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“Le vostre poste non funzionano” Su eBay non vendono agli italiani

Posted by curiositybox su 13 ottobre 2009

Un sistema postale da terzo mondo: ebay non spedisce in Italia!

by Pasquale Caterisano

Su eBay si moltiplicano i venditori che non spediscono in Italia. Sotto accusa finiscono i servizi postali del nostro paese.

 

Le vostre poste non funzionano” Su eBay non vendono agli italiani

I pacchi spediti arrivano in ritardo o non arrivano per niente
di FRANCESCO CACCAVELLA

MIKE vive negli Stati Uniti ma grazie ad eBay vende migliaia di CD a meno di un euro in tutto il mondo. In tutto il mondo tranne che nel nostro paese perché Mike, come è scritto chiaramente nella sua inserzione, non spedisce in Italia. James Zhou vende DVD da Shanghai ma anche lui non spedisce in Italia, in Africa o in Messico. York, sempre americano, vende orologi Casio a buon mercato ma non ad italiani, greci o nigeriani, che sono, come è scritto nella sua pagina, gli “artisti della truffa”.   

Insomma, siamo considerati la pecora nera mondiale del commercio elettronico. E tutto per colpa – dicono i venditori – del nostro sistema postale. Su eBay la clausola “do not ship to italy” (non spediamo in Italia) è presente in oltre 37 mila inserzioni: per la Francia le inserzioni con la stessa dicitura sono 3 mila, per la Spagna poco più di 700 e quasi nessuna per l’Inghilterra. Sono 10 mila gli ebayer che non spediscono in Germania, ma in quel caso si tratta di stringenti regolamenti per le importazioni, mentre in Italia il problema segnalato è sempre l’inefficienza delle spedizioni.

“Spedisco da otto anni in 89 nazioni”, scrive nella community di eBay un utente da 22 mila e più vendite. “In 88 nazioni sono andate a buon fine il 100% delle spedizioni e solo in una, l’Italia, il tasso di successo è del 47%”. Tutti i venditori che abbiamo contattato ce lo hanno confermato: in Italia i pacchi arrivano tardi o non arrivano per niente e i compratori o chiedono il rimborso oppure segnalano come inaffidabile il venditore. “Gli italiani indicano sempre che non ricevono i pacchi che spedisco. Ho perso diverse centinaia di dollari avendo a che fare con compratori italiani, non posso andare avanti così…” ci dice un venditore del Delaware. Ben rappresentato anche il cliché dell’italiano truffatore: “Diversi pacchi di valore che ho spedito in Italia non sono mai arrivati. Non so se sia vero, ma chiedendo sui forum in internet mi hanno detto che il vostro sistema postale è corrotto e gli impiegati aprono i pacchi e li rubano”.

Il fenomeno del “non vendiamo agli italiani” va avanti da mesi e si è aggravato nel corso delle ultime festività natalizie. Andrea Polo, responsabile comunicazione di eBay, ne è consapevole anche se vede spiragli di miglioramento. “Il problema è dovuto sia ai lunghi tempi di spedizione – dice a Repubblica.it -, sia dell’aspettativa del consumatore che, poco esperto di commercio elettronico, spesso non considera a dovere i complicati meccanismi che regolano un acquisto internazionale: pagamento, invio della documentazione, sdoganamento e così via”. Maggiore efficienza, aggiunge, potrebbe derivare dall’uso dei corrieri per la spedizione o di PayPal per il pagamento.
Scegliendo i corrieri rispetto all’azienda di Stato le cose migliorano, ma il prezzo aumenta. Lo sanno anche principali imprese di commercio elettronico italiane che si affidano sempre a corrieri privati: Yoox, il leader nella vendita di abbigliamento online, spedisce con UPS, Mediaworld, Mr. Price ed ePrice del settore dell’elettronica di consumo si affidano a TNT o Bartolini mentre IBS, che spedisce 4000 pacchi al giorno, affianca a SDA, il corriere delle Poste, un corriere privato.

Chi vende su eBay o chi gestisce un piccolo negozio di commercio elettronico fa quasi sempre affidamento alle più economiche spedizioni dei servizi pubblici che poi, in Italia, vengono poi prese in carico da Poste Italiane. Ma il problema non riguarda solo le spedizioni estere. “Mi sono fatta in quattro per consegnare tutti gli ordini immediatamente dopo aver ricevuto la conferma – scrive su un forum dell’Associazione italiana di commercio elettronico la proprietaria di un piccolo sito di e-commerce – e poi le poste italiane, invece che metterci 3 giorni (più uno di accettazione) come scritto sulle condizioni, ce ne mettono più di 7″.

I forum di eBay sono diventati una sorta di centro di raccolta delle lamentale sul sistema postale italiano e sul web sono nati siti che raccolgono notizie e informazioni sulle sue inefficienze. Si è mossa anche la magistratura sulla scia di un’inchiesta di Repubblica che lo scorso gennaio ha mostrato 200 tonnellate di posta accatastate nei sotterranei del centro postale di Milano Roserio, quello in cui arrivano molti dei pacchi inviati dai venditori esteri di eBay. Da alcuni giorni, infine, alla procura di Milano è arrivato anche un esposto dei Cobas delle Poste nel quale si ipotizza che, per smaltire le giacenze postali lombarde, si sia mandata al macero la corrispondenza non lavorata o recapitata.

