METALLURGICA

Nella cultura Mediterranea venne considerato fondatore dell’Alchimia Ermete Trimegisto (nome che significa il Re tre volte Grande) una figura probabilmente immaginaria a cui furono attribuite numerose scritture; all’epoca dell’antico Egitto, Ermete fu spesso identificato con una divinità che possiede la conoscenza di tutte le arti e le scienze sacre e segrete della mummificazione dei corpi.

La parola Alchimia è pure incerta si ritiene infatti che la etimologia venga da Al ( = il in arabo), e Kimia (la terra del "Kamel" = il cammello, cioè l’odierno Egitto; oppure il suolo del "Kem-it", che significa "nero", e che quindi si riferisce all’aspetto scuro della terra fertile dell’Egitto, altri ritengono invece che Alchimia possa derivare dal vocabolo greco "chyma" (che significa : scioglimento -fusione).

Già gli alchimisti egiziani avevano notato che la terra nera nel Nilo doveva la sua fertilità all’ "humus ", residuo della macerazione di foglie alberi ed animali morti. Avevano anche capito che le piante venivano mangiate dagli animali erbivori e che i carnivori mangiavano gli erbivori e cioè che l’uomo apparteneva a questa catena alimentare biologica, dove ogni essere vivente, quando si decomponeva ritornava in ciclo.

Pertanto al fine di evitare la "reicarnazione" dei resti umani in seguito a "trasmutazioni periodiche" dell’humus, essi svilupparono la Alchimia per mummificare i corpi dei morti, in modo che il corpo mummificato alchemicamente rimanesse inalterato dopo la morte; gli egizi chiusero infatti le mummie in tombe serrate " ermeticamente " (vocabolo quest’ultimo che deriva da "Ermes").

Per dimostrare tendenza alla purezza solare dei loro re, gli egiziani fecero costruire le piramidi sopra le tombe dove i re vennero sepolti.

Il quadrato, ottenuto combinando i quattro triangoli equilateri che simboleggiano i quattro elementi, rappresentava la base della piramide mentre i lati che correlano la base al vertice in direzione del sole, rappresentarono la "rettificazione", cioè il simbolo della purificazione espressa come tendenza alla elevazione della terra. Più il re era potente e di valore, più elevata doveva essere la sua piramide.

I miti ed i simboli della alchimia sono stati sempre correlati principalmente alla purificazione dei metalli seguendo il principio detto del "Solve e Coagula" (dissolvi e solidifica), utile anche per la produzione di coloranti di profumi e di medicamenti; artigianali già sviluppate all’epoca delle antiche popolazioni Assiro-Babilonesi.

Il simbolismo di ogni trasformazione alchemica fu concepito nell’ambito della idea che l’uomo, che è parte della natura, proponendosi il ruolo di ordinatore del tempo dello sviluppo naturale, potesse aiutare, la natura ad accelerare i tempi di evoluzione prestabiliti dagli influenze celesti. L’ "opus Alchemico" sintetizzato nella frase "pensa agendo ed agisci pensando", fu infatti considerato come "la levatrice delle trasformazioni vitali della natura" proprio in quanto gli alchimisti ermetici ritennero che qualora venisse scoperto il segreto, detto della "Pietra Filosofale" o principio di purificazione di tutte le qualità, ciò avrebbe permesso di "trasmutare" tutti i metalli in oro puro a partire dallo stato di materia imperfetta.

Infatti le sostanze che compongono l’universo vennero considerate, potenzialmente "oro", ma temporalmente esistenti in varie fasi della loro purificazione che, naturalmente senza l’intervento dell’Opus Alchemica, si sarebbe realizzata in tempi indefiniti.

La Pietra Filosofale è stata quindi considerata il mistero da scoprire, che di fatto è quello della intelligenza della natura, da assecondare per accelerare i ritmi temporali della trasmutazione verso la perfezione.

Si disse pertanto negli scritti Alchemici "nessun uomo all’interno di una barca può ostinarsi a svuotare il mare", volendo indicare come l’uomo armato di sola ragione è impotente di fronte al mistero occulto della purificazione alchemica, proprio in quanto il pensiero razionale non è in grado di cogliere l’essenza intelligente della propria natura ovvero della "Pietra Filosofale".

L’intuizione Alchemica di base risiede in una prospettiva cosmologica globale che correla i metalli al cielo ed ai pianeti; pertanto ogni trasformazione, al di là delle apparenze, non è di natura caotica e casuale in quanto è favorita dagli influssi intelligenti ("energheja") del cielo sulla terra.

Pertanto nella tradizione della Alchimia Metallifera piombo, ferro, stagno, rame, mercurio, sono soggetti alla corruzione, mentre due, (argento, oro) sono incorruttibili, cioè rispettivamente meno e non soggetti al decadimento fisico prodotto dal tempo.

La maggiore o minore perfezione gli alchimisti ritennero che dipendesse dallo stato di maturità qualitativamente raggiunto. Solo l’oro sarebbe il risultato ultimo di una scala di perfezione che tutti i metalli potevano raggiungere in seguito a "trasmutazioni". Si pensò inizialmente che le "trasmutazioni" sarebbero state il risultato di un gran numero di trasformazioni progressive frutto del miglioramento cognitivo dell’ Opus Alchemica nonché dall’influsso benevolo degli astri nel cielo.

Nel "Libro dei sette capitoli", attribuito ad Ermete le fasi di ciascuna trasformazione sono descritte come fasi di transizione che vennero associate alle influenze del sole, della luna e dei cinque pianeti visibili ad occhio nudo.

La fase iniziale di ogni trasformazione venne considerata protetta da Mercurio (Argento vivo) che fu considerato il solvente per eccellenza.

Infatti si sapeva che il mercurio scioglie anche l’oro e l’argento formando con tali metalli delle amalgame liquide. Si ricorda che gli antichi artigiani alchimisti purificavano l’oro e l’argento sciogliendoli con mercurio dalla terra impura e poi con il fuoco allontanavano il mercurio estraendo oro ed argento puri, da impurità ed anche dalle leghe con altri metalli.

Proprio sulla base di tali procedimenti sperimentali già da vari secoli a.C. si conosceva che il Mercurio (principio passivo Femminile perché senza forma) scioglie lo zolfo giallo (considerato come principio maschile o fuoco solido), dando origine al cinabro (di colore rosso – detto sangue matriciale; Mercuro e Solfo si imparentavano nel così detto matrimonio Alchemico)

Alla fase iniziale di ogni trasformazione che serviva a dissolvere la sostanza allo stato embrionale in "materia prima", succedevano tre fasi dette di "espansione";

la prima, protetta da Saturno, (pianeta correlato al Piombo), che veniva detta fase di "NIGREDO", cioè dello scioglimento o della macerazione apparentemente caotica; protegge la seconda fase (detta di "RUBEDO" per la temperatura del "calor rosso" raggiunta dai metalli riscaldati dal fuoco nel forno Alchemico), il pianeta Giove (associato allo Stagno);

la terza fase detta "ALBEDO" corrisponde al massimo del calore e della lucentezza del metallo ed aveva la protezione della Luna (associata all’Argento). Poi succedevano altre tre fasi di "contrazione e raffreddamento", che furono considerate rispettivamente sotto la protezione di Venere (Rame), di Marte (Ferro) e infine del Sole (Oro e/o solfo).

Da questa teoria delle trasformazioni osservata sperimentalmente gli Alchimisti conclusero che la maggiore o minore perfezione della materia dipendeva dallo stato di maturità da essa raggiunto.

La alchimia fu pertanto considerata l’arte di distruggere i composti che la natura ha formato in modo imperfetto al fine di migliorare la loro natura purificandoli modificandone le proprietà temporanee al fine ultimo di raggiungere la perfezione assoluta.

È importante considerare alcuni elementi della saggezza Alchemica, che hanno condotto questo particolare atteggiamento mentale a sopravvivere, con più o meno elevata fortuna, in tutte le epoche nell’immaginario collettivo umano, traversando civiltà così profondamente diverse dell’oriente e dell’occidente.

Hanno contribuito a tale longevità del pensiero Alchemico :

a) la dimensione bipolare, complementare, interattiva, di ogni concetto, fondata sul modello primitivo della coppia "YIN-YANG"; in tal modo l’Alchimia distinse come complementari i concetti interpretativi del divenire, non separando mai le relazioni tra qualità e quantità, tra forma e sostanza o tra spirito e materia.

b) La fiducia della creatività dell’uomo nel forzare i segreti della natura al fine di far precipitare i ritmi temporali per il raggiungimento della perfezione "a-temporale".

c) Il contesto evolutivo cosmologico e globale che si attua in un tempo irreversibile, in cui tutto cambia eccetto il mutamento, in modo guidato da una natura complessivamente intelligente di cui l’uomo è integralmente partecipe.

d) L’idea cosciente della necessità di conoscere sia esteriormente che interiormente all’uomo per penetrare nella scoperta progressiva del mistero della natura, così da realizzare l’evoluzione delle conoscenze umane, in seguito al miglioramento delle due componenti dell’ EGO interiore dell’uomo, la cui intelligenza è correlata a due fattori;

1°) "l’ intuito" che è simbolizzato dal sole e dalla rarità e purezza dell’oro;

2°) "la ragione", quest’ultima ha come simboli alchemici Saturno ed il Piombo.

