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FENOMENI FORTIANI CADUTE DI OGGETTI DAL CIELO

Posted by curiositybox su 19 gennaio 2011

 

Nel seguente articolo ho raccolto segnalazioni di cadute del più svariato materiale dal cielo, in quanto a credibilità, esse vanno da quelle più o meno accettabili a quelle veramente incredibili; ai margini di questo spettro di possibilità, ci sono eventi che potrebbero anche inserirsi in un’altra categoria dell’inspiegabile. Per esempio, le pietre non meteoritiche possono cadere dal cielo in seguito ad una eruzione vulcanica, o di una tromba d’aria, ma se queste cadono sempre sugli stessi tetti la cosa comincia a toccare l’immaginazione.

Le segnalazioni di cadute di oggetti dal cielo in tempi antichi sono meno numerose che in tempi più recenti, ma sono altrettanto svariate. Lo storico greco Ateneo, parla, nella sua antologia storica “I sofisti a banchetto”, scritta intorno al 200 a.C., di una pioggia di pesci durata tre giorni e di uno spettacolare diluvio di rane.

<< So anche che molto spesso sono piovuti dei pesci. A ogni modo, Fenia, nel II libro della sua opera I magistrati di Ereso, dice che una volta nel Chersoneso (il nome in greco significa semplicemente penisola, forse qui s’intendeva la penisola di Tracia, NdR.) piovvero dei pesci ininterrottamente per tre giorni; e Filarco, nel suo IV libro dice che la gente ha spesso visto piovere dei pesci, e spesso anche del grano, e che la stessa cosa è avvenuta con le rane.

In ogni caso, Eraclide Lembo, nel XXI libro della sua Storia, dice: “In Peonia e in Dardania (regione della Macedonia la prima e Serbia attuale la seconda, NdR.) , si dice che prima di ora siano piovute delle rane, e tale era il numero di quelle bestie che le case e le strade ne erano piene. All’inizio, per alcuni giorni, gli abitanti, cercando di ucciderle e rinchiudendosi nelle case, cercarono di resistere all’invasione. Ma quando si accorsero che non approdavano a nulla –trovavano tutti i loro tegami pieni di rane, e rane bollite e arrostite in mezzo a tutte le loro pietanze, e , inoltre, non potevano utilizzare l’acqua, né porre piede a terra per i mucchi di rane che erano ovunque- , infastiditi per più dall’odore delle rane morte, decisero di abbandonare il paese”.

Segnalazioni di piogge di pesci, di granaglie e di rane affollano anche la storia più recente. Ma la calamità delle rane in Peonia e in Dardania trova confronto solo con un’altra grande calamità, la seconda piaga d’Egitto, che riguarda, appunto, ancora le rane.

<< Dice il signore…io colpirò tutto il tuo territorio con le rane: il Nilo brulicherà di rane: esse usciranno, ti entreranno in casa, nella camera dove dormi e sul tuo letto, nella casa dei tuoi ministri e tra il tuo popolo, nei tuoi forni e nelle tue madie…e le rane uscirono e coprirono il paese d’Egitto…le raccolsero in tanti mucchi e il paese ne fu ammorbato >> (Esodo 7,27 – 8,11)

Il libro dell’Esodo parla anche di una grandine mortale, con fuoco mischiato alla grandine, come settima piaga d’Egitto (Esodo 9,18 – 34).

Vorrei, comunque, tralasciare le testimonianze di rane e pesci, sia perché sono veramente centinaia e sono capitate in tutte le epoche storiche, sia per non dilungarmi troppo e per concentrarmi sulle cadute di oggetti e materiali che effettivamente hanno qualcosa di strano o di inspiegabile. Chiunque desiderasse saperne di più sui casi di rane e pesci, spiegabilissimi in ogni caso tirando in ballo le varie trombe d’aria che ogni giorno si formano in tutto il mondo grazie alla concomitanza di diversi fattori meteorologici, può chiedere al webmaster e dipendentemente dal tempo che ho a disposizione, cercherò di stilare una lista dei casi più eclatanti.

Ma torniamo a noi.

Storici dell’antichità, tra i quali Procopio, Marcellino e Teofanie, menzionano una pioggia di polvere nera nell’anno 472 a.C., durante la quale il cielo sembrava avvampare. L’ubicazione della caduta è incerta, ma potrebbe essere Bisanzio, l’attuale Istanbul.