Ma il problema non riguarda solo il mondo, seppur vastissimo, di eBay. Il valore del commercio elettronico italiano è tre volte più piccolo di quello francese, sei volte di quello tedesco e dieci di quello inglese ed la logistica è indicata come uno dei maggiori freni alla sua affermazione. Una ricerca Netcomm-Bocconi presentata al Netcomm e-Commerce Forum di Milano alcune settimane fa ha mostrato come l’efficienza delle spedizioni sia, assieme alla garanzia delle transazioni, lo strumento principale con cui superare lo scetticismo dei consumatori verso questo modo di fare acquisti.
E se ci fossero ancora dubbi basterebbe riascoltare le parole del numero due di Amazon, Diego Piacentini, pronunciate al Netcomm Forum, parole che va ripetendo da anni: se Amazon – che è presente in Francia, Germania e Inghilterra – non apre in Italia è soprattutto a causa del sistema delle spedizioni. “A Natale – ha detto il top manager Amazon – sono stato a trovare i miei genitori che non ricevevano la posta perché il postino era ammalato”.

fonte: sito

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!!!! Contro l’involuzione del sistema di feedback di Ebay !!!!!

Posted by curiositybox su 10 febbraio 2008

FIRMATE PER LA PETIZIONE ONLINE: Contro l’involuzione del sistema di feedback di Ebay

>>>>> http://www.petitiononline.com/bdsandgd/petition.html

Situazione attuale

Come noto il sistema di feedback pubblico di Ebay serve a valutare l’attività di tutti gli utenti iscritti, sia venditori che acquirenti. Per ogni transazione, infatti, venditore ed acquirente si lasciano a vicenda un commento sull’esperienza reciproca. Di conseguenza, per non ledere la propria reputazione, gli utenti sono indotti a portare a termine le transazioni in maniera ineccepibile: i venditori migliorano la descrizione dei prodotti, mantengono prezzi concorrenziali e si rendono disponibili agli acquirenti che parallelamente si impegnano a rispettare i termini di vendita e a pagare rapidamente. La probabilità di concludere un affare nel migliore dei modi aumenta quindi in maniera direttamente proporzionale al numero di feedback positivi conquistati nel tempo. Questo meccanismo implica la crescita esponenziale del numero di transazioni ed e’ alla base del successo ottenuto finora da Ebay.

Situazione futura

Col passare del tempo l’attuale meccanismo ha dimostrato i propri limiti ed è emerso che molti acquirenti hanno ridotto o addirittura cessato la propria attività in quanto impossibilitati a rilasciare giudizi oggettivi sull’esperienza di acquisto. Accade infatti che, qualora rilascino un feedback negativo al venditore, questo a sua volta ne lasci uno negativo per ritorsione. Il volume di acquisti sul sito -così come il prezzo finale raggiunto dagli oggetti in vendita- ne risentono. Ebay ha analizzato il problema ed ha deciso che a partire da maggio 2008 i venditori potranno rilasciare agli acquirenti solo feedback positivi (o non rilasciarne). Per non capovolgere la situazione a favore degli acquirenti, Ebay ha inoltre deciso di introdurre nuove protezioni per i venditori, quali la possibilità di rimuovere tutti i feedback negativi o neutri rilasciati da acquirenti che non abbiano risposto alla controversia per oggetto non pagato, l’attesa di almeno tre giorni da parte degli acquirenti prima di rilasciare un feedback negativo o neutro in modo da promuovere la comunicazione tra le controparti ed altre modifiche minori come l’aumento del numero massimo di acquirenti bloccabili e provvedimenti più severi sulla base delle segnalazioni dei venditori in merito alla violazione del regolamento da parte degli acquirenti.

Situazione reale

L’analisi effettuata da Ebay sulla situazione attuale è valida e sicuramente condivisibile da tutti, ma la soluzione proposta si dimostra assolutamente inadeguata. Privare i venditori del DIRITTO di rilasciare feedback negativi è una soluzione completamente sbagliata perchè se da un lato aumenta la propensione all’acquisto dall’altro riduce quella alla vendita; una transazione è l’unione inscindibile di vendita ed acquisto e danneggiare una delle due parti significa danneggiarle entrambe e di conseguenza danneggiare l’intero sistema. Esattamente come gli acquirenti, anche i venditori devono avere il diritto di rilasciare un feedback neutro o negativo alle controparti che non rispettino i termini di vendita. La soluzione al problema della ritorsione deve quindi essere imparziale e garantire il diritto a rilasciare feedback oggettivi da parte di entrambe le parti, sia acquirenti che venditori. Con la presente petizione chiediamo quindi a Ebay di rivedere le proprie scelte e di introdurre un meccanismo neutro:

L’UTENTE PARTECIPE DI UNA TRANSAZIONE, SIA ESSO ACQUIRENTE O VENDITORE, DEVE POTER RILASCIARE UN FEEDBACK POSITIVO, NEUTRO O NEGATIVO NON VISIBILE ALLA CONTROPARTE FINTANTOCHE’ ANCH’ESSA NON HA VOTATO, OPPURE NON SIANO SCADUTI I TERMINI PER FARLO.

Questa soluzione risulta semplice da realizzare, non traumatica per gli utenti e soprattutto estremamente efficace per l’eliminazione del problema delle ritorsioni. Tutte le altre nuove protezioni introdotte servirebbero solo a diminuire la fiducia e la validità del sistema di feedback, elemento cardine del servizio d’asta online.

Beniamino de Simon e Giorgio Davanzo

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