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Posts Tagged ‘campo magnetico’

Il campo magnetico terrestre si sta indebolendo

Posted by curiositybox su 6 settembre 2011

Negli ultimi 160 anni la forza del campo magnetico del nostro pianeta è calata di circa il dieci per cento

Il campo magnetico della Terra sta rapidamente diventando più debole, e i geofisici non ne capiscono il motivo. Il calo di intensità – pari a circa il 10 per cento negli ultimi 160 anni – potrebbe segnalare l’arrivo di uno degli sporadici capovolgimenti improvvisi del campo. Ma anche se si trattasse solo di un fenomeno temporaneo, uno studio presentato al convegno annuale dell’American Geophysical Union sostiene che potrebbe provocare gravi danni all’atmosfera terrestre. Il campo magnetico terrestre, che si spinge fin nello spazio con uno schema bipolare simile a quello formato dalla limatura di ferro attorno un magnete a barra, è generato dal ferro liquido in movimento nel nucleo del pianeta. Studiando le sue caratteristiche in passato, grazie alle particelle metalliche rimaste imprigionate nelle rocce vulcaniche e nei sedimenti, i geologi hanno scoperto che occasionalmente il campo magnetico si inverte: il polo nord magnetico diventa il polo sud, e viceversa. Prima e dopo questa transizione, la forza del campo ha un brusco calo. Oggi il dipolo sta indebolendosi così rapidamente che, mantenendo questa velocità, potrebbe svanire nel giro di 2000 anni. Alcuni scienziati cominciano a domandarsi se non si tratta della prima fase di un"inversione, giacché il campo è rimasto stabile per un periodo insolitamente lungo, 780.000 anni. Secondo Jeremy Bloxham dell’Università di Harvard, qualche tipo di processo nel nucleo sta evidentemente distruggendo parte del dipolo. La maggior parte del fenomeno si verifica in una zona ben precisa: l’"Anomalia Sud Atlantica", una chiazza in prossimità delle regioni meridionali dell’Africa e del Sud America dove le linee del campo magnetico emergono invertite nello spazio. Le simulazioni della circolazione nel nucleo effettuate da Bloxham indicano che simili chiazze a volte possono condurre verso inversioni in tutto il pianeta. Spesso, tuttavia, si esauriscono nel giro di pochi secoli e il nucleo ristabilisce il proprio schema normale.

 

La Terra come magnete   fonte

La Terra è un enorme magnete. Il campo magnetico terrestre, per punti vicini alla superficie terrestre, può essere rappresentato come il campo di un dipolo magnetico posto in un punto vicino al centro della Terra. Dato che il campo magnetico terrestre è quello di un dipolo, vi è associato un momento di dipolo μ. In linea di principio, le linee di B del campo magnetico terrestre entrano nell’emisfero nord ed escono dall’emisfero sud della superficie terrestre. Sicché, quello che noi chiamiamo polo nord magnetico terrestre non è altro che il polo sud del dipolo magnetico terrestre. Le direzioni del campo vicino alla superficie terrestre sono convenientemente specificate, rispetto alla Terra stessa, in termini di declinazione magnetica e inclinazione magnetica. In qualsiasi punto della superficie terrestre, il campo magnetico misurato può differire sensibilmente dal campo del dipolo idealizzato e perfetto come quello della figura, sia in intensità che in direzione.

 

E se si invertissero i poli?

L’ultima inversione avvenne circa 780.000 anni fa e richiese alcune migliaia di anni.

Le anomalie nel campo geomagnetico individuate dal satellite Ørsted potrebbero portare al cambiamento in 2000 anni

