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Posts Tagged ‘etruschi’

Prato (e Gonfienti) alla riscossa

Posted by curiositybox su 5 ottobre 2014

   Grazie ai reperti archelogici ritrovati nell’area di Gonfienti

Di recente il presidente della Banca Popolare di Vicenza ha espresso un commento sulla nostra città sottolineando che "Prato vive troppo all’ombra di Firenze. E’ l’ora della scossa". Curiosamente oggi è stata aperta, eccezionalmente, l’area archeologica di Gonfienti, dove è stato possibile visitare la “Domus arcaica” più grande di tutto il mondo etrusco, della dimensione di 1440 metri quadri. Per avere un riferimento basti pensare che case esistite nello stesso periodo storico (sesto secolo a.C.) avevano una superficie molto inferiore: ad es. la Domus più grande di Marzabotto misura 680 mq. mentre la Domus dove risiedeva l’ultimo re di Roma, Tarquinio il superbo, era di soli 640 mq. Questo confronto di superficie dimostra che chi abitava nel 500 a.C. la grande casa di Gonfienti era sicuramente una famiglia molto ricca e molto influente. Tra l’altro, riamo curiosi di sapere il nome di questa antica città, che non era certo Gonfienti e che aveva oltre alla Domus più grande di tutto l’orizzonte Etrusco anche una strada larga oltre 10 metri. Pensando all’evento di oggi e collegandolo alle parole di Zonin ci viene in mente una proposta che i nostri amici dell’associazione culturale Narnalinsieme fecero sette anni fa con una lettere aperta a tutte le istituzioni e a tutti i cittadini. Il “leitmotiv” della lettera era il fatto che il ritrovamento di Gonfienti e delle antiche strutture lungo la Calvana (ricordiamo che la celebre statuetta denominata “L’offerente” è stata rinvenuta insieme a tanti altri reperti archeologici a Pizzidimonte, alle pendici della Calvana, circa due secoli fa) avrebbero potuto costituire L’EVENTO CULTURALE PER PRATO. Questa si che sarebbe stata la vera scossa per fugare ogni ombra da Prato, tanto più che avvalorando la tesi Etrusca per una città vicino a Prato si sarebbe dimostrato che l’area Pratese è nata prima di Firenze.

Di seguito vi riproponiamo la lettera degli amici di Narnalinsieme, chiedendo a tutti: “Perchè non viene chiesto dalle istituzioni che questo sito storico diventi patrimonio storico dell’umanità (UNESCO)?”

 

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La città di Porsenna era vicino a Travalle. Clusium quod Camars olim appelabant

Posted by curiositybox su 1 settembre 2013

La città di Clusium, oggi identificata esclusivamente con l’etrusca Klevsin, ossia l’odierna Chiusi in Valdichiana, potrebbe avere avuto un’omonima nell’antica città di Camars che lo stesso Tito Livio ricorda essere stato l’antico nome di Clusium: «Ad Clusium quod Camars olim appelabant» (Ab Urbe condita, X, 25, verso 11). L’ipotesi dell’esistenza di due Chiusi è stata accreditata anche nel recente passato da vari autori ed etruscologi. Per chiarire il concetto dovremo tenere presente che nell’antichità le genti che per prime fondarono città attribuirono frequentemente lo stesso nome a luoghi diversi, così che l’etnico Camerti, popolo facente parte dell’antichissimo ceppo dei primi abitatori italici che gli storici greci indicarono come Umbri, è associato a luoghi che conservano ancora oggi una medesima radice onomastica (ad esempio Camerino, Camerano, Camarina, Camerata, eccetera). Non stupisca quindi il fatto che luoghi diversi abbiano assunto un toponimo uguale o similare che l’uso linguistico ha in parte modificato da un punto di vista fonetico. Fino ad ora è mancata una valida alternativa e soprattutto una presenza insediativa che ponesse per ruolo e per dimensioni la propria candidatura quale possibile originaria città di Camars, vel Clusium (nella dizione latina).

