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AIRBUS 300: MISTERO IRRISOLTO

Posted by curiositybox su 7 ottobre 2009

Attentato, incidente, interferenza elettromagnetica, palle di fuoco, destino fatale: sono tutti elementi che partecipano al mistero dell’Airbus 300, esploso nel corridoio della morte di Long Island e schiantatosi in un quartiere di New York.

Conosceremo mai la verità?
Il 12 novembre del 2001 una colonna di fumo si alzò dal Queens; scene di panico, già viste l’11 settembre, ripiombarono attraverso i telegiornali di tutto il mondo.
Angoscia e paura s’insinuarono nelle menti, già provate, dei cittadini di New York e gli stessi pompieri impegnati nella tragedia del Word Trade Center si ritrovarono a domare gli incendi, provocati dalla caduta della carlinga dell’aereo sulle case residenziali. Nelle prime ore si parlò di un nuovo attentato. Secondo l’FBI “c’era stata un’esplosione a bordo, ma il portavoce del presidente G.W. Bush comunicò: “dell’indagine è stato incaricato il “National Transport Safety Board” che si occupa di incidenti dell’aviazione civile, non di sabotaggi.” Ma perché fu scartata con tanta fretta la possibilità che una nuova azione terroristica si fosse verificata sul suolo americano?
Il 12 e il 13 novembre erano date a rischio in quanto il 12 ricorreva l’anniversario dell’attentato compiuto nel 1995 in Arabia Saudita contro un complesso militare Usa. Mentre il 13 novembre del 1997 fu condannato, da una corte di New York, Ramzi Hamed Yusuf, autore dell’attentato alle Twin Towers del ’93 e nipote di Khaled Sheikh Mohamed, una delle menti dell’11 settembre. Oltre a ciò, in prossimità del quartiere di Queens si stavano svolgendo i lavori dell’assemblea generale dell’Onu, un obiettivo di Bin Laden e dell’organizzazione terroristica Al Qaeda. L’aereo, composto per lo più da passeggeri di origine domenicana, poteva quindi servire come mezzo kamikaze per colpire il Palazzo di Vetro. Un mese dopo l’accaduto, attraverso il televideo Rai, ho appreso che il secondo pilota dell’Airbus era un egiziano con possibili legami al network del terrore.
Stranamente però non venne dato il giusto risalto alla notizia nonostante l’aereo, al momento dell’esplosione, fosse pilotato dall’uomo di origine mediorientale. I fatti, nei giorni dopo il disastro, si susseguirono e con l’apertura dell’inchiesta emersero particolari interessanti. Per gli investigatori c’era un punto fermo: “nel caso dell’Airbus 300 si erano staccati dall’aereo sia il timone verticale che i due motori, fatto quasi impossibile”. Di solito i jet, negli incidenti, perdono un motore durante il volo e mai entrambi, quindi ciò che avvenne il 12 novembre era da considerarsi alquanto strano e straordinario. Il Washington Post riportò un’intervista rilasciata da un investigatore, rimasto nell’anonimato, che dichiarò: “Siamo sconcertati. Ciò che è successo va al di fuori delle statistiche”. L’intervistato non parlò solo di un possibile sabotaggio ma anche del fallimento delle operazioni di manutenzione in quanto l’aereo era uscito dall’officina il giorno prima della sciagura. Troppi lati oscuri avvolgono l’enigma del 12 novembre e nuove teorie vennero avanzate, scenari che potevano legarsi al triangolo delle Bermuda. Anche nel corridoio della morte di Long Island, infatti, avvennero una serie di inspiegabili incidenti aerei. Tutto iniziò il 17 luglio del 1996 quando un Boeing 747 della TWA partito dall’aeroporto di Kennedy e diretto a Parigi precipitò in mare, a largo di Long Island, causando la morte di 230 passeggeri. Si trattò del disastro aereo più sconvolgente verificatosi negli Usa; tecnici, politici cercarono di trovare delle spiegazioni, anche per rassicurare l’opinione pubblica. Nonostante tutti gli sforzi, a distanza di anni, non sono state ancora accertate le vere cause della tragedia. All’ora si parlò d’incidente, attentato, missile lanciato per errore da un jet militare o da un incrociatore impegnato in esercitazioni. Tutte ipotesi risultate poi, con scarse fondamenta, congetture che hanno traballato violentemente con la supposizione fatta dalla prestigiosa rivista americana “NewYork Review of Books”. Il giornale, che si occupa anche d’attualità, raccolse molte prove e alla fine trasse la conclusione che si trattava d’interferenza elettromagnetica. Secondo i giornalisti della testata: “Dei fasci improvvisi d’onde provocano il mal funzionamento degli apparati di navigazione e fanno impazzire i circuiti… Inoltre esse sono capaci di ‘ordinare’ assurde manovre a timoni e flops, al fine di generare corto circuiti ed esplosioni”.