Secondo alcuni ricercatori, strane anomalie nel campo magnetico del nostro pianeta suggeriscono che i poli stiano per invertirsi, come hanno fatto molte volte nel passato. Il campo magnetico terrestre ha origine dal flusso di ferro fuso nel nucleo della Terra. La circolazione di questi fluidi è influenzata dalla rotazione del pianeta e così normalmente il campo è allineato all’asse terrestre e dà origine ai poli nord e sud magnetici, più o meno coincidenti con quelli geografici. Ma la magnetizzazione delle rocce mostra che a volte il campo bipolare scompare, dando luogo ad un campo molto più complicato con molti poli. Quando il dipolo viene ristabilito, normalmente i poli sud e nord risultano invertiti. L’ultima inversione avvenne circa 780.000 anni fa e richiese alcune migliaia di anni. Ora Gauthier Hulot, dell’Institute of Earth Sciences di Parigi, pensa di aver individuato i primi segnali di una nuova inversione. I ricercatori hanno usato dati del satellite Ørsted per studiare strane anomalie del campo magnetico terrestre. In particolare, in una grande zona centrata sul Sud Africa il campo magnetico è già invertito, rispetto al resto del pianeta. Le anomalie hanno già ridotto l’intensità totale del campo del 10 per cento e se continueranno a crescere a questo ritmo, il dipolo della Terra potrebbe scomparire entro 2000 anni. Ma Ørsted è il primo satellite ad aver compiuto misurazioni simili negli ultimi venti anni e la scarsità dei dati rende difficile prevedere le prossime inversioni. «Non possiamo veramente dire che cosa succederà – ha spiegato Hulot – ma pensiamo di trovarci in una situazione inusuale che potrebbe essere in relazione con l’inversione. »

Campo geomagnetico e orbita terrestre

Nelle rocce del fondo oceanico le registrazioni della magnetizzazione delle rocce sul lungo periodo

Entrambi variano con un periodo di 100.000 anni

Le fluttuazioni a lungo termine dell’intensità e nell’inclinazione del campo magnetico terrestre potrebbero, secondo due geofisici giapponesi, dipendere da variazioni nell’eccentricità dell’orbita del nostro pianeta. Toshitsugu Yamazaki e Hirokuni Oda della Geological Survey giapponese hanno esaminato le proprietà magnetiche di un campione di sedimenti marini depositato in un periodo di 2,25 milioni di anni stabilendo che il campo magnetico terrestre varia con un periodo di 100.000 anni. I risultati di questo studio sono stati pubblicati dalla rivista "Science" Le teorie attuali del geomagnetismo sostengono che la dinamo che fornisce energia al campo magnetico terrestre viene mantenuta in funzione dal calore e dall’energia gravitazionale. Ma schemi a lungo termine nell’intensità e nella direzione del campo osservati in precedenza non possono essere spiegati da questi effetti, che cambiano su scale di tempo relativamente brevi. Per studiare le variazioni a lungo termine, i ricercatori hanno estratto una carota di sedimenti lunga 42 metri dal fondo dell’oceano nei pressi dell’equatore e misurato la magnetizzazione in oltre 1700 punti. In questo modo è stato possibile individuare chiaramente la periodicità di 100.000 anni. Dopo aver escluso numerose possibili spiegazioni, i ricercatori hanno proposto che il ciclo potrebbe avere origine da cambiamenti nell’eccentricità dell’orbita terrestre. Gli astronomi in effetti sanno che questo parametro orbitale varia secondo un ciclo proprio di 100.000 anni. —— T Yamazaki and H Oda, Orbital Influence on Earth’s Magnetic Field: 100,000-Year Periodicity in Inclination, ?Science?, 295, pp.2435 (2002)

 

fonte: http://lescienze.espresso.repubblica.it

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IN ESCLUSIVA MONDIALE: Agghiacciante verità sul guasto al CERN!!!!!!!!

Posted by curiositybox su 26 agosto 2009

Ginevra: l’acceleratore del CERN si è guastato!

la giunzione tra due magneti vaporizzò in una cascata di scintille liberando l’elio. L’incidente obbligò lo spegnimento della macchina….

Da un vecchio comunicato del 1973 l’anticipazione di un grande guasto!
 
 
 
 
leggete l’articolo sul CERN e il comunicato del CISM scitto nel 1973, e noterete la sensazionale coincidenza.  >>> Qui

Tunnel LHC - CERN

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Il magnetismo: in due parole..

