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Dallo sfruttamento dei deserti all’autosufficienza energetica

Posted by curiositybox su 27 agosto 2009

desertec1

Qualche tempo fa avevamo parlato di “Desertec”, il progetto tedesco, cui partecipa anche il premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia, di sfruttare l’energia solare nel deserto del Sahara. L’idea si basa  su un semplice fatto: in sole sei ore arriva nel continente africano una quantità di energia solare pari a quella consumata nel mondo in un anno.

Lo strumento prescelto è il solare “termodinamico” o “a concentrazione”: distese di specchi in grado di riflettere i raggi solari per convogliare l’energia e far evaporare l’acqua che permetterebbe di alimentare le turbine per la produzione di energia elettrica. Nonostante le criticità del progetto, il costo eccessivo (400 miliardi di euro) e la scarsa stabilità geopolitica delle aree interessate, una notizia dell’agenzia Reuters conferma che il progetto sta andando avanti.

 

I sostenitori del progetto (aziende industriali e finanziarie, soprattutto tedesche) ritengono che potrebbe portare l’Europa all’avanguardia nella lotta contro il cambiamento climatico e aiutare le economie europea e nordafricana a crescere rispettando i limiti delle emissioni di gas serra, specie se si tiene conto dell’ambizioso risultato cui tendono molti dei Governi europei che puntano a ridurle dell’80% nei prossimi 40 anni.

Non è ancora stato delineato un business plan, né è ancora chiaro come il progetto verrà finanziato. Quello che sembra certo è che il progetto andrà avanti a piccoli stadi e non sarà completato prima del 2050.

Ben prima, e cioè entro il 2020, avremo però la prima Nazione al Mondo completamente alimentata da fonti rinnovabili. Si tratta di Tuvalu, un piccolo arcipelago situato nell’Oceano Pacifico a metà strada tra le Hawaii e l’Australia.

tuvalu

Qualcuno ricorderà che il piccolo Stato, nel 2004, citò in tribunale l’allora Presidente americano Bush e la sua amministrazione come responsabili del sollevamento del livello dei mari e dell’effetto serra. Un serio rischio, considerato che i suoi nove atolli emergono dall’acqua solo per qualche metro.

Così, quel paradiso esotico ha deciso di dare il buon esempio a tutti e un recente progetto internazionale, sotto la guida del governo giapponese e dell’associazione non governativa E8 (un consorzio di 10 aziende di energia delle nazioni del G8), prevede un investimento di poco più di 20 milioni di dollari per l’installazione di un potente impianto fotovoltaico che darà energia alla completa estensione dei propri territori.

Senza dimenticare l’enorme vantaggio di dover rinunciare al gravoso approvvigionamento di petrolio, in termini di costi e di rischi ambientali.

Image by varesenews.it, flickr.com

 fonte: ilpannellofotovoltaico.com

 

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