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misterioso libro di Oera Linda

Posted by curiositybox su 25 luglio 2015

Nel 1876 compare a Londra un libro sconvolgente dal titolo Libro di Oera Linda”, sottotitolato “Da un manoscritto del XIII secolo”. L’editore, Trubner & Co., è uno dei più seri presenti sul mercato e non c’è alcun motivo di pensare a una falsificazione.

Nel 1876 compare a Londra un libro sconvolgente dal titolo Libro di Oera Linda”, sottotitolato “Da un manoscritto del XIII secolo”. L’editore, Trubner & Co., è uno dei più seri presenti sul mercato e non c’è alcun motivo di pensare a una falsificazione. Il fatto poi che accanto al testo in inglese venga riportato a fronte quello originale in frisone (la lingua della Frisia, la parte più settentrionale dell’Olanda) è una garanzia aggiuntiva di serietà, offrendo l’opportunità agli studiosi di verificarne l’autenticità. La cosa è lo stesso scottante, perché se ciò che sta scritto nelle pagine del libro è vero, la storia del mondo antico va completamente riveduta e corretta.
Si racconta che nel III millennio a.C., nel tempo in cui vennero innalzate le grandi piramidi e Stonehenge, nel nord dell’Europa esisteva una grande isola continente, abitata da una razza altamente civilizzata. Nel 2193 a.C. l’isola era scomparsa, svanita come l’altrettanto leggendaria Atlantide, completamente disintegrata da immense catastrofi. Molti superstiti erano riusciti a trasferire la loro civiltà altrove. Egitto e Creta compresi. E infatti nel “Libro di Oera Linda” leggiamo che Minosse, il favoloso re di Creta, costruttore del labirinto, era un frisone e che era stata questa sua civiltà a originare in seguito quella ancora più splendente di Atene. Tutto questo era sembrato così straordinario e sconvolgente che in prima battuta gli studiosi tedeschi e olandesi sorrisero fra loro, pensando a una colossale presa in giro. Anche se il trucco era stato inscenato bene e probabilmente si trattava non di un falso moderno, ma antico, vecchio di un secolo o due, cosa che l’avrebbe al massimo spostato nel tempo attorno al 1730. Un momento storico in cui riesce per davvero difficile immaginare che a qualcuno venisse in mente di mettere in atto una burla simile. Se ci riferissimo a un centinaio di anni dopo, nel pieno dell’età romantica, la cosa sarebbe forse ancora ipotizzabile, vista l’ansia di creatività e il desiderio di dare libero sfogo all’immaginazione propri del tempo. Ma è pressoché impossibile pensare che nell’algida e rigida epoca di Federico il Grande e del principe di Orange-Nassau (del tutto refrattario dal punto di vista letterario) ci fosse stato qualcuno tanto fantasioso da inventarsi un lavoro simile. Certo, è vero che un celebre falso ascritto alla fonte della poesia gaelica – i versi di Ossian, scritti in realtà da James MacPherson – nel 1760 aveva conquistato l’Inghilterra e l’intera Europa; ma se anche il Libro di Oera Linda era il frutto di un’operazione alla MacPherson, come mai era stato dimenticato in un cassettone ed era saltalo fuori solamente nel 1848? Stando a ciò che si leggeva nell’Introduzione scritta nel 1871, il libro era stato conservato presso la famiglia Linden (o Linda) da «tempo immemorabile» ed era scritto in una lingua simile al greco. L’incipit era costituito da una lettera di un tal "Liko oera Linda", datata 803 d.C., in cui l’uomo diceva che avrebbe conservato il libro «col corpo e con l’anima», poiché in esso era contenuta la storia della sua gente. Nel 1848 il manoscritto era stato ereditato da un certo C.Over de Linden – versione moderna del casato Oera Linda – quando un esimio linguista, il professor Verwijs, aveva chiesto il permesso di esaminarlo. Sin da subito egli aveva riconosciuto nel misterioso linguaggio del libro l’antichissimo frisone, una forma arcaica di olandese. La versione esaminata dal professore era una copia dell’originale datata 1256, riportata su pagine ottenute con fibra di cotone e scritta con inchiostro nero che non conteneva ossido di ferro (perché se no sarebbe diventato bruno). Stando alla introduzione (a firma del dottor J.O. Ottema) nel Libro di Oera Linda veniva raccontata la storia di una grande isola continente, chiamata Atland, posta all’incirca sulla stessa latitudine delle isole britanniche, in quello specchio di mare che noi oggi chiamiamo Mare del Nord (per farla breve, a nord delle coste olandesi). Ottema sembra immaginare trattarsi dell’Atlantide di Platone, che molti ricercatori hanno collocato da qualche parte nell’oceano Atlantico. E poiché Platone afferma soltanto che Atlantide si trovava al di là delle Colonne d’Ercole (l’attuale stretto di Gibilterra), Ottema potrebbe aver ragione. Stando al manoscritto, Atland godeva di un ottimo clima e di abbondanza di cibo e fintanto che i suoi governanti si erano mantenuti saggi e religiosi, l’isola era rimasta serenamente in pace. Il suo leggendario fondatore era stata una donna semidivina, Frya, una versione della nordica Freya, la dea lunare, il cui nome significa "signora". (In modo analogo la parola frey significa "signore"). Gli abitanti di Atland veneravano un solo dio, che si celava sotto il per noi impronunciabile nome di Wr-alda. Frya era la prima di tre sorelle. Le altre si chiamavano Lyda e Finda. Lyda aveva la pelle scura ed aveva dato origine alle popolazioni negroidi; Finda aveva la pelle giallastra, e aveva dato origine alle popolazioni orientali; Frya aveva la pelle chiara. Fino a qui siamo nella leggenda, ma il libro prosegue raccontando quella che sostiene essere una storia realmente accaduta. Nel 2193 a.C. una catastrofe immane e sconosciuta aveva colpito Atland, che era stata inghiottita dalle acque dell’oceano. La logica suggerisce che allo stesso modo avrebbero dovuto scomparire anche le isole britanniche, dal momento che erano vicinissime al misterioso continente; ma se Atland era un territorio sotto il livello del mare come gran parte dell’attuale Olanda, si comprende facilmente il perché della spaventevole, catastrofica alluvione. (Il cosiddetto Banco di Dogger dove la leggenda colloca Atland corrisponde alla parte più bassa del Mare del Nord). Secondo Platone, Atlantide era andata incontro alla sua terribile fine circa novemila anni prima. Una moderna autorità del campo, il professor A.G. Galanopoulos, ha dichiarato che le indicazioni offerte dal filosofo greco a proposito di Atlantide (quelle notizie che gli erano state tramandate dai sacerdoti egizi) sono tutte amplificate di dieci volte; per esempio, quando Platone scrive che il grande canale che stava attorno alla città reale era lungo più di diecimila stadi (oltre 1600 km) ci pone di fronte a dimensioni gigantesche, al punto che la superficie coperta dalla capitale avrebbe dovuto risultare di alcune centinaia di volte più grande di quella occupata dalle già estese Londra o Los Angeles. In base a questo ragionamento, se dividiamo 9000 per dieci otteniamo 900. I sacerdoti egizi raccontano di Atlantide al legislatore greco Solone nel 600 a.C., da questa data, aggiungendo altri 900 anni, si arriva al 1500 a.C. Questo è grosso modo lo stesso momento dell’esplosione del vulcano di Santorini (a nord di Creta), la catastrofe che sconvolse una buona metà dell’area mediterranea. Galanopoulos sostiene che Santorini era infatti Atlantide. L’unica obiezione forte consiste nel ricordare che Platone colloca il mitico continente al di là delle Colonne d’Ercole, nel qual caso Atland sarebbe un’altra isola continente. Un altro motivo per cui il Libro di Oera Linda è sempre stato snobbato è dovuto al fatto che la narrazione suona poco familiare e i nomi strani. Sotto questo punto di vista lo potremmo assimilare al Libro di Mormori o a quella straordinaria opera che si intitola Oashpe dettata sotto divina ispirazione dal medium americano J.B. Newbrought praticamente nello stesso periodo in cui il Libro di Oera Linda era dato alle stampe in Inghilterra. La differenza sta però nel fatto che mentre questi due libri vantano un’origine ispirata dalla divinità, in quello di Oera si dichiara che tutto ciò che è raccontato è storia vera. Ad ogni modo, le popolazioni che vengono citate non sono certo frutto di fantasia. In un libro successivo si parla a lungo di un prode guerriero di nome Friso, ufficiale di Alessandro il Grande (nato nel 356 a.C.) citato anche in altre cronache storiche dei popoli del nord. (Nel Libro di Oera Linda si parla parecchio di Alessandro). In queste cronache si dice che Friso giungeva dall’India. Nell’Oera Linda, l’eroe viene fatto discendere da una colonia di Frisoni stanziatasi nel Punjab attorno al 1550 a.C.; mentre il geografo greco Strabone menziona queste stranissime tribù "indiane", da lui chiamate in modo generico Germania. Nel testo si ricorda anche Ulisse e la sua ricerca alla caccia della sacra lampada, una pitonessa gli aveva predetto che qualora l’avesse trovata sarebbe diventato re d’Italia. Fallito il tentativo di farsi consegnare sotto lauta ricompensa (i molti tesori portati da Troia) la lampada dalla sacerdotessa, la "Madre Terra", che la custodiva, Ulisse aveva fatto vela fino a raggiungere un luogo chiamato Walhallagara (nome che suona molto simile a Walhalla) dove aveva avuto una storia d’amore con la principessa Kalip (ovviamente Calipso) e con la quale era convissuto per molti anni fra «lo scandalo e la disapprovazione di tutti coloro che lo conoscevano». Da Calipso aveva ottenuto una sacra lampada tipo quella che stava cercando, ma la sorte non gli era stata amica, perché la sua nave aveva fatto naufragio e lui era stato salvato, nudo e senza più alcun avere, da un’altra imbarcazione. Questo frammento di storia greca inserito nel Libro di Oera Linda è quanto mai interessante. Date le avventure di Ulisse attorno al 1188 a.C., vale a dire una cinquantina di anni oltre la moderna datazione della caduta di Troia. Ma l’Oera Linda potrebbe essere nel giusto. Da quel che la leggenda tramanda, la ninfa Calipso era una burgtmaagd (parola che significa "vergine suprema", una sorta di capo di un gruppo di vergini vestali), un concetto che trova riscontro nelle affermazioni fondamentali dell’Oera Linda, secondo il quale dopo il diluvio i Frisoni avevano preso a navigare per tutto il mondo conosciuto, civilizzando l’area del Mediterraneo per spingersi fino in India. A questo punto si può ben capire come mai studiosi e accademici abbiano sempre disdegnato il libro: prenderlo alla lettera voleva dire riscrivere dal principio tutta la storia dell’umanità. Se, tanto per fare un esempio, accettiamo che l’isola di Calipso, Walhallagara, era l’isola di Walcheren nel Mare del Nord, allora Ulisse aveva compiuto i suoi viaggi al di fuori del Mediterraneo. Una situazione assai più complicata, che rende la versione di Omero decisamente più difficile da accettare. Dopo un secolo di oblio, il Libro di Oera Linda venne riscoperto da uno studioso inglese di nome Robert Scrutton. Nel suo affascinante libro intitolato The Other Atlantis egli racconta come nel 1967 lui e la moglie – una sensitiva dalle doti psicometriche eccezionali – mentre stavano camminando lungo Dartmoor avevano sperimentato la devastante visione di un diluvio: immense, gigantesche ondate verdastre che sommergevano implacabili le colline tutto attorno. Otto anni più tardi, nel corso delle sue ricerche si era imbattuto nella leggenda del diluvio all’interno di un antichissimo testo letterario noto come Le Triadi del Galles (dove si parla anche di re Artù). Nel libro si racconta che molto prima che il Kmry (Galles) venisse unito alla Britannia, c’era stato uno spaventoso diluvio che aveva spopolato l’intera isola. Una sola nave era riuscita a scampare e coloro che la guidavano erano andati a stanziarsi nella penisola della "Terra Solatia" (da Scrutton identificata nella Crimea, ancora oggi chiamata Krym, nel Mar Nero). Poi i sopravvissuti avevano deciso di visitare luoghi posti a maggiori altezze per colonizzarli, poiché la loro penisola era soggetta a inondazioni. Alcuni gruppi erano approdati in Italia, altri in Germania, Francia e Britannia. (Dopo tutto, questa narrazione non sembra in contrasto con quel poco che conosciamo a proposito di un altro misterioso popolo, i Celti le cui origini continuano a rimanere del tutto ignote). E così, alla fine, gli abitanti del Kmry avevano fatto ritorno in Britannia (probabilmente attorno al 600 a.C.) per fondare la religione druidica, all’inizio dedita ai sacrifici umani. Scrutton aveva proseguito nella ricerca portando alla luce altri ricordi relativi a un grande diluvio a più riprese menzionato non solo nella poetica dei bardi gallesi ma anche nell’Edda, il grande poema epico nordico (dove era citato col nome di Ragnarok). A questo punto, vale ricordare che Ignatius Donnely, il cui libro “Atlantis: The Antedeluvian World” nel 1882 era esploso come una bomba, l’anno dopo aveva scritto un altro saggio intitolato “Ragnarok: The Age of Fire and Ice” dove aveva cercato di ricostruire le leggende catastrofiche dell’emisfero settentrionale esponendo, fra l’altro, una dettagliata teoria in merito alla deriva continentale che si sarebbe poi rivelata assolutamente congrua e calzante con le successive ipotesi della scienza geologica terrestre. Quando Scrutton si era finalmente imbattuto nel Libro di Oera Linda si era ritrovato assorbito in una storia nuova dell’umanità, straordinaria eppure credibile. La prima domanda che si era posta suonava così: quale è stata la precisa natura della catastrofe che cancellò Atlantide dalla faccia del pianeta, spopolando al contempo le isole britanniche? In The Other Atlantis (1977) immagina che un gigantesco meteorite o un asteroide si sia schiantato nella regione del Polo Nord. Il violentissimo impatto aveva avuto la forza di spostare l’asse terrestre secondo una inclinazione maggiore, così che quelle terre che fino a quel momento avevano goduto di un clima buono erano di colpo diventate fredde, sviluppando condizioni artiche. I Greci conservavano nella loro mitologia la storia dei popoli iperborei che vivevano in modo felice e idilliaco nell’estremo Nord, quella stessa regione che Scrutton identifica con Atland. Il gigantesco proiettile astrale, dice Scrutton, aveva prodotto il cratere dell’oceano Artico, ove fosse possibile prosciugarlo apparirebbe ai nostri occhi in tutto simile a uno dei grandi crateri che osserviamo sulla faccia della Luna. Molti massi e macigni che gli studiosi ritengono essere stati nei millenni trasportati dall’azione dei ghiacciai, per Scrutton non sarebbero altro che i ciclopici frammenti delle rocce disintegratesi al momento dell’impatto fra la Terra e il grande corpo celeste. Ma questa parte della sua teoria è facilmente contestabile. Nella sezione iniziale dell’Oera Linda, infatti, si dice che per tutta l’estate che aveva preceduto il diluvio «il Sole era stato velato dalle nuvole, come se non avesse più voluto farsi vedere dalla Terra». C’era stata una calma perpetua e «una nebbia spessa come sudore si era distesa sulle case e sui campi». Poi, all’improvviso, «nel bel mezzo della quiete più profonda, la terra aveva incominciato a tremare come se stesse per esplodere e i monti si erano aperti per vomitare fuoco e fiamme». Non ci sono dubbi che si tratta della descrizione di una eruzione vulcanica, quella che si crede abbia distrutto Atlantide, che non sarebbe stata sommersa dall’onda di marea causata dall’impatto con un meteorite. Con questo dobbiamo, per forza, abbandonare l’ipotesi della caduta del corpo celeste? Non del tutto. Certamente un grande meteorite precipitato al Polo Nord avrebbe sollevato ondate a dir poco spaventose, ma se la calotta polare era ricoperta di ghiaccio, le ondate non avrebbero forse avuto l’energia sufficiente per sommergere le isole britanniche e l’isola continente di Atland. Al contrario, la violenta attività vulcanica che ne sarebbe conseguita avrebbe potuto generare un vero e proprio maremoto, come quello che alcuni storici ritengono abbia distrutto e inghiottito l’isola di Santorini (e più tardi Krakatoa). Scrutton cita anche un brano tratto dal testo sacro ed epico finlandese il “Kalevala” dove si racconta del Sole scomparso dal cielo e del mondo congelato. La correlazione temporale colloca questi eventi nel periodo in cui i Magiari (gli attuali Ungheresi) e i popoli finnici erano ancora un unico ceppo umano, vale a dire circa tremila anni or sono. Secondo Scrutton, nelle cosiddette "mappe geografiche degli antichi re del mare" così ben studiate dal professor Charles Hapgood, esisterebbe la conferma della catastrofe di Atland. Ma, ancora una volta, sorge un’obiezione. Alcuni carotaggi di terreno eseguiti nel territorio antartico noto come Terra della Regina Maud, rivelano che l’ultimo periodo in cui le terre del Polo Sud non erano ricoperte di ghiacci risalirebbe al 4000 a.C. Ne conseguirebbe che le grandi civiltà che redassero le mappe di Hapgood avrebbero dovuto esistere e fiorire ben prima. Questo, ovviamente, non esclude la possibilità di una catastrofe un paio di millenni dopo: forse la civiltà di Atland era durata duemila anni, come quella degli Egizi; ma se Hapgood ha ragione e le civiltà di cui fantastica vissero seimila anni or sono per poi essere completamente dimenticate a seguito di straordinarie catastrofi, è evidente che metter d’accordo queste due teorie è alquanto complicato. Esiste però un modo per farlo senza compiere salti mortali o ipotizzare soluzioni ancora più assurde delle teorie stesse. Hapgood sostiene che le antiche mappe sono la testimonianza di una civiltà marittima espansa in tutto il mondo conosciuto, esistente sin da molto prima dell’era di Alessandro il Grande. Proviamo, dunque, ad accettare l’esistenza di questa civiltà, che possiamo ipotizzare fiorente subito dopo l’ultima grande glaciazione, vale a dire il 10.000 a.C. Seimila anni dopo questa civiltà si è ampiamente sviluppata nell’Antartico e nell’isola continente di Atland. In altre parti del mondo, come per esempio il Medio Oriente, è meno fiorente, anche se esistono già città ed è già stata scoperta l’agricoltura. Per ragioni ignote – ancora oggi, in effetti, nessuno sa con precisione perché si siano verificate le glaciazioni – il freddo era tornato e le popolazioni antartiche erano state costrette a migrare altrove, trovando rifugio soprattutto in Egitto. La gente di Atland, invece, dimorando in una fascia più temperata, non era stata investita così pesantemente dal freddo e aveva potuto continuare a restare nell’isola continente. Poi nel 2192 a.C. era sopraggiunta la grande catastrofe che aveva spostato l’asse terrestre. Era stato allora che gli abitanti di Atland, come prima quelli del Polo Sud, erano migrati, spostandosi logicamente verso il sud, in quelle regioni che non erano state colpite dall’arrivo del ghiaccio e dalle distruzioni provocate dalla catastrofe come, per esempio, l’India e il bacino del Mediterraneo. Se questo scenario possiede una logica, allora sia la teoria di Hapgood che quella di Scrutton sono valide. Una cosa, per lo meno, sembra chiara: le mappe degli antichi re del mare dimostrano l’esistenza di antichissime civiltà marinare, nate molto tempo prima dell’era di Alessandro il Grande. Al pari delle mappe, anche il Libro di Oera Linda testimonia questi fatti. Qualora il manoscritto risultasse essere una falsificazione, la cosa non inficerebbe però l’autenticità delle mappe. A tutt’oggi, comunque, non esistono prove che il libro sia un falso. È per questo motivo che sarebbe quanto mai utile una nuova, moderna edizione del testo, non solo per consentire agli studiosi di valutarlo appieno, ma anche per permetterne la lettura ai lettori comuni, certamente affascinati dai tanti racconti di battaglie e uccisioni. Certo che se per caso qualcuno dimostrasse che il Libro di Oera Linda è autentico, ossia racconta fatti realmente accaduti, allora la storia dell’umanità dovrebbe essere completamente rivisitata.

