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Archive for the ‘tecnologia’ Category

online il nuovo portale per la vendita di componenti elettronici

Posted by curiositybox su 4 giugno 2017

 

potete trovare oltre 3000 Articoli per l’elettronica:

 

www.ecomponent.eu

 

 

commercio online componenti elettronici

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La Macchina di Diego

Posted by curiositybox su 21 settembre 2014

Prima il cielo era tutto coperto. Non è un caso assistere all’apertura del cielo, questo, ogni volta che mettiamo in movimento l’apparecchio, in questo caso per allontanare le nuvole. Stiamo seguendo alcune prove per contrastare l’ondata di gran freddo che verrà nell’inverno 2015

 

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Incredibile! acqua dall’aria, risolto il problema dell’acqua

Posted by curiositybox su 21 settembre 2014

WarkaWater. La torre che produce acqua dall’aria

Pensata per le aree dove non c’è accesso all’acqua potabile, questa struttura in materiali naturali è in grado di produrre 90 litri di acqua al giorno.

di Rudi Bressa

Il nome si ispira ai giganteschi alberi etiopi, i Warka appunto, le cui fronde accolgono il villaggio durante riunioni, feste, discussioni. Nello specifico si tratta di una struttura reticolare in bambù realizzata a mano, in grado di raccogliere acqua potabile dall’aria, tramite condensazione.

L’idea viene da due architetti, Arturo Vittori e Andreas Vogler, entrambi collaboratori dello studio Architecture and Vision, che hanno presentato il progetto alla Biennale di Venezia 2012. Progetto che ha riscosso molto successo, tanto che potrebbe entrare in produzione dal prossimo anno. La WarkaWater, come spiegano gli stessi architetti: “è pensata per le regioni montuose in Etiopia dove donne e bambini devono camminare per ore, ogni giorno, per raccogliere dell’acqua non sicura”.

La torre, alta 9 metri e che pesa appena 60 chilogrammi, è realizzata da 5 moduli che possono essere installati manualmente ed è in grado di raccogliere la preziosa risorsa grazie ad un speciale tessuto in polietilene. Secondo quando riferiscono gli stessi progettisti, la struttura è in grado di produrre più di 90 litri al giorno di acqua potabile.

“Non sono solo le malattie che stiamo cercando di affrontare. Molti bambini etiopi dei vilaggi rurali occupano gran parte della giornata diverse per procurarsi l’acqua, tempo che dovrebbero invece investire per attività più produttive ed educative”, ha dichiarato allo Smithsonian l’architetto Vittori. “Se siamo in grado di dare alla gente qualcosa che permetta loro di essere più indipendenti, potrebbero liberarsi da questo circolo”.

I costi di produzione, come riportato da Smithsonian.com, per ora si aggirano intorno ai 500 dollari (circa 380 euro), ma potrebbero scendere significativamente, se ci fosse una produzione su vasta scala.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

fonte: http://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/warkawater-la-torre-che-produce-acqua-dallaria

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Rifiuti scomodi, trattiamoli con la dissociazione molecolare

