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La città di Porsenna era vicino a Travalle. Clusium quod Camars olim appelabant

Posted by curiositybox su 1 settembre 2013

La città di Clusium, oggi identificata esclusivamente con l’etrusca Klevsin, ossia l’odierna Chiusi in Valdichiana, potrebbe avere avuto un’omonima nell’antica città di Camars che lo stesso Tito Livio ricorda essere stato l’antico nome di Clusium: «Ad Clusium quod Camars olim appelabant» (Ab Urbe condita, X, 25, verso 11). L’ipotesi dell’esistenza di due Chiusi è stata accreditata anche nel recente passato da vari autori ed etruscologi. Per chiarire il concetto dovremo tenere presente che nell’antichità le genti che per prime fondarono città attribuirono frequentemente lo stesso nome a luoghi diversi, così che l’etnico Camerti, popolo facente parte dell’antichissimo ceppo dei primi abitatori italici che gli storici greci indicarono come Umbri, è associato a luoghi che conservano ancora oggi una medesima radice onomastica (ad esempio Camerino, Camerano, Camarina, Camerata, eccetera). Non stupisca quindi il fatto che luoghi diversi abbiano assunto un toponimo uguale o similare che l’uso linguistico ha in parte modificato da un punto di vista fonetico. Fino ad ora è mancata una valida alternativa e soprattutto una presenza insediativa che ponesse per ruolo e per dimensioni la propria candidatura quale possibile originaria città di Camars, vel Clusium (nella dizione latina).

Contrariamente al pensiero che va per la maggiore la città di Camars, la città-Stato del Re Porsenna, potrebbe essere localizzata sui Monti della Calvana e nella valle della Marina (Mars, ovvero fiume della città), oggi segnata da numerosi villaggi d’epoca antichissima ubicati sui versanti collinari, e il fiume Bisenzio, dove sorge il grande mercatale bisentino. Camars è la città che avviò la colonizzazione della pianura padana e  sviluppò i traffici commerciali con l’oriente e con il grande nord, probabile artefice della costruzione della arteria transappenninica. Di quella città-Stato di Camars/Clusium è stato ritrovato l’emporio fluviale indicato come Visentium, che funge da snodo transappenninico tra l’arteria stradale etrusca proveniente dal bacino pisano, la cui esistenza è confermata dai recenti ritrovamenti di Casa del Lupo a sud-est di Lucca, e la «Via dei Santuari», in parte coincidente con il percorso della cosiddetta «Flaminia minor», riadattamento romano dell’antica strada etrusca, che emerge in vari tratti prima e dopo il passo della Futa e oggetto di studi trentennali di appassionati ricercatori e archeologi. Ed ecco la novità. Ci è capitato di leggere l’intervista di Antikitera allo studioso di etruscologia Stefano Romagnoli riguardo la città di Porsenna e ad un certo punto, riflettendo sulla scoperta di un nuovo libro che parla di Chiusi (scritto da Pomponio Mela) siamo rimasti impressionati dalla somiglianza dei luoghi descritti dall’articolista con quelli presenti nei territori tra Travalle e Poggio Castiglioni. In particolare tenendo presente che la Calvana è stata utilizzata dei tagliapietre per cavare la pietra alberese, ci siamo immedesimati in Turms Porsenna e siamo andati di persona su Poggio Castiglioni per verificare  se la nostra ipotesi era giusta o no. Da quel punto di vista privilegiato anche davanti ai nostri occhi si estendevano le fertili vallate e le boscose colline. Al nostro nord ci siamo immaginati di vedere le acque azzurre del lago della Chiusa, mentre al nostro lato ovest, abbiamo visto il cono tranquillo dove una volta c’era un tempio (in questa zona furono rinvenuti nella prima metà del XVIII secolo esemplari straordinari di bronzetti tra i quali spicca il bellissimo kouros detto de «l’Offerente» – 480~460 avanti Cristo – che oggi si conserva al British Museum di Londra). Per concludere con le parole di Turms Porsenna dirimpetto a noi, in direzione di “Quinto Fiorentino” abbiamo visto le dimore eterne dei trapassati (le più famose sono la tomba della Mula e della Montagnola). Per far comprendere meglio la nostra ipotesi e le constatazioni derivate, riportiamo di seguito uno stralcio dell’intervista a Stefano Romagnoli, precisando che nella zona della Val di Marina esistono i toponimi di Il Chiuso, La Chiusa e gli idronimi di Mars (Marina) e Chiosina mentre a Poggio Castiglioni si ritrovano i toponimi di Poggio Camerella e l’idronimo del torrente Camerella. Inoltre vedendo la cartina presa da googlemaps si vede la forma particolare che assume la prima parte dei monti della Calvana, che richiama l’idea di camera (Kamaru), esattamente tra l’antico tempio etrusco dov’è stato trovato l’offerente e la valle.

