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“Salviamo il ponente dall’inceneritore”

Posted by curiositybox su 3 febbraio 2008

Contro il Piano Provinciale dei rifiuti elaborato da una persona seria e competente come l’Assessore Filippi si stanno muovendo gli interessi industriali e lobbistici di forze,anche politicamente trasversali, pro-inceneritore. Si cavalca l’ emergenza rifiuti ,per convincere l’opinione pubblica che senza “termovalorizzatori” non esiste futuro possibile. Manovra per arrivare a quegli stanziamenti che tutti paghiamo e rappresentano il 7% della nostra bolletta dell’Enel.Stanziamenti che il Cip 6 ,invece di investire in piani di sviluppo di energie rinnovabili come eolico e solare, ha dirottato verso i costosissimi inceneritori come quello tanto decantato di Brescia che in cinque anni ha risucchiato 60 milioni di euro per sopravvivere ( Mentre Austria ,Belgio ,Germania e Danimarca impongono una tassa ai gestori degli inceneritori – sollecitando perciò a non optare per questa forma di smaltimento rifiuti- L’Italia è l’unico stato europeo che addirittura li finanzia) .O come quello di Terni che la magistratura ha posto sotto sequestro perché emetteva DIOSSINA .A Terni sono arrivati avvisi di garanzia per 13 reati ambientali connessi al funzionamento dell’inceneritore fra cui l’inquinamento delle acque del fiume Nera .La magistratura ha anche disposto analisi specialistiche per i 32 lavoratori dell’impianto , analisi sui territori e sull’acqua. La Corte di Giustizia Europea ha poi condannato l’Italia per l’inceneritore di Brescia ,gestito dalla municipalizzata ASM ,perchè si rifiuta si eseguire la Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA).I giudici Europei nella sentenza hanno ribadito che” i cittadini devono essere sempre informati al fine di consentire al pubblico di esprimere le proprie osservazioni prima della decisione dell’autorità competente”.
Ma ai cittadini Italiani come ai cittadini del Ponente si vogliono nascondere alcune verità
.1) Ad un inceneritore per funzionare occorre “bruciare” 100.000 tonnellate di rifiuti. Trecento/quattrocento tonnellate di rifiuti che in qualche modo gli devono puntualmente arrivare con 200-300 tir-container al giorno ( li vediamo bene sull’alture di Alassio o girare sulla spiaggia di Laigueglia.2) L’inceneritore comunica una suggestione : i rifiuti vi entrano e come d’incanto ,scompaiono. Non è così in realtà “nulla si crea e nulla si distrugge” ,si cambia solamente la composizione chimica e la tossicità , si producono migliaia di nuovi composti chimici di cui solo un centinaio sono stati individuati. E’ certo che nella fase di raffreddamento in uscita dal forno si formano DIOSSINE,FURANI,ESACLOROBENZENE ,TRA LE SOSTANZE PIU’ TOSSICHE CHE SIANO STATE STUDIATE.
Esistono centinaia di studi scientifici –nazionali e internazionali -che documentano le conseguenze sulla salute causate da tali sostanze tossiche , tanto che l’EPA l’agenzia governativa di protezione ambientale americana ha stimato che il 90% delle emissioni di un inceneritore non sono state identificate e afferma che i rischi sono elevatissimi . Gli studi hanno dimostrato che le patologie più frequenti riscontrate sono :il sarcoma ( che è un tumore maligno della pelle), le malformazioni fetali , il morbo di Parkinson e il morbo di Alzheimer,disturbi cardiovascolari , disturbi endocrini come il diabete e tutta una serie di disturbi neurologici di minore entità come :irritabilità,stanchezza cronica,impotenza.
3)Per una tonnellata di rifiuti un inceneritore produce : una tonnellata di fumi immessi in atmosfera (CO2),300Kg di ceneri solide,30 Kg di ceneri “volanti” nanopolveri ,650Kg di acqua di scarico,25Kg di gesso. Questo 25% di polveri tossiche va smaltito in idonei siti di stoccaggio.
4)La costruzione di un impianto di incenerimento da 400 tonnellate al giorno costa 60 – 70milioni di euro richiede dai tre ai cinque anni .La discarica speciale per le ceneri tossiche costa 10 volte di più di una normale discarica.Le fonti di ricavo dell’inceneritore sono i contributi a fondo perduto (quello della nostra bolletta) per la realizzazione dell’impianto, i proventi assicurati dal conferimento dei rifiuti e quelli derivanti dalla vendita di calore o energia elettrica.In altre parole ..più si brucia e più si guadagna!!!Ecco perchè i gestori degli inceneritori stipulano contratti di 30 anni per garantirsi il rientro dell’investimento iniziale e il guadagno.Con il senno di poi – ha scritto il Wall Street Journal – il settore pubblico si è preso gran parte dei rischi e il settore privato la gran parte dei benefici costruendo gli inceneritori.L’inceneritore non può convivere con la raccolta differenziata ,il recupero , il riutilizzo , il riciclaggio perchè …deve bruciare tutto e di tutto costi quello che costi .Dopo gli entusiasmi degli anni 80 molte municipalità hanno bocciato progetti di costruzione di nuovi inceneritori. Negli USA 280 proposte di realizzazione di nuovi inceneritori sono bloccate , così in Canadà, in Belgio una moratoria di cinque anni nella costruzione di nuovi impianti, in Germania li stanno gradualmente sostituendo. Città come Philadelfia, san Diego, Boston hanno bandito la costruzione di inceneritori,in Finlandia e in Svizzera si deve ricorrere all’importazione dei rifiuti per sostenere gli impianti che hanno bilancio energetico negativo . Gli inceneritori producano si energia ma in quantità inferiore rispetto a quella che consumano (il triplo).
4) I petrolieri , i costruttori di inceneritori e i partiti finanziati alla luce del sole da queste realtà economiche sono gli unici veri beneficiari dell’incenerimento dei rifiuti
La vera emergenza non sono i rifiuti ma la sciagurata ipotesi di costruire un inceneritore sul nostro territorio con disastrose conseguenze sulla nostra salute, il nostro turismo, la nostra economia agro-alimentare.
Giovedi 7 febbraio ore 21 incontro con l’assessore Filippi presso la sede di via dell’Olmo 7 ad Albenga.