Posted by curiositybox su 17 settembre 2014

Un lettore interviene nel dibattito sul termovalorizzatore che sorgerà a Parma

di Valter Abelli

L’approccio non ideologico ai temi ambientali, specialmente se riferito ai rifiuti, è indispensabile se si vuole trattare l’argomento in termini razionali. Per diminuire la produzione di rifiuti, diretti od indiretti,va da sé che bisogna ridurre i contenitori ed imballaggi, programmare meno rottamazioni, migliorare ed aumentare il ripristino e le manutenzioni, produrre e far consumare meno cose spesso inutili; non ci sono dubbi che tutto ciò riduce il residuo e minori sono i problemi legati al loro trattamento sia che si tratti di residuo riciclabile da riportare a bene utilizzabile sia che si tratti di residuo inutilizzabile e quindi da smaltire in discarica o da destinare alla produzione di energia.
Sono fra coloro che non fanno della ecologia la nuova divinità pagana ne propongo il riciclo per il riciclo anche se dannoso ma desidererei semplicemente la massima compatibilità e l’ ambiente il più salubre possibile. Nessun preconcetto quindi all’ inceneritore con la valorizzazione del calore che comunque è un passo avanti importante rispetto alla dispersione dei rifiuti nell’ ambiente ed alle discariche che ritengo la soluzione peggiore.
L’ ideale è individuare quelle soluzioni possibili che producano i minori oneri ed i maggiori vantaggi, per questo mi pare essenziale, per trattare i rifiuti non riciclabili, la introduzione di quegl’ impianti che realizzano la dissociazione molecolare ad elevatissima temperatura che, operando in camera stagna e in assenza di combustione,garantiscono contro le emissioni di fumi in atmosfera ed il riuso delle scorie rese inerti dalla loro vetrificazione.
La tecnologia TWR e PYROMEX (brevettata anche in Italia) danno una puntuale risposta al problema. Una competizione reale fra inceneritore con valorizzazione del calore, anche di ultimissima generazione, e gassificatore ha un solo vincitore: il gassificatore sotto tutti gli aspetti, ovviamente con tecnologia o TWR o PYROMEX , per verificare quanto sostenuto si può visitare l’impianto di Monaco di Baviera.
In primo luogo il termovalorizzatore necessita di grandi dimensioni e sufficiente quantità di residuo, utilizza la combustione quindi genera fumi e ceneri con conseguenti emissioni tossiche in atmosfera, anche se ridotte, ed abbisogna di discarica per le ceneri non inerti mentre il gassificatore, di cui qui si fa cenno, elimina entrambi gli inconvenienti in quanto le "scorie" altro non sono che materiale inerte e riutilizzabile oltre naturalmente ad avere alcuna emissione in atmosfera, diverso è per gli impianti di pirolisi a basse temperature ( vedi EnerGo) che necessitano di una fase che prevede combustione. La purezza dei gas ottenuti dipende dall’ impianto ma se ottenuti attraverso il processo di gassificazione a temperature ultraelevate, oltre i 1.500° C anche la loro purezza è molto elevata tanto che per renderli utilizzabili al pari del gas metano sono sufficienti un semplice acido ed un pulitore basico. L’ impianto Pyromex poi monitora in tempo reale i componenti CO, CO2, H2, CH4 e registra i risultati su chip e quindi sempre controllabili.
Attraverso il sistema Pyromex si riesce a trasformare in gas il 99,96% dei materiali organici, va da sè, che pur potendo trattare qualsiasi tipo di rifiuto dal tal quale al monocomponente, maggiore è la quantità di materiale organico introdotto proporzionalmente maggiore è la quantità di gas ed energia ottenuti. La resa , in termini di energia, del sistema Pyromex per tonnellata di rifiuti con potere calorifico di circa 4.000 Kcal/Kg permette di ottenere 1.500 Kw di energia elettrica.
Il costo dell’ impianto,che è modulare e può servire necessità da 5 a 5.000 ton/giorno, sia di istallazione che di funzionamento è fortemente più ridotto rispetto agli inceneritori con recupero di calore senza poi considerare gli spazi che sono di circa un decimo a parità di materiale trattato, ed ancora l’ energia disponibile al netto dell’ autoconsumo è di circa 2/3 rispetto ad 1/3.
L’ altro grande vantaggio dell’ impianto Pyromex o TWR, che va dovutamente considerato, è la caratteristica modulare ( 25 Ton/Giorno rendono l’impianto redditizio) per cui non è necessaria la grande struttura , la quale poi necessità di infrastruttere adeguate con conseguenti costi e congestioni viarie con relative emissioni,ma può essere collocato laddove si producono i rifiuti in strutture piccole e magari già esistenti ed inutilizzate, con impatto ambientale viario quasi inesistente e senza dover provvedere alla realizzazione od adattamento della rete di trasporto della energia elettrica se prodotta sul posto, inoltre, disponendo di più moduli funzionanti in parallelo, un eventuali guasto non pregiudica il funzionamento complessivo.

Gli impianti di decomposizione molecolare ( tecnologie TWR e PYROMEX), proprio per le caratteristiche positive( emissioni tossiche: zero, eliminazione della discarica,produzione energetica), hanno grande applicazione nel mondo, Europa compresa, mentre in Italia incontrano difficoltà e di ciò non si comprendono le ragioni specialmente se le motivazioni sono date da mancanza o carente sperimentazione.
Le sperimentazioni non si eseguono soltanto post-istallazione ma si eseguono pre-istallazione e specialmente quando godono di brevetto dispongono di dati elaborati,comunque disponibili e verificabili, nei laboratori e nelle varie fasi di esecuzione del progetto sperimentale.
La eventuale ragione che non si dispone di sufficiente conoscenza tecnica non vale per gli impianti Pyromex, già da tempo in funzione, un dato per dare la dimensione delle sue applicazioni: nel 2008 hanno ricevuto commesse pari a 1,84 miliardi di € a dimostrazione dell’ affidabilità dell’ impianto. Relativamente poi alle esigenze del territorio parmense va da sé che un impianto che elimini rifiuti, diversamente destinati alla discarica, va realizzato e stante l’ urgenza non esistono alternative pronte all’ impianto proposto avendo tra l’ altro superato i dovuti controlli di compatibilità ambientale oltre naturalmente aver espletato tutte le formalità burocratico-amministrative sempre lunghissime e laboriose.
Fin da ora però, penso, le autorità di competenza ,a cui anche la Conferenza dei Servizi deve dare il proprio contributo, devono mettere in cantiere subito un impianto di gassificazione dei rifiuti, naturalmente ad emissione zero, anche se di ridotte dimensioni ( il sistema essendo modulare può lavorare anche 5 Ton/giorno), per trattare residui eccedenti , rifiuti speciali o monocomponenti o servire alla bisogna di comuni scoperti di servizio. Una simile iniziativa potrebbe essere una risposta molto significativa alla costante ricerca della miglior soluzione per eliminare in positivo elementi di scarto di cui, nolenti, ci dobbiamo liberare.