fonte

oeralinda

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Benefici della curcuma: un vero e proprio toccasana per la salute e il benessere

Posted by curiositybox su 29 giugno 2015

 

La curcuma è una spezia molto saporita che dona un sapore intenso ed esotico ad ogni piatto. Ma sapevate che è anche un vero e proprio toccasana per la salute? Vediamo perché

Benefici della curcuma: un vero e proprio toccasana per la salute e il benessere

BENEFICI DELLA CURCUMA –

La curcuma è una spezia molto aromatica che arricchisce il sapore di ogni ricetta della nostra cucina. Ma è anche un vero e proprio toccasana per la salute e il benessere poiché contiene un principio attivo, la curcumina, che è oggetto di molti studi scientifici per il suo potere antivirale, antibatterico e antitumorale.

LEGGI ANCHE: Effetti benefici delle spezie
CHE COS’E’ LA CURCUMA –

La curcuma è una pianta delle regioni asiatiche di cui si apprezza la radice, molto simile allo zenzero che differisce però da questo per il colore arancio e non giallo. Possiamo trovarla sotto forma di tubero oppure in polvere.

 
EFFETTI BENEFICI DELLA CURCUMA –

La curcumina e i curcuminoidi sono i principi della pianta della curcuma che già la medicina ayurvedica conosceva per le infinite proprietà. La curcumina è risultata antibatterica, in grado di coadiuvare l’organismo nel contrastare i batteri esterni, antiossidante in quanto combatte i radicali liberi presenti nell’organismo che sono tra le maggiori cause di invecchiamento e anche antitumorale. Nelle malattie neurodegenerative, come l’alzheimer, la curcumina si è dimostrata un valido aiuto per ritardare gli effetti dannosi.

Grandi benefici per l’apparato digerente derivano dall’assunzione della curcuma poiché stimola la secrezione biliare e il suo deflusso verso l’intestino.Ha anche un’azione antinfiammatoria sulle articolazioni e sulle ossa.

Tra i maggiori studi degli effetti della curcumina sul nostro organismo ci sono quelli contro l’ansia e lo stress in cui la spezia interviene placandone i livelli e quelli contro la psoriasi e le malattie della pelle.

LA CURCUMA IN CUCINA –

La curcuma può essere utilizzata in cucina in ogni tipo di preparazione, sia per condire zuppe e verdure che per accompagnare piatti di carne o pesce. Si può mischiare ad altre spezie per provarne il sapore in modo da capire il dosaggio in base ai gusti personali.