Pertanto gli alchimisti non fidandosi della ragione fondata sulle conoscenze già acquisite, ritennero che i simboli fossero fortemente espressivi in quanto trascendono la parola e stimolano l’intuito, pertanto apprezzarono il ricorso a processi intuitivi come la "Cabala", proprio in quanto essi considerarono più importante la attività sperimentale, che quella cognitiva; giudicarono infatti come ,"Brucia Carboni" i saputelli capaci di sfoggiare cognizioni, che all’atto pratico non promuovevano nulla di nuovo, sperimentalmente utile.

Per le peculiari caratteristiche sia di intuito e fantasia che di praticità, tra gli Alchimisti si annoverarono anche molte donne, tra esse famose nell’antichità furono ad esempio, Cleopatra e Maria l’Ebrea (quest’ultima è rimasta rinomata per aver ottenuto vari nuovi prodotti regolando la temperatura di reazione in un bagno di acqua, infatti ancora oggi tale metodo di riscaldamento è detto "a bagno Maria").

E da notare infine che gli Alchimisti considerarono i bambini più puri nelle loro capacità intuitive dei grandi, proprio a causa delle lacune cognitive, evidenti nelle conoscenze umane qualora vengono commisurate con il fine di raggiungere la perfezione.

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ALCHIMIA SPECULATIVA

Durante il periodo dello sviluppo del pensiero scientifico al’ epoca della Magna Grecia, la alchimia perse quel carattere di attività esoterica correlata strettamente a le concezioni astrologiche e pur mantenendo i principi della antica alchimia ermetica quali, la correlazione tradizionale tra astri ed elementi ed il principio comune alla alchimia di ogni epoca della ricerca della perfezione e della purezza della materia contemporaneamente a quella del pensiero.

In quest’epoca l’alchimia sviluppò la sua dimensione speculativa interagendo con la cultura scientifica e filosofica della Magna Grecia e pertanto l’alchimia accettò la concezione dei Quattro elementi (Fuoco-Acqua-Aria e Terra), come fondamento della composizione di tutti i corpi, ma gli alchimisti correlarono le proprietà di "Estensione e Contrazione" dell’aria e della Terra ai principi attivi del Fuoco e dell’Acqua. Si ritenne pertanto che i quattro elementi non esistessero puri, in quanto tutte le sostanze venivano ad essere combinazioni di tali proprietà elementari che ancora che tendevano a svilupparsi verso la purezza dell’oro; genuinità che nel campo del pensiero cognitivo fu oggettivamente associata all’idea della scoperta della "Pietra Filosofale". Quest’ultima è stata interpretata come la chiave della comprensione della via della purezza, che può essere raggiunta tramite salti di livello intuitivo detti "visio" (cioè di immaginazione o di rivelazione divina).

Il simbolismo attribuito ai "Quattro Elementi" fu il seguente:

FUOCO- Triangolo rivolto verso l’alto per indicare la proprietà di salire verso il cielo

ACQUA- Triangolo rivolto verso il basso per indicare la proprietà di discendere verso la terra tagliato da un segmento, per indicare la capacità spontanea di estensione

ARIA- Triangolo rivolto verso l’alto tagliato da un segmento, per indicare la capacità spontanea di estensione

TERRA- Triangolo rivolto verso il basso per indicare la capacità di cadere verso il basso.

Ai quattro elementi furono accoppiate le rispettive qualità, sensazioni e colori: Fuoco- caldo – luce- rosso, Acqua -umido -liquido -blu, Aria- secco – gas – bianco, Terra – freddo – solido – nero.

I due elementi fluidi , aria ed acqua, vennero considerati i principali enti di trasferimento rispettivamente del calore (fluido oscuro) e della luce (fluido luminoso), e vennero correlati all’influsso (Energheja) del firmamento, che tramite il trasferimento del suo potere

di informazione ( = capacità di dare forma alle cose), muove i venti ed il mare, determinando il movimento e che generando i fulmini feconda la terra.

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L’ALCHIMIA FARMACOLOGICA E L’ISLAM

Nel mondo arabo l’alchimia si sviluppò ponendo in chiara evidenza come l’intervento di perfezionamento dell’uomo portava ad una maggiore perfezione dei prodotti artificiali alchemici rispetto a quelli naturali.

Si deve agli alchimisti Arabi un grande sviluppo delle tecniche di distillazione con gli "alambicchi" che utilizzarono perseguendo l’idea di tentare di estrarre lo "spirito" (il respiro vitale emesso dal Sole che dà vita alle cose), che si riteneva esercitasse la funzione di legame per tenere assieme gli elementi terreni e i frutti della terra.

L’alcool distillato dal vino e dalla frutta fu ad esempio ritenuto un elixir magico, in quanto medicamento capace di curare dalle infezioni delle ferite ed anche vari altri mali.

Grande sviluppo ebbe la Alchimia araba al tramonto dell’impero romano.

L’Islam dette un grande incremento alla civiltà mediterranea e riuscì a integrare sotto un nuovo profilo concettuale la scienza classica di origine greca con la cultura orientale (dell’India e della Cina).

In particolare ciò avvenne quando l’impero islamico realizzò il suo immenso dominio esteso dall’India alla Persia al nord-Africa, e poi alla Sicilia e alla Spagna.

In quell’epoca fu al massimo fulgore la capitale dell’Islam, che si spostò da Damasco (661-750 d.C) a Bagdad , dove con grande tolleranza culturale il Califfo Harum al-Rashid ( 786 – 809 a.C. detto l’Illuminato, famoso per i riferimenti al suo tempo nel libro "Le Mille ed una Notte", iniziò a far convergere le culture dei popoli conquistati per dar sviluppo alla "Casa della Sapienza" con una grandiosa biblioteca e grande mecenatismo per i saggi di ogni provenienza culturale e religiosa.

In questo ambito l’alchimia Islamica fiorì sviluppando la così detta "via umida" ( detta così a differenza delle "via secca" che utilizza il fuoco per fondere sostanze omogenee e separarle da quelle eterogenee).

Le nuove tecniche alchemiche condussero a scoprire molti acidi ed alcali e nuovi sali nonché liquori medicamentosi utili a rendere più perfette le attività dell’essere umano. La finalità della "via umida" fu quella di ricercare l’ Elixir di lunga vita, ovvero "Oro-Liquido" oppure la "Medicina Vera ed Universale", come estremo obbiettivo del perfezionamento della vita terrena.

Diversamente dal mondo Arabo la Alchimia venne invece considerata "arte segreta" nella sponda cristiana del mediterraneo, dove gli alchimisti furono normalmente considerati gente di malaffare, stregoni dediti ad arti magiche ed occulte più che studiosi di scienza.

Contemporaneamente a Bagdad l’alchimia, libera da condanne e pregiudizi religiosi, iniziò a prendere sviluppo come scienza e tecnica separando la propria cultura dalla magia.

Il più famoso alchimista arabo fu Giabin ibn Hayyan, che visse durante la seconda metà del VII sec. d.C. e perfezionò il processo di distillazione costruendo nuovi tipi di alambicchi con cui ottenne moltissimi altri "elixir" e "tinture" a base di alcool ed anche l’acqua distillata quale solvente esente da impurezze.

La preparazione dell’alcool ( la cui etimologia deriva da "al -ghul", che significa spirito del demonio), fu permessa per uso medicinale nonostante che l’assunzione di bevande alcoliche fosse proibita e punita con fermezza dal Corano. L’Alchimia Araba sviluppò processi tecnici artigianali di grande rilevanza, tra essi la produzione della carta secondo metodi importati dalla alchimia cinese. Già dal 793 d.C. fu realizzata a Bagdad la prima cartiera nella quale si ottenne una produzione semi-industriale della carta da una pasta di fibre di canapa e di gelso, mescolate ad allume e colla, che veniva levigata e ridotta a foglio e fatta seccare al sole.

La produzione della carta si diffuse rapidamente nel mondo islamico portando un forte contributo alla stessa diffusione della cultura.

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L’ALCHIMIA MISTICA

Alcuni alchimisti medievali in campo cristiano pensarono che la possibile "tramutazione" dei metalli vili in oro era essenzialmente funzione della scoperta della Pietra Filosofale e cioè delle capacità creative dell’ingegno umano. Pertanto essi intesero l’Alchimia come l’agente di perfezione parallelo alle indicazioni di purezza spirituale proposte da Cristo. L’Uomo fu quindi considerato per analogia il "Forno filosofico" in cui si compie l’elaborazione del pensiero capace di scoprire le capacità di trasmutazione che conducono alla purezza.

Secondo gli "alchimisti mistici" il Cristianesimo fondato sulla Chiesa si propone di salvare l’uomo, ma non la natura a cui l’uomo appartiene, mentre per essi il Cristo è il salvatore dell’universo nella sua totalità e non solo dell’anima umana. Pertanto rifacendosi, secondo la secolare tradizione alchemica alla inseparabilità delle concezioni apparentemente in contrapposizione quali "spirito e materia", sostennero il principio della "coincidenza oppositorum", che diceva che ogni manifestazione del pensiero ha due componenti: una manifesta ed una occulta di indole spirituale,che non sono mai separabili. Tale coicidenza tra azione spitituale e materiale fu simbolicamente rappresentata dall’ "uroboro" (il serpente che si morde la coda). In considerazione di ciò venne detto che: "Se tu vuoi realizzare la nostra Pietra, sii senza peccato, realizza una vita dedita alla perfezione del mistero dello spirito."