 

fonte

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A Lamezia il riciclo fa risparmiare e intasa il supermercato

Posted by curiositybox su 14 settembre 2014

Piu’ informazioni su: raccolta incentivante raccolta differenziata supermercati

supermercato lamezia riciclo

Riciclo intelligente e incentivante al supermercato. A Lamezia Terme la novità ha attirato così tante persone da intasare il punto vendita. Grazie alle speciali macchinette si possono riciclare lattine, bottiglie e altri rifiuti di plastica. Le macchinette erogano denaro (non contante) da spendere all’interno del supermercato per fare la spesa.

In pochi giorni si è sparsa la voce e le macchinette per il riciclo sarebbero state letteralmente prese d’assalto, dopo un primo momento di diffidenza. Iniziative simili sono già presenti in altri punti della regione, ma la speranza è che si diffondano, per incentivare la buona abitudine alla raccolta differenziata.

Le bottiglie e le lattine da buttare grazie alla macchinetta per il riciclo si possono monetizzare. Di certo si tratta di una buona occasione di risparmio, soprattutto in tempi di crisi. Durante la settimana i cittadini raccolgono i rifiuti e poi si recano al supermercato per fare la spesa, fanno la fila alle macchinette e ricevono uno scontrino che possono spendere subito nel punto vendita.

A Lamezia Terme davanti alle macchinette per il riciclo spesso si forma la fila. Magari il riciclo permette di risparmiare 30 o 40 centesimi alla volta, ma anche qualcosa di più, a seconda del quantitativo di rifiuti introdotti nelle macchinette intelligenti, pensate, ad esempio, per separare i tappi dalle bottiglie.

I cittadini si stanno impegnando a raccogliere la plastica e le lattine e a conferirle presso le macchinette in maniera corretta. Può darsi che, dato il successo dell’iniziativa, per loro il compenso aumenti. Sistemi simili nei Paesi nordici, come la Svezia e la Norvegia, sono in vigore da decenni. Negli ultimi tempi la raccolta incentivante si sta diffondendo anche in Italia. Ben venga, se può aiutarci a risparmiare denaro e risorse e a rendere il mondo più pulito.

Marta Albè

Fonte foto: lamezialive.it

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Il nucleo magnetico brianzolo vince la sfida con i cinesi

Posted by curiositybox su 3 maggio 2014

Qualunque trasformatore elettrico ha un “cuore” magnetico, un nucleo di metallo che ne alimenta l’attività: la Femag Ferri Magnetici è una delle aziende italiane più attive in questo settore di nicchia e, pur mantenendo una dimensione contenuta, esporta il 70% della sua produzione e riesce a vincere la sfida con i competitor orientali, che tentano di sbaragliare il mercato vendendo prodotti che costano il 40% in meno. «Che non hanno però la qualità e l’affidabilità dei nostri»

 

 