Con la curcuma possiamo preparare il curry, condimento molto utilizzato nella cucina indiana, possiamo gustarla con la pasta aglio, olio e peperoncino descritta in questa ricetta, possiamo apprezzarla come colorante e insaporitore nella maionese vegan e come rimedio contro i mali di stagione da assaporare nel tè o nella tisana con il miele.

 

ALCUNI LINK:

 

Spaghetti aglio, olio, peperoncino e curcuma
Spaghetti aglio, olio, peperoncino e curcuma
Miele e curcuma contro i mali di stagione
Miele e curcuma contro i mali di stagione
Tè e tisane per combattere l'influenza
Tè e tisane per combattere l’influenza
Maionese vegan con curcuma
Maionese vegan con curcuma

 

fonte: http://www.nonsprecare.it/benefici-curcuma

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L’invenzione di un ventenne che consentirà agli Oceani di ripulirsi da soli partirà dal Giappone

Posted by curiositybox su 18 giugno 2015

L’idea di Boyan Slat, ragazzo olandese di 20 anni, è semplice: sbarazzarsi di milioni di tonnellate di rifiuti di plastica che vagano con le correnti oceaniche. E a giudicare dal sostegno che ha ricevuto per la sua brillante iniziativa riguardo questo problema, ci sono buone probabilità che lui possa riuscire nell’impresa.

L’azione rotatoria delle correnti oceaniche rende difficoltosi il monitoraggio e la raccolta dei rifiuti, ma la Ocean Cleanup Foundation, fondata dallo stesso Slat, sta elaborando un piano per poter sfruttare le correnti a proprio vantaggio. L’idea di Slat consiste nel disporre lunghe linee di galleggianti che trattengono i rifiuti sulla superficie delle acque, permettendo alla fauna marina e alle correnti stesse di passarci sotto ed evitando così i carichi di immondizia.

La OCF stima che con un tratto di galleggiante lungo 100 km si potrà ridurre tutta la spazzatura del Pacifico del 42% nell’arco di 10 anni, per un totale di oltre 70 milioni di kg di plastica raccolta! Attualmente la fondazione sta sperimentando l’idea con un tratto di galleggiante di 2 km a partire dal Giappone, ed esso diverrà una delle strutture galleggianti più lunghe del mondo una volta completati i lavori.

Vi sono ancora alcuni problemi tecnici per quanto riguarda il progetto, riportati in un articolo su deepseanews.org. Tuttavia, ci auguriamo che l’iniziativa di Slat possa andare in porto!

Questa lunga linea galleggiante di 2km verrà ultimata nel 2016 e diventerà la struttura galleggiante più lunga del mondo.

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Essa costituisce la prima parte del progetto attuato dal ventenne Boyan Slat per eliminare i rifiuti di plastica presenti negli oceani.

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Il suo piano include lo sfruttamento delle correnti oceaniche per sì che i rifiuti si concentrino lungo il tratto galleggiante.

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L’obiettivo principale è quello di creare un sistema di galleggianti lungo 100 km per raccogliere un totale di oltre 70 milioni di kg di plastica in circa 10 anni.

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Slat ha dichiarato che il costo dell’iniziativa sarà di circa 4,53 euro per kg, che rappresenta di fatto solo il 3% del costo rispetto ad altri metodi di raccolta.

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Fonte

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Curarsi con Acqua e Limone

Posted by curiositybox su 16 giugno 2015

Curarsi con Acqua e Limone
Depura ogni giorno il tuo corpo con la doccia interna – Metodo Naturopatia Oberhammer®

Voto medio su 22 recensioni: Da non perdere

 

 


Descrizione di Curarsi con Acqua e Limone – Libro

Ogni giorno ciascuno di noi si occupa della propria igiene personale. Se non ci laviamo e se non abbiamo cura della nostra persona, dopo un certo tempo, emaniamo cattivo odore, ci sentiamo in disordine, abbiamo una sensazione sgradevole e non siamo posto. E ora ti faccio una domanda: succede la stessa cosa per quanto riguarda l’interno del nostro corpo?

Purtroppo la risposta spesso è: no. Non ci si occupa con la stessa cura e attenzione della pulizia interna del corpo. Come conseguenza, nell’organismo si accumulano scorie e tossine che nel tempo lo inquinano e lo affaticano, causando malattia. Come fare allora?

La naturopata Simona Oberhammer, in questa preziosa guida, ti presenta un utilissimo rimedio naturale: acqua e limone.

L’autrice ti spiega come rendere una bevanda semplice un vero e proprio farmaco naturale, che ti aiuterà a mantenere il benessere, a migliorare la linea, a sentirti vitale e a risolvere tanti piccoli e fastidiosi disturbi. Potrai utilizzare questo rimedio sia per te che per i tuoi famigliari, anche per i bambini e gli anziani.

Cosa aspetti? Preparati ad una vera e propria doccia interna. All’interno 30 ricette speciali e il prontuario per curare le malattie con acqua e limone.

Leggi un articolo di approfondimento sul metodo:
> Appena svegli…. acqua e limone!

Indice

Premessa
Com’è strutturato il libro

CAPITOLO 1
La doccia interna con acqua e limone: la pulizia del benessere

  • La storia di Anna: «Ecco cosa mi serviva per sentirmi meglio!»
  • Il corpo ha bisogno di essere pulito anche dentro, non solo fuori
  • Quando ci ammaliamo senza sapere il motivo: la “tossiemia”
  • La mia prima volta…
  • Perché disintossicarsi? Quando le scorie se ne vanno, ritorna il benessere
  • Scopri se sei intossicato: il test
  • Al mattino è fondamentale “lavare il corpo dentro”
  • Una bevanda speciale per “pulire” il tuo organismo: al risveglio ma anche durante il giorno
  • Sani con l’acqua e limone: gli incredibili benefìci

CAPITOLO 2
Un alimento-farmaco: il limone

  • È sempre con noi
  • L’aspro che fa bene: un concentrato di salute
  • Del limone non si butta via niente
  • I componenti principali del limone: scopriamoli meglio
  • Una vitamina che non deve mai mancare:
  • la vitamina C
  • Un acido che fa bene: l’acido citrico
  • I pigmenti dorati: i bioflavonoidi
  • La pectina: una fibra speciale
  • Il limonene: un aroma particolare
  • Giallo limone: un frutto dal colore della vitalità

CAPITOLO 3
Perché l’acqua e limone è così efficace

  • Depurarsi con facilità: l’azione disintossicante
  • La storia di Franco: se c’è acidosi, c’è peggioramento
  • Via l’acidità: l’azione alcalinizzante
  • La storia di Silvia: una soluzione per l’intestino
  • Disintossicazione intestinale: l’azione di pulizia profonda
  • La storia di Ivano: finalmente digerisco bene
  • Digerisci meglio: l’azione digestiva
  • Idratare l’organismo ed eliminare i liquidi in eccesso: l’azione diuretica e di depurazione renale
  • Drenare il fegato affaticato: l’azione di disintossicazione epatica
  • La storia di Sara: «Ho provato di tutto per la pelle»
  • Pelle più bella: l’azione di purificazione e rigenerazione cutanea
  • Eliminare i depositi di muco: l’azione mucolitica
  • Nuova energia e vitalità: l’azione energizzante
  • La storia di Valentina: così dimagrire è più facile
  • Perdere peso più facilmente: l’azione equilibrante
  • Regolarizzare le funzioni organiche: l’azione di riequilibrio del peso
  • Combattere virus, batteri e funghi: l’azione disinfettante
  • Stimolare il sistema immunitario: l’azione rafforzante
  • Gambe più leggere e vasi sanguigni rafforzati: l’azione protettiva
  • Un aiuto per le malattie cardiovascolari: l’azione fluidificante
  • Alleggerire il sistema linfatico: l’azione di drenaggio linfatico
  • Articolazioni più sane: l’azione solvente
  • Tanti minerali e vitamine per l’organismo: l’azione nutriente e antifatica
  • La storia di Michele, Cinzia e Marina
  • Combattere il dolore: l’azione lenitiva
  • Aiutare il sistema nervoso e il cervello: l’azione rilassante
  • Calmare l’infiammazione: l’azione antinfiammatoria
  • Ringiovanire e rigenerare il corpo: l’azione antiossidante e vitalizzante
  • Proteggersi dai tumori: l’azione anticancerogena
  • Proteggersi dall’inquinamento e dalle radiazioni: l’azione antiveleno
  • Innesca il circolo positivo della salute
  • Solo tu puoi dirlo…

CAPITOLO 4
Come preparare l’acqua e limone e renderla un rimedio terapeutico

  • I particolari e le ricette giuste fanno la differenza!
  • Per quanto tempo assumere l’acqua e limone?
  • È uno stile di vita
  • Il limone: quando dà il meglio di sé
  • L’acqua per la bevanda al limone: tutte le informazioni utili
  • L’attrezzatura per la tua acqua e limone
  • Le modalità di assunzione
  • Dopo quanto tempo fare colazione
  • Situazioni particolari: bambini, anziani, gravidanza e allattamento
  • Effetti indesiderati e controindicazioni

CAPITOLO 5
La ricetta base dell’acqua e limone

  • Così semplice e così efficace
  • La ricetta base per la tua doccia interna

CAPITOLO 6
Le ricette speciali
Informazioni introduttive
1. Acqua e limone plus
2. Acqua e limone al miele
3. Acqua e limone alla malva
4. Acqua e limone ai semi di lino dorati
5. Acqua e limone alla melassa
6. Acqua e limone allo zenzero dolcificata
7. Acqua e limone allo sciroppo d’acero e pepe di Cayenna
8. Acqua e limone alla manna
9. Acqua e limone al polline
10. Acqua e limone ai chiodi di garofano e miele
11. Acqua e limone al succo di mela
12. Acqua e limone al tè verde
13. Acqua e limone ai semi di finocchio
14. Acqua e limone al succo di ortica
15. Acqua e limone allo sciroppo di malto
16. Acqua e limone alla cannella
17. Acqua e limone alla betulla
18. Acqua e limone alla verbena, melissa e biancospino
19. Acqua e limone al lapacho
20. Acqua e limone alle radici di bardana
21. Acqua e limone al tarassaco
22. Acqua e limone alla frutta dolce
23. Acqua e limone superalcalina
24. Acqua e limone alla vitamina C
25. Acqua e limone bicarbonata
26. Acqua e limone salina
27. Acqua e limone alle scorze (canarino)
28. Acqua e limone concentrata
29. Acqua e limone diluita (il thermos di acqua e limone)
30. Le ricette con le scorze di limone