Da questa impostazione gli Alchimisti Mistici, vollero stabilire tutta una serie di equivalenze che avevano per scopo la ricerca l’ottenimento della purezza, parallelamente a quella della salvezza e purificazione spirituale proposta da Cristo al fine di coinvolgere secondo la tradizione alchemica, riletta in senso cristiano, l’intera realtà materiale e spirituale del mondo e degli esseri umani.

La leggenda della Santo Graal (Calice che aveva contenuto il sangue di Cristo in Croce ), fu interpretata come la ricerca della "parola perduta" cioè di una verità rivelata da ricercare dalla quale trarre la saggezza necessaria per attuare la scoperta della Pietra Filosofale.

Inoltre, per ridurre i quattro elementi a una trinità di funzioni, gli alchimisti mistici ritennero che:

Acqua + Aria = Creavano il Principio del Mercurio

Aria + Fuoco = Creavano il Principio dello Zolfo

Fuoco + Terra = Creavano il Principio il Principio del Sale

Ed i tre principi furono associati come elementi terreni opposti ma coincidenti con il Padre il Figlio ed lo Spirito Santo.

Per questa loro importazione tendente ad correlare l’Alchimia di origine pagana agli insegnamenti religiosi del cristianesimo, gli alchimisti medioevali mistici, furono perseguitati dalla Chiesa di Roma, principalmente in quanto tentarono in modo ritenuto blasfemo di unire con analogie e metafore, la Trinità dell’Unità divina a Trinità ed Unità terrene, là dove vennero a volte equiparati, Spirito, Anima e Corpo, a Zolfo (ovvero: Fuoco solido) , Mercurio (ovvero :Acqua permanente) e Sale (ovvero capacità di unione del Padreterno).

Al di là di questa impostazione stravagante, gli alchimisti medioevali importarono nell’Europa Cristiana lo sviluppo della cultura Alchemica progredita nella civiltà Araba di quel periodo e ciò fu comunque importante per lo sviluppo culturale successivo all’epoca medievale.

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L’ ALCHIMIA EUROPEA: crepuscolo del medioevo e fucina del rinascimento

L’alchimia metallica (via secca) e quella degli Elixir o Quintessenze (via umida) fu riscoperta nell’occidente europeo nel tardo medioevo, in gran parte dalle traduzioni della Alchimia dell’era della Magna Grecia e dalle tradizioni scientifiche arabe introdotte in Sicilia ed in Spagna.

Ancora per motivi religiosi dovuti alla difficoltà di integrazione con le concezioni sviluppate nell’Islam, gli studi alchemici furono proibiti dalla chiesa cristiana e gli alchimisti perseguitati e condannati dalla sacra inquisizione. Solo nel periodo del tardo medioevo in europa, in alcuni casi rimasti famosi, gli studi alchemici furono approfonditi da personaggi potenti sia tra la nobiltà che nella sfera ecclesiastica, tra essi Alberto Magno (1193-1280), Ruggero Bacone (1214-1294), e lo stesso Tommaso D’Aquino (1226-1274). Cecco d’Ascoli autore del libro alchemico "L’Acerba", non essendo un potente, fu messo al rogo a Firenze il 17 Luglio del 1327. Raimondo Lullo ( Ramon Llull di Palma de Majorca 1232-1315) discendente di un antico casato aristocratico e pertanto vicino alle leve del potere, fu uno tra i più famosi alchimisti europei; egli tentò una interessante giustificazione della Alchimia in relazione al concetto di "libero arbitrio" dell’uomo, così da farla accettare nell’ambito della teologia della chiesa cristiana. Nel "Liber de segretis naturae seu de quinta essentia" il ragionamento di Lullo in favore dell’Alchimia fu all’incirca il seguente:

"Dio non può fare quello che vuole, … perchè Egli può esercitare solo il bene" L’uomo invece può incorrere nel male perché ha a disposizione solo il calore del fuoco, per portare a purezza le cose terrene, ma con l’aiuto dei principi essenziali e con la fede potrà in futuro concepire e realizzare delle "trasmutazioni" naturali come già è in grado di compire utili trasformazioni artificiali degli elementi naturali.

Perciò la Alchimia, che è la vera arte nel promuovere il sapere, non può essere condannata dalla Chiesa, in quanto la scelta tra il bene ed il male appartiene al libero arbitrio dell’uomo; quest’ultimo è frutto della sua ignoranza, ma l’ignoranza umana stessa è stata voluta dalla giustizia di Dio e quindi è un bene dal punto di vista del Dio Padre Onnipotente.

Quindi l’uomo può sbagliare provando e riprovando nella ricerca della Purezza, mentre Dio non può aver fatto assolutamente alcun errore né alcuna ingiustizia. Sulla base di tale ragionamento e convinzione

Raimoldo Lullo è rimasto famoso sia per la revisione di molti errori che egli attribuì ad errate convinzioni alchimiche di alcuni suoi contemporanei e predecessori, sia per la sua tenacia nel difendere e divulgare gli studi alchemici.

In seguito , pur lentamente gli studi alchemici sulla "trasmutazione" degli elementi, ottennero anche per il lavoro di difesa e di chiarezza impostato per primo da Raimondo Lullo, una profonda trasformazione concettuale che permise di realizzare in occidente lo sviluppo dell’alchimia in scienza chimica.

Firenze fu uno dei centri di sviluppo della Alchimia Rinascimentale proprio in quanto Cosimo I° dei Medici (1517-1574) fece tradurre e diffuse prima in latino e poi in volgare il "Corpus Alchemico" di Ermete Trimegisto. Cosimo dei Medici volle così importare a Firenze una nuova cultura in modo da rendere libera la Toscana dalle influenze del potere temporale dei Papi e quindi fu mecenate del rifiorire di una nuova cultura rinascimentale che ebbe origine da un processo di integrazione della antichissima cultura alchemica con la emergente capacità produttiva artigianale fiorentina nella fusione dei metalli, nella preparazione e la fissazione dei coloranti per le stoffe e gli arazzi e nella preparazione dei medicamenti in farmacia da parte della potente corporazione fiorentina degli "speziali". L’alchimia fu vista dal casato dei Medici come una cultura globale e quindi più adatta a salvare il mondo perfezionandone la sua natura, ivi compresa quella umana, con una finalità non limitata alla salvezza dell’uomo, come richiedeva la tradizionale impostazione culturale dell’alchimia di indole mistica; in tal senso la riscoperta della alchimia ermetica fu considerata a Firenze una utile componente di un processo di rinnovamento culturale capace di superare il medioevo.

Il risultato più evidente di un tale processo di integrazione culturale, tra alchimia ermetica e "arti e mestieri" del rinascimento, fu infatti quello di iniziare a mettere in dubbio l’utilità delle concezioni aristoteliche, che avevano rappresentato la cultura scientifica dominante nel medioevo, la quale si era perfettamente integrata nella tradizione cristiana ufficialmente accettata dalla Chiesa di Roma.

Con il Rinascimento Fiorentino inizia una riflessione quanto mai prammatica sul concetto di "trasmutazione in oro", che con ogni evidenza fino ad allora era risultato impossibile da sperimentare. Anziché ritenere colpevoli le conoscenze raggiunte, intelligenze del calibro di Leonardo Da Vinci (1452-1519), iniziarono a ritenere impossibile, il fatto che, le deboli forze messe in giuoco dal fuoco, quale agente di trasformazione, potessero condurre al raggiungimento di un puro stato di "nigredo", capace di disciogliere qualsiasi sostanza e raggiungere lo stadio di "materia prima", in quanto solo tale stato di perfezionamento della fase iniziale delle trasformazioni, avrebbe permesso di ricombinare la materia e raggiungere effettivamente la "trasmutazione" qualitativa degli elementi in oro.

Piuttosto che approfondire tali critiche, che in seguito condussero a nuove forme di pensiero ed al recupero della teoria Atomistica ad iniziare dal libro di Robert Boyle (edito nel 1661), nella Firenze Medicea fu vincente la prassi delle Arti e Mestieri che, con Vannoccio Biringuccio – ( scrittore del Libro "De La Pirotechnia" -Siena 1540), Benvenuto Cellini e molti altri, favorirono in Toscana la crescita il Rinascimento Italiano creando una scuola di artigiani ed artisti famosi nel saper adoperare l’arte del fuoco per fabbricare vetri, fondere metalli, produrre nuovi coloranti, sperimentare nuovi medicamenti .. sviluppando gli insegnamenti della antica Alchimia.

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fonte: http://www.edscuola.it/archivio/lre/alchimia.html#0

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rimedi naturali contro le formiche

Posted by curiositybox su 12 agosto 2016

I rimedi naturali contro le formiche sono molto efficaci se applicati con regolarità e cura. Quello delle formiche in casa è un problema comune, risolvibile con alcuni accorgimenti pratici e dei semplici rimedi naturali. Questi piccoli insetti possiedono delle straordinarie capacità di orientamento e ricerca delle fonti di nutrimento, che rendono anche il più piccolo avanzo di cibo una possibile attrattiva.

