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Ambiente ed inquinamento: meglio mangiare la carne bianca…

Posted by curiositybox su 9 aprile 2008

…che la rossa!Meglio ancora sarebbe diventare vegetariani….

non si ucciderebbero altri esseri viventi per cibarsi, e
si inquinerebbe ancora di meno il pianeta:chi si ricorda del mio post
sui ruminanti che emettono molto piu’ gas inquinanti che i camion?

da un articolo di VALERIO GUALERZI su Repubblica del 23 Marzo 2008, a:
http://www.repubblica.it/2007/11/spe…aso-carne.html

Scegliere polli non cresciuti in gabbia non è importante solo per il
gusto e la qualità
Dall’accrescimento forzato degli animali danni pesanti per salute e
ambiente
Bianca, biologica e allevata libera la carne che fa meno male al
Pianeta.

ROMA – E’ un sentiero stretto quello che deve percorrere il
consumatore, responsabile ma deciso a non fare sparire la carne dalla
sua tavola. I margini per comportarsi in maniera eco compatibile senza
rinunciare alla bistecca o al pollo arrosto sembrano essere davvero
esigui. Se l’aggettivo viene ormai associato un po’ a tutto,
dall’energia ai trasporti, dal turismo all’agricoltura -gli ecologisti
integralisti lo considerano più che altro un ossimoro di comodo-
definire un allevamento “sostenibile” è qualcosa che rimane difficile
anche ai più pragmatici.

“Se prendiamo in esame quello che accade nella zootecnia bovina c’è
davvero poco a cui aggrapparsi”, spiega Guglielmo Donadiello,
responsabile agricoltura di Legambiente. “Le pratiche d’ingrassamento
rese necessarie dal consumo di carne rossa su larga scala sono
sostanzialmente incompatibili con qualsiasi concetto di sostenibilità.
Le cosiddette vacche ‘nutrici’ possono anche essere lasciate pascolare
in libertà, ma tutto finisce quando avviene il ristallo e devono
essere rimpinzate di soia proveniente in massima parte dalle
coltivazioni intensive dell’America Latina, con gli enormi costi
ambientali (trasporto, deforestazione, inquinamento) che questo
comporta”.

I cultori dello Slow Food e delle razze autoctone da crescere al
pascolo non saranno d’accordo, ma sul potenziale di questa alternativa
Donadiello è scettico. “All’attuale ritmo dei consumi – dice – tutti i
capi di Piemontese e Chianina non sarebbero in grado di sfamare Milano
e Roma per più di qualche mese”. “L’unica vera alternativa – aggiunge
– potrebbero essere gli allevamenti biologici”, dove non solo sono
messi al bando determinati tipi di mangimi, ma gli animali sono
lasciati crescere in libertà e più lentamente.

In Italia, stando all’ultimo rapporto Ismea, sono però una rarità:
quelli con oltre cento capi di bestiame censiti nel 2007 sono in tutto
13. Comprare carne bovina biologica in Italia significa quindi quasi
sempre comprarla d’importazione, con tutto ciò che ne consegue dal
punto di vista dell’inquinamento prodotto dal trasporto.

Va un po’ meglio se dalla carne rossa ci si sposta su quella bianca, e
non solo perché a parità di chili prodotti la quantità di CO2 emessa
cala decisamente. Nel campo avicolo gli allevamenti “sostenibili” sono
infatti più facili da realizzare e malgrado il forte ritardo che ci
distingue dal resto d’Europa, anche qualche gigante del settore come
Amadori ha iniziato a darsi da fare. “Fermo restando che malgrado la
forte differenza di prezzo la scelta migliore resta quella del
biologico, stanno iniziando a diffondersi anche degli allevamenti
‘convenzionali’ dove gli animali sono tenuti in libertà”, spiega
Donadelli. Le differenze rispetto a quelli cresciuti in gabbia sono
fondamentali, non solo per le evidenti ragioni “animaliste”.

“Tenuti liberi – precisa ancora Donadelli – polli e tacchini hanno il
tempo di crescere fino a circa ottanta giorni anziché i trenta delle
gabbie. Questo significa che non devono essere pompati immediatamente
con le proteine della solita soia importata, ma hanno il tempo di
assimilare quelle di orzo e altri cereali, incamerando anche i sali
minerali importanti per la nostra alimentazione”.

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