CAPITOLO 7
Le malattie: come l’acqua e limone ti può aiutare
Indicazioni generali – Acidità di stomaco (vedi gastrite) – Acidosi – Afte – Alitosi – Anemia – Artrite (vedi dolori articolari) – Artrosi (vedi dolori articolari) – Bronchite – Calcoli renali e coliche – Cancro (vedi tumore) – Candidosi – Capillari fragili – Cataratta – Cistifellea, disturbi – Cistite – Cellulite (vedi ritenzione idrica) – Colecisti, disturbi (vedi cistifellea) – Colite – Diarrea – Digestione, problemi (vedi dispepsia) – Dimagrimento, difficoltà – Dismenorrea – Dispepsia – Dissenteria (vedi diarrea) – Disturbi articolari – Dolore, in generale – Dolori mestruali (vedi dismenorrea) – Emicrania (vedi mal di testa) – Emorroidi – Epatopatie – Epistassi – Faringite (vedi mal di gola, faringite, laringite e tonsillite) – Febbre – Fegato, disturbi (vedi epatopatie) – Flatulenza (vedi gas addominali) – Gambe pesanti (vedi capillari fragili) – Gas addominali – Gastrite – Gengive infiammate o sanguinanti – Gonfiori addominali (vedi gas addominali) – Gotta – Herpes – Indigestione – Infiammazione delle vie urinarie – Influenza – Insufficienza venosa – Intolleranze alimentari – Intossicazione, accumulo di scorie – Invecchiamento – Ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia – Laringite (vedi mal di gola, faringite, laringite e tonsillite) – Linfatismo – Mal di gola, faringite, laringite e tonsillite – Mal di testa – Meteorismo (vedi gas addominali) – Nausea – Nervosismo – Obesità (vedi dimagrimento, difficoltà) – Osteoporosi – Parassiti intestinali – Pelle, disturbi (acne, brufoli, eczema, dermatosi, psoriasi) – Perdite e infiammazioni vaginali – Prostata, disturbi – Raffreddore – Reumatismi (vedi dolori articolari) – Ritenzione idrica e cellulite – Rughe – Sindrome del colon irritabile (vedi colite) – Sottopeso, problemi – Sovrappeso (vedi dimagrimento, difficoltà) – Stanchezza e stress – Stitichezza – Sudorazione con cattivo odore (vedi intossicazione, accumulo di scorie) – Tonsillite (vedi mal di gola, faringite, laringite e tonsillite) – Tosse – Tumore – Varici (vedi insufficienza venosa)

CAPITOLO 8
La “zuppa Oberhammer”: una ricetta alimentare da abbinare alla doccia interna

  • L’alimentazione è per la salute l’aspetto più importante di tutti
  • Una speciale ricetta terapeutica
  • Le azioni della “zuppa Oberhammer”
  • Le indicazioni
  • La ricetta della “zuppa Oberhammer”
  • Quando e come consumarla
  • Domande sull’alimentazione
  • Mangia secondo i Biotipi Oberhammer®

CAPITOLO 9
La pulizia della lingua per depurarsi meglio con la doccia interna

  • Le terapie naturali sono un buon supporto
  • Una piccola abitudine che aiuta
  • In pochi la conoscono
  • Lavare i denti non basta
  • In cosa ti aiuta la pulizia della lingua
  • Come fare la pulizia della lingua

CAPITOLO 10
Le domande

  • Cosa viene chiesto più frequentemente

La doccia interna con acqua e limone: la pulizia del benessere

Ogni giorno ciascuno di noi si occupa della propria igiene personale, facendo la doccia o il bagno, lavando i denti, periodicamente i capelli e tutte le parti del corpo che lo richiedono. Anche gli abiti vengono sostituiti regolarmente con quelli puliti. Se non ci laviamo e se non abbiamo cura della nostra persona, dopo un certo tempo emaniamo cattivo odore, ci sentiamo in disordine, proviamo una sensazione sgradevole e non siamo a posto.

E ora ti faccio una domanda: succede la stessa cosa per quanto riguarda l’interno del nostro corpo?

Purtroppo la risposta spesso è: no. Non ci si occupa con la stessa cura e attenzione della pulizia interna del corpo. Come conseguenza, nell’organismo si accumulano scorie e tossine che nel tempo lo inquinano e lo affaticano, causando malattie.

Ma scopriamo meglio che cosa succede nel nostro corpo se non lo puliamo anche dentro. Per spiegartelo devo parlarti di un concetto fondamentale della naturopatia: si tratta della tossiemia.

a storia di Anna:
«Ecco cosa mi serviva per sentirmi meglio!»

«Mi sveglio quasi tutte le mattine con l’alito pesante e la sensazione di non aver digerito bene» mi dice Anna.

Si è iscritta a un mio corso e quando arriva al colloquio con me, ha il viso afflitto. I suoi occhi azzurro acquamarina in quel momento sono cupi come il mare color petrolio. Mi dice che non ne può più, che si vergogna di questa situazione perché l’alito pesante la fa sentire in imbarazzo con le persone. E non la fa nemmeno sentire bene con se stessa.

«Quello che devo fare subito appena mi alzo», aggiunge con una nota di irritazione nella voce, «è correre in bagno e lavarmi i denti. Mi sciacquo la bocca tante volte perché la sento impastata. Se mi guardo la lingua, la vedo biancastra».

Fa una smorfia mentre me lo dice, poi aggiunge che è stata dal dentista, per verificare se era un problema di denti, ma è tutto a posto. Aggiunge che durante il giorno mangia mentine e caramelle ma si ritrova con la pancia gonfia mentre l’alito cambia di poco.

Mentre Anna mi parla io l’ascolto con attenzione. So che il mio programma di naturopatia prevede varie terapie e le consiglio quali scegliere. So anche però che tra i vari rimedi che propongo, uno è particolarmente rilevante. Sottolineo quindi ad Anna di applicarlo con costanza. Quando la saluto, alla fine del corso, vedo l’azzurro dei suoi occhi più chiaro.

Anna non tarda molto a farsi sentire. Mi scrive dopo qualche settimana sul mio sito e dice: «Dottoressa, grazie. Erano anni che cercavo una soluzione al mio problema e l’ho risolto. Sto seguendo il suo programma con fiducia ma è bastato il primo rimedio che mi ha consigliato, quello che ha detto che dovevo fare assolutamente, per far passare i disturbi che mi davano tanto fastidio».

Sai qual è il rimedio che ho dato ad Anna? Quello che doveva fare prima di tutti gli altri?

La doccia interna con acqua e limone.

Il motivo è semplice: Anna aveva provato tante terapie ma a mio avviso aveva soprattutto la necessità di una doccia interna.

Il corpo ha bisogno di essere pulito anche dentro, non solo fuori

Ogni giorno ciascuno di noi si occupa della propria igiene personale, facendo la doccia o il bagno, lavando i denti, periodicamente i capelli e tutte le parti del corpo che lo richiedono. Anche gli abiti vengono sostituiti regolarmente con quelli puliti. Se non ci laviamo e se non abbiamo cura della nostra persona, dopo un certo tempo emaniamo cattivo odore, ci sentiamo in disordine, proviamo una sensazione sgradevole e non siamo a posto.

E ora ti faccio una domanda: succede la stessa cosa per quanto riguarda l’interno del nostro corpo?

Purtroppo la risposta spesso è: no. Non ci si occupa con la stessa cura e attenzione della pulizia interna del corpo. Come conseguenza, nell’organismo si accumulano scorie e tossine che nel tempo lo inquinano e lo affaticano, causando malattie.

Ma scopriamo meglio che cosa succede nel nostro corpo se non lo puliamo anche dentro. Per spiegartelo devo parlarti di un concetto fondamentale della naturopatia: si tratta della tossiemia.

Quando ci ammaliamo senza sapere il motivo: la “tossiemia”

Un eccesso di tossine nel corpo determina la malattia: questo è un assunto fondamentale della naturopatia, una scienza di recente diffusione ma di origini antiche, perché cura esclusivamente con gli elementi della natura.

Secondo la naturopatia, la causa principale di malattia è un eccesso di tossine e scorie che non permette all’organismo di funzionare al meglio, generando così vari disagi. Gli eccessi di tossine nel corpo infatti, se non eliminati, sono causa di affaticamento, perdita di vitalità e malattia.

Stanchezza, problemi cutanei, ritenzione idrica, infiammazioni ginecologiche, mal di testa, disturbi digestivi o intestinali, dolori articolari, pancia gonfia e tanti altri ancora sono tutti malesseri che possono dipendere da uno stato di costante intossicazione. Anche i problemi estetici, come le imperfezioni della pelle o la cellulite, sono spesso collegati secondo la naturopatia all’eccesso di tossine.

Ma andiamo prima a scoprire meglio da dove nascono le tossine e come vengono prodotte.

Le tossine possono essere di due tipi, e più precisamente:

  • tossine esogene, cioè che provengono dall’esterno;
  • tossine endogene, cioè che sono prodotte dall’organismo stesso.
Le scorie che vengono da fuori: le tossine esogene

Le tossine esogene derivano da tutte le scorie che introduciamo nell’organismo: un’alimentazione poco sana, ricca per esempio di grassi, zuccheri e cibi troppo raffinati; le sostanze chimiche usate in agricoltura come i pesticidi o quelle presenti negli alimenti come i conservanti o gli additivi; o ancora l’inquinamento ambientale quale lo smog atmosferico e i farmaci.

Le scorie che vengono da dentro: le tossine endogene

Le tossine endogene derivano invece dai processi organici.

È importante sapere che periodicamente i tessuti del corpo vengono completamente rinnovati. Miliardi di cellule vecchie muoiono per lasciare il posto ad altre giovani. Questo incessante rigenerarsi è benefico, ma è anche fonte di rifiuti.

Dobbiamo poi considerare anche i residui metabolici, cioè le sostanze di scarto prodotte durante la normale attività delle cellule. Nutrirsi, respirare, muoversi: qualsiasi processo organico che accade nel nostro organismo produce delle scorie.

Dobbiamo eliminare regolarmente le tossine

Tutte queste tossine, esogene ed endogene, non possono restare a lungo nell’organismo. Per questo il nostro corpo ha in dotazione un sofisticato sistema di depurazione, senza il quale non potremmo sopravvivere. Intestino, fegato, reni, polmoni e pelle sono i principali organi di eliminazione, detti anche organi emuntori, che provvedono incessantemente a liberarci dalla “spazzatura”.

Il problema è che questi organi spesso sono sovraffaticati e non svolgono bene i loro compiti, determinando un accumulo di tossine. Più a lungo le tossine restano nell’organismo, maggiore è il grado di avvelenamento che ne consegue, cioè di tossiemia. Nel concetto naturopatico, quindi, molte malattie non sono altro che tentativi operati dal corpo per liberarsi dalle sostanze tossiche in eccesso.

L’eccesso di tossine indebolisce gli organi e le funzioni del corpo, e influisce negativamente sia sul livello fisico che su quello psichico.

Se invece diamo all’organismo l’opportunità di liberarsi dalle tossine e dalle scorie che lo appesantiscono, ci accorgeremo ben presto che molti disagi migliorano. Il motivo è semplice: il corpo, una volta alleggerito dai sovraccarichi, può funzionare correttamente e ritornare in salute.

Simona Oberhammer

Simona Oberhammer

La dr. Simona Oberhammer è naturopata. Ha operato per anni come ricercatrice indipendente ed ha effettuato i suoi studi e le sue ricerche nell’ambito delle discipline olistiche internazionalmente in diversi paesi quali Stati Uniti, Germania, Inghilterra, Austria. Si è specializzata in nutrizione e bioterapie (U.S.A.). Da questa esperienza è nato il metodo Naturopatia Oberhammer®.

Simona ha seguito anche un percorso nell’ambito del femminile con una Maestra, Mila Raisse, una donna che proveniva da un’antica tradizione di donne. Questo percorso personale, durato tanti anni, l’ha portata a creare la Via Femminile®.

Gli studi e le ricerche internazionali sono stati la base per l’elaborazione e la creazione di nuovi sistemi e metodi terapeutici. Tra i principali: La Via Femminile®, un percorso per le donne ; Naturopatia Oberhammer®, naturalmente sani, Olosophia®, sistema di intervento olistico; Bionutra®, metodo di alimentazione naturale; Disintox®, metodo di disintossicazione; Eucolon®, metodo di purificazione e rigenerazione intestinale; Olofem®, programma donna; Gymintima®, metodo di ginnastica intima; Codice DeU®, metodo sulle differenze tra universo femminile e maschile; Biotipi Olosophici®, metodo sulle tipologie costituzionali.