Ad attirare le formiche sono soprattutto gli odori dolci come residui di zucchero, merendine e altri alimenti simili. Una buona pulizia della casa dovrebbe ridurre il rischio che questi piccoli, anche se decisamente forzuti (sollevano fino a 50 volte il loro peso), insetti trovino fonti di cibo e quindi motivi per tornare.

I rimedi naturali possono in particolar modo permettere di fare a meno dei prodotti chimici classici, che risultano certamente nocivi per le formiche, ma che rappresentano una possibile minaccia anche per chi li utilizza (specialmente se in casa sono presenti dei bambini piccoli). Esistono delle soluzioni, decisamente poco gradite ai piccoli insetti, che ne permetteranno il semplice allontanamento senza tuttavia risultare nocive per voi o per loro.

Foglie di eucalipto

Come allontanare le formiche senza ucciderle

Per allontanare le formiche senza necessariamente ucciderle è possibile innanzitutto preparare uno speciale detergente a base di aceto, estratto di eucalipto e sapone neutro. Basterà mezzo secchio d’acqua a cui si uniranno un bicchiere di aceto e mezzo di sapone, da integrare infine con 10-12 gocce di olio essenziale di eucalipto. Il risultato sarà un odore per voi gradevole, ma che scoraggerà le formiche e le terrà lontane. In sostituzione dell’eucalipto, il cui miele molto si rivela utile in caso di tosse, raffreddore o mal di gola, in questa miscela si può ricorrere all’olio essenziale di limone (o alcune gocce del suo succo), altro aroma forte ad azione repellente.

In alternativa è utile sminuzzare alcune foglie di alloro e spargerle lungo il percorso seguito dalle formiche, se possibile direttamente sul lato esterno del loro punto d’ingresso. L’odore per loro sgradevole le terrà lontane, unitamente sempre a un’attenta pulizia della casa e in particolare dei luoghi dove si consumano pasti e spuntini giornalieri.

Come per le foglie di alloro, spargere pepe di caienna o chicchi (o polvere) di caffè mescolati a del borotalco può produrre l’effetto desiderato, anche se il ricorso agli oli essenziali sembra fornire i risultati migliori. Spargere le foglie o le polveri nei pressi dei punti d’ingresso delle formiche e in prossimità di porte e finestre. Su queste ultime potranno essere anche nebulizzati alcuni dei detergenti per pavimenti descritti poco sopra.

Limoni

Realizzare dei detergenti da nebulizzare su porte e finestre è possibile anche ricorrendo a miscele di alcol etilico, acqua e oli essenziali (eucalipto o limone), oppure lasciando macerare in acqua alcuni chiodi di garofano (utili anche in caso di alitosi o mal di denti) o delle foglie di pomodoro. La pulizia delle tubature di cucina infine è opportuno sia affidata a soluzioni a base di bicarbonato di sodio, sono sufficienti due cucchiaini di prodotto per mezzo litro d’acqua e il rimedio è pronto.

Consigli pratici fai da te contro le formiche

La pulizia della casa deve sempre comprendere un’attenta tenuta del lavello di cucina dove solitamente vengono riposti, più o meno brevemente, i piatti e le pentole utilizzate per i pasti. Le formiche possono risalire lungo le tubature del lavandino attratte dall’odore che i residui di cibo presenti sulle stoviglie emanano.

Se all’interno della casa doveste imbattervi in una fila di formiche la prima cosa da fare è cercare di individuare il punto verso il quale si recano gli insetti, così da poter intervenire alla fonte del problema. Subito dopo sarà opportuno risalire la coda in senso inverso così da poter scoprire il passaggio attraverso il quale riescono a entrare in casa.

Individuare il punto d’ingresso consentirà di rimediare tappando l’eventuale feritoia o passaggio con del silicone o del nastro isolante, a seconda della tipologia di superficie interessata. Nel caso fosse un piccolo foro nel muro, magari residuo di un precedente passaggio di cavi, un po’ di stucco potrebbe essere sufficiente a risolvere il problema.

Fonte

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rimedi naturali contro gli scarafaggi

Posted by curiositybox su 12 agosto 2016

Abitare in campagna o in città non fa differenza: gli scarafaggi sono spesso ospiti indesiderati della casa. Poco piacevoli alla vista e particolarmente invasivi – si moltiplicano infatti molto velocemente – questi animaletti possono conquistare gli angoli più remoti dell’appartamento, concentrandosi nella dispensa e in cucina. Ma come allontanarli in modo naturale, prima che si renda necessaria la disinfestazione chimica?

Sbarazzarsi degli scarafaggi non è compito semplice, perché si intrufolano in qualsiasi fessura, dove la loro popolazione aumenta di continuo. Riescono a raggiungere anche i piani alti degli edifici, passando dai condotti delle tubature e stazionando nelle stanze dove vi è abbondanza di nutrienti per la loro alimentazione. Ecco, perciò, alcuni rimedi naturali per scongiurare il peggio.

Cura della casa

La prima azione da intraprendere quando si notano degli scarafaggi in casa è passare in perlustrazione ogni mura. Tutte le fessure, le crepe, le giunzioni mal allineate dovranno essere chiuse con legno o stucco, affinché la via d’accesso agli insetti sia inibita. Particolare attenzione è da concedere al bagno e alla cucina: controllare che i tubi dell’acqua e quelli di scarico non presentino degli spazi aperti tra il metallo della conduttura e il cemento del muro: in tal caso, è necessario sigillare il tutto con del silicone.

Aceto

L’aceto pare essere un repellente naturale per gli scarafaggi, quindi si consiglia ciclicamente di lavare le superfici con panni imbevuti di soluzione d’acqua e aceto, con una proporzione di 3 a 1. Si parta con il lavaggio accurato del pavimento, per poi procedere con altri materiali lisci e duri, come tavoli in formica, lavandini, vasca da bagno, finestre e porte da balcone. Qualora non si fosse certi della resistenza di un mobile all’aceto – si pensi, ad esempio, a una credenza in legno – si controllino gli effetti applicando un po’ di soluzione in un angolo nascosto.

Erba gatta o catnip

Il nepetalattone è una sostanza organica naturalmente repellente per gli scarafaggi, seppur del tutto innocua per gli umani. Si trova in grandi quantità nell’erba gatta – detta anche catnip – una pianticella verde che può essere facilmente coltivata anche in casa. Disporre qualche vasetto di catnip sul balcone, sui davanzali delle finestre e in prossimità delle porte sarà sufficiente a scongiurare il pericolo insetti. Attenzione, però, se in casa vi fosse un felino: così come si è avuto modo di appurare in un precedente articolo, la catnip è una vera e propria droga per i gatti, una sostanza inebriante che può accentuarne la risposta sessuale ma anche la confusione, con effetti simili allo stato d’ebrezza umano.

Aglio

L’aglio è davvero una verdura tuttofare, un toccasana per qualsiasi attività umana: oltre a fungere da antibatterico per le vie orali, è perfetto per controllare il colesterolo e tenere a bada i problemi cardiovascolari. L’effetto collaterale è il tipico odore, solitamente associato alle questioni di alitosi, che a quanto pare non risulta particolarmente gradito nemmeno agli scarafaggi. Si appenda, allora, qualche ciuffo d’aglio nelle zone della casa più a rischio contaminazione, terrà sicuramente lontano ogni ospite indesiderato.

Tanaceto e rosmarino

Il tanaceto è una comune pianta dai fiori gialli, decisamente diffusa in tutto il globo. Amata da tutti gli insetti da polline, come ad esempio le api, è fin troppo odiata dagli scarafaggi: basterà distribuire qualche vaso o qualche mazzo in prossimità di porte e finestre. Lo stesso sistema vale anche per il rosmarino, comunissima pianta da cucina, da coltivare in piccoli vasetti o da conservare secco in dispensa.

 

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Ufo: Hillary Clinton se eletta rivelerà la verità sugli alieni

Posted by curiositybox su 24 gennaio 2016

 

Hillary Clinton, candidata democratica alla presidenza degli Usa, promette che in caso di elezione ‘andrà a fondo’ alla questione Ufo.

 

 

Nelle scorse ore, negli Usa, ha fatto molto scalpore un’intervista rilasciata dalla candidata democratica alla presidenza degli Stati Uniti D’America, Hillary Clinton. Quest’ultima, infatti, ha parlato di Ufo e alieni con il giornalista del "Daily Sun Conway" Daymond Steer. Nel corso di questa intervista, la moglie dell’ex Presidente degli States Bill Clinton, ha confermato che la "questione Ufo" le sta molto a cuore, e che nel caso in cui dovesse essere eletta, cercherà di andare a fondo alla faccenda. Uno dei suoi obiettivi, infatti, sarà quello di fare luce sugli enigmi che da molto tempo riguardano gli alieni. Basti pensare ai misteri che ruotano intorno alla cosiddetta "Area 51", che da molto tempo fanno discutere i numerosi appassionati di ufologia di tutto il mondo.

 

Anche Bill Clinton parla di Ufo

Lo stesso Bill Clinton, nel corso di un’intervista rilasciata la scorsa settimana, parlando di alieni e ufo, aveva affermato di ritenere probabile che gli extraterrestri siano già giunti sul nostro pianeta. A quanto pare, anche Hillary la pensa alla stessa maniera, viste e considerate le sue dichiarazioni a Daymond Steer, in cui afferma che una delle prime cose che farà, qualora dovesse diventare la nuova inquilina della Casa Bianca, sarà quella di indagare sui misteri dell’ufologia. Del resto, il leader della campagna elettorale della Clinton è John Podesta, noto appassionato di Ufo, che già in passato aveva rilasciato interessanti dichiarazioni sugli alieni.