, dichiarano con orgoglio Fabrizio Merlo e Walter Caterina, cofondatori dell’azienda brianzola, nata nel ’75 e oggi operativa con una quindicina di addetti e un fatturato di circa 5 milioni di euro. Dai 1.500 metri quadrati di area produttiva escono due tipologie di nuclei: a “C” e toroidale. «La prima riguarda prodotti destinati all’assemblaggio di trasformatori di piccola e media potenza, quindi all’industria elettromeccanica», spiega Merlo. «I nuclei a “C” sono fabbricati con un lamierino di acciaio magnetico che dobbiamo importare dall’estero, con rilevanti fluttuazioni dei prezzi di approvvigionamento». Anche per la fabbricazione de nuclei toroidali si utilizza acciaio magnetico, «ultimamente anche quello ad alta permeabilità – dice Caterina – fino ad oggi impiegato nei grandi trasformatori di potenza. Il vantaggio è che, a parità di potenza, si possono ridurre le dimensioni dei nuclei, quindi il peso, per aumentarne l’efficienza. Su questo segmento abbiamo subito per qualche tempo la concorrenza dei prodotti cinesi, ma negli ultimi due anni si è aperto anche per noi il mercato delle energie alternative (eolico, fotovoltaico e solare), dove il nostro prodotto è utilizzato in larga misura». L’ultima novità in casa Femag sono i nuclei costruiti in acciaio al silicio a grani orientati con tecnologie Unicore, destinati ai trasformatori elettrici mono e trifasi. «Questa tecnologia non richiede la costruzione di un’attrezzatura per ogni dimensione di nucleo, con un evidente contenimento del costo finale e  una riduzione di circa il 30% delle perdite rispetto a un pacco lamellare», aggiunge Caterina. La vera svolta per la Femag è avvenuta nell’89, con l’investimento per l’installazione di una linea da 14 metri per il taglio delle lamiere magnetiche, che prima venivano acquistate sotto forma di nastri da altre aziende. «Questo sviluppo tecnologico – dice Merlo – ci ha permesso di soddisfare più rapidamente le richieste. Abbiamo verificato poi che la capacità produttiva di questa linea era assai superiore alle richieste della nostra produzione di nuclei, così abbiamo cominciato a comprare maggiori quantità di materiale da tagliare e commercializzare. In sostanza, abbiamo creato un centro di servizi che fornisce lamiera tagliata anche in piccoli quantitativi. In questo modo abbiamo acquisito clienti in tutto il mondo e ora questa linea copre i due terzi del fatturato totale».

Tratto da “Vox Fabrica”

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Il radar in banda P che indaga il sottosuolo in 3D

Posted by curiositybox su 30 aprile 2014

 

Un nuovo radar per scoprire in 3D, i segreti del pianeta in 3D: il sistema, sperimentato con la partecipazione dell’Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell’ambiente del Cnr, ha particolari capacità di penetrazione e può essere applicato nell’ambito della difesa, della sicurezza, dell’ambiente, dell’archeologia, della geologia e anche per le esplorazioni planetarie

Indagare i segreti della terra con uno speciale radar che riporta le informazioni sotto forma di immagini 3D. E’ questo l’ambizioso obiettivo raggiunto dal Consiglio nazionale delle ricerche (Irea-Cnr) di Napoli, insieme all’Agenzia spaziale italiana (Asi), al Consorzio di ricerca su sistemi di telerilevamento avanzati (Corista), al Politecnico di Milano, all’Università di Trento e all’Aeronautica.

Di proprietà dell’Asi, il nuovo sistema radar multifrequenza permette di acquisire informazioni attraverso la vegetazione e spesso anche sullo strato sub-superficiale della zona sottoposta a verifiche.
Il radar opera in banda P, ossia su frequenze inferiori a 1 GHz, e, in particolare, nelle bande VHF e UHF. E’ costituito da un sensore sounder e da due sensori imager, che oscillano rispettivamente alle frequenze di 150, 450 e 900 MHz, più basse rispetto alle classiche bande L, C e X.

1 / 1

Grazie alla sua capacità penetrativa, il radar può essere utilizzato per l’esplorazione planetaria e della Terra, la comprensione delle dinamiche di ecosistema, lo studio dello spessore dei ghiacci, il ritrovamento di reperti archeologici ma anche per missioni militari strettamente top secret. Per esempio per l’individuazione di installazioni nascoste nel sottosuolo.

<<E’evidente l’interesse della Difesa verso il potenziale offerto dalla banda P>>>, spiega Francesco Soldovieri dell’Irea-Cnr, che ha coordinato l’elaborazione dei dati dei due sensori: <<Tramite i velivoli messi a disposizione dal Centro sperimentale dell’Aeronautica militare è stato possibile effettuare la sperimentazione del radar attraverso due campagne di volo, finalizzate a investigare lo spettro applicativo di tali frequenze nell’analisi di aree terrestri, aggiunge Soldovieri>>

In particolare, l’Irea-Cnr ha elaborato i dati necessari a fornire al radar la capacità di discriminare gli oggetti al suolo con dettaglio paragonabile a quello dell’occhio umano, mediante complesse operazioni di trattamento del segnale tra cui la compensazione degli errori di moto dell’elicottero su cui è stata installata la strumentazione.

(11 aprile 2014)

– See more at: http://www.thedigeon.com/it/il-radar-banda-p-che-indaga-il-sottosuolo-3d.html#sthash.DxI3Tnvb.dpuf

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Cellulari e Smartphones – Livelli SAR 2013

Posted by curiositybox su 20 dicembre 2013

cellulari-radiatività-sar

Anche quest’anno sembra proprio che i gadget tecnologici spadroneggeranno sotto gli alberi di Natale, nonostante sia ormai chiaro che si tratti di piccoli cavalli di Troia che ogni cittadino sta accogliendo spensieratamente tra le mura della propria vita privata (v. correlati).