È autrice di diversi libri sulle tematiche del benessere, della salute, dell’interiorità e sulla donna, alcuni già editi e altri di prossima pubblicazione. Alcuni titoli sono: Femminile Sconosciuto, La forza delle donne, Ginnastica Intima per donne, Codice DeU: Codice Donna e Uomo, Sygil: Il linguaggio segreto delle mani.

I metodi ideati sono stati inseriti dalla dottoressa Simona Oberhammer allʼinterno di una pluralità di forme espressive: grafica, scrittura, musica, video, disegno, oggettistica e simbologia.

La dottoressa Simona Oberhammer diffonde i suoi metodi con eventi quali conferenze, corsi e workshop organizzati dall’Istituto Olosophico, in Italia e all’estero.

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Riflessioni sulla Costruzione della Grande Piramide

Posted by curiositybox su 18 gennaio 2015

Un’opera "colossale" come L’Anphytheatrum Flavium, fu realizzata in circa 8 anni (72 d.C – 80 d.C.) con tecnologie di oltre 2500 anni più avanzate di quella Egizia all’epoca della costruzione della grande piramide (i Romani conoscevano la ruota, la carrucola, il ferro ed altri leveraggi combinati) e con il massimo sforzo dell’ingegneria Romana, per realizzarla nel più breve tempo possibile.
Due foto satellitari nelle giuste proporzioni di scala, che mettono a confronto il Colosseo con la Grande Piramide. Da notare il perfetto allineamento della piramide con i 4 punti cardinali
Tre Riflessioni sulla Costruzione della Grande Piramide
Sotto, due disegni (sezioni mezzeria) per confrontare l’altezza
Tre Riflessioni sulla Costruzione della Grande Piramide
In pratica la grande piramide potrebbe quasi inglobare al suo interno l’intero Colosseo:
Infatti con la sua altezza di circa 57m, il Colosseo è solo ad 1/3 dell’altezza della Piramide di Cheope. Col suo lato più lungo di 188m è ben lontano dai 230m di Cheope.
Impressionante è il confronto sul peso: 7 milioni di tonnellate per la piramide, contro 0,25 milioni di tonnellate del Colosseo (considerando un peso specifico di 2,5 tonnellate a m3 per il travertino). I Romani si guardarono bene dal sollevare in quota blocchi dal peso di 2, 3, 10 fino a 70 tonnellate. Piuttosto si limitarono ad applicare il sistema "arco" alla perfezione movimentando in quota blocchi sempre al di sotto della tonnellata.
Sotto un disegno di una gru di epoca romana, sconosciuta agli Egizi e comunque inadeguata al sollevamento in quota dei blocchi di granito da 70 tonnellate della cosiddetta “camera del re”:
Tre Riflessioni sulla Costruzione della Grande Piramide
Trainata da buoi per mezzo dei due grossi cilindri, i quali fungevano da ruote durante il trasporto (fig.1) e da propulsore durante il sollevamento. I cilindri erano sufficientemente grandi da poter ospitare un certo numero di persone che, camminando all’interno di essi, imprimevano la rotazione al perno principale: qui era fissata la fune di sollevamento, sostituita all’occorrenza da quella necessaria al movimento del braccio
Il confronto sul volume di roccia impiegata è altrettanto impressionante: 0,1 milioni di m3 per il Colosseo, contro i 2,3 milioni di m3 della Piramide: ovvero la piramide ha un volume costruito di circa 23 volte superiore al Colosseo. Anche per il fattore tempo, il confronto è interessante, considerando che il faraone Cheope avrebbe regnato dal 2620-2597 a. C., ovvero circa 23 anni per alcune fonti, mentre dal 2589-2566 a.C per altre fonti, comunque circa 23 anni in tutto e che la costruzione della piramide sia avvenuta in circa 20 anni.
Riassumiamo:
1) Hcolosseo = 57m; Hpiramide = 150m
2) Lcolosseo = 188m; Lpiramide = 230m
3) Pcolosseo = 0,25*106 ton; Ppiramide = 7*106 ton; (Ppiramide/Pcolosseo)=28
4) Vcolosseo = 0,1*106 m3; Vpiramide = 2,3*106 m3; (Vpiramide /Vcolosseo)=23
5) Tcolosseo = 8 anni; Tpiramide = 20 anni; (Tpiramide/Tcolosseo)=2,5
Quindi la Piramide rispetto al Colosseo ha un peso circa 28 volte maggiore, ed ha un volume circa 23 volte maggiore, ma è stata costruita i soli 20 anni, quindi impiegando solo 2,5 volte il tempo che i Romani impiegarono per costruire il Colosseo 2500 anni dopo, utilizzando tecnologie sconosciute agli Egizi all’epoca della costruzione della piramide, quali la ruota, la carrucola e le travi in ferro.
La differenza è di circa un ordine di grandezza tra Peso-Volume e Tempo, elemento questo che deve indurre a riflettere poiché nell’analisi scientifica uno scarto simile è indice di un errore nella teoria o nell’esperimento: in questo caso essendo certo il metodo ed il tempo impiegato dai Romani per costruire il Colosseo, è immediato pensare ad una rivalutazione della teoria sulla costruzione della grande piramide.
Volendo forzare un confronto, se consideriamo un fattore di proporzione medio tra i rapporti Peso e Volume, abbiamo un valore di 25 volte: applicandolo al fattore tempo, significa che se i Romani avessero voluto realizzare un Colosseo a “grandezza piramide di Cheope”, avrebbero dovuto impiegare circa 200 anni (25×8=200).
O, viceversa, se i Romani avessero avuto le stessa bravura degli Egizi, avrebbero dovuto realizzare il Colosseo in meno di 4 mesi (8×12/25=3,84).
Quale superiorità viene attribuita oggi alla civiltà Egizia del 2500 a.C. per credere che abbia realizzato un’opera immensa in soli 20 anni, ridicolizzando lo sforzo ingegneristico della civiltà Romana che oltre 2500 anni dopo avrebbe impiegato 200 anni per realizzare un’opera paragonabile?
Questi semplici confronti, senza alcuna pretesa di precisione scientifica da laboratorio, riescono indubbiamente a dare indicazioni importanti sugli ordini di grandezza in gioco: i dati su peso,volume e tempo possono non essere precisi, ma il loro ordine di grandezza è inconfutabile.
Ed il confronto sugli ordini di grandezza mostra che stiamo attribuendo agli Egizi una capacità ingegneristica, tecnica e costruttiva di gran lunga superiore a quella Romana, sebbene quest’ultima padroneggiasse mezzi e tecnologie più avanzate.
Nel 2570 a.C. (data in cui si ritiene costruita la piramide) è dimostrato che gli Egizi non conoscessero la ruota, né di conseguenza la carrucola. Non conoscevano inoltre nemmeno il ferro, ma solo il rame.
Oggi, nel 2013, è tecnicamente impossibile movimentare blocchi di granito da 70 tonnellate senza l’ausilio di mezzi meccanici-idraulici speciali.
Ipotizziamo che la cava dalla quale furono estratti i blocchi di roccia calcarea si trovasse su una collina posta a circa 1 km dalla grande piramide (dott. Diego Baratono,2007): estrarre, lavorare, ruotare, capovolgere, spostare sulle slitte, trasportare verso la piramide, poi affrontare la rampa inclinata, arrivare alla quota prevista, posizionare con precisione millimetrica blocchi dal peso dai 1 tonnellata fino a 4 tonnellate, il tutto senza
l’ausilio nemmeno della più rudimentale carrucola, diventa un’operazione da sottoporre ad un’attento studio di fattibilità.
Avessero almeno avuto la gru romana (fig.1), avremmo potuto farci un’idea di come avvenissero le operazioni suddette, ma è dimostrato che al massimo gli Egizi hanno usato leve in legno o rame.
Se poi passiamo ai blocchi da 40 fino a 70 tonnellate della “camera del re” allora le suddette operazioni appaiono ai limiti delle spiegazioni fisiche.
A titolo di esempio, si riporta un disegno dove si evincono le proporzioni dei blocchi:

Tre Riflessioni sulla Costruzione della Grande Piramide
Fig.2 (dal Libro “Nel Cantiere della Grande Piramide” M.V. Fiorini):