Posted by curiositybox su 31 gennaio 2009

 Il magnetismo è piuttosto familiare a quasi tutti noi attraverso il ferro o altri materiali dello stesso tipo, opportunamente trattati, come si trovano nell’ago di una bussola, o nei piccoli oggetti usati per attaccare messaggi sulla porta del frigorifero, o anche impiegati per ricoprire nastri e dischetti su cui viene registrata la musica o i dati per i calcolatori. In realtà, questi “magneti permanenti” sono un fortunato caso della natura: infatti la maggior parte del magnetismo presente nell’universo non è generato in questo modo, ma mediante correnti elettriche. Il magnetismo delle rare “calamite” naturali era già conosciuto nell’antica Grecia — probabilmente notato per la prima volta nella città di Magnesia, da cui è derivato il nome di magnetismo. La bussola magnetica (scoperta già dai cinesi e poi riscoperta in Europa dall’amalfitano Flavio Gioia) fu usata da Colombo e dagli altri navigatori di quel periodo, ma fu soltanto nel 1820 che un professore danese, Hans Christian Oersted scoprì per caso che una corrente elettrica che percorre un filo poteva deflettere l’ago di una bussola posta nelle vicinanze. Un francese, André-Marie Ampère, mostrò poco dopo che il fenomeno fondamentale del magnetismo era la forza tra due correnti elettriche che scorrono lungo due fili paralleli; essi si attraggono tra loro se le correnti fluiscono nello stesso verso, e si respingono se le correnti fluiscono in verso opposto. Proprio come le linee della latitudine e della longitudine ci aiutano a visualizzare la posizione di un punto sul globo terrestre, così le linee del campo magnetico (chiamate originariamente da Michael Faraday linee di forza) ci aiutano a visualizzare la distribuzione delle forze magnetiche nello spazio tridimensionale. Immaginiamo un ago di una bussola che possa ruotare liberamente nello spazio e orientarsi verso qualunque direzione la forza magnetica la attragga. Le linee del campo magnetico sono allora quelle linee immaginarie che segnano la direzione in cui si orienta un tale ago. L’ago di una bussola, per esempio, ha due poli magnetici alle sue estremità, di uguale forza, il polo che punta verso il nord (N) e il polo che punta verso il sud (S), che prendono il nome dai punti della Terra verso cui puntano. Supponiamo ora che l’ago sia libero di puntare verso qualunque punto nelle 3 dimensioni. Nelle vicinanze del polo nord terrestre, dovunque collocato, l’ago punterebbe verso il polo, e le linee di campo convergerebbero quindi verso di esso. Se collocato invece nelle vicinanze del polo sud, l’ago punterebbe in direzione opposta da esso in tutte le direzioni, e quindi, in tal caso, le linee di campo divergerebbero dal polo, allontanandosi dalla Terra con una configurazione che è l’immagine speculare della configurazione al polo nord. Nelle regioni intermedie, le linee formano dei grandi archi al di sopra dell’equatore terrestre, con le estremità ancorate negli opposti emisferi. Ogni barretta magnetizzata ha una struttura delle linee di campo come quelle della Terra, suggerendo che la Terra si comporta come se una corta ma potentissima barretta magnetizzata si trovasse al suo interno. In realtà non esiste una tale barretta, e questa configurazione ha origine dalle correnti elettriche che fluiscono nel nucleo terrestre, con lente variazioni, anno dopo anno. Comunque, il “magnete terrestre” resta un utile strumento di visualizzazione. Quando si collocano due barrette magnetizzate vicine tra loro, i loro poli N e S si attraggono l’uno con l’altro, mentre i due poli N e i due poli S si respingono tra loro: così se vi fosse un magnete nascosto all’interno della Terra, il suo polo S sarebbe quello che punta verso nord, e che attrae il polo nord della bussola. Questo strano miscuglio di terminologie spesso confonde gli studenti: è meglio riconoscere che esiste questa terminologia, ma poi ignorarla. Michael Faraday, che all’inizio del XIX secolo introdusse il concetto di linee del campo magnetico, credeva che lo spazio in cui si osservano le forze magnetiche venisse in qualche modo modificato. Il suo era un modo di vedere le cose un po’ mistico, tuttavia i successivi sviluppi matematici trovarono la sua terminologia piuttosto utile, e ancora oggi ci si riferisce a quella regione di spazio come a un campo magnetico.

 

Autore e Curatore:   Dr. David P. Stern             Traduzione in lingua italiana di   Giuliano Pinto

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