Durante il regno di Carlo Magno, nell’Ottocento, cadde dal cielo un enorme blocco di ghiaccio di circa 3 metri cubi ( fonte da Camille Flammarion, “L’atmosphère”)

Un oggetto infuocato cadde nel Lago di Van, in Armenia, nel 1110, tingendo di rosso le acque. Nella prima piaga d’Egitto, le acque del Nilo si trasformarono in sangue (Esodo 7,15 – 24).

Nella seconda metà del 1600, poi, vi furono almeno quattro testimonianze di sostanze “anomale” cadute dal cielo: la prima riguarda la caduta di un meteorite proprio qui in Italia nel 1652, vicino al luogo dell’impatto fu trovata della “gelatina stellare” (“Annals of Philosophy, agosto 1826”) e sempre secondo la stessa fonte, una sostanza fibrosa simile a seta azzurra, cadde in gran quantità il 23 marzo 1665 a Naumburg in Germania a sud-est di Lipsia.

Intorno al 1687, scaglie di una sostanza fibrosa nera, alcune grandi come una tovaglia, caddero sulla neve fresca vicino alla città di Memel (Klaipeda, in Lituania) sulla costa orientale del Baltico; le scaglie erano bagnate, odoravano di alghe marce e si strappavano come carta. Una volta asciutte, perdevano il loro lezzo e alcune frammenti vennero conservati per ben 150 anni, quando, finalmente, vennero analizzate si vide che consistevano in parte di << materia vegetale, principalmente di Conferva Crespata (un alga verde nastriforme) e di altre 29 specie di infusori (microscopici animali acquatici) (“Proceedings of the Royal Irish Academy, 9 dicembre 1839”).

Infine, una sostanza fetida, della consistenza del burro, cadde su grandi aree dell’Irlanda del Sud durante l’inverno e la primavera del 1696: secondo il vescovo di Clone questa <<rugiada disgustosa cadeva in pezzetti talvolta grossi come la punta di un dito, era morbida, appiccicaticcia e di colore giallo scuro. Pare che nei campi il bestiame continuasse a pascolare tranquillamente e che la popolazione fosse convinta che quel “burro” avesse proprietà curative e la raccoglieva e conservava in barattoli e pentole (“Philosophical Transactions of the Royal Society of London”, marzo-maggio 1696).

Una delle prime segnalazioni della sostanza nota come “capelli d’angelo” si trova in “The Natural History of Selborne” di Gilbert White: egli descrive che, il 21 settembre 1741, uscì nei campi prima dell’alba e trovò l’erba fittamente coperta di “ragnatele”, tanto che i suoi cani se la dovettero strofinare via dagli occhi. Poi verso le nove:

<< uno spettacolo insolito attrasse la nostra attenzione: una pioggia di ragnatele cadeva dall’alto del cielo e continuò, senza interruzione, fino al calar del giorno. Queste ragnatele non erano singoli fili fluttuanti nell’aria, ma perfette falde o stracci: alcuni larghi più di due centimetri e lunghi otto o dieci; e cadevano con una certa velocità, perché erano molto più pesanti dell’atmosfera. Ovunque si volgesse lo sguardo, si scorgeva un continuo cadere di nuovi fiocchi davanti agli occhi, che scintillavano come stelle quando riflettevano il sole. E’ difficile dire fino a dove si estendesse quella meravigliosa pioggia, ma sappiamo che raggiunse Bradley, Selborne e Alresford, tre paesi che formano una specie di triangolo, il cui lato più corto supera i 10 chilometri.

Qualunque cosa possano essere i capelli d’angelo (ed il termine viene dato probabilmente a diverse sostanze) vengono descritti solitamente come filamenti di ragnatela, di seta o di ovatta, bianchi lucidi e resistenti; un tratto comune a tutti è che, quando si tenta di raccoglierli per analizzarli, essi si sciolgono e scompaiono senza lasciar traccia, ciononostante vengono abitualmente spacciati per semplici ragnatele.

Una spiegazione in questo senso venne data nel “Marine Observer” dell’ottobre 1963, in risposta alla lettera inviata al giornale del capitano Pape, il quale descriveva una caduta di capelli d’angelo nel porto di Montreal e raccontava così l’episodio:

Tirai uno di quei fili e lo trovai piuttosto robusto ed elastico, lo tirai ancora ma non si rompeva facilmente (come avrebbe fatto per esempio un filo di ragnatela) e dopo averlo tenuto in mano per tre o quattro minuti, vidi che era scomparso, sparito nel nulla. Guardando in su si vedevano piccoli bozzoli di quella materia scendere fluttuando dal cielo, ma per quanto potemmo accertare, non c’era nulla, né in aria né al livello della strada, che potesse giustificare questo straordinario evento.