il 10% dei blocchi ha un peso superiore alla tonnellata (per intenderci il peso di una Fiat Panda nuova a benzina); mentre solo il 2% supera le 20 tonnellate con picchi di 70 tonnellate.
Il terzo blocco (in basso) rende l’idea della grandezza dei blocchi che costituiscono la Camera del Re: notate il disegno dell’uomo vicino al blocco per capire di cosa stiamo parlando.
Proviamo ad illustrare brevemente la difficoltà di movimentazione di un blocco monolitico da 50 tonnellate appena estratto:
1) Per ruotare o ribaltare il blocco, oggi si usano macchinari in acciaio come questi:
Tre Riflessioni sulla Costruzione della Grande PiramideTre Riflessioni sulla Costruzione della Grande PiramideTre Riflessioni sulla Costruzione della Grande Piramide
2) Per spostare i blocchi, si usano gru come queste:
Tre Riflessioni sulla Costruzione della Grande PiramideTre Riflessioni sulla Costruzione della Grande Piramide
I macchinari suddetti (Eurosollevatori Pellegrini, modello Derrek) hanno comunque una capacità massima di carico limitata a 50 tonnellate: non sarebbero adatte per la movimentazione e la lavorazione dei monoliti da 70 tonnellate che sono presenti all’interno della “camera del re”.
Per dare idea del peso di cui si sta trattando, si riporta il disegno seguente
Tre Riflessioni sulla Costruzione della Grande Piramide
Tre Riflessioni sulla Costruzione della Grande Piramide
Tre Riflessioni sulla Costruzione della Grande Piramide
Fig.3: IL TRASPORTO DI PERSONE “SU GOMMA” IN ITALIA (superiore a 3,5 T). Secondo le norme del Codice della Strada e relativi Regolamenti, Decreti e Circolari, gli autobus a 3 assi possono avere una massa massima (a pieno carico) di 25 tonnellate.
Un autobus a 3 assi, a pieno carico (quindi 55 persone + bagagli + pieno di carburante) pesa circa 25 tonnellate:
sovrapponiamone 3, ed otteniamo circa il peso del blocco di granito da movimentare per km ed infine trascinare lungo la rampa inclinata per portarlo alla quota di 50m dove è posizionato (ovviamente senza ruote!).
Quando si fanno ipotesi sulla movimentazione di blocchi di questa portata, si dovrebbero avere ben presenti queste valutazioni per capire di che ordine di grandezza stiamo parlando.
Senza quindi i macchinari sopra descritti, come hanno fatto gli Egizi a :
1) squadrare i blocchi di granito senza ruotarli o ribaltarli (o se li hanno ruotati e ribaltati, con quali leve)
2) posizionarli sulle slitte per il trasporto verso le imbarcazioni poste sul Nilo;
3) affrontare curve, salite e discese con la slitta carica di 70 tonnellate;
4) arrivati sul Nilo, spostare l blocchi dalla slitta all’imbarcazione;
5) arrivati alla piana di Giza, spostare i blocchi dall’imbarcazione alla slitta;
6) arrivati ai piedi della Piramide, sposare i blocchi sulle rampe a spirale (interne o esterne che siano);
7) arrivati alla quota prevista, posizionare il blocco con precisione millimetrica
Questi quesiti impongono una riflessione seria, libera da pregiudizi e tesi accademiche da preservare.
Affrontiamo ora proprio il problema del posizionamento in quota del bei blocchi da 70 tonnellate: a titolo di esempio si riporta una foto di un’auto-gru per il sollevamento di blocchi da 70 tonnellate e da 500 tonnellate, ma con sbraccio inferiore ai 3m:
Tre Riflessioni sulla Costruzione della Grande PiramideTre Riflessioni sulla Costruzione della Grande Piramide
Siccome i blocchi da 70 tonnellate si trovano a circa 50m di altezza ed a una distanza di circa 115m dai lati della piramide, oggi è tecnicamente impossibile posizionare tale blocco con una gru mobile, bisogna costruirne una dedicata per il cantiere.
Si riporta il diagramma di carico di una auto-gru da 500 tonnellate:
cliccare per ingrandire il grafico
Tre Riflessioni sulla Costruzione della Grande Piramide
Il grafico mostra chiaramente che la portata massima di 500 t è possibile solo per uno sbraccio minore di 3m; mentre alla distanza massima di 74 metri, la gru riesce a sollevare solo 2,9 t per un’altezza di circa 20m.
Per soddisfare le nostre esigenze serve poter sollevare 70 tonnellate fino a 50m di quota con uno sbraccio di 115m.
Avremmo bisogno di gru da porto come questa:
Tre Riflessioni sulla Costruzione della Grande Piramide
Si tratta di una gru a torre, con traliccio d’acciaio,collocata su piattaforma girevole a 360°, con braccio inclinabile dotato di tre argani su carrello,con portata massima di 250 tonnellate. Raggiunge un’altezza di 84 metri con il braccio alzato, mentre con braccio abbassato è alta 56 m.
Le immagini sopra riportate servono solo a dare al lettore “il polso” della situazione sui carichi in gioco; è ovvio che gli Egizi non sollevassero i blocchi ma li trascinassero, ma teniamo presente che quando parliamo della “Camera del Re” ci riferiamo a blocchi da 70 tonnellate e che le macchine per la movimentazione di tali blocchi sono imponenti e non sono sostituibili da funi, buoi e braccia umane in numero indefinito.
Ci sono delle operazioni tecniche che non possono essere realizzate senza le attrezzature giuste: è un problema fisico che non può essere risolto aumentando il numero di operai e le ore lavorative dedicate all’operazione.
Con questo stratagemma, l’archeologia usa una leva fragile per sostenere la tesi sulla costruzione della grande piramide, anche se di fronte a semplici considerazioni come quelle sopra esposte, la ragione sarebbe pronta a spezzare tale leva.
Lo studio più accurato che oggi esiste sull’argomento è rappresentato dal libro “Nel Cantiere della Grande Piramide” scritto dall’arch. M.V. Fiorini: ho avuto l’onore di conoscere e confrontarmi con l’arch. Fiorini e devo ammettere che il suo studio e le sue ipotesi sono molto convincenti.
Restano queste perplessità, che elenco:
1) Treggia:
la treggia in legno per i blocchi da 70 tonnellate. Bisogna impostare una verifica di resistenza della treggia, magari indicando quale spessore devono avere i binari e le traversine per sostenere uno sforzo del genere. Da tenere presente che oltre a
sostenere il peso del blocco, la treggia deve resistere alle sollecitazioni legate agli sforzi di traino degli operai+buoi.
2) Grasso animale:
in un’ottica di programmazione lavori e crono-programma cantiere, bisogna capire quante tonnellate di grasso animale sono necessarie nei 25 anni, per calcolare poi la quantità kg/giorno e di conseguenza il numero di animali da uccidere per sostenere lo sforzo produttivo di grasso. Potrebbe risultare necessario un quantitativo inverosimile.
3) Catamarano:
trasporto sul Nilo dei blocchi da 70 tonnellate per circa 850 km. Considerando che il fiume Po’ nella sua intera lunghezza (dalla fonte di Crissolo alla foce) è circa di 650 km, ci rendiamo conto di quale distanza stiamo parlando. Inoltre le ipotesi che accreditano lo spostamento su fiume come possibile all’epoca, includono tutte la necessità di sfruttare la piena del Nilo: quindi si trattava di percorrere 850 km su un catamarano in legno (tenuto insieme solo da funi di canapa e chiodi di legno, perché non esistevano viti o chiodi di metallo) vincendo le correnti di piena, i salti, i vortici, le curva, etc. Credo sia obbligatoria una verifica ingegneristica del “catamarano” da parte di un esperto di costruzioni navali (meglio se esperto di costruzioni in legno e ancora meglio se esperto di imbarcazioni antiche) sia per sostenere il carico, sia per permettere la navigazione su un fiume in piena, aggravata dai massi di rallentamento (le ancore di trascinamento ritrovate nel letto del Nilo).
Così come credo sia obbligatorio uno studio sul percorso fluviale (almeno a grandi linee) da percorrere per quasi 800 km. Una distanza enorme, al limite del possibile con un carico da 70 tonnellate.
Se infatti dall’analisi emergessero perplessità strutturali e forti possibilità di affondamento e perdita del carico, dovremmo poter trovare una serie di monoliti e catamarani affondati nel letto del Nilo nelle stratigrafie corrispondenti al 2500 a.c.
4) La Rampa a scendere:
bisogna progettare anche questa rampa e dare più informazioni sulle dimensioni di base, sul volume totale e quindi sul tempo impiegato per costruirla. Magari considerando anche la spinta del vento e soprattutto la sollecitazione provocata dal passaggio dei monoliti da 70 tonnellate.
5) Sicurezza: sia sulla rampa a scendere, sia sui modiglioni.
La rampa a scendere avrà un’altezza di oltre 40m alla fine della sua costruzione ed una larghezza di soli 5-6m, senza opere di sicurezza laterali: quanti operai saranno caduti per il solo trasporto dei monoliti in granito? La sezione era sufficiente per il passaggio dei buoi e degli operai in fase di tiro?
Analogamente per i modiglioni: lavorare a 130m da terra senza alcuna imbracatura, tirando in quota massi da 800kg, statisticamente dovrebbe causare un bel po’ di morti.
Potrebbe essere interessante consultare un esperto di sicurezza sul lavoro per confrontare le statistiche di caduta dall’alto nel cantieri edili e per analogia ricavare il numero di morti possibili sul cantiere della Grande Piramide.
Ultima riflessione sull’argomento: per il “Colosseo” potremmo oggi provare a ricostruire l’opera utilizzando le tecniche costruttive e le tecnologie a disposizione degli ingegneri romani, magari impiegandoci molti più anni, ma con ogni probabilità riusciremmo nell’impresa; per quanto riguarda la grande piramide, non potremmo fare a meno di utilizzare delle strutture “megametalliche” come quelle sopra illustrate se vogliamo raggiungere lo scopo. Ciò significa che noi oggi non abbiamo la capacità tecnica e la necessaria abilità per
costruire la Piramide con le tecniche che attribuiamo agli Egizi e soprattutto nei 20 anni stimati.
E’ quindi logico, razionale e scientificamente corretto continuare a ritenere che la civiltà Egizia del 2500 a.C.con funi, legni, buoi e manodopera, fosse tanto più abile della civiltà Romana del primo secolo e della civiltà contemporanea del ventunesimo secolo?
Il trasloco del tempio di Abu Simbel nel 1965: il tempio di Abu Simbel è stato smontato pezzo per pezzo e ricostruito 180 metri più nell’entroterra dopo aver innalzato il terreno di 65 metri rispetto al livello precedente. I lavori richiesero cinque anni, oltre duemila uomini, tonnellate di materiali e uno sforzo tecnologico senza precedenti nella storia dell’archeologia.
I blocchi numerati (oltre 1000 blocchi) per ridar loro l’esatta posizione, furono riassemblati, e l’intero tempio fu ricostruito mantenendo persino l’originario orientamento rispetto agli astri e al nuovo corso del Nilo determinato dallo sbarramento di Assuan.
Ecco alcune immagini significative dell’operazione:
cliccare sulle immagini per ingrandire
Tre Riflessioni sulla Costruzione della Grande PiramideTre Riflessioni sulla Costruzione della Grande PiramideTre Riflessioni sulla Costruzione della Grande Piramide
Questa operazione fu di livello internazionale con la partecipazione delle massime competenze del ventesimo secolo: per spostare circa 1000 blocchi di roccia (peso massimo del blocco spostato di 20 tonnellate) dove si lavorava 24h su 24h (quindi anche di notte) con grù, camion, seghe a filo, trapani, putrelle d’acciaio, mezzi meccanici pesanti, sollevatori idraulici, etc. in una lotta contro il tempo per evitare che lo sbarramento della diga provocasse l’inondamento del sito archeologico.
E’ interessante notare che l’umanità dopo circa 4500 anni dalla costruzione della grande piramide, abbia unito gli sforzi ed utilizzato il top della tecnologia per riuscire a spostare 1000 blocchi in circa 5 anni. Inoltre c’è da aggiungere che gli Egizi non potevano lavorare di notte, mentre nel 1965 si è lavorato 24h su 24h grazie all’impiego di enormi lampade ad arco, quindi se avessero lavorato solo di giorno, avrebbero verosimilmente impiegato il doppio del tempo, ovvero circa 10 anni.
Il confronto tra le due opere è scientificamente improponibile per ovvi motivi, ma è importante per avere indicazioni, ancora una volta, sull’ordine di grandezza.
Cerchiamo di dare maggiore valore a questo confronto su due opere così diverse, affiancando le operazioni che hanno caratterizzato per sommi capi le due imprese
COSTRUZIONE GRANDE PIRAMIDE
SPOSTAMENTO TEMPI ABU-SIMBEL
Estrazione blocchi calcarei/granitici Taglio in blocchi delle opere esistenti
Lavorazione dei blocchi nella forma desiderata: nella quasi totalità dei blocchi, forma cubica. Saldatura, serraggio e bloccaggio dei blocchi per consentirne lo spostamento verso il camion
Trasporto dei blocchi verso la piramide con slitte e con zattere per i blocchi provenienti dalle cave di Assuan Trasporto su gomma verso il nuovo sito
Movimentazione e posizionamento millimetrico in quota dei blocchi Riassemblaggio millimetrico dei blocchi nella giusta sequenza
Allestimento delle varie camere e gallerie interne con i blocchi di granito da decine di tonnellate Ricostruzione del tempio, parte esterna e parte interna, rispettando orientamenti ed inclinazioni
Finitura in lastre di calcare bianchissimo Finitura con malte cementizie per nascondere le linee di contatto tra i vari blocchi
Le principali operazioni, seppur con le dovute cautele, possono però trovare una corrispondenza nella difficoltà di esecuzione, tenendo presente anche le differenti tecnologie a disposizione.
Restano però due dati impressionanti, che rendono il confronto impari, perché sono stati posizionati:
1) 1000 blocchi in 10 anni per il tempio di Abu-Simbel;
2) 2.300.000 blocchi in 20 anni per la Grande Piramide.
Il rapporto tra le due operazioni è quindi sbalorditivo: gli Egizi hanno posizionato 2.299.000 blocchi in più.
Volendo forzare una rapporto a parità di tempo, avremo che in 10 anni gli Egizi avrebbero posizionato 1.150.000 blocchi: ovvero 1.149.000 blocchi in più.
Significa che per ogni blocco tagliato, trasportato e posizionato nel nuovo tempio da parte della civiltà contemporanea, la civiltà Egizia riusciva a posizionarne 1500.
Il rapporto è 1500 a 1 a favore degli Egizi.
E’ quindi logico, razionale e scientificamente corretto continuare a ritenere che la civiltà Egizia del 2500 a.C.
sarebbe capace ancora oggi di ridicolizzare gli sforzi tecnici ed ingegneristici dell’intera umanità dopo 4500 anni?
Le tre considerazione sopra riportate, non hanno alcuna valenza di prova, ma sono indicazioni importanti verso una riflessione possibile: la grande piramide potrebbe non essere stata costruita dagli Egizi all’epoca del Faraone Cheope perché non vi erano le condizioni tecniche e tecnologiche per costruire un’opera colossale di quel tipo in soli 20 anni.
O, se si vuole continuare a sostenere la tesi che la Grande Piramide è stata costruita dagli Egizi, allora bisogna almeno ammettere che non è stata costruita in 20 anni e rivedere comunque la cronologia storica dell’Impero
Egizio.
Come il sistema geocentrico e la concezione Tolemaica del cosmo hanno bloccato le scoperte astronomiche per quasi 2000 anni, potremmo oggi essere vittime dello stesso “tappo cognitivo” sullo studio delle opere Megalitiche che riempiono la Terra e delle quali la Grande Piramide è l’esempio più significativo.

la fonte

Read more http://bit.ly/1nvgAUt

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Il clima può cambiare repentinamente? Cosa ci riserverà il 2015?

