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Ma la storia è davvero andata come ce la raccontano?

Posted by curiositybox su 4 maggio 2014

 

Cosa hanno in comune Orazio Coclite, Muzio Scevola e Clelia ?

Riassumendo la risposta in una parola sola potremmo dire: Porsenna.

Porsenna, o meglio Lars Porsenna, in cui Lars è il prenome derivato dall’etrusco Larth, fu un re

etrusco di Chiusi, città – stato ubicata in Toscana, vissuto nel VI secolo a.C., probabilmente tra

il 530 e il 480 a. C. La sua figura fu talmente importante da essere definito non come lucumone (

che per gli Etruschi rappresentava sia il capo politico che religioso di una comunità) della città di

Chiusi, ma come “re degli Etruschi”, per sottolineare forse il suo ruolo di potere nella dodecadopoli,

ossia la comunità costituita da dodici città, dell’Etruria settentrionale.

Secondo la tradizione letterale raccontata da Tacito, Porsenna nel 509 a. C. avrebbe riportato Roma

sotto il dominio di un re divenendo di fatto l’ottavo ed ultimo re di Roma.

Questo atto di forza fu motivato dall’aiuto militare mosso in supporto del re etrusco Tarquinio il

superbo, estromesso dalla città romana che si era ribellata alla sua prepotente tirannia.

Tarquinio il Superbo, detronizzato, persuase Lars Porsenna, re di Chiusi, a rimetterlo sul trono con

le armi. Ma il grande re etrusco che partì da Chiusi con un esercito composto da soldati provenienti

da tutta la dodecadopoli, non rimise sul trono il tiranno Tarquinio, ma se stesso.

Secondo alcuni autori Porsenna pose il campo sul Gianicolo e assediò la città.

Nel raccontare l’assedio si narra anche della presa del ponte Sublicio, dal quale emerse una figura

eroica decantata dagli storici romani, quella di Orazio Coclite, ossia HORATIUS·COCLES che in

Latino significa " Orazio con un solo occhio".

La leggenda romana vuole che questo eroe impedì da solo il passaggio degli Etruschi sul ponte

Sublicio, dando modo ai Romani di tagliarlo alle sue spalle (il ponte era di legno), per impedire che

i nemici attraversassero il Tevere prendendo possesso della città.

Ci sono due storici che a tal proposito ci forniscono due storie diverse: secondo Polibio Orazio

Coclite perì nel fiume, ma per Tito Livio invece si salvò ricevendo grandi onori per l’impresa.

Ovviamente è impensabile che un solo uomo, anche se molto forte e coraggioso potesse bloccare la

potente ed agguerrita armata etrusca ed è quindi più ragionevole pensare che gli Etruschi abbiano

preso il possesso della città senza troppi sforzi e che gli storiografi romani abbiano cercato di

sminuire e mascherare il ricordo di una dominazione da parte dell’ottavo re, durata dal 509 sino

al 504 a. C., quando ad Ariccia morì il figlio di Porsenna Arunte nel corso della battaglia contro i

Latini alleati con i greci di Cuma.

Comunque, il fatto che Porsenna divenne l’ottavo re di Roma è testimoniato anche dall’impresa

di un altro valoroso soldato romano, Muzio Cordio, più famoso come Muzio Scevola, salito agli

onori delle cronache per aver tentato di sopprimere Porsenna in quanto capo dell’esercito che aveva

il comando di Roma. Muzio Cordio, giovane aristocratico romano di origine e lingua etrusca,

si infiltrò nell’accampamento di Porsenna, attese che il suo bersaglio rimanesse solo e quindi lo

pugnalò, ma sbagliò persona, uccidendo invece il suo scriba. Catturato e portato dai soldati dinanzi

a Porsenna il giovane romano denunciò la vera intenzione di colpire il re, auto-punendosi: mise così

la mano destra, quella che impugnava l’arma, in un braciere dove ardeva il fuoco dei sacrifici. Da

quel giorno il coraggioso nobile romano avrebbe assunto il nome di "Muzio Scevola” ossia Muzio il

mancino.

Riguardo alla figura di Clelia Tito Livio scrive che, durante l’occupazione romana del re di Chiusi,

la ragazza fu consegnata insieme ad altri giovani a Porsenna per un patto di pace tra i Romani e gli

Etruschi.

Dato il suo spirito ribelle Clelia cercò degli espedienti per scappare dagli Etruschi. Si ingegnò ed

alla fine riuscì a trovare una via di fuga attraversando il fiume Tevere. Ma Porsenna, una volta

venuto a sapere che era scappata pretese la sua restituzione. Fu così che i Romani riconsegnarono

la ragazza, che il re etrusco non solo protesse, ma onorò, permettendole di scegliere gli altri ostaggi

che avrebbero dovuto farle compagnia e che Clelia indicò in alcuni adolescenti come lei. Una volta

conclusa la pace, i Romani immortalarono il gesto di estremo coraggio della ragazza con una statua

equestre in cima alla Via Sacra, la strada più importante e più antica di Roma, così chiamata dopo

che Romolo e Tito Tazio vi ebbero firmato la pace della guerra, causata dal ratto delle Sabine.

Un’ultima nota prima di chiudere questa ricerca.

I libri di storia di solito non riportano l’informazione che Roma fu governata da otto re, come in

effetti è stato con Porsenna ultimo re di Roma. Come pure non esiste nessuna menzione sul fatto

che Lars Porsenna una volta lasciata la grande città per far ritorno a Chiusi (e questo avvenne dopo

l’uccisione del figlio Arunte nel corso della battaglia di Ariccia nel 504) non restaura nessuna forma

di monarchia o tirannia, ma consegna il potere nelle mani di due consoli romani, anticipando nel

concreto quei principi che daranno vita alla futura repubblica romana e facendo diventare reale

quella forma di democrazia che si vedrà in Grecia solo intorno al 450 a.C., più precisamente

nell’Atene dell’epoca di Pericle.

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