Ciò premesso, anche quest’anno contribuiamo nel nostro piccolo a limitare i danni alla salute pubblicando la tabella comparativa degli indici SAR dei più noti dispositivi del 2013.

L’acronimo SAR significa Livello Specifico di Assorbimento (espresso in Watt per Kg.). Più basso è il livello SAR di un dispositivo quale un cellulare o un tablet con connessione telefonica, minore dovrebbe essere il rischio per la salute (v. post correlati).

N.b. E’ indicato sempre il valore più elevato (head – body).

Attenzione: nell’elenco si fa riferimento ai modelli europei. I modelli USA spesso presentano un livello SAR sensibilmente più elevato rispetto alle controparti europee.

DISPOSITIVO
SAR W/kg

Acer Liquid E2 Duo
0,22 (link)

Acer Liquid S1 Duo
0.43 (link)

Acer Liquid Z3 Duo
0,22 (link)

Apple iPhone 5s
0.81 (link)

Apple iPhone 5c
0.50 (link)

Apple iPad Retina
0,99 (link)

Apple iPad mini
0,99 (link)

Apple iPad Air
1,19 (link)

Asus Padfone 2
1,06 (link)

BlackBerry Q10
1,36 (link)

BlackBerry Q5
1,38 (link)

BlackBerry Z10
1.39 (link)

HTC One
0,86 (link)

HTC One Mini
1,06 (link)

HTC One Max
1,29 (link)

HTC Windows Phone 8
1,26 (link)

HTC Desire 601
irreperibile

LG Optimus G Pro
0.49 (link)

LG G2
0,47 (link)

LG Optimus L7 II
0,50 (link)

Motorola RAZR i
1,59 (link)

Motorola Moto G
irreperibile

Nokia Lumia 1020
0,82 (link)

Nokia Lumia 720
0,76 (link)

Nokia Lumia 925
0,81 (link)

Nokia Lumia 1520
0,64 (link)

Samsung Galaxy s4
0,40 (link)

Samsung Galaxy s4 mini
0,33 (link)

Samsung Galaxy Mega 6.3
0,34 (link)

Samsung Galaxy S duos
0,47 (link)

Samsung Ativ S
0,30 (link)

Samsung Galaxy Note 3
0,36 (link)

Sony Xperia Z Ultra
1,54 (link)

Sony Xperia Z
0,56 (link)

Sony Xperia T
0,88 (link)

Sony Xperia SP
1,08 (link)

Fonte.

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Se l’iPhone è un frigorifero

Posted by curiositybox su 20 dicembre 2013

iphone_consuma_pic3b9_del_frigo

Un comunissimo iPhone, utilizzato “nella media”, in un anno consuma più del frigo di casa. E per tenere accesi gli smartphone degli americani si utilizza sempre più energia, proveniente in gran parte dal carbone. Ne consegue che abbiamo un problema.

Partiamo dai consumi dell’iPhone. Secondo un report di Digital Power Group, sponsorizzato da due lobby americane pro carbone, da quando nel 2007 è stato distribuito il primo modello del melafonino il traffico dati generato dal mobile è letteralmente schizzato in alto. Nei soli Stati Uniti, ad esempio, nel periodo 2007-10 la quantità di dati scambiati col telefonino è cresciuta del 400%.

Poi è arrivata l’era del cloud, che ha compiuto la rivoluzione spingendo gli utenti di iPhone e smartphone a tenere la connessione sempre accesa. Questo ha modificato profondamente i consumi elettrici perché per gestire l’enorme quantità di dati in ingresso e in uscita dai server e dai cellulari serve un’altrettanto enorme quantità di energia elettrica.

A differenza del frigorifero, che si accende e si spegne in automatico solo quando realmente serve, gli smartphone trasmettono e consumano in continuazione. Per tenere in piedi questo sistema si deve produrre in maniera continua e affidabile sempre più energia, di giorno come di notte visto che il fenomeno è globale e l’interscambio di dati può avere infiniti percorsi.

Ecco, allora, che le associazioni pro carbone sparano la sentenza: il carbone tiene acceso il tuo iPhone. Sentenza che, ad essere onesti, almeno in USA è in parte vera visto che gli Stati Uniti producono una buona percentuale (40% circa) dell’energia elettrica che consumano proprio dalla peggiore delle fonti fossili, quella più inquinante e con le maggiori emissioni di CO2. Un problema già messo in luce, più volte, da Greenpeace.