L’autore della risposta, D.J. Clark del museo di storia naturale di Londra, spiega il fenomeno nel modo seguente:

Ritengo che una specie di ragni sia responsabile del fenomeno descritto. Questi particolari ragni appartengono in genere alla famiglia delle Linyphiidae, le cui uova si schiudono in autunno. In questa stagione, nelle giornate soleggiate e calde, specialmente con cospicua rugiada mattutina, i ragni cominciano a disperdersi e a migrare per colonizzare nuove aree dove la quantità di cibo è maggiore. Il metodo usato è quello “aerostatico”: quando il sole fa evaporare la rugiada si creano correnti calde ascendenti, il ragno corre verso la cima di una pianta o di qualunque punto elevato e, alzando la parte inferiore dell’addome, emette un globulo di seta liquida. Questa seta viene come “filata” dalle correnti d’aria ed indurisce man mano che esce. Quando il filo è abbastanza lungo per sostenere il ragno, questo lascia il suo appiglio e vola nell’aria (…) Il singolo filo è molto sottile e scarsamente visibile (…) ma quando si intreccia con altri fili è molto più facile da vedere ed appare robusto ed elastico. Non so come spiegare la scomparsa dei filamenti dopo esser stati tenuti in mano. Potrebbe essere dovuta al fatto che i fili del cordone in questione non fossero intrecciati e che , manipolati, si siano staccati l’uno dall’altro, diventando impalpabili. Il filo del ragno non può sciogliersi, perché non è soggetto all’azione del calore; in realtà è meno solubile della seta.

I teorici della ragnatela, però, ignorano una prova negativa, che non appoggia la loro teoria: il fatto che in tutti quei metri di filamenti aerostatici non sia mai stato trovato un solo ragno. Data questa tendenza generale a voler dare delle spiegazioni, ignorando delle situazioni contraddittorie, o , dichiarandole non valide o dicendo che sono semplici coincidenze, non è sorprendente che i sostenitori della teoria dei ragni tendano a trascurare quei casi in cui la comparsa di capelli d’angelo è coincisa con la presenza di oggetti volanti non identificati. Né del resto meraviglia, per la stessa ragione, che i sostenitori della teoria UFO ignorino i casi in cui la materia è caduta (almeno secondo le segnalazioni) senza che ci fossero in vista “distributori” a forma di sigaro, disco, sfera, luce, ecc.

Una lettera del console francese M.Laine a Pernambuco, Brasile, al ”Annual Register” del 1821 segnalò la caduta, avvenuta l’ottobre dell’anno prima, di una sostanza setosa che ricoprì un’area che si estendeva per 150 km verso l’interno e quasi altrettanti verso il mare, tanto che una nave francese ne rimase tutta “inghirlandata”(sic).

Nel 1828 giunse la notizia che vari distretti della Persia erano stati ricoperti, per uno spessore di 18-20 cm, da una sostanza caduta dal cielo e che era stata divorata con avidità dal bestiame (“Nature” del 15 gennaio 1891)

Anche in Russia cadde qualcosa: nel marzo 1832 una sostanza gialla ricoprì i campi vicino a Volokolamsk. Sulle prime gli abitanti pensarono che si trattasse di neve colorata, ma poi si accorsero che la sostanza assomigliava molto al cotone. Ne fu messa sul fuoco una piccola quantità che bruciò con una fiamma azzurra, una parte vennemessa a bagno nell’acqua e divenne resinosa; posta sul fuoco, bolliva e faceva schiuma ma non bruciava. Si dice che questa resina avesse il colore dell’ambra, una consistenza gommosa e un odore <<come di olio mescolato con cera>> . La precipitazione copriva un’area che andava dai 5500 ai 6000 m ² , per uno spessore di circa 5 cm (“Annual Register”, 1832)

Una sostanza forse simile cadde anche da noi, precisamente a Genova, la mattina del 14 febbraio 1870, qui si poterono fare analisi più approfondite, merito di M.G.Boccardo e del prof. Castellani dell’Istituto Tecnico di Genova, risultò che era così composta: 66% di sabbia (perlopiù silice con un po’ di creta), 15% di ossido di ferro (ruggine), 9% di carbonato di calcio, 7% di materia organica e il resto di acqua. La materia organica conteneva particelle simili a spore, granelli di amido, frammenti di diatomee (alghe le cui cellule contengono silice) e globuli blu cobalto non identificati (la segnalazione è presa da un giornale straniero, il “The journal of the Franklin Institute” del 12 luglio 1870, non ho trovato nulla sui giornali italiani, se qualcuno ne avesse notizia è pregato di segnalarlo)