…ma un´altra scoperta del nostro “visionario” Stefano Romagnoli che, cercando fra le carte dell´ex-biblioteca Bonifica della Valdichiana, ne ha riscoperta “un´altra delle sue” che viene da un altro grande “visionario” come lui ma ante litteram: Pomponio Mela (54 d. C.).

Un libro che, da una parte, conferma ed aggiunge dettagliatissime informazioni alla locazione del mausoleo di Porsenna fornita dal Varrone e, dall´altra, smentisce clamorosamente quelle demenziali misure. A questo proposito è particolarmente interessante notare come quelli che da sempre sono considerati visionari, nella realtà, sono molto più oggettivi e disincantati dei nostri “autorevoli” storici che, addirittura, ancora cercano il labirinto! Per dovere di cronaca si deve ricordare che questo libro, scritto dal primo geografo della storia e rinvenuto da Stefano Romagnoli, è stato tradotto dal latino antico dal celebre Gismondo Tagliaferro, autore del libro “Tombaroli si nasce”.

“Uscii dalla Città e scesi nella valle lungo il sentiero da cui un tempo ero venuto è il protagonista della vicenda narrata da Pomponio Mela: Turms Porsenna, che parla Io non scelsi la strada facile che conduce alla montagna sacra, quell´usata dai tagliapietre, bensì la Scala Santa fiancheggiata dai pilastri di legno dipinti… In silenzio oltrepassai l´ingresso alle tombe segnate dai tumuli di pietra e, prima di toccare la vetta, mi “imbattei” anche nella Tomba di mio Padre. Dinnanzi a me, in ogni senso, si stendeva vasta la mia terra con le sue fertili vallate e le boscose colline. A settentrione luccicavano le acque azzurro cupo del mio lago, ad occidente si levava il “cono tranquillo” che poi è la montagna della dea, dirimpetto si stendevano le dimore eterne dei trapassati…”. La terra descritta, ancora una volta, è esattamente la zona compresa tra Chiusi e la Solaia.

tratto da: Il caso Porsenna: intervista a Stefano Romagnoli da www.antikitera.net/news

cartina_Travalle

Nella cartina si vede bene la morfologia a camera che assume il primo tratto della Calvana (lato sinistro della foto). All’interno di quest’area sono situati Poggio Camerella ed il torrente Camerella, il quale scende a valle contornando una collina artificiale denominata Castelluccio.

foto il chiuso001

foto_Gonfienti_e_Calvana

In primo piano si vede l’edificio della domus etrusca di 1440 metri trovata a Gonfienti, all’interno della quale è stata rinvenuta una Kylix (coppa), che raffigura un vecchio barbuto vestito con un pregiato panneggio, la cui figura evoca la presenza di un grande re (notare la corona che cinge la testa). Sullo sfondo invece si vede Poggio Castiglione, l’acropoli della città sul Bisenzio dove sono state individuate le muraglie che cingevano un villaggio per oltre 20 ettari insieme alla cavea di un grande teatro.

Kylix

La Kylix trovata nella domus di Gonfienti. Nella coppa si vede una persona anziana (lo si deduce dal fatto che si poggia su di un bastone), defunta (vedi il cippo funerario alle sue spalle) con il palmo della mano rivolto verso l’alto nel gesto di versare acqua purificatrice sulla fronte di un messaggero alato che, in quello stesso istante, lo sta onorando e incoronando.

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