Per fortuna, però, non tutto il mondo è uguale e in Europa la produzione di energia elettrica dal carbone è più bassa (33% in media) mentre in Italia è bassissima (intorno al 10-12%). Sempre per fortuna ai nostri smartphone non importa molto quale fonte abbia prodotto l’energia che consumano, il che vuol dire che il cloud può essere alimentato senza grandi problemi anche con leenergie rinnovabili.

E, infatti, da qualche anno le grandi aziende del web si sono buttate nella corsa al data center rinnovabile. Yahoo è stata tra le prime, ma anche Google e Apple hanno speso parecchio per ripulire i propri consumi. Resta però una domanda alla quale ancora nessuno ha avuto il coraggio di rispondere seriamente: se negli ultimi anni abbiamo imparato a guidare auto che consumano meno, a spegnere le luci quando non servono, a non aprire e chiudere il frigo inutilmente e a stare attenti ai terribili led di stand by, quando inizieremo a pensare a quanto consumano, e inquinano, i nostri gadget elettronici?

Fonte.

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Arriva il riscaldamento a fusione fredda

Posted by curiositybox su 28 settembre 2013

La notizia è che finalmente l’ingegnere italiano Andrea Rossi, ha comunicato una data per la presentazione mondiale del suo E-Cat.

Il reattore a fusione fredda che sta incuriosendo milioni di persone in tutto il mondo, scatenando speranze di molti e lo scetticismo di moltissimi, verrà presentato in una conferenza a Zurigo tra l’8 ed il 9 settembre. Ad organizzare l’evento, tra gli altri, le due aziende licenziatarie per la vendita dell’E-Cat in Svizzera ed in Germania.

Ci saranno i licenziatari europei del dispositivo rivoluzionario che si relazioneranno e alla fine si svolgerà una tavola rotonda con l’inventore italiano. Ad organizzare il congresso sono proprio i licenziatari di Germania e Svizzera. Andrea Rossi riferisce che arriverà con un volo dagli Stati Uniti in tempo per il suo primo intervento di sabato 8 settembre e ripartirà appena terminata la tavola rotonda domenica 9 settembre. L’associazione CASOart.science.movement parteciperà al congresso di Zurigo e riporterà ai coworkers europei la situazione organizzativa per la vendita e l’assistenza.
L’incontro con il Coworkers italiani (ma non solo) si svolgerà il 27 settembre 2012 ad Alessandria.

La Rivoluzione Energetica è iniziata! Ed è una energia a basso costo e pulita e fatto molto importante.. con la comunicazione in rete.. non la si potrà fermare!

Vivì Bertin
coworker e presidente CASO

Link – CASO art.science.movement 
– Programma del Congresso in lingua italiana 
– Programma del Congresso in lingua inglese 

——

Cos’è l’E-Cat

L’ E.Cat domestico potrebbe costare anche meno di mille euro, secondo il suo inventore.

Se quando detto dall’ingegnere Andrea Rossi, sarà confermato dai fatti, un E-Cat, la macchina che produce energia (acqua calda) a seguito di una c.d. fusione fredda, nel 2012 sarà disponibile ad un prezzo inferiore a quello di molte attuali caldaie per riscaldamento a gas o gasolio.
Molto più basso anche il costo di funzionamento: un sesto del costo del riscaldamento e raffreddamento medio della casa media (the fuel for the E-Cat will be about one sixth of the cost of average heating and cooling the average home) tasse permettendo.

L’apparecchio destinato al riscaldamento domestico, con una potenza oscillante fra i 10 e i 20 kW, costerà dai 1000 ai 1500 dollari, come riporta E-Cat World sul proprio sito.
Il centro della produzione, a conferma dell’insipienza della imprenditoria italiana, sarà negli Stati Uniti.

La Leonardo Corporation, società americana di Andrea Rossi con sede a Bedford, New Hampshire, si occuperà, invece, di comunicare le istruzioni su come installare l’E-Cat agli imprenditori, che, se vorranno, potranno richiedere l’assistenza di tecnici certificati per l’installazione.

Rossi ha oggi precisato “Dobbiamo fare una distinzione tra il prezzo degli impianti industriali e il prezzo degli impianti domestici.
Per gli impianti industriali (impianti di 1 MW) il prezzo a partire dal 2012 sarà di circa US $ 1,500.00 kW /, piú o meno 10%.
L’E-Cat domestico di 10 kW sarà realizzato con una tecnologia differente e con una economia di scala molto buona, a causa del fatto che abbiamo iniziato la produzione di 1 milione di pezzi. Se tutto va come spero e come sto lavorando  la 10 kW E-Cat costerà tra i 100 ei 150 US $ / kW.”