Ma si trattava d’onde elettromagnetiche?
Molti testimoni, che hanno assistito ai disastri sul corridoio di Long Island, videro comparire “palle di fuoco” al momento dell’esplosione. Le “palle di fuoco” furono un argomento prediletto del fenomeno Ufo fin dalla prima guerra mondiale, quando piloti di velivoli militari le vedevano avvicinarsi ai loro aerei. Ancora oggi ci sono innumerevoli testimonianze di questi fenomeni, associati spesso a black-out improvvisi. Per cui, come per il triangolo delle Bermuda, anche nel caso del corridoio della morte l’ipotesi E.T non va scartata. Il mistero però non finisce qui. Ritornando al 12 novembre, c’è una storia drammatica che fa da contorno al disastro dell’Airbus 300. A bordo dell’aereo, quel giorno, c’erano Feliz Sanchez e Hilda Yolanda Mayor, due sopravvissuti all’11 settembre. Il primo, d’origine domenicana, si era licenziato, il giorno antecedente il crollo delle Torri, dalla Merril Lynch, società che aveva gli uffici su una delle Twin Towers. Il 12 novembre era diretto a Santo Domingo dove avrebbe iniziato a lavorare come manager finanziario della nazionale di baseball dominicana. La “morte”, visto l’insuccesso di settembre, decise di presentagli il conto come successe a H.J.Mayor, fuggita dalle torri in fiamme, dove lavorava come cameriera in un ristorante al primo piano, ma perita anch’essa nello scoppio dell’aereo. Già in passato, e ancora oggi, persone scampate per miracolo ad incidenti nel giro di pochi mesi trovano la morte. Perché questo destino fatale?
In quest’articolo vorrei riportare un tratto dell’editoriale della Stampa, di Massimo Gramellini, uscito nell’edizione di mercoledì 14 novembre 2001: “Feliz Sanchez era un giovane broker di Wall Street… Si licenziò la sera del 10 settembre 2001, poche ore prima che l’aereo dei terroristi gli sfondasse la scrivania. La decisione di cambiare ufficio gli aveva salvato la vita, il pericolo scampato gliela cambiò. Chiuse col mestiere di broker: sarebbe tornato al suo paese, Santo Domingo…
Decollò da New York la mattina del 12 novembre…
Il suo volo, il suo sogno, si infranse tre minuti dopo, dentro una casetta con giardino dei Queens. Una storia simile obbliga a schierarsi. O pensi che l’esistenza sia una boiata senza senso, un gioco perfido che si diverte con te come il gatto con il topo e se oggi ti risparmia è solo per colpirti più duramente domani. Oppure sei costretto a inghiottire il cinismo e a credere che quei due mesi di abbuono abbiano una logica e siano serviti a Felix per compiere un passo decisivo della sua crescita interiore. Forse proprio a tirargli fuori il coraggio di ricominciare daccapo. Se n’è andato nell’atto di realizzare la sua scelta, ma comunque di averla presa. Così quella che a noi sembra una crudele incompiuta potrebbe invece essere la prova che gli toccava superare in questa vita. Per diventare più completa da qualche altra parte, si spera.” Quello che scrive Gramellini è molto significativo anche se non è semplice capire quale teoria abbracciare. A volte la prima è il risultato della rabbia per un’esistenza che non va come dovrebbe, la seconda ha un filo logico ma non è facile da accettare e credere che, poi, sia così.
Ritornando alla tragedia dell’Airbus 300, si sa solo con certezza che questo “presunto” incidente ha provocato la morte di 260 persone a bordo dell’aereo precipitato e di sette residenti di Queens. L’unica certezza che ci fa sorgere un interrogativo: Perché ci nascondono sempre la verità?
Forse, perché dobbiamo semplicemente considerare l’idea che il mistero fa parte della nostra vita e accontentarci di avere delle risposte nell’aldilà? Si spera. Una volta qualcuno diceva che gli amanti del mistero sono paranoici, ma chi crede sempre alla versione ufficiale non vive in un modo irreale?

fonte: http://www.edicolaweb.net/arti091a.htm

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