A Milwaukee, a Green Bay e in altre località del Wisconsin (USA), caddero, a fine ottobre 1881, delle ragnatele robuste e molto bianche. La loro lunghezza variava da piccoli puntini a lunghissimi fili di 20 metri. Le ragnatele, talvolta tanto fitte da disturbare la vista, sembravano muoversi verso l’entroterra del lago Michigan ed estendersi verso l’alto a perdita d’occhio. A riprova di ciò che dicevo pocanzi fu notato con spirito che << stranamente non si fa menzione in nessuno dei comunicati… della presenza di ragni in questa grande esposizione di ragnatele >> (“Scientific American”, 26 novembre 1881)

Nell’agosto 1890, nelle vicinanze di Mardin e di Diyarbakir in Turchia, un’area di circa 8 km ² venne ricoperta di piccole sfere giallognole, bianche all’interno, pare che qualcuno l’abbia pure assaggiata (che coraggio…) scoprendola commestibile e la gente del posto la raccolse e ci fede del pane, che aveva un buon sapore ed era facilmente digeribile. I botanici dichiararono che la sostanza era un lichene, forse la Lecanora esculenta (“Nature” del 15 gennaio 1891).

Sempre qualcosa di simile alla ragnatela piovve su Montgomery nell’Alabama, il 21 novembre 1898, ma la struttura era più simile all’amianto, parte della materia era in refoli e parte in fiocchi di vari centimetri di lunghezza e larghezza. La cosa più curiosa fu che la sostanza era fosforescente (“Monthly Weather Rewiew”, dicembre 1898).

Per i fenomeni recenti italiani rimando ai seguenti link

Edicolaweb – CAPELLI D’ANGELO: IL MISTERO CONTINUA – di Antonio Bruno

capelli d’angelo

workgroups: Capelli d’angelo

UFOTEL

Ed ora qualche oggetto caduto dal cielo veramente insolito e strano.

Il 13 agosto 1819 ad Amherst, nel Massachusetts, cadde un oggetto maleodorante, ricoperto da una specie di felpa. Venne esaminato da Rufus Graves, che tolse la peluria e scoprì, sotto di essa, una <<sostanza polposa del colore del cuoio>>. Al contatto con l’aria la sostanza assunse <<un colore livido, come di sangue venoso l’oggetto a quanto dicevano, era caduto producendo una vivida luce (“Annual Register”, 1821).

Era il 17 giugno 1857, quando il signor Bradley, un agricoltore di Ottawa nell’Illinois, udì un sibilo e, alzando gli occhi, vide una massa di tizzoni ardenti a forma di V precipitare al suolo, a circa 15 metri da lui, facendo fumare il terreno. I pezzi più grossi erano quasi completamente penetrati nel terreno, mentre quelli più piccoli affioravano per metà. Bradley aveva notato una piccola nube densa e scura sovrastare il giardino; il tempo era stato piovoso, ma senza tuoni né fulmini (“The American Journal of Science and Arts”, novembre 1857).

Una pioggia di zucchero candito (!!!) è stata segnalata in alcune zone della Lake County, in California, nelle notti del 2 e dell’11 settembre 1857. <<A quanto si dice, in quelle due notti cadde una pioggia di zucchero candito; i cristalli misuravano dai 3 ai 6 millimetri di lunghezza ed erano grossi quanto una penna d’oca. Alcune signore del luogo ne fecero dello sciroppo>> (Lyman L. Palmer, “History of Napa and Lake Counties, California”).

La sera della Domenica della S.S. Trinità, nel 1908, il parroco di St-Etienne-lès-Remiremont, una parrocchia situata a qualche chilometro dalla catena dei Vosgi, in Francia, stava comodamente seduto in canonica intento a leggere un <<poderoso trattato di geologia>>. Aveva letto appena qualche pagina sulla formazione del ghiaccio quando sentì aprirsi la porta della canonica e la signorina Marie André chiamare: <<Signor curato, venga presto, si stanno sciogliendo!

