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Musica e Psiche

Posted by curiositybox su 5 febbraio 2009

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“Mozart è più intelligente?”

Secondo le più recenti scoperte neuroscientifiche condotte presso l’Università della California, l’ascolto della Sonata K448 per due pianoforti di Wolfgang Amadeus Mozart è in grado di migliorare le prestazioni spazio-temporali di ben 9 punti, nella valutazione del personale Quoziente di Intelligenza (QI). In effetti, l’influenza di alcune partiture del Nostro autore su alcune prove mentali viene definita comunemente effetto Mozart, anche se tale efficacia viene esercitata sul nostro cervello solo per 10-15 minuti. Le capacità spazio-temporali permettono di manipolare immagini tridimensionali nella nostra mente, assai utili nella matematica, ingegneria, architettura, scienze, arti, attività ludiche e nella vita quotidiana. Questo originale studio, pubblicato da Rauscher nella rivista Nature, ha prodotto un notevole impatto sia in ambito educativo che commerciale, ma non ha tenuto presente che tale effetto non si sarebbe esaurito tanto nell’avvicinare Mozart alle orecchie di bambini inconsapevoli, quanto nello stimolare uno studio più approfondito del rapporto fra musica mozartiana e cervello. Ad esempio, un ulteriore ricerca dimostra che: a) la Sonata K488 aumenta la velocità ed abilità di navigazione nei ratti all’interno di un percorso labirintico[1]; b) diminuisce sensibilmente il numero di attacchi epilettici. Perché la Sonata K448 è così speciale? Quali sono gli elementi musicali presenti in questa composizione e che incrementano alcune abilità cognitive? Secondo una prospettiva prettamente musicologica, si ritiene che questa partitura rappresenti una delle più mature e profonde opere del Maestro salisburghese, mentre, in ottica neuroscientifica, John Hughes, neurologo, sostiene nel, Journal of the Royal Society of Medicine che nella musica di Mozart si rinviene una lunga-durevole periodicità musicale (Hughes J., 2001). In altre parole, le composizioni del Nostro sono caratterizzate da una linea melodica che si ripete quasi continuamente con continue variazioni nella disposizione e ripetizione di note, che però permettono all’ascoltatore di non perdere mai la memoria del tema musicale[2]. Si tratta in sostanza di una melodia continuamente ripetuta e variata, grazie alla quale le aspettative melodiche ed armoniche vengono soddisfatte. Secondo Hughes questa è la chiave interpretativa per comprendere il perché la musica mozartiana influisce così profondamente sui processi cognitivi del cervello, il quale funziona esattamente nello stesso modo: ripete la costruzione di informazioni precedenti e le varia per adattarle alle nuove situazioni. Nel caso della presente Sonata, la K448, questo livello di periodicità e ripetizione, seppure nella variazione, è particolarmente evidente. Un’altra caratteristica evidenziata e presente nelle composizioni di Mozart e Bach è la presenza, con un certo grado di ripetizione, delle note sol3 (196Hz), do5 (523 Hz) e si5 (987 Hz) più insistita rispetto ad altre. Hughes inoltre afferma che non è assolutamente sufficiente stimolare le capacità cognitive del cervello ascoltando questa sonata, proprio perché la funzionalità cerebrale non è legata al mero ascolto di brani musicali. Ciò che rende effettivamente il cervello in grado di utilizzare al meglio le proprie acquisite abilità cognitive è l’esecuzione di Mozart ad uno strumento musicale e l’effetto Mozart non può essere solamente legato alla generale attivazione del livello di attenzione (arousal) in relazione alla sensazione di piacere. Molti sono in effetti gli studi che dimostrano quanto la musica provochi un generale ed ampio grado di attivazione neuronale. L’area acustica primaria, che coinvolge la zona trasversale e superiore del giro temporale, si attiva assieme ad altre importanti aree cerebrali quando si trova a percepire ed elaborare componenti musicali come il ritmo, l’altezza, il metro e la melodia[3]. Il ritmo e l’altezza dei suoni sono elaborati principalmente dall’emisfero destro, mentre il timbro e la melodia da quello sinistro. Non si registra invece una dominanza emisferica nel caso del metro. Nella elaborazione neuronale di abilità spazio-temporali si è costatata l’attivazione e sovrapposizione delle stesse aree cerebrali che abbiamo appena descritto come coinvolte nella percezione musicale. In altre parole, il nostro cervello utilizza le stesse aree cerebrali per costruire una sequenza tridimensionale di cubi ed elaborare la musica (Jenkins J.S., 2001). L’effetto Mozart è stato riscontrato in individui adulti che hanno ascoltato Mozart per pochi minuti, circa 9-10. Altri studi sono stati invece condotti in gruppi di bambini in età prescolare (3-4 anni), ai quali erano state impartite lezioni di musica (tastiera) per sei mesi consecutivi, oltre ad informazioni teoriche musicali relative all’altezza dei suoni, gli intervalli, e pratiche relative alla lettura a prima vista e la memorizzazione del brano da eseguire[4]. Al termine dei sei mesi tutti i bambini erano in grado di eseguire brevi e semplici melodie di Mozart e Beethoven. Sono stati successivamente somministrati ai bambini alcuni tests per misurare le loro capacità spazio-temporali, secondo, ovviamente, l’età posseduta, e si è riscontrato un miglioramento del 30% circa di queste abilità. Nessun miglioramento è stato invece riscontrato per le capacità solo spaziali. Questo progresso è stato evidenziato al termine di una lezione di musica ed entro le 24 ore da questa, mentre non si hanno dati relativi al mantenimento di tali capacità in un periodo maggiore. Tali dati sono stati interpretati in relazione all’età dei bambini, i quali possiedono un livello di plasticità neuronale più ampio rispetto ad individui adulti. In effetti, il periodo di tempo (entro le 24 ore) in cui si verifica il miglioramento nel test spazio-temporale è decisamente maggiore nei bambini, rispetto al tempo in cui tale miglioramento si riscontra in individui adulti (Rauscher F.H., Shaw G.L., Levine L.J., et. al., 1997). Graziano A.B., Peterson M., Shaw G.L. hanno inoltre dimostrato che, dopo le lezioni di pianoforte, i bambini dimostrano in significativo miglioramento nella abilità matematiche (Graziano A.B., Peterson M., Shaw G.L., 1999). In conclusione, si può affermare che la musica di Mozart, così come quella di altre composizioni anche contemporanee (vedi quelle dell’autore greco-americano Yanni), influiscono sulle prestazioni del nostro cervello e su alcune capacità cognitive, specialmente di tipo spazio-temporali, sulle abilità matematiche ma non su quelle prettamente spaziali. Tale effetto perdura per circa 10 minuti dopo l’ascolto, in alcuni casi per 12. La valutazione di questo effetto e della sua influenza dipende anche dal tipo di performance cognitiva richiesta, dunque dalla scelta delle prove. Non si riscontra invece un effettivo miglioramento di capacità intellettive generali. L’effetto Mozart è particolarmente verificabile in pazienti epilettici. Inoltre, la presenza di queste influenze cognitive esercitate dalla musica su alcune capacità cerebrali non è attribuibile esclusivamente alla musica di Mozart, quanto ad alcune strutture musicali caratteristiche che attualmente non sono ancora state precisamente definite.

Autore: Alessandro Bertirotti

PSICOLAB copyright 2009

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