Proprio Podesta, tempo fa aveva dichiarato che il suo più grande rimpianto, nel periodo in cui è stato consulente superiore del Presidente degli Usa Barack Obama, è proprio quello di non essere riuscito a fare luce sulla questione Ufo, rendendo pubblici, ad esempio, alcuni tra i più famosi "X-Files" nella storia degli Stati Uniti. Si tratta di un argomento che in America non viene mai preso sotto gamba. Basti pensare che un recente sondaggio di "Harris" ha messo in evidenza che il 77% degli statunitensi crede che gli alieni abbiano già visitato il nostro pianeta. Inoltre, in molti danno credibilità alle teorie dei "cospirazionisti", secondo cui il governo degli Usa da molto tempo nasconderebbe di essere in contatto con civiltà extraterrestri.

 

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Ufo: oggetto luminoso galleggia nei cieli della Florida

Posted by curiositybox su 24 gennaio 2016

Un uomo sostiene di aver ripreso in un video un Ufo, l’avvistamento sarebbe avvenuto nei cieli sopra il bosco di Spring Hill in Florida.

Nuovo suggestivo avvistamento Ufo di questo 2016. Un uomo avrebbe visto e ripreso in un video un oggetto volante non identificato nei cieli sopra il Bosco di Spring Hill in Florida. L’oggetto si muoveva veloce, senza fare alcun rumore ed era particolarmente luminoso. Inoltre questo velivolo, come si evince molto chiaramente dal filmato presentava una forma discoidale. Jeff Gordon avrebbe ripreso questo evento con il proprio smartphone lo scorso 20 ottobre a mezzanotte. Il video tuttavia è stato reso noto solo negli ultimi giorni. Il fenomeno ha destato molta curiosità nei media tanto da essere ripreso nelle ultime ore anche da ‘Mirror’ e ‘Daily Mail’.

 

Un video suggestivo

Nel video pubblicato dal testimone in Florida, si vede molto chiaramente come l’oggetto cambi direzione molto rapidamente, tanto da destare enorme sorpresa nell’uomo che ha assistito all’evento. Un team di esperti di ufologia dopo aver analizzato il video ha confermato che non si tratta di un comune velivolo ma bensì di qualcosa di insolito. L’oggetto si vede nel video per qualche secondo fino a quando ad un certo punto sparisce nel nulla a grande velocità. Ovviamente questo video pubblicato su Youtube sta ottenendo tanti visitatori, molti dei quali hanno deciso di dire la propria su questo avvenimento. Alcuni sostengono che questo video sia l’ennesima prova dell’esistenza di vita extraterrestre, altri invece rimangono molto scettici.

Ennesimo avvistamento in Usa nel 2016

Qualcuno ha criticato la qualità del video, pur ammettendo che questo documento sia davvero molto interessante. Senza dubbio, cosi come chiarito anche dagli esperti, si tratta di immagini autentiche e non frutto dunque di manipolazione digitale. Che sia un Ufo o un altro fenomeno questo ovviamente è molto opinabile e tutto da dimostrare. Certamente si tratta dell’ennesimo caso che si verifica negli Usa in questo 2016, che si sta manifestando come un anno molto ricco di avvistamenti per quello che concerne questo mese di gennaio. Sono infatti già più di 100 gli eventi di questo tipo, che dal primo gennaio si sono verificati in terra americana.

 

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Valmalenco, nuovi avvistamenti ufo

Posted by curiositybox su 24 gennaio 2016

 

Farina: "I testimoni sono tanti, qualcosa c’è sicuramente"

di ALESSIA BERGAMINI

 

Chiesa Valmalenco (Sondrio), 23 gennaio 2015 – Fra scetticismo e nuovi avvistamenti, in Valmalenco, si continua a parlare di ufo. La settimana scorsa sono stati alcuni sciatori di nazionalità belga, in attesa della funivia, a notare un oggetto volante di natura sconosciuta nei cieli sopra la località turistica. Pochi giorni fa, invece, è stato un ragazzo. Bruno, 26 anni, che ha anche scattato alcune fotografie. A raccogliere la testimonianza del giovane è stato Michele Farina, che da tempo si interessa degli avvistamenti in Valmalenco e ha un ricco archivio di racconti e documentazione fotografica.

«Questo testimone ha spiegato di aver notato una sagoma evanescente volare sopra la frazione Somparato, mentre scendeva da Primolo. A quel punto, incuriosito, si è fermato in via Quinto Alpini per osservare meglio l’oggetto volante. Avendo a portata di mano la macchina fotografica, il giovane è riuscito anche a fotografare ciò che stava vedendo», riferisce Farina, che prosegue: «Il ragazzo ha spiegato che il velivolo non era né un drone né un qualsiasi altro mezzo convenzionale conosciuto. Era assolutamente silenzioso, evanescente, propagava dal suo interno una fioca luminescenza, pulsante e fosforescente. Per quanto riguarda le dimensioni non era più grande di un nostro furgone».

Secondo quanto raccontato dal testimone l’oggetto è rimasto visibile per parecchio tempo, poi si è allontanato, ma non velocemente, verso Lanzada, risalendo la valle. «In quel momento Bruno era solo, ma poco dopo si è fermato in un bar e alcuni avventori stavano parlando di ufo: di quelli avvistati il 12 gennaio, ma anche di quello che era sparito poco prima in direzione di Campo Franscia e che, secondo alcuni presenti, sarebbe arrivato da Chiareggio. Nel locale la discussione si è fatta molto animata, fra chi credeva negli avvistamenti e gli scettici». Farina, insieme ad alcuni appassionati dell’argomento, sta raccogliendo testimonianze e per questo invita chiunque abbia materiale e informazioni a contattarlo all’indirizzo mail: farinamichele76@gmail.com.

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L’antico libro delle navi volanti

Posted by curiositybox su 26 settembre 2015

 

Vymaanika Shaastra
L’antico libro delle navi volanti
 

Descrizione di Vymaanika Shaastra – Libro

Il Vymaanika Shaastra (Scienza dell’Aeronautica) è un testo in sanscrito risalente agli inizi del XX secolo. Riferisce della costruzione e i metodi di pilotaggio dei “Vimana”, mitici velivoli descritto nei testi vedici, oggi associati a UFO ante-litteram.

Il testo è composto da 3000 shlokas (versi) ed è attribuito a Maharishi Bharadvaja. I cultori della paleoastronautica e dell’ipotesi degli “Antichi Astronauti” hanno atteso invano decenni una versione italiana che, finalmente pronta, copre una lacuna del panorama editoriale di settore.

Secondo la storia che lo accompagna, il Vymaanika Shaastra fu fu raccolto da Pandit Subburaya Shastry, attraverso la pratica divinatoria della canalizzazione e reso noto nel 1952 a Mysore.

Questo testo descrive in dettaglio la costruzione delle antiche navi degli Dei indù del Mahabarata, armi sofisticate utilizzate nelle guerre mitologiche presenti nei testi dell’antica India, le cui tecnologie belliche sono incredibilmente simili alle più attuali scoperte tecnologiche di questi ultimi 70 anni di storia. Nel 1973 il testo originale fu integrato con illustrazioni di T.K. Ellappa, un ingegnere dell’Università di Bangalore, che replicò i Vimana secondo quanto presente nei versi originali. Tali illustrazioni sono presenti anche in questa edizione italiana.

a cura di  CORRADO MALANGA E STEFANO SALVATICI

MAHARISHI BHARADWAAJA

VYMAANIKA SHAASTRA L’ANTICO LIBRO DELLE NAVI VOLANTI

Il Vymaanika Shaastra (Scienza dell’Aeronautica)

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L’inverno che verrà…… senza l’aiuto di Diego

Posted by curiositybox su 17 settembre 2015

Vi ricorderete che nel settembre 2014 Vi avevamo informati dell’esistenza della macchina di Diego e delle sue particolari applicazioni per mitigare l’ondata di freddo prevista per novembre che avrebbe colpito l’italia. Come sono andate le sperimentazioni? Certamente nessuno potrà testimoniare che l’inverno 2014-2015 sia stato caratterizzato da forti nevicate o ghiaccio intenso. Noi che abbiamo seguito le varie fasi, a più riprese, dell’utilizzo della macchina di Diego per contrastare il freddo sull’italia non possiamo che dire: “l’esperimento ha funzionato”. Questo vale per l’inverno scorso, definibile come mite, ma cosa succederà per l’inverno che verrà? Diego ci ha confermato che non userà la sua macchina e starà alla finestra ad osservare i cambiamenti del tempo. Da parte nostra è facile da immaginare che questa volta ci attende un inverno rigido. Ma guardate cosa dicono alcuni centri di ricerca meteo che fanno previsioni a lunga scadenza.