Intanto anche la scienza ufficiale sembra prendere sul serio la “fusione fredda”:
Alla prossima conferenza ISEO-WSEC (World Sustainable Energy Conference) che si terrà a Ginevra tra il 10 ed il 12 gennaio, tra gli interventi richiesti ce ne sarà anche uno sulla fusione fredda.
Relatore quel prof. Francesco Celani che di Rossi è forse un concorrente, ma che sulla macchina dell’ingegnere bolognese s’è mostrato possibilista.

Tratto da http://www.iltamtam.it/Article.aspx?id=23682

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Come funziona l’E-Cat

E-Cat è l’abbreviazione del termine “catalizzatore di energia” ed è una invenzione dell’ingegnere italiano Andrea Rossi. E-Cat è un dispositivo in cui sono combinati gas di idrogeno, metallo nichel in polvere e un catalizzatore riservateo sono combinati per produrre una grande quantità di calore attraverso una reazione nucleare a bassa energia (LENR) che avviene all’interno di una camera appositamente progettata. Il funzionamento interno del reattore è coperto dal segreto commerciale che Rossi si rifiuta costantemente di discutere.

In questo processo, quando una fonte di calore esterna viene applicata (elettrica o fossile) si sostiene che il nucleo di un atomo di idrogeno, un protone, penetra un nucleo di nichel ed in tal modo un atomo di nichel diventa un atomo di rame, e rilascia raggi gamma creando di una grande quantità di energia termica. Dai report dei test, sembra che la reazione inizia quando il reattore viene riscaldato a circa 60 gradi Celsius, e una volta che la reazione è stabile, il calore esterno può essere spento e la reazione può continuare per un considerevole periodo di tempo. In un test  del 6 ottobre a Bologna, Italia, E-Cat ha funzionato senza calore esterno (denominata modalità di “auto-sostegno”) per quasi quattro ore, mantenendo una temperatura costante e continuamente l’acqua bollente.

Per quanto tempo l’E-Cat può essere eseguito in modalità di auto sostegno senza calore esterno che viene applicato è sconosciuta, ma Andrea Rossi ha detto che per operazioni sicure e stabili è necessario che la fonte di calore esterna sia fornita e tolta ciclicamente.

L’energia prodotta dalle reazioni nucleari viene utilizzata per riscaldare l’acqua, e l’uscita della E-Cat è acqua calda o vapore. Piombo e boro sono usati come scudo per impedire il rilascio di raggi gamma durante le reazioni, e quando le reazioni sono completate (L’ingresso di idrogeno è spento) non ci sono scorie radioattive.

Il significato della E-Cat come fonte di energia è che può produrre energia ad un livello molto più economico e molto più pulito rispetto ad altre fonti sul mercato. Gli ingredienti principali, il nickel e idrogeno sono gli elementi comuni e facilmente reperibili a basso costo e sono consumati in quantità molto piccole. Non vi è alcun rilascio di gas serra CO2 o di altri dalla E-Cat. A differenza della tradizionale energia a fissione nucleare, non sono coinvolti materiali radioattivi e non vengono prodotte scorie radioattive.

Rossi ha ottenuto un brevetto per l’E-Cat da parte dell’Ufficio italiano brevetti e sta cercando una protezione ulteriore per il brevetto.

Andrea Rossi ha lanciato il primo impianto commerciale E-Cat, un impianto da 1 MW di potenza termica a Bologna, in Italia il 28 ottobre 2011 che è stato testato e certificato come accettabile da un agente per un cliente sconosciuto. Rossi ha dichiarato che il cliente è un ente militare che non vuole essere identificato.

Rossi Leonardo Corporation sta progettando di entrare nel mercato domestico possibilmente entro un anno, producendo piccole unità E-Cat a 10 kW in grado di fornire calore e aria condizionata alla casa. Sono inoltre in atto piani per requipaggiare queste unità con la capacità di generare anche energia elettrica quando questo diverrà disponibile.

Fonte (articolo in inglese): http://www.e-catworld.com

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Aggiornamenti sull’E-Cat

Andrea Rossi si espone e parla del costo del catalizzatore da 10 kW che dovrebbe aggirarsi tra i 600 e gli 800 dollari. Novità dunque sul prezzo finale dell’E-Cat domestico, di cui spesso si è parlato.

