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EFFETTO EL-NINO? NO, EFFETTO ATLANTICO!

Posted by curiositybox su 1 novembre 2010

 

Nel 2002 uno studio di climatologia sulla corrente del Golfo preannunciava, a distanza di 10 anni, una nuova glaciazione. Queste le situazioni previste: Agosto 2012 intense nevicate in val Padana e pericolo valanghe sopra i 1000 metri. Del resto oggi già constatiamo eventi meteo anomali con intense piogge che producono alluvioni e valanghe di fango (dall’inondazione nel centro di Vicenza alla valanga di fango che ha colpito un piccolo centro abitato in provincia di Massa, per passare poi alle violente alluvioni che hanno colpito il Salernitano. Le previsioni fatte al riguardo potrebbero configurare di peggio: una improvvisa e duratura ondata di freddo, che potrebbe costringersi ad abbandonare le auto per altri tipi di veicolo! Queste conclusioni, apparentemente bizzarre, sono venute fuori dal simposio scientifico internazionale dedicato all’oceano che si è tenuto ad Honolulu nella primavera del 2002. Da questa sede alcuni scienziati hanno sostenuto che nel breve periodo su tutta l’Europa settentrionale si sarebbe scatenata una ondata di gelo, dovuta ad una serie di eventi riconducibili all’oceano atlantico. Per i non addetti ai lavori, l’Atlantico si comporta come un enorme radiatore, che trasporta energia termica sull’Europa ed influenza la circolazione atmosferica e quindi il clima di tutto l’emisfero nord.

In questo contesto un ruolo importante lo gioca NAO (North Atlantic Oscillation), che è una corrente analoga di El-nino (un fenomeno noto sulle coste del Pacifico meridionale). La NAO la possiamo posizionare tra le coste dell’America settentrionale e quelle Europee: non è però un ciclone e neppure un fronte di perturbazioni; si può pensare alla NAO come differenza tra la pressione atmosferica misurabile in Islanda e quella misurabile nelle Azzorre. Quando la pressione è alta sull’Islanda l’indice NAO è negativo. Quando la pressione è alta sulle Azzorre l’indice NAO e positivo. Negli ultimi 15 anni è rimasta in fase positiva, ma, di recente, si è registrata una variazione inversa. Per avere una idea dell’importanza della NAO basti dire che, solo nel nord Atlantico le correnti oceaniche scambiano con l’atmosfera una quantità di energia termica equivalente a quella prodotta da 1.000.000 di centrali elettriche di media potenza. Gli oceanografi hanno appurato che periodi di freddo intenso si sono alternati a quelli di tendenza al riscaldamento nel giro di pochi anni: questo perché le correnti sottomarine si sono improvvisamente bloccate. Il blocco di queste correnti si fa risalire alla variazione della salinità del mare, ovvero quando la salinità rallenterà, anche la la corrente del Golfo si bloccherà portando il gelo dell’Europa. Il fatto che i ghiacci artici si stiano sciogliendo, insieme alle maggiori precipitazioni dovute al maggior riscaldamento delle fasce tropicali, ha certamente contribuito a diluire la concentrazione salina, dando l’avvio ad un rallentamento della corrente del Golfo. Insieme al fattore Oceano va considerata poi l’azione delle polveri vulcaniche, che, partendo dal vulcano Mayon nelle Filippine (2009), proseguendo con quello Islandese Eyjafjallajokull e il vulcano indonesiano Merapi (2010), influenzano in modo determinante la trasparenza atmosferica a quote poste tra i 20 e i 40 km di altezza, aumentando la riflessione dei raggi solari verso lo spazio: in termini pratici diminuisce il calore proveniente dal Sole verso la Terra. A sostegno di questa teoria che i vulcani svolgono una azione climatica importante c’è una ricerca pubblicata sulla rivista dell’accademia americana delle scienze (PNAS), secondo la quale al tempo dei dinosauri furono le numerose eruzioni vulcaniche a scatenare il cambiamento climatico che estinse i grandi rettili.

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Il Merapi mette paura, in fuga tra le ceneri

ANSA, 30 ottobre, 14:51

HARGOBINANGUN (INDONESIA) – Il vulcano indonesiano Merapi, che martedì scorso ha causato la morte di 34 persone, ha ripreso nuovamente l’eruzione la notte scorsa provocando la fuga di migliaia di persone spaventate dalla potenza delle esplosioni che hanno lanciato ceneri incandescenti a circa una ventina di km dal cratere.

L’eruzione del vulcano è una delle due catastrofi naturali che hanno colpito l’Indonesia, dopo il terremoto e il conseguente tsunami che la settimana scorsa ha causato la morte di almeno 451 persone, secondo un nuovo bilancio ufficiale. A più di 1.000 km di distanza dal vulcano, le autorità continuano ad incontrare difficoltà – soprattutto per il maltempo – a portare i soccorsi ai sopravvissuti dello tsunami che ha colpito l’arcipelago di Mentawi, nell’Oceano Indiano.

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