Il modello della NASA mostra una circolazione di bassa pressione sull’Europa centro occidentale ed un anticiclone di blocco sulla Groenlandia; queste sono condizioni invece per avere inverni freddi in Europa.
L’Atlantico è in una fase insolitamente fredda quest’anno, forse tra la fasi più fredde dal 1920. In genere in inverno un Atlantico freddo favorisce correnti occidentali piuttosto tese, dunque un vortice polare compatto ed una maggiore possibilità di correnti miti oceaniche. Basandoci infatti solo sullo scenario che utilizza le anomalie delle acque in Atlanico si tratterebbe di un inverno caratterizzato da una intensa attività depressionaria sul Nord Europa e che si contrapporrebbe ad un anticiclone sull’Europa meridionale.

Ma con tutto questo caldo che sta facendo, è possibile che ci sarà un inverno polare proprio a causa di questo?

Il Meteoffice britannico si azzarda nella previsione di un inverno rigidissimo proprio a causa del medesimo fenomeno!
Questa previsione è nata da un team di ricercatori australiani, che, la scorsa settimana, ha annunciato l’arrivo di “feroci” tempeste di neve e di gelo sulle Isole Britanniche, per il prossimo inverno, fatto che potrebbe addirittura comprometterne le scorte alimentari.
Successivamente, il Meteoffice britannico ha confermato il fatto che “esiste un segnale forte” che possa verificarsi un evento del genere.
I grandi eventi del Nino, come nel 1983 o nel 1998, possono indebolire la Corrente a Getto, e questo può portare a configurazioni di blocco anticiclonico invernale in grado di provocare i gelidi inverni sulle Isole Britanniche, ed anche in Europa.
Un simile evento si è verificato nel Dicembre 2010, quando, in concomitanza col Nino, si è verificato il Dicembre più freddo degli ultimi 120 anni sulla Gran Bretagna, ed il secondo più freddo dal 17° Secolo.

Il meteorologo Joe Bastardi conferma che “la stagione invernale in arrivo potrebbe presentarsi estremamente rigida, brutale soprattutto per i Paesi dell’Europa centro-orientale, con persistente blocco anticiclonico e condizioni di NAO in fase negativa”.
Dello stesso parere anche alcuni meteorologi francesi, che individuano nel mese di Gennaio quello più indicato per furiose ondate di freddo sul vecchio Continente. Concordano con questo giudizio anche alcuni esperti tedeschi, che confermano a grandi linee le stesse ipotesi precedentemente menzionate.
Sempre secondo i meteorologi tedeschi “il flusso d’aria fredda che punterà l’Europa centro-orientale e parte di quella centrale potrebbe rafforzarsi in maniera considerevole, con la fase fredda-gelida che persisterebbe fino a Febbraio, con risvolti importanti anche nel mese di Marzo”.
Altri ricercatori affermano che siamo dentro un trend di inverni miti o molto miti in Europa, gli ultimi 3 figurano tra i più miti degli ultimi 60-70 anni, a cui fa da contraltare un trend di inverni molto rigidi in USA e Canada con 2 degli ultimi 3 inverni che sono ai primissimi posti degli inverni più freddi degli ultimi 60-70 anni.
Questo non significa che terminato il ciclo in Europa avremo un inverno stile USA, l’Europa non ha mai inverni così tosti e duraturi, ma si tornerebbe a inverni con almeno 2 fasi gelide lunghe in grado di interessare un po’ tutta l’Europa, cosa che negli ultimi anni non sta succedendo.

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Come liberare reni e vescica dalle tossine in eccesso

Posted by curiositybox su 1 agosto 2015

By Agnese Tondelli

 

Le tossine sono dei composti chimici invisibili, il cui accumulo eccessivo nell’organismo può dare vita a mal di testa, stanchezza, gonfiore, allergie e tanti altri tipi di malesseri.

Possono trovarsi nell’aria che respiriamo, negli alimenti che mangiamo, ma possono anche essere prodotte dal nostro stesso corpo, come sostanze di scarto di processi metabolici o come reazione a situazioni di stress eccessivo.

La natura ci ha dato un sistema per liberarci e difenderci dall’azione di queste sostanze nocive: esistono infatti degli organi che lavorano per liberarci dalle tossine in eccesso. Fegato, intestino, reni, apparato respiratorio e pelle sono infatti gli spazzini del nostro corpo. Colui che più di tutti si impegna nel lavoro di pulizia è comunque il fegato. Al suo interno, il sangue viene ripulito attraverso un’azione sia di filtraggio, sia di trasformazione delle sostanze tossiche in altre meno pericolose. Le sostanze idrosolubili vengono inviate, ai reni, che si occuperanno di espellerle attraverso l’urina; quelle liposolubili vengono immesse nell’intestino ed eliminate attraverso le feci.

Purtroppo, però, il nostro stile di vita, l’ambiente in cui viviamo spesso sovraccaricano il lavoro dei nostri organi che, non funzionando al 100%, non riescono a eliminare tutte le sostanze tossiche presenti nel nostro organismo.

Cosa fare a questo punto? Aiutare il nostro corpo attraverso una serie di comportamenti mirati e l’eliminazione di abitudini scorrette.

La prima cosa da fare è prestare attenzione a ciò che mangiamo, al fine di mantenere in buona salute reni e vescica. Per questo potrebbe essere utile ripulire questi organi ogni tre giorni. Offrire una pausa ai reni significa allungare il loro funzionamento e tutelare la nostra salute.

 

 

Per farlo, è necessario che ogni tre giorni vengano eliminati dalla dieta gli alimenti molto irritanti, come alcol, cibi grassi, caffè, bevande gassate e cibi molto zuccherati.

Al contrario, sarebbe bene invece favorire l’assimilazione di alcuni tipi di succhi. Ecco quali sono i migliori:

  • succo di mirtillo: contiene una buona quantità di antiossidanti, protegge il sistema urinario, previene le infezioni, impedisce ai batteri di aderire alle pareti della vescica e ci aiuta a purificare l’organismo;
  • succo di carota: gustoso e rinfrescante, è ideale per purificare il sangue e facilitare il lavoro dei reni;
  • succo d’uva: è una buona fonte di minerali, aiuta ad eliminare l’acido urico e regolarizza la frequenza cardiaca.

Non solo succhi o estratti di frutta, ma anche verdure per proteggere reni e vescica. A tale scopo, infatti, mangiare frutta e verdura cruda è essenziale, in per supportare il processo di pulizia del nostro corpo.

Ecco un elenco delle verdure più indicate:

  • asparagi: hanno proprietà diuretiche che stimolano il funzionamento dei reni, favorendo l’eliminazione delle tossine attraverso l’urina;
  • spinaci: sono ricchi di minerali che aiutano a disintossicare i reni;
  • sedano: ideale nelle insalate o come infuso. Ha un’azione diuretica ed è ricco di minerali;
  • barbabietola: è un alimento eccellente per disintossicare i reni.


Tra le erbe migliori che possono aiutarci nel nostro processo di purificazione, troviamo il dente di leone e l’ortica, che ripuliscono i reni ed eliminano l’acido urico in eccesso nel nostro organismo e il prezzemolo, che può essere consumato anche sotto forma di infuso.

Questi alimenti dovrebbero essere consumati per cinque giorni.

Affinché il nostro organismo funzioni al meglio, è necessario prendersi cura della nostra salute. Questo implica stare attenti a ciò che mangiamo, eliminando gli alimenti più nocivi, ma anche aggiungendo un po’ di esercizio quotidiano e alcune tecniche utili a eliminare le fonti di stress.

Per quanto riguarda il fegato, invece, uno degli alimenti più potenti che può aiutarci a disintossicare l’organo e a supportare il suo lavoro è il carciofo. Al link potete approfondire l’argomento: qui

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misterioso libro di Oera Linda

Posted by curiositybox su 25 luglio 2015

Nel 1876 compare a Londra un libro sconvolgente dal titolo Libro di Oera Linda”, sottotitolato “Da un manoscritto del XIII secolo”. L’editore, Trubner & Co., è uno dei più seri presenti sul mercato e non c’è alcun motivo di pensare a una falsificazione.