E se inizialmente lo stesso Rossi aveva annunciato che il suo dispositivo basato sulla fusione fredda sarebbe costato tra i 1000 e i 1500 dollari, adesso sembra che il prezzo finale potrebbe scendere ancora. Rispondendo alla domanda di un utente, sul Journal of Nuclear Physics, riportata anche da E-CatWorld.com, l’ingegnere ha precisato che “il prezzo sarà compreso tra 600 e 800 dollari.“

Il lettore aveva stilato una sorta di lista di ipotesi riguardanti l’E-Cat:

– Può essere integrato in un sistema esistente di riscaldamento domestico
– Dispone di optional per il raffreddamento e per il condizionamento dell’aria
– Potrebbe anche essere ampliato con un sistema di generazione di energia elettrica
– Ha ora la possibilità di generare acqua calda direttamente o farlo dal boiler
– L’E-Cat non è molto grande e può essere posizionato in qualsiasi punto della casa
– Il reattore deve essere sostituito ogni 6 mesi o 180 giorni
– Può essere utilizzato per la dissalazione
– E’ sicuro, non produce CO2 e/o radiazioni e non crea altro genere di rifiuti
– Costa solo circa 500 dollari (per un 10kW).

Su quest’ultimo punto, Rossi lo ha corretto, precisando il range tra 600 e 800 dollari. E successivamente ha aggiunto:“E’ possibile pre-ordinare un E-Cat. Sarete messi in lista d’attesa e in autunno riceverere un’offerta precisa: a quel punto sarete liberi di annullare l’ordine o confermarlo. Il prezzo sarà tra i 500 e i 700 Euro, senza optionals. L’energia elettrica non sarà disponibile per i primi 1-2 anni. Le consegne potrebbero iniziare entro un anno“.

Fonte: http://www.greenme.it/informarsi/energie-rinnovabili/6921-e-cat-riscaldamento

 

E ci sono anche i Cloni!:

Dai greci della Defkalion a Chan, è una corsa al clone del catalizzatore basato sulla fusione fredda. La creazione di Andrea Rossi sembra non dar pace agli appassionati e ai concorrenti, ex collaboratori come nel caso dei greci. I rivali di Rossi però puntano ad aprire al pubblico le proprie conoscenze ed i progressi fatti con le loro ricerche.

A novembre Chan rese note su Buildecat.com le modalità e i risultati raggiunti con il suo esperimento, la cosiddettaFormula Chan con cui sarebbe in grado di riprodurre l’E-Cat. Si tratterebbe di una sorta di clone dell’E-Cat ma in versione open source, se vogliamo, visto che il misterioso Chan avrebbe reso nota la sua ricetta per l’E-Cat fai-da-te sul web.Adesso, alla sua prima formula, il giapponese avrebbe aggiunto nuovi dettagli.

Alla prima formula, risalente al 21 novembre scorso, il giapponese avrebbe aggiunto nuovi dettagli utili per realizzare un dispositivo in grado di produrre 10 MW di energia. Cosa occorre? Secondo quanto si riportato da EcatWorld e su Chan Fusion Power, servirebbero: un contenitore di acciaio riempito di olio, riscaldato elettricamente a 100 C con 10 piatti impilati, che fungerebbe da nocciolo del reattore, 10 cartucce da 1000 kW alloggiate all’interno del contenitore, acqua a temperatura ambiente poi riscaldata fino a 100 C.

Ma, come dicevamo, non è l’unico a voler proporre una propria versione dell’E-Cat. Che per i greci, ex alleati di Rossi si chiama Hyperion. E anche nella vicina Grecia, le cose sembrano aver preso la piega giusta (o forse una brutta piega per Rossi). In un comunicato, la Praxen Defkalion Green Technologies (PDGT) ha annunciato di essere pronta per consentire ulteriormente a terze parti di valutare la sua tecnologia di base.

E i greci giocano duro. Già in un precedente comunicato, risalente alla fine di novembre, la Defkalion si era detta pronta a commercializzare il proprio E-cat entro il 2012.

Fonte: http://greenme.it/informarsi/energie-rinnovabili/6774-e-cat-fusione-fredda

 

Nonostante ciò L’E-Cat di Rossi ha raggiunto i 100.000 pre-ordini! Ad annunciare il successo dei catalizzatori per la fusione fredda è stato lo stesso Andrea Rossi sul Journal of Nuclear Physics. Circa 100.000 sarebbero già gli E-cat piazzati in tutto il mondo.

Fonte: http://www.greenme.it/informarsi/energie-rinnovabili/6930-e-cat-fusione-fredda-ordini

 

Come pre-ordinare l’E-Cat

Per ordinare un E-Cat basta compilare il modulo presente nella HomePage del sito ufficiale di Rossi che ha il compito di raccogliere tutti i pre-ordini e rispondere alla domande. Non c’è nulla da pagare. Ecco il link. http://ecat.com/

 

fonte: http://www.dionidream.com/arriva-il-riscaldamento-a-fusione-fredda/

 

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