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La via etrusca dei due mari: Gonfienti punto mediano della antica superstrada

Posted by curiositybox su 16 marzo 2009

 Si è parlato della città etrusca sul Bisenzio in un convegno promosso da Archeologia Viva a Loiano

 

Nei pressi di Capannori, in un territorio pianeggiante che fino alla metà dell’Ottocento, epoca della bonifica granducale, era occupato da un lago denominato Bientina sono emersi, ben leggibili, i resti di un’imponente strada extraurbana di 2.500 anni fa, realizzata dagli Etruschi. Il percorso individuato e’ lungo quasi 200 metri: si tratta della prima grande strada etrusca scoperta in Toscana e, sia per arcaicità’ sia per dimensioni , sette metri di larghezza, è forse la più importante mai trovata in Italia. Iniziavano così le cronache riportate nel Maggio 2004 da giornali e televisioni a proposito della straordinaria scoperta archeologica di un tratto della via etrusca dei due mari .Le notizie di approfondimento ci hanno poi comunicato che il prezioso ritrovamento è stato fatto grazie ai lavori per la costruzione di un inceneritore a Casa del Lupo, una frazione del Comune di Capannori. Durante gli scavi, infatti, sono state notate delle pietre che per la loro disposizione sono state credute facenti parte di un muro. Successivi saggi esplorativi hanno dimostrato che le pietre non facevano parte di un muro, ma del pavimento di una strada lastricata, che riporta ancora i solchi lasciati da ruote di carri. Questa antica strada è parallela all’ autostrada Firenze mare ed è orientata da ovest a est. La sua struttura, leggermente a schiena d’asino e con ai lati due canali di scolo dell’acqua piovana proveniente dalla mezzeria, a prima vista è stata scambiata per strada romana, ma rispetto a questa differisce per la parte superiore, che è costituita da un manto omogeneo, come il nostro asfalto, fatto di argilla e ciottoli piatti di fiume (in pratica la tecnica di costruzione è costituita da ciottoli e massi giustapposti a secco). Oltre a questa differenza si è scoperto che l’impianto delle pietre destinate a sopportare il calpestio si trova su un letto di terra e ghiaia contenenti frammenti di ceramiche etrusche del 550 a.C. Gli studi condotti dal prof. Michelangelo Zecchini, archeologo di Lucca, hanno indicato un antico itinerario commerciale: in pratica il ferro etrusco, ridotto in pani nei forni dell’Elba e di Populonia viaggiava via mare fino a Pisa. Da qui proseguiva in direzione est con doppia modalità: via fiume tramite l’Arno e via strada passando da Bientina e ricongiungendosi con il tratto di “superstrada” riemerso a Capannori. Ma quale era il percorso seguito dal ferro degli Etruschi? Un’ipotesi verosimile vuole che il punto mediano del percorso tra Pisa e lo scalo adriatico di Spina (vicino all’odierna Comacchio) fosse la città etrusca sul Bisenzio, oggi nota come Gonfienti. Per parlare di questo evento, che nel luglio 2008 è stato ripercorso davvero da amanti dello “slow trekking”, grazie al progetto messo a punto da Gianfranco Bracci insieme ad esperti del CAI, è stato recentemente promosso un convegno a Loiano (BO) , nella Valle dell’Idice, che è un riferimento verso la strada della Futa e poi verso il Mugello e che vanta una cospicua presenza etrusca databile dal V al IV secolo a.C. Il convegno, organizzato dalla rivista Archeologia Viva (che nel numero 134 di marzo/aprile ha dedicato ben 10 pagine all’argomento) in collaborazione con Appennino Slow, comune di Loiano e Lions Club “valli Savena e Sambro” , è servito per illustrare l’ipotetico percorso di 2.500 anni fa e quello possibile oggi. Prove storiche che la strada, citata anche dal geografo greco Scilace di Cariando (VI – V secolo a.c., autore del periplo dell’Indo compiuto per conto di Dario I di Persia), fosse esistita le abbiamo dal rinvenimento di scorie di ferro provenienti dall’isola d’Elba, in quanto sono simili a quelle rinvenute a Marzabotto e a Spina (e qualcuno sostiene anche nei pressi di Gonfienti). L’archeologia ha dimostrato come gli itinerari di comunicazione tra Etruria centrale ed Etruria padana fossero numerosi e dislocati lungo tutta la dorsale appenninica. Ma uno di questi corridoi doveva essere percorso da una strada più importante delle altre. Se guardiamo i valichi appenninici su una cartina topografica ci accorgiamo subito che quello più basso ed in diretto contatto con la città etrusca di Marzabotto, gemella di Gonfienti per tipologia di costruzione architteonica, è Montepiano, raggiungibile attraverso la Val di Bisenzio. Ecco dunque che l’importanza della città etrusca sul Bisenzio come punto mediano prende corpo avvalorando l’idea di una via di comunicazione tirreno-adriatica che in soli tre giorni (secondo Scilace) consentiva di andare da un mare all’altro.
Sicuramente non con un carro, ma a cavallo forse sì. Con questa importante strada gli Etruschi trasportavano i minerali di ferro dal porto di Pisa, proveniente dall’Elba, al porto di Spina dove veniva venduto alle popolazioni orientali che vi si rifornivano, in cambio di essenze, avorio e pietre preziose. Tra i relatori intervenuti al convegno Paola Desantis, direttore del Museo nazionale etrusco di Marzabotto, Daniele Vitali, docente di antichità celtiche all’Università di Bologna, Claudio Calastri, ricercatore in archeologia del Paesaggio all’Università di Bologna, Luigi Donati, docente di etruscologia all’Università di Firenze, Sergio Gardini del CAI regionale Emilia Romagna, Gianfranco Bracci co-ideatore del trekking “la via etrusca dei due mari”. Particolarmente interessante l’intervento del Prof. Donati, il quale ha riferito che la via maestra tra l’Arno e Marzabotto era quella che passava dall’area oggi definita di Gonfienti. Secondo Donati la statuetta votiva detta “L’offerente”, rinvenuta nel 1735 a Pizzidimonte, a meno di 1 km in linea d’aria rispetto a Gonfienti, non è stato un caso. In quella zona si erano insediati 2.500 anni fa gli Etruschi e non avevano fatto una città da poco, ma un villaggio di grandi dimensioni con una struttura urbanistica ordinata, numerosi edifici, strade larghe anche 10 metri, canalizzazioni lastricate in pietra a secco. Una città insomma organizzata ed evoluta da un punto di vista urbanistico che, curiosamente si presentava già ieri con la stessa funzione di interporto, che oggi vorrebbero riproporre in chiave moderna. Il Prof. Donati ha concluso la sua relazione facendo notare che dagli scavi di Gonfienti è emersa una domus gentilizia con un grande cortile interno, attorniato da un portico a colonne ricoperto da tegole e coppi; sulle estremità angolari del tetto erano state poste quattro antefisse (ceramiche dipinte raffiguranti personaggi femminili), la cui presenza, per tipologia stilistica è alquanto rara, se non unica, nell’Etruria del nord, segno che chi abitava tale domus rivestiva un alto rango sociale ed aveva raffinati gusti. “Per avere un’idea delle proporzioni – ha specificato Donati-, l’abitazione di Gonfienti è di oltre 1.400 metri quadri: raffrontandola con quelle coeve di Marzabotto (800 metri quadri) ed ancor più con la domus regia dei Tarquini (posta sulla strada che si chiamava Summa Via Sacra, sul colle Palatino) di 690 metri quadri, si può sostenere che è la più grande abitazione esistente in Italia per orizzonte etrusco”.