Posted by curiositybox su 4 gennaio 2015

Riproponiamo la notizia pubblicata da Meteo giornale il 29/11/2014 per sottolineare il fatto che le famose ‘supercelle’ atmosferiche, che alcuni di Voi avranno visto nel film ‘The day after tomorrow’, esistono veramente e sono in azione anche adesso sul nostro pianeta. Ne volete una prova? Un esempio ne è ciò che è accaduto alla nave oceanografica ‘Astrolabe’ a bordo della quale ci sono vari esperti di fisica e chimica: la nave è stata improvvisamente intrappolata dai ghiacci del mare antartico. A questo punto ci sorgono alcune domande. Ma è possibile che una nave che studia i ghiacci debba essere la vittima predestinata dell’oggetto del suo studio? Non avevano i ricercatori gli strumenti e le competenze per poter prevedere il ghiaccio? Oppure è successo un evento simile a quanto già accaduto nel Montana (USA) dove in poche ore il termometro è sceso di alcune decine di gradi?

Di seguito gli articoli:

Congelamento istantaneo nel Montana (USA). Crolla temperatura: -30°C in poche ore

Leggi anche: 40 gradi sotto zero in Canada. Tempeste di neve nell’Alberta e nel New Brunswick
Non ci sono aggettivi per segnalare quello che è avvenuto ieri in varie località del nord Montana, negli USA.
Un’irruzione d’aria fredda ha interrotto una fase di clima mite.
Ecco cosa è avvenuto nella stazione meteo di Great Falls, ubicata in un altopiano di circa 1000 metri.
Il giorno 28 novembre, alle ore 11:53, soffiava un forte vento di sud ovest, e la temperatura era di +12.2 °C. L’umidità del 60% non fa supporre che vi fossero condizioni termiche di venti di caduta, noti come foehn.
Alle 15:35 la temperatura misurava +11°C, ma alle 15:53 la temperatura istantanea era di -4°C, crollando in pochi minuti di ben 15°C.
La discesa termica è proseguita nelle ore successive, anche se meno rapida. Alle ore 16:53 si misuravano -10°C, ma quasi a mezzanotte c’erano -18,3°C.
In un pomeriggio la temperatura è crollata di 30°C, da +12°C a -18°C.
Durante la notte la temperatura ha poi raggiunto una minima di -21,1°C.

 

La nave bloccata tra i ghiacci dell’Antartide comincia a muoversi, ma si teme che cali il vento

Articolo pubblicato il: 03/01/2015

 

 

Inizia a "muoversi anche se lentamente" la nave ‘Astrolabe’, partita dall’Antartide il 26 dicembre e rimasta bloccata tra i ghiacci, in balia delle correnti marine, senza poter nemmeno tornare indietro. "Stanno proseguendo le manovre per liberare la nave dai ghiacci e portarla verso il mare aperto, a bordo iniziano a sentire il rollio che sta ad indicare che l’imbarcazione si sta lentamente muovendo" riferisce all’Adnkronos il portavoce del Cnr, Marco Ferrazzoli, in costante contatto con l’Astrolabe.

A bordo della nave si trovano anche cinque ricercatori italiani: Corrado Leone del Cnr, Lorenzo De Silvestri e Tommaso Nicosia dell’Enea, Francesco Pongetti dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), e il fisico Paride Legovini.

”Sulla nave ci sono tre meteorologi francesi che stanno monitorando il vento che, se continua a soffiare da Sud come sta accadendo ora, spinge la nave in mare aperto, liberandola dalla morsa dei ghiacci antartici" spiega Ferrazzoli. "La preoccupazione -aggiunge- è che il vento possa calare o addirittura soffiare contrario, spingendo l’Astrolabe contro i ghiacci". E se ciò dovesse accadere, continua Ferrazzoli, "verrebbero spenti i motori e la nave sarebbe trasportata dai ghiacci. Non ci sarebbe altro da fare".

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A proposito dell’elica di Ighina: senza monopolo magnetico non funziona!

Posted by curiositybox su 30 novembre 2014

Dopo il servizio messo in onda su RAI3 da Report molti blog si sono interessati al “personaggio Ighina” e alle sue invenzioni. Alcuni commentatori non hanno però bene interpretato la filosofia che è alla base delle ricerche di Ighina ed anche il metodo con cui sono state realizzate le sue “meravigliose macchine”. E’ il caso dell’elica che allontana le nuvole. Per questo motivo facciamo di seguito alcune precisazioni importanti: l’elica è composta da 7 tubi di alluminio riempiti di polvere di alluminio (e non di vari metalli); sotto l’elica ci sono diversi tubi di alluminio (riempiti di polvere di alluminio) disposti a spirale in senso orario; nel terreno dove è posta l’elica sono stati interrati tanti tubi di alluminio quanti sono quelli in senso orario, questa volta però disposti in senso antiorario. Fatte queste precisazioni bisogna aggiungere che l’elica non funziona senza il monopolo magnetico positivo o negativo. Per capire meglio a circa 50 metri dall’elica, dentro la stanza di un laboratorio, era situata la macchina che produceva i monopoli magnetici. Tale macchina era costituita da una elettrocalamita pesante 30 Kg ed alimentata da 10 batterie da 12V da 50Ah. Il funzionamento della macchina prevedeva che l’elettrocalamita ruotasse e che si dovessero utilizzare impulsi intermittenti di corrente mentre ruotava: ripetiamo.. senza il monopolo magnetico l’elica non funziona!

Premesso ciò, Ighina prima trasmetteva i monopoli magnetici tramite un cavo apposito verso l’elica, poi faceva disperdere tali monopoli in atmosfera con la rotazione dell’elica: La velocità dell’elica, tra i 10~20 giri al minuto, non serviva assolutamente a produrre l’effetto simile ad un ventilatore!

Quando Ighina disperdeva con l’elica il monopolo positivo le nuvole si allontanavano, mentre quando disperdeva il monopolo negativo le nuvole si avvicinavano. Se ci fosse ancora qualche scettico precisiamo che i componenti di questa redazione hanno visto per centinaia di volte (dal 1982 al 1993) il ripetersi dell’allontanamento o dell’avvicinamento delle nuvole, così come pure hanno visto questi fenomeni i frequentatori dell’autodromo di Imola.

La redazione di Curiositybox

 

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tratto dal blog: http://meteolive.leonardo.it/news/In-primo-piano/2/l-elica-che-disperde-le-nuvole-e-l-acchiappa-nuvole-ighina-e-reich-due-scienziati-alternativi-/30649/

L’elica che disperde le nuvole e l’acchiappa-nuvole: Ighina e Reich, due scienziati "alternativi"
In primo piano – 30 Gennaio 2013, ore 13.39
Chi sono questi personaggi? Perchè nessuno ha dato loro credito?

 

 

L’elica di Ighina ha colpito ancora. Il frame risale al 1998 ed è tratto dalla trasmissione Report della Gabanelli, in onda sui Rai 3.

Pierluigi Ighina, Wilhelm Reich. Due grandi cervelli, due uomini che hanno provocato un terremoto nel mondo scientifico, senza mai entrarne a far parte veramente.
Nel 1951 Wilhelm Reich, medico e psichiatra austriaco, allievo di Sigmund Freud, famoso per la sua controversa teoria sull’energia orgonica realizzò un’esperimento volto a far piovere nel deserto dell’Arizona grazie ad un acchiappa-nuvole di sua produzione.

Per molti anni Reich si era occupato di studiare l’enorme potenziale distruttivo dei resti della radioattività in natura e di come questi si trasformino in energia distruttrice DOR, (deadly orgon) della materia organica, proprietà negative che Reich attribuì anche alle emissioni industriali e ai fertilizzanti.
Reich riferisce di aver avuto anche contatti con alieni, definiti, inquinatori e desertificatori del nostro Pianeta.
Anche Pierluigi Ighina, presunto collaboratore di Marconi, da sempre affascinato dal mondo dell’elettromagnetismo, ha dedicato la sua vita a realizzare invenzioni incredibili, in gran parte non accettate dalla scienza ufficiale. A soli 16 anni formula una teoria: l’atomo magnetico, che lui stesso definisce “la colla della materia”. Questa scoperta sarebbe basata sul magnetismo del sole che invia alla Terra cariche positive a spirale; a sua volta il nostro Pianeta risponderebbe con cariche negative, questo meccanismo con le sue "pulsazioni" regolerebbe tutta la vita presente sul nostro Pianeta.
Ighina realizzò una macchina che, a suo parere, sarebbe stata in grado di controllare le condizioni atmosferiche, la macchina era formata da una grande elica rotante che aveva alla base polvere di vari metalli e alcuni magneti, una sorta di elettrocalamita che sarebbe servita ad attirare o a mandare via le nuvole, ci sono video e testimoni oculari del funzionamento della macchina.

Pare che Ighina, abitando nelle vicinanze dell’autodromo di Imola, sia riuscito con la sua macchina, a determinare forti acquazzoni durante lo svolgimento dei Gran Premi di Formula 1.
La facile critica che si può muovere al video diffuso da Report (1998) è che sulla zona stesse affluendo aria mite ed umida che avrebbe dato luogo a quella estesa nuvolosità. In questi casi nelle ore più calde la nuvolosità tende spesso a diradarsi parzialmente, dando luogo a schiarite, indipendentemente dall’azionamento del’elica.
Se volessimo invece dar credito all’elica potremmo pensare che in un’atmosfera instabile, in cui i moti verticali vengono esaltati, il rimescolamento locale dell’aria avrebbe inibito la risalita di aria calda, favorendo la dissipazione del corpo nuvoloso. L’osservazione del filmato però evidenzia una velocità dell’elica piuttosto bassa, non crediamo tale da giustificare una simile interazione e anche i corpi nuvolosi sembrano al massimo stratocumuliformi.
Siamo ben lieti di ricevere le vostre osservazioni in merito. Ighina era comunque persona degna di rispetto e rispettoso, quantunque dubbioso, come anche questo pezzo vuole essere. E’ possibile che la nostra sia solo ignoranza. Il diritto di cronaca però deve prevalere sempre.