Con una certa riluttanza padre Gueniot si alzò per vedere di cosa si trattasse, il resto della storia continua con le sue stesse parole.

”Guardate”, mi disse, “qui c’è l’immagine di Nostra Signora del Tesoro, impressa sui chicchi di grandine.” “Andiamo, andiamo”, risposi, “non mi venga a raccontar frottole.” Per farla contenta, guardai distrattamente i due chicchi che teneva in mano, ma poiché non volevo vedere nulla, e per di più non avrei potuto vedere nulla senza gli occhiali, mi voltai e tornai al mio libro. Lei si fece pressante: “La prego, si metta gli occhiali.” Lo feci, e vidi molto distintamente sulla faccia anteriore dei chicchi, che erano leggermente convessi al centro sebbene i bordi fossero irregolari, il busto di una donna, con veste rialzata in fondo come un piviale. Potrei forse descriverla con maggiore precisione dicendo che era come la Vergine degli Eremiti. I contorni dell’immagine erano leggermente incisi, sembrava che fossero stati ottenuti con un punzone, ma erano molto nitidi.

Marie André mi chiese di osservare alcuni particolari della veste, ma mi rifiutai di guardare più a lungo. Mi vergognavo della mia credulità, sentendomi sicuro che la Benedetta Vergine non si sarebbe presa la briga di stampare immagini di se stessa sui chicchi di grandine. Dissi: “Ma non vede che questi chicchi devono essere caduti sugli ortaggi e devono aver ricevuto queste impressioni da essi? Portateli via, non so che farmene”. Tornai al mio libro senza preoccuparmi ulteriormente di ciò che era successo.

Ma la mia mente era turbata dalla singolarità di quei chicchi di grandine; ne raccolsi tre, per soppesarli, senza guardarli da vicino. Pesavano dai 170 ai 200 grammi, uno di essi era perfettamente sferico, come le palle con cui giocano i bambini, e aveva una crestina in rilievo tutto intorno, come se fosse stato colato in uno stampo (non sono rare le segnalazioni di chicchi di grandine con bordi a rughe o a creste, NdR). Durante la cena (ero solo) mi dissi: “Comunque questi chicchi di grandine hanno una forma insolita e l’impronta di quei due che ho esaminato era così regolare e precisa che poteva ben difficilmente essere attribuita al caso”. Ma presto mi irrigidii contro ogni tentazione di credere al paranormale, e mi vergognai di averci pensato per un momento.

Quando il parroco ebbe finito la sua cena, anche il temporale era passato, e il sacerdote si recò in giardino per controllare i danni subiti dal suo orto. Ebbe la lieta sorpresa di vedere che il maltempo non aveva danneggiato gli ortaggi, più tardi apprese che aveva rotto circa 1400 vetri nelle case della zona. Sembrava che il temporale avesse prodotto due tipi di chicchi, quelli con la miracolosa immagine e un tipo più grande e distruttivo, ciò che mi sembrò degno di attenzione; continua il parroco, era che i chicchi, che avrebbero dovuto essere scagliati con violenza al suolo, secondo le leggi dell’accelerazione della velocità dei corpi in caduta, sembravano invece cadere da un’altezza di pochi metri e avere solo la velocità iniziale di un corpo che continua a cadere. La testimonianza del parroco così continua:

<<Verso le sette e mezzo, nelle vicinanze della canonica giravano le voci che molte persone avevano visto l’immagine della Madonna del Tesoro impressa sui chicchi di grandine, e che molti chicchi avevano la forma di medaglioni. I bambini li avevano raccolti nei loro grembiuli e li avevano fatti vedere ai genitori, che avevano constatato la presenza della stessa immagine. Alcuni videro persino piccoli particolari, come la corona della Vergine, il Bambino Gesù, le frange della veste. Era tutto frutto dell’immaginazione? Ma a parte questi dettagli, non vi sono dubbi che la maggior parte dei chicchi esaminati recava distintamente l’immagine della Madonna del Tesoro. Il mattino seguente, i trasportatori del latte, di ritorno da Remiremont, riferirono che molte persone in città avevano osservato la stessa cosa.

Dopo il vespro la domenica successiva, il parroco raccolse 50 firme di persone che erano <<assolutamente convinte della verità delle loro osservazioni; Non annettevo molta importanza; disse, a queste firme di cui avrei anche potuto essere l’ispiratore, ma in realtà esse furono date spontaneamente.