Nel 1876 compare a Londra un libro sconvolgente dal titolo Libro di Oera Linda”, sottotitolato “Da un manoscritto del XIII secolo”. L’editore, Trubner & Co., è uno dei più seri presenti sul mercato e non c’è alcun motivo di pensare a una falsificazione. Il fatto poi che accanto al testo in inglese venga riportato a fronte quello originale in frisone (la lingua della Frisia, la parte più settentrionale dell’Olanda) è una garanzia aggiuntiva di serietà, offrendo l’opportunità agli studiosi di verificarne l’autenticità. La cosa è lo stesso scottante, perché se ciò che sta scritto nelle pagine del libro è vero, la storia del mondo antico va completamente riveduta e corretta.
Si racconta che nel III millennio a.C., nel tempo in cui vennero innalzate le grandi piramidi e Stonehenge, nel nord dell’Europa esisteva una grande isola continente, abitata da una razza altamente civilizzata. Nel 2193 a.C. l’isola era scomparsa, svanita come l’altrettanto leggendaria Atlantide, completamente disintegrata da immense catastrofi. Molti superstiti erano riusciti a trasferire la loro civiltà altrove. Egitto e Creta compresi. E infatti nel “Libro di Oera Linda” leggiamo che Minosse, il favoloso re di Creta, costruttore del labirinto, era un frisone e che era stata questa sua civiltà a originare in seguito quella ancora più splendente di Atene. Tutto questo era sembrato così straordinario e sconvolgente che in prima battuta gli studiosi tedeschi e olandesi sorrisero fra loro, pensando a una colossale presa in giro. Anche se il trucco era stato inscenato bene e probabilmente si trattava non di un falso moderno, ma antico, vecchio di un secolo o due, cosa che l’avrebbe al massimo spostato nel tempo attorno al 1730. Un momento storico in cui riesce per davvero difficile immaginare che a qualcuno venisse in mente di mettere in atto una burla simile. Se ci riferissimo a un centinaio di anni dopo, nel pieno dell’età romantica, la cosa sarebbe forse ancora ipotizzabile, vista l’ansia di creatività e il desiderio di dare libero sfogo all’immaginazione propri del tempo. Ma è pressoché impossibile pensare che nell’algida e rigida epoca di Federico il Grande e del principe di Orange-Nassau (del tutto refrattario dal punto di vista letterario) ci fosse stato qualcuno tanto fantasioso da inventarsi un lavoro simile. Certo, è vero che un celebre falso ascritto alla fonte della poesia gaelica – i versi di Ossian, scritti in realtà da James MacPherson – nel 1760 aveva conquistato l’Inghilterra e l’intera Europa; ma se anche il Libro di Oera Linda era il frutto di un’operazione alla MacPherson, come mai era stato dimenticato in un cassettone ed era saltalo fuori solamente nel 1848? Stando a ciò che si leggeva nell’Introduzione scritta nel 1871, il libro era stato conservato presso la famiglia Linden (o Linda) da «tempo immemorabile» ed era scritto in una lingua simile al greco. L’incipit era costituito da una lettera di un tal "Liko oera Linda", datata 803 d.C., in cui l’uomo diceva che avrebbe conservato il libro «col corpo e con l’anima», poiché in esso era contenuta la storia della sua gente. Nel 1848 il manoscritto era stato ereditato da un certo C.Over de Linden – versione moderna del casato Oera Linda – quando un esimio linguista, il professor Verwijs, aveva chiesto il permesso di esaminarlo. Sin da subito egli aveva riconosciuto nel misterioso linguaggio del libro l’antichissimo frisone, una forma arcaica di olandese. La versione esaminata dal professore era una copia dell’originale datata 1256, riportata su pagine ottenute con fibra di cotone e scritta con inchiostro nero che non conteneva ossido di ferro (perché se no sarebbe diventato bruno). Stando alla introduzione (a firma del dottor J.O. Ottema) nel Libro di Oera Linda veniva raccontata la storia di una grande isola continente, chiamata Atland, posta all’incirca sulla stessa latitudine delle isole britanniche, in quello specchio di mare che noi oggi chiamiamo Mare del Nord (per farla breve, a nord delle coste olandesi). Ottema sembra immaginare trattarsi dell’Atlantide di Platone, che molti ricercatori hanno collocato da qualche parte nell’oceano Atlantico. E poiché Platone afferma soltanto che Atlantide si trovava al di là delle Colonne d’Ercole (l’attuale stretto di Gibilterra), Ottema potrebbe aver ragione. Stando al manoscritto, Atland godeva di un ottimo clima e di abbondanza di cibo e fintanto che i suoi governanti si erano mantenuti saggi e religiosi, l’isola era rimasta serenamente in pace. Il suo leggendario fondatore era stata una donna semidivina, Frya, una versione della nordica Freya, la dea lunare, il cui nome significa "signora". (In modo analogo la parola frey significa "signore"). Gli abitanti di Atland veneravano un solo dio, che si celava sotto il per noi impronunciabile nome di Wr-alda. Frya era la prima di tre sorelle. Le altre si chiamavano Lyda e Finda. Lyda aveva la pelle scura ed aveva dato origine alle popolazioni negroidi; Finda aveva la pelle giallastra, e aveva dato origine alle popolazioni orientali; Frya aveva la pelle chiara. Fino a qui siamo nella leggenda, ma il libro prosegue raccontando quella che sostiene essere una storia realmente accaduta. Nel 2193 a.C. una catastrofe immane e sconosciuta aveva colpito Atland, che era stata inghiottita dalle acque dell’oceano. La logica suggerisce che allo stesso modo avrebbero dovuto scomparire anche le isole britanniche, dal momento che erano vicinissime al misterioso continente; ma se Atland era un territorio sotto il livello del mare come gran parte dell’attuale Olanda, si comprende facilmente il perché della spaventevole, catastrofica alluvione. (Il cosiddetto Banco di Dogger dove la leggenda colloca Atland corrisponde alla parte più bassa del Mare del Nord). Secondo Platone, Atlantide era andata incontro alla sua terribile fine circa novemila anni prima. Una moderna autorità del campo, il professor A.G. Galanopoulos, ha dichiarato che le indicazioni offerte dal filosofo greco a proposito di Atlantide (quelle notizie che gli erano state tramandate dai sacerdoti egizi) sono tutte amplificate di dieci volte; per esempio, quando Platone scrive che il grande canale che stava attorno alla città reale era lungo più di diecimila stadi (oltre 1600 km) ci pone di fronte a dimensioni gigantesche, al punto che la superficie coperta dalla capitale avrebbe dovuto risultare di alcune centinaia di volte più grande di quella occupata dalle già estese Londra o Los Angeles. In base a questo ragionamento, se dividiamo 9000 per dieci otteniamo 900. I sacerdoti egizi raccontano di Atlantide al legislatore greco Solone nel 600 a.C., da questa data, aggiungendo altri 900 anni, si arriva al 1500 a.C. Questo è grosso modo lo stesso momento dell’esplosione del vulcano di Santorini (a nord di Creta), la catastrofe che sconvolse una buona metà dell’area mediterranea. Galanopoulos sostiene che Santorini era infatti Atlantide. L’unica obiezione forte consiste nel ricordare che Platone colloca il mitico continente al di là delle Colonne d’Ercole, nel qual caso Atland sarebbe un’altra isola continente. Un altro motivo per cui il Libro di Oera Linda è sempre stato snobbato è dovuto al fatto che la narrazione suona poco familiare e i nomi strani. Sotto questo punto di vista lo potremmo assimilare al Libro di Mormori o a quella straordinaria opera che si intitola Oashpe dettata sotto divina ispirazione dal medium americano J.B. Newbrought praticamente nello stesso periodo in cui il Libro di Oera Linda era dato alle stampe in Inghilterra. La differenza sta però nel fatto che mentre questi due libri vantano un’origine ispirata dalla divinità, in quello di Oera si dichiara che tutto ciò che è raccontato è storia vera. Ad ogni modo, le popolazioni che vengono citate non sono certo frutto di fantasia. In un libro successivo si parla a lungo di un prode guerriero di nome Friso, ufficiale di Alessandro il Grande (nato nel 356 a.C.) citato anche in altre cronache storiche dei popoli del nord. (Nel Libro di Oera Linda si parla parecchio di Alessandro). In queste cronache si dice che Friso giungeva dall’India. Nell’Oera Linda, l’eroe viene fatto discendere da una colonia di Frisoni stanziatasi nel Punjab attorno al 1550 a.C.; mentre il geografo greco Strabone menziona queste stranissime tribù "indiane", da lui chiamate in modo generico Germania. Nel testo si ricorda anche Ulisse e la sua ricerca alla caccia della sacra lampada, una pitonessa gli aveva predetto che qualora l’avesse trovata sarebbe diventato re d’Italia. Fallito il tentativo di farsi consegnare sotto lauta ricompensa (i molti tesori portati da Troia) la lampada dalla sacerdotessa, la "Madre Terra", che la custodiva, Ulisse aveva fatto vela fino a raggiungere un luogo chiamato Walhallagara (nome che suona molto simile a Walhalla) dove aveva avuto una storia d’amore con la principessa Kalip (ovviamente Calipso) e con la quale era convissuto per molti anni fra «lo scandalo e la disapprovazione di tutti coloro che lo conoscevano». Da Calipso aveva ottenuto una sacra lampada tipo quella che stava cercando, ma la sorte non gli era stata amica, perché la sua nave aveva fatto naufragio e lui era stato salvato, nudo e senza più alcun avere, da un’altra imbarcazione. Questo frammento di storia greca inserito nel Libro di Oera Linda è quanto mai interessante. Date le avventure di Ulisse attorno al 1188 a.C., vale a dire una cinquantina di anni oltre la moderna datazione della caduta di Troia. Ma l’Oera Linda potrebbe essere nel giusto. Da quel che la leggenda tramanda, la ninfa Calipso era una burgtmaagd (parola che significa "vergine suprema", una sorta di capo di un gruppo di vergini vestali), un concetto che trova riscontro nelle affermazioni fondamentali dell’Oera Linda, secondo il quale dopo il diluvio i Frisoni