enrico bianchi

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4 Risposte to “La via etrusca dei due mari: Gonfienti punto mediano della antica superstrada”

  1. gianfranco said

    Finalmente chi si occupa della città etrusca sul Bisenzio in modo corretto!!!
    Abbracci

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  2. Dalle eternità del tempo propagini remote di un vissuto lontano e primigenio ,giungono gli echi mai estinti di culti e tradizioni che appartengono agli albori dell’umanità, patrimonio di civiltà misteriose che ancora oggi suscitano un fascino arcano.
    Segni distintivi lasciati da martelli o asce cerimoniali decorate divenute nei millenni onfalos geodetici,tramandate come astrolatrie o più semplicemente litolatrie ispirano un sapere che cela in sè una sapienza sconosciuta,proveniente da mondi e dimensioni che hanno illuminato fugacemente le tenebre dell’ignoranza e della supestizione rischiarando con la loro fiamma sapienzale la lunga notte delle origini.
    Regni secretati posti oltre l’immaginazione,situati fra le regioni inesplorate dell’astrale che permea la sfera terrestre e quella non terrestre.
    Frammenti di questo sapere primordiale, dispersi sul nostro pianeta un tempo dislocati in lughi di potere che conservano l’impronta indelebiledi tale corpus dottrinale, sono giunti fino a noi intatti per tornare nel loro luogo di origine nel momento in cui sono stati rinnegati.
    Si tratta di un culto senza tempo ,una dottrina stellare che ha conferito alle civiltà che ne possedevano la chiave segreta la possibilità di accedere ad una più vasta conoscenza.
    Se analizziamo la storia degli insediamenti umani stanziati nel Lazio, ci rendiamo conto che quando in altre parti già declinavano civiltà fiorenti e altamente organizzate, il Lazio risultava civilizzato solo a nord dal misterioso popolo etrusco,al confine con la Toscana .Il resto del territorio, al contrario sembra immerso nelle tenebre della preistoria.Sembra……

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  3. Giorgio Fumagalli said

    a conferma ed integrazione di quanto sopra segnalerei due toponimi che ricordano i medelani in epoca celtica: probabilmente erano una sorta di capitale costituita da un bosco sacro(Come Milano lo fu per gli Insubri)di Boi e Lingoni, si chiamano tuttora Medelana e sono, uno presso Marzabotto, lo altro presso Spina.

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