Il parroco concludeva osservando che, sebbene le autorità di Remiremont gli avessero negato il permesso per una solenne processione, che avrebbe dovuto svolgersi la Domenica della SS. Trinità, l’artiglieria del cielo aveva organizzato una processione in senso verticale che nessuno poteva proibire (“English Mechanic and World of Science”, 12 giugno 1908).

Edward Mootz, alle 17,30 del 22 luglio 1955, stava lavorando nel giardino di casa sua, in Boal Street a Cincinnati, nell’Ohio. Improvvisamente, qualche goccia di un liquido rosso e caldo gli cadde sulle braccia e sulle mani; in pochi istanti, una pioggia rossa prese a cadere tutto intorno a lui. Proveniva da una protuberanza scura che sporgeva da una nuvola, e stava irrorando un albero di pesco del suo giardino. Così raccontò:

Alzai lo sguardo e proprio sopra la mia testa, a circa 300 metri di altezza, stava la più curiosa nuvola che avessi mai visto: non era una grossa nuvola, ma aveva strani colori, era verde scuro, rossa e rosa. Il rosso era simile a quello della strana sostanza che aveva colpito me e il mio albero, qualunque cosa fosse, vidi che proveniva da quella nuvola. Osservai la nube per un minuto, cercando di capire, poi le mani e le braccia cominciarono a bruciare nei punti colpiti dalle gocce, mi facevano veramente male, come quando si versa dell’alcool su una ferita aperta; corsi in casa e mi lavai con abbondante acqua e sapone.

La pioggia in realtà assomigliava a sangue, appariva oleosa ed appiccicosa al tatto. La mattina seguente, Edward Mootz scoprì che il pesco era morto durante la notte insieme a tutta l’erba che lo circondava, e tutti i frutti appesi all’albero si erano avvizziti sui rami. Al momento del rovescio, nella zona non c’erano aerei e sembra improbabile che un impianto chimico o una fabbrica possano aver prodotto una nube capace di librarsi sopra un punto tanto ristretto per vari minuti. Mootz fu intervistato da rappresentanti dell’Aeronautica, che prelevarono anche campioni dell’albero, dei frutti e dell’erba, quanto possano aver scoperto non è stato reso pubblico, e la natura della pioggia mortale rimane un mistero (“Enquirer” di Cincinnati, 28 agosto 1955; “The Cincinnati Post” 3 febbraio 1975).

Monetine da un penny e da mezzo penny caddero, un giorno del 1956, intorno ai bambini che uscivano dalla scuola di Hanham, un sobborgo di Bristol, in Inghilterra (John Michell e Robert J.M. Rickard, “Phenomena: A Book of Wonders”).

“Migliaia” di banconote da 1000 franchi piovvero su Bourges nel 1957. Nessuno mai ne rivendicò la proprietà o ne denunciò la perdita (John Michell e Robert J.M. Rickard, “Phenomena: A Book of Wonders”).

Forse questa segnalazione non riguarda cadute di oggetti anomali, ma è stranissima lo stesso: un pomeriggio di novembre del 1958 piovve per due ore e mezzo sopra un’area di circa 10 metri quadrati a casa della signora R. Babington ad Alexandria in Louisiana. In quel momento il cielo era perfettamente sereno e né l’ufficio meteorologico né quello della vicina base aerea riuscirono a dare una spiegazione del fenomeno (“Alexandria Daily Town Talk”, 11 novembre 1958).

Durante l’anno 1968 un diluvio di fango, legno, vetro e cocci precipitò per ben quattro volte sulla città di Pinar del Rio, a Cuba (John Michell e Robert J.M. Rickard, “Phenomena: A Book of Wonders”).

Un certo numero di banconote per il valore di 2000 marchi scese fluttuando dal cielo sereno a Limburg (Germania Occidentale) nel gennaio 1976; i soldi “celesti” vennero raccolti da due ecclesiastici (“Bath and West Evening Chronicle” del 6 gennaio 1976).

Che dire di tutti questi fenomeni? Storie vere oppure scherzi di qualche burlone? Impossibile dirlo, l’unica soluzione è osservare il cielo e cercare di scoprire più cose possibili sulla natura ed il paranormale, sugli UFO e sulla mente umana, forse le risposte arriveranno da sole.

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fonte: http://libertadicronaca.blogspot.com/

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Una Risposta to “FENOMENI FORTIANI CADUTE DI OGGETTI DAL CIELO”

  1. It’s fantastic that you are getting ideas from this paragraph as well as from our discussion made at this time.

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