avevano preso a navigare per tutto il mondo conosciuto, civilizzando l’area del Mediterraneo per spingersi fino in India. A questo punto si può ben capire come mai studiosi e accademici abbiano sempre disdegnato il libro: prenderlo alla lettera voleva dire riscrivere dal principio tutta la storia dell’umanità. Se, tanto per fare un esempio, accettiamo che l’isola di Calipso, Walhallagara, era l’isola di Walcheren nel Mare del Nord, allora Ulisse aveva compiuto i suoi viaggi al di fuori del Mediterraneo. Una situazione assai più complicata, che rende la versione di Omero decisamente più difficile da accettare. Dopo un secolo di oblio, il Libro di Oera Linda venne riscoperto da uno studioso inglese di nome Robert Scrutton. Nel suo affascinante libro intitolato The Other Atlantis egli racconta come nel 1967 lui e la moglie – una sensitiva dalle doti psicometriche eccezionali – mentre stavano camminando lungo Dartmoor avevano sperimentato la devastante visione di un diluvio: immense, gigantesche ondate verdastre che sommergevano implacabili le colline tutto attorno. Otto anni più tardi, nel corso delle sue ricerche si era imbattuto nella leggenda del diluvio all’interno di un antichissimo testo letterario noto come Le Triadi del Galles (dove si parla anche di re Artù). Nel libro si racconta che molto prima che il Kmry (Galles) venisse unito alla Britannia, c’era stato uno spaventoso diluvio che aveva spopolato l’intera isola. Una sola nave era riuscita a scampare e coloro che la guidavano erano andati a stanziarsi nella penisola della "Terra Solatia" (da Scrutton identificata nella Crimea, ancora oggi chiamata Krym, nel Mar Nero). Poi i sopravvissuti avevano deciso di visitare luoghi posti a maggiori altezze per colonizzarli, poiché la loro penisola era soggetta a inondazioni. Alcuni gruppi erano approdati in Italia, altri in Germania, Francia e Britannia. (Dopo tutto, questa narrazione non sembra in contrasto con quel poco che conosciamo a proposito di un altro misterioso popolo, i Celti le cui origini continuano a rimanere del tutto ignote). E così, alla fine, gli abitanti del Kmry avevano fatto ritorno in Britannia (probabilmente attorno al 600 a.C.) per fondare la religione druidica, all’inizio dedita ai sacrifici umani. Scrutton aveva proseguito nella ricerca portando alla luce altri ricordi relativi a un grande diluvio a più riprese menzionato non solo nella poetica dei bardi gallesi ma anche nell’Edda, il grande poema epico nordico (dove era citato col nome di Ragnarok). A questo punto, vale ricordare che Ignatius Donnely, il cui libro “Atlantis: The Antedeluvian World” nel 1882 era esploso come una bomba, l’anno dopo aveva scritto un altro saggio intitolato “Ragnarok: The Age of Fire and Ice” dove aveva cercato di ricostruire le leggende catastrofiche dell’emisfero settentrionale esponendo, fra l’altro, una dettagliata teoria in merito alla deriva continentale che si sarebbe poi rivelata assolutamente congrua e calzante con le successive ipotesi della scienza geologica terrestre. Quando Scrutton si era finalmente imbattuto nel Libro di Oera Linda si era ritrovato assorbito in una storia nuova dell’umanità, straordinaria eppure credibile. La prima domanda che si era posta suonava così: quale è stata la precisa natura della catastrofe che cancellò Atlantide dalla faccia del pianeta, spopolando al contempo le isole britanniche? In The Other Atlantis (1977) immagina che un gigantesco meteorite o un asteroide si sia schiantato nella regione del Polo Nord. Il violentissimo impatto aveva avuto la forza di spostare l’asse terrestre secondo una inclinazione maggiore, così che quelle terre che fino a quel momento avevano goduto di un clima buono erano di colpo diventate fredde, sviluppando condizioni artiche. I Greci conservavano nella loro mitologia la storia dei popoli iperborei che vivevano in modo felice e idilliaco nell’estremo Nord, quella stessa regione che Scrutton identifica con Atland. Il gigantesco proiettile astrale, dice Scrutton, aveva prodotto il cratere dell’oceano Artico, ove fosse possibile prosciugarlo apparirebbe ai nostri occhi in tutto simile a uno dei grandi crateri che osserviamo sulla faccia della Luna. Molti massi e macigni che gli studiosi ritengono essere stati nei millenni trasportati dall’azione dei ghiacciai, per Scrutton non sarebbero altro che i ciclopici frammenti delle rocce disintegratesi al momento dell’impatto fra la Terra e il grande corpo celeste. Ma questa parte della sua teoria è facilmente contestabile. Nella sezione iniziale dell’Oera Linda, infatti, si dice che per tutta l’estate che aveva preceduto il diluvio «il Sole era stato velato dalle nuvole, come se non avesse più voluto farsi vedere dalla Terra». C’era stata una calma perpetua e «una nebbia spessa come sudore si era distesa sulle case e sui campi». Poi, all’improvviso, «nel bel mezzo della quiete più profonda, la terra aveva incominciato a tremare come se stesse per esplodere e i monti si erano aperti per vomitare fuoco e fiamme». Non ci sono dubbi che si tratta della descrizione di una eruzione vulcanica, quella che si crede abbia distrutto Atlantide, che non sarebbe stata sommersa dall’onda di marea causata dall’impatto con un meteorite. Con questo dobbiamo, per forza, abbandonare l’ipotesi della caduta del corpo celeste? Non del tutto. Certamente un grande meteorite precipitato al Polo Nord avrebbe sollevato ondate a dir poco spaventose, ma se la calotta polare era ricoperta di ghiaccio, le ondate non avrebbero forse avuto l’energia sufficiente per sommergere le isole britanniche e l’isola continente di Atland. Al contrario, la violenta attività vulcanica che ne sarebbe conseguita avrebbe potuto generare un vero e proprio maremoto, come quello che alcuni storici ritengono abbia distrutto e inghiottito l’isola di Santorini (e più tardi Krakatoa). Scrutton cita anche un brano tratto dal testo sacro ed epico finlandese il “Kalevala” dove si racconta del Sole scomparso dal cielo e del mondo congelato. La correlazione temporale colloca questi eventi nel periodo in cui i Magiari (gli attuali Ungheresi) e i popoli finnici erano ancora un unico ceppo umano, vale a dire circa tremila anni or sono. Secondo Scrutton, nelle cosiddette "mappe geografiche degli antichi re del mare" così ben studiate dal professor Charles Hapgood, esisterebbe la conferma della catastrofe di Atland. Ma, ancora una volta, sorge un’obiezione. Alcuni carotaggi di terreno eseguiti nel territorio antartico noto come Terra della Regina Maud, rivelano che l’ultimo periodo in cui le terre del Polo Sud non erano ricoperte di ghiacci risalirebbe al 4000 a.C. Ne conseguirebbe che le grandi civiltà che redassero le mappe di Hapgood avrebbero dovuto esistere e fiorire ben prima. Questo, ovviamente, non esclude la possibilità di una catastrofe un paio di millenni dopo: forse la civiltà di Atland era durata duemila anni, come quella degli Egizi; ma se Hapgood ha ragione e le civiltà di cui fantastica vissero seimila anni or sono per poi essere completamente dimenticate a seguito di straordinarie catastrofi, è evidente che metter d’accordo queste due teorie è alquanto complicato. Esiste però un modo per farlo senza compiere salti mortali o ipotizzare soluzioni ancora più assurde delle teorie stesse. Hapgood sostiene che le antiche mappe sono la testimonianza di una civiltà marittima espansa in tutto il mondo conosciuto, esistente sin da molto prima dell’era di Alessandro il Grande. Proviamo, dunque, ad accettare l’esistenza di questa civiltà, che possiamo ipotizzare fiorente subito dopo l’ultima grande glaciazione, vale a dire il 10.000 a.C. Seimila anni dopo questa civiltà si è ampiamente sviluppata nell’Antartico e nell’isola continente di Atland. In altre parti del mondo, come per esempio il Medio Oriente, è meno fiorente, anche se esistono già città ed è già stata scoperta l’agricoltura. Per ragioni ignote – ancora oggi, in effetti, nessuno sa con precisione perché si siano verificate le glaciazioni – il freddo era tornato e le popolazioni antartiche erano state costrette a migrare altrove, trovando rifugio soprattutto in Egitto. La gente di Atland, invece, dimorando in una fascia più temperata, non era stata investita così pesantemente dal freddo e aveva potuto continuare a restare nell’isola continente. Poi nel 2192 a.C. era sopraggiunta la grande catastrofe che aveva spostato l’asse terrestre. Era stato allora che gli abitanti di Atland, come prima quelli del Polo Sud, erano migrati, spostandosi logicamente verso il sud, in quelle regioni che non erano state colpite dall’arrivo del ghiaccio e dalle distruzioni provocate dalla catastrofe come, per esempio, l’India e il bacino del Mediterraneo. Se questo scenario possiede una logica, allora sia la teoria di Hapgood che quella di Scrutton sono valide. Una cosa, per lo meno, sembra chiara: le mappe degli antichi re del mare dimostrano l’esistenza di antichissime civiltà marinare, nate molto tempo prima dell’era di Alessandro il Grande. Al pari delle mappe, anche il Libro di Oera Linda testimonia questi fatti. Qualora il manoscritto risultasse essere una falsificazione, la cosa non inficerebbe però l’autenticità delle mappe. A tutt’oggi, comunque, non esistono prove che il libro sia un falso. È per questo motivo che sarebbe quanto mai utile una nuova, moderna edizione del testo, non solo per consentire agli studiosi di valutarlo appieno, ma anche per permetterne la lettura ai lettori comuni, certamente affascinati dai tanti racconti di battaglie e uccisioni. Certo che se per caso qualcuno dimostrasse che il Libro di Oera Linda è autentico, ossia racconta fatti realmente accaduti, allora la storia dell’umanità dovrebbe essere completamente rivisitata.

fonte

oeralinda

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