Autore : Alessio Grosso

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il prof. Giuliano Preparata e Franco Battiato smentiscono il CICAP

Posted by curiositybox su 26 ottobre 2014

A PROPOSITO DELL’ELICA DI PIER LUIGI IGHINA

Salve, Cicap! Nel ’98 Report trasmise un’intervista a pier Luigi Ighina in cui grazie a un marchingegno sembrava riuscire a spostare le nubi mutando le condizioni climatiche. Cosa non quadra nelle strane teorie di Ighina e le sue insinuazioni vittimistiche?

risponde “Silvano Fuso” (E’ laureato in chimica (indirizzo chimico-fisico) (110/110 e lode) e ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Scienze Chimiche):

Non so dire se si è trattato di una trovata sensazionalistica televisiva o di un caso, come non è escluso dallo stesso autore del programma. Sta di fatto che non esiste alcuna prova che la macchina di Ighina abbia realmente funzionato e i principi su cui si basa non hanno il minimo senso scientifico. Esistono inoltre altri testimoni che non videro alcun effetto sulle condizioni atmosferiche anche dopo molte ore di funzionamento della macchina.
Ighina ottenne una certa popolarità, anche all’interno di alcune comunità scientifiche, semplicemente perché era un buon uomo. Un innocuo visionario che ispirava tenerezza e non certo irritazione in chi lo incontrava. Per questo motivo alcuni ricercatori lo conoscevano e tolleravano con simpatia le sue stranezze. Questo ovviamente non significa affatto che avvallassero le sue strambe teorie come qualcuno vuol fare tuttora credere.
Questa riportata sopra è la risposta fornita da un rappresentante del CICAP su l’elica di Ighina mostrata attraverso la trasmissione di Report di RAI3. Aggiungiamo solo un commento: Peccato che un fisico teorico come il Prof. Giuliano Preparata, che aveva lavorato al CERN di Ginevra ed aveva seguito attivamente gli studi sulla “fusione fredda”, a proposito della ricerca di Ighina sull’avvicinamento e allontanamento delle nuvole aveva espresso un parere di apertura scientifica, sottolineando che Ighina non era un ciarlatano.
Seconda considerazione: ci sarebbe tanto piaciuto che un rappresentante del CICAP avesse osservato come abbiamo fatto noi per oltre 100 volte (dal 1982 al 1993) l’influenza che l’elica di Ighina aveva sulle nubi e sul vento.
 http://www.youtube.com/watch?v=Ax0_PZJRmao
Per ultimo ci piace ricordare che negli anni 70′ un certo musicista italiano di nome Franco Battiato visitò il laboratorio di Ighina per diversi giorni e venne così favorevolmente impressionato da tutti quei macchinari con i colori dell’arcobaleno da dedicare al CISM (centro internazionale studi magnatici di Imola) un intero LP, “Pollution” (oggi lo potete trovare in formato CD ma con le foto di copertina del LP).
tratto dal LP "pollution" del 1972 - Franco Battiato

tratto dal LP “pollution” del 1972 – Franco Battiato

 

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L’eredità di Pier Luigi Ighina

Posted by curiositybox su 12 ottobre 2014

L’elica di Ighina può salvarci dalle alluvioni (e dal grande freddo) ?

 

Intervista al Prof. Giuliano Preparata sugli esperimenti di Ighina – Report RAI

 

Il prof. Preparata è stato un fisico teorico che dal 1974 al 1980 ha fatto parte dello Staff Member nella Theory Division del CERN di Ginevra.

Come qualcuno ricorderà, nella trasmissione “report” di RAI3 del 1998 il prof. Preparata intervenne subito dopo il servizio mandato in onda sulle ricerche di Pier Luigi Ighina ed in particolare su quella parte del sevizio giornalistico che aveva mostrato “L’elica” di Ighina che allontanava le nuvole.

Come pure ricorderete che alcuni emuli delle ricerche di Ighina hanno già realizzato alcune delle macchine presenti nel laboratorio e al di fuori del laboratorio di Imola, tra le quali la famosa elica, che ha lo scopo di avvicinare o allontanare le nuvole. Tuttora costoro stanno proseguendo le esperienze di Ighina per ottenere l’allontanamento delle forti e pericolose perturbazioni atmosferiche e far venire il caldo.

Come mai le autorità scientifiche non prendono sul serio, come diceva il prof. Preparata, gli studi di Ighina per prevenire le alluvioni e contrastare le ondate di maltempo?

 

dissolvimento delle nuvole

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Ecco i 4 “veleni bianchi” che assumi ogni giorno.Ti stanno rovinando ma non lo sai

Posted by curiositybox su 3 ottobre 2014

Ci sono degli alimenti che vengono considerati i “i 4 cavalieri dell’Apocalisse dell’ alimentazione” perché stanno letteralmente distruggendo la tua salute e in questo articolo ti spiegherò quali sono e quali danni stanno facendo al tuo organismo.

Alimentazione: Ecco I 4 Veleni Bianchi Che Stanno Rovinando La Tua Salute…
Nutrirsi non significa semplicemente introdurre qualcosa in bocca, masticarlo e digerirlo..
Ma significa fornire al proprio corpo, grazie ad una corretta alimentazione, tutti gli elementi necessari per il suo sostentamento e per le varie funzioni di base evitando il più possibile tutti quegli alimenti che sono pericolosi per la propria salute.
Ora ti chiederai..

Quali sono gli alimenti che bisogna assolutamente evitare nella propria alimentazione?
Al giorno d’oggi è diventato davvero difficile trovare delle informazioni precise a riguardo perché la mole di dati è esorbitante in più ci sono troppi interessi economici legati sia al mondo della salute che a quello dell’alimentazione.
Per fortuna che c’è Magnificamente che ti aiuta a trovare le migliori strategie e tattiche per il tuo benessere.

Alimentazione: Ecco I 4 Veleni Bianchi Che Stanno Rovinando La Tua Salute…
Quindi bando alle ciance ed iniziamo subito con..

 

 

Il Primo Veleno Bianco: Il Sale

Un adulto medio, nella sua alimentazione, ha bisogno al massimo di 1 kg di sale all’anno mentre oggi purtroppo la media nei paese civilizzati è di circa 10kg all’anno!!!
Questo accade perché non solo viene usato in grandi quantità nei condimenti ma è anche sovrabbondante in diversi alimenti come snack, patatine, fritti, salumi e formaggi stagionati.
Quando assumi più sale del dovuto il tuo corpo deve compensare trattenendo i liquidi per mantenere il sale in soluzione e questo comporta gonfiori sensazione di pesantezza e la famosa ritenzione idrica causa di tanti inestetismi.
L’assunzione eccessiva di sale nella propria alimentazione comporta nel lungo periodo tantissime conseguenze negative come:
> Pressione alta
> Cattiva digestione
> Insonnia
> Tic nervosi
> Stanchezza cronica
> Perdita di calcio nelle ossa (come spiego in questo articolo)

Secondo Veleno Bianco: Lo Zucchero Raffinato

Quando sei bambino, nella maggior parte dei casi, ti fanno associare la felicità a qualcosa di dolce e zuccherato come una caramella, un gelato o un dolce. Da adulti si continua con questa potente associazione concedendosi spesso il piacere delle gratificazioni con qualche dolce o bevande altamente ricche di zuccheri. Basti pensare che la famosa bevanda scura con l’etichetta rossa e bianca per il 10% è composta di zucchero puro questo significa che per ogni litro (3 lattine) ci sono circa 100 gr di zucchero puro!!! Nessun adulto ha bisogno di assumere zucchero extra per la propria alimentazione basterebbe abituarsi ad assumere alimenti ricchi di carboidrati complessi come la frutta, verdura e cereali integrali che contengono grandi quantità di vitamine e minerali che vengono rilasciati e messi a disposizione per l’organismo. Mentre I carboidrati complessi sono alimenti ricchissimi di energia e di sostanze nutritive per il nostro corpo, i carboidrati semplici, derivanti dai prodotti dello zucchero, non richiedono tempi di digestione ed entrano subito in circolazione. Ecco perché basta anche una semplice caramella perché il tuo indice glicemico vada alle stelle innalzando così la quantità di glucosio nel sangue. Questo comporta uno stato di emergenza nel tuo organismo che è costretto a secernere insulina per eliminare lo zucchero in eccesso. Se continui ad assumere nella tua alimentazione alimenti ricchi di zucchero continui ad innescare questo processo di produzione dell’ insulina affaticando moltissimo il tuo organismo che si traduce con: > Senso di affaticamento > Ridotta capacità di concentrazione > Poca lucidità mentale > Stanchezza cronica > Picchi e cali repentini di energia durante la giornata > … e nel lungo periodo la possibilità del Diabete. Se non ci credi basta dare un’occhiata alle statistiche, oggi una persona su venti soffre di diabete mentre agli inizi del novecento, quando lo zucchero era praticamente inesistente e c’era un altro tipo di alimentazione, era una persona su 50.000!!!

Terzo Veleno Bianco: La Farina Bianca

Il terzo veleno è rappresentato da tutti quegli alimenti che contengono la farina bianca come: pane, panini, pasta, impasti di ogni tipo, grissini e brioche. Nel libro di Barry Sears “La Zona” l’autore spiega che il corpo non è bravissimo a scomporre prodotti a base di farina bianca e questo perché non si è ancora adattato a questa invenzione moderna (anni 50’) rispetto ai migliaia di anni di evoluzione. Quando introduciamo nella nostra alimentazione uno di questi alimenti formiamo una massa glutinosa che si muove lentamente attraverso il sistema digerente causando sonnolenza e costipazione. Basterebbe assumere prodotti integrali che, non solo soddisfano il tuo appetito, ma contengono grandi quantità vitamine, minerali e proteine nobili recandoti un senso di soddisfazione ed appagamento senza quella fastidiosa pesantezza a fine pasto. Infatti l’eccessiva macinazione della farina bianca per ottenere una consistenza fine elimina la maggior parte dei nutrienti rendendo il cibo praticamente morto.

Quarto Veleno Bianco: Il Latte


Noi siamo l’unica specie al mondo che si nutre del latte di un’altra specie e per di più dopo lo svezzamento.
Intorno ai due anni circa, si ha una progressiva riduzione dell’attività del “lattasi”, che è l’enzima adibito all’assimilazione del latte, fino ad arrivare all’età adulta in cui la sua azione è praticamente inesistente (riduzione di circa il 90-95%).
Questo ovviamente porta ad una intolleranza più o meno grave che può sfociare con diversi effetti collaterali quali gonfiori, irritazione del tratto intestinale, coliche, allergie, ecc.
In più c’è da aggiungere che, anche se fosse l’alimento più salutare della terra, il latte viene continuamente contaminato da antibiotici, ormoni della crescita, erbicidi, pesticidi e nonostante la sua sterilizzazione è ampiamente dimostrato che i germi continuano a sopravvivere.
Queste sono solo alcune delle motivazioni per cui è altamente sconsigliato introdurre il latte nella propria alimentazione (a breve pubblicherò un articolo dedicato solo a questo).
Eliminando “i 4 cavalieri dell’Apocalisse” dalla tua alimentazione otterrai da subito più energia, più vigore e leggerezza aumentando considerevolmente la probabilità di risolvere i vari problemi di costipazione, intolleranze, gonfiori, cattiva digestione, insonnia, ecc.
E tu che ne pensi?
Raccontami la tua esperienza lasciando un commento qui sotto e naturalmente se ti è piaciuto l’articolo aiutami a diffonderlo nei social.

 

fonte

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