copyright   Carlo Tonarelli – tratto dal ivg Articolo n° 20717 del 02 Febbraio 2008 ore 20:00

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La Campania “impressiona” l’Europa

Posted by curiositybox su 31 gennaio 2008

di Francesca Fulgione

La crisi dei rifiuti viene definita “impressionante” dal responsabile per l’Ambiente della Commissione Europea, il greco Stavros Dimas. Oggi 30 gennaio, a meno di miracoli dell’ultima ora, gli organismi competenti compiono un ulteriore passo in avanti nella procedura di infrazione già aperta a carico dell’Italia il 27 giugno scorso. Per scongiurare il definitivo deferimento alla Corte di Giustizia europea e una maximulta bisognerà controdedurre in tempi brevissimi al dossier sull’immobilismo italiano preparato da Bruxelles. Sebbene per lunedì prossimo sia in programma un incontro tecnico tra Commissione e Italia, è tutto pronto per procedere contro la mancata attuazione del piano regionale per la gestione dei rifiuti in Campania. Si invocano strategie a lungo termine, con la costruzione di una rete adeguata di impianti di trattamento dei rifiuti che rispettino gli standard europei e la diffusione della raccolta differenziata e del riciclaggio. Richieste sacrosante, peccato non ci sia più tempo!

Ora la priorità è agire programmando, e ne sa qualcosa Gianni De Gennaro, supercommissario per l’emergenza rifiuti, che dopo il recente incontro con il Cardinale Sepe ha chiesto fiducia ai cittadini: «Mi rendo conto dei problemi, sono pronto a discuterne, il mio obiettivo è quello di portare la regione fuori dall’emergenza». Mentre la situazione del capoluogo migliora, in provincia si soffre ancora. Nonostante l’impegno, l’intervento dell’esercito e le raccolte serali non riescono a dare respiro alle città: migliaia di tonnellate di rifiuti in strada bloccano ancora scuole e viabilità. Nel napoletano si susseguono gli incendi, con i pompieri impegnati in decine di interventi notturni, e nel resto della Campania, dall’avellinese al beneventano, monta la protesta per la riapertura dei siti individuati dal piano appena messo a punto. Nel tentativo di placare le sollevazioni popolari che ogni giorno rallentano il ritorno a condizioni di vita accettabili e fornire le certezze che una classe politica delegittimata non può trasmettere, Donato Greco, direttore del centro nazionale per la prevenzione ed il controllo delle malattie nonché capo del dipartimento prevenzione del Ministero della Salute, ricorda che «la discarica, ben gestita, che ospita il rifiuto urbano, non quello speciale, è una scelta certamente più decorosa e salubre, più rispettosa della dignità umana direi, dei sacchetti fuori dalle scuole. Vorrei sottrarre questa regione afflitta al casino dei mille pareri. Alle fobie delle mille voci e ai danni devastanti della paura sparsa con leggerezza sospetta: la verità verrà sempre detta e i rischi vanno ben conosciuti per dominarli».

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