Contrariamente al pensiero che va per la maggiore la città di Camars, la città-Stato del Re Porsenna, potrebbe essere localizzata sui Monti della Calvana e nella valle della Marina (Mars, ovvero fiume della città), oggi segnata da numerosi villaggi d’epoca antichissima ubicati sui versanti collinari, e il fiume Bisenzio, dove sorge il grande mercatale bisentino. Camars è la città che avviò la colonizzazione della pianura padana e  sviluppò i traffici commerciali con l’oriente e con il grande nord, probabile artefice della costruzione della arteria transappenninica. Di quella città-Stato di Camars/Clusium è stato ritrovato l’emporio fluviale indicato come Visentium, che funge da snodo transappenninico tra l’arteria stradale etrusca proveniente dal bacino pisano, la cui esistenza è confermata dai recenti ritrovamenti di Casa del Lupo a sud-est di Lucca, e la «Via dei Santuari», in parte coincidente con il percorso della cosiddetta «Flaminia minor», riadattamento romano dell’antica strada etrusca, che emerge in vari tratti prima e dopo il passo della Futa e oggetto di studi trentennali di appassionati ricercatori e archeologi. Ed ecco la novità. Ci è capitato di leggere l’intervista di Antikitera allo studioso di etruscologia Stefano Romagnoli riguardo la città di Porsenna e ad un certo punto, riflettendo sulla scoperta di un nuovo libro che parla di Chiusi (scritto da Pomponio Mela) siamo rimasti impressionati dalla somiglianza dei luoghi descritti dall’articolista con quelli presenti nei territori tra Travalle e Poggio Castiglioni. In particolare tenendo presente che la Calvana è stata utilizzata dei tagliapietre per cavare la pietra alberese, ci siamo immedesimati in Turms Porsenna e siamo andati di persona su Poggio Castiglioni per verificare  se la nostra ipotesi era giusta o no. Da quel punto di vista privilegiato anche davanti ai nostri occhi si estendevano le fertili vallate e le boscose colline. Al nostro nord ci siamo immaginati di vedere le acque azzurre del lago della Chiusa, mentre al nostro lato ovest, abbiamo visto il cono tranquillo dove una volta c’era un tempio (in questa zona furono rinvenuti nella prima metà del XVIII secolo esemplari straordinari di bronzetti tra i quali spicca il bellissimo kouros detto de «l’Offerente» – 480~460 avanti Cristo – che oggi si conserva al British Museum di Londra). Per concludere con le parole di Turms Porsenna dirimpetto a noi, in direzione di “Quinto Fiorentino” abbiamo visto le dimore eterne dei trapassati (le più famose sono la tomba della Mula e della Montagnola). Per far comprendere meglio la nostra ipotesi e le constatazioni derivate, riportiamo di seguito uno stralcio dell’intervista a Stefano Romagnoli, precisando che nella zona della Val di Marina esistono i toponimi di Il Chiuso, La Chiusa e gli idronimi di Mars (Marina) e Chiosina mentre a Poggio Castiglioni si ritrovano i toponimi di Poggio Camerella e l’idronimo del torrente Camerella. Inoltre vedendo la cartina presa da googlemaps si vede la forma particolare che assume la prima parte dei monti della Calvana, che richiama l’idea di camera (Kamaru), esattamente tra l’antico tempio etrusco dov’è stato trovato l’offerente e la valle.

…ma un´altra scoperta del nostro “visionario” Stefano Romagnoli che, cercando fra le carte dell´ex-biblioteca Bonifica della Valdichiana, ne ha riscoperta “un´altra delle sue” che viene da un altro grande “visionario” come lui ma ante litteram: Pomponio Mela (54 d. C.).

Un libro che, da una parte, conferma ed aggiunge dettagliatissime informazioni alla locazione del mausoleo di Porsenna fornita dal Varrone e, dall´altra, smentisce clamorosamente quelle demenziali misure. A questo proposito è particolarmente interessante notare come quelli che da sempre sono considerati visionari, nella realtà, sono molto più oggettivi e disincantati dei nostri “autorevoli” storici che, addirittura, ancora cercano il labirinto! Per dovere di cronaca si deve ricordare che questo libro, scritto dal primo geografo della storia e rinvenuto da Stefano Romagnoli, è stato tradotto dal latino antico dal celebre Gismondo Tagliaferro, autore del libro “Tombaroli si nasce”.

“Uscii dalla Città e scesi nella valle lungo il sentiero da cui un tempo ero venuto è il protagonista della vicenda narrata da Pomponio Mela: Turms Porsenna, che parla Io non scelsi la strada facile che conduce alla montagna sacra, quell´usata dai tagliapietre, bensì la Scala Santa fiancheggiata dai pilastri di legno dipinti… In silenzio oltrepassai l´ingresso alle tombe segnate dai tumuli di pietra e, prima di toccare la vetta, mi “imbattei” anche nella Tomba di mio Padre. Dinnanzi a me, in ogni senso, si stendeva vasta la mia terra con le sue fertili vallate e le boscose colline. A settentrione luccicavano le acque azzurro cupo del mio lago, ad occidente si levava il “cono tranquillo” che poi è la montagna della dea, dirimpetto si stendevano le dimore eterne dei trapassati…”. La terra descritta, ancora una volta, è esattamente la zona compresa tra Chiusi e la Solaia.

tratto da: Il caso Porsenna: intervista a Stefano Romagnoli da www.antikitera.net/news

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Nella cartina si vede bene la morfologia a camera che assume il primo tratto della Calvana (lato sinistro della foto). All’interno di quest’area sono situati Poggio Camerella ed il torrente Camerella, il quale scende a valle contornando una collina artificiale denominata Castelluccio.

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In primo piano si vede l’edificio della domus etrusca di 1440 metri trovata a Gonfienti, all’interno della quale è stata rinvenuta una Kylix (coppa), che raffigura un vecchio barbuto vestito con un pregiato panneggio, la cui figura evoca la presenza di un grande re (notare la corona che cinge la testa). Sullo sfondo invece si vede Poggio Castiglione, l’acropoli della città sul Bisenzio dove sono state individuate le muraglie che cingevano un villaggio per oltre 20 ettari insieme alla cavea di un grande teatro.

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La Kylix trovata nella domus di Gonfienti. Nella coppa si vede una persona anziana (lo si deduce dal fatto che si poggia su di un bastone), defunta (vedi il cippo funerario alle sue spalle) con il palmo della mano rivolto verso l’alto nel gesto di versare acqua purificatrice sulla fronte di un messaggero alato che, in quello stesso istante, lo sta onorando e incoronando.

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Etruschi = business turistico per il futuro di Prato. Come mai Comune, Provincia e Regione non fanno niente?

Posted by curiositybox su 11 marzo 2012

 

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Esempio di cortina muraria a secco e a doppia struttura iperstatica con riempimento a sacco: questa è una parte di muro stimato di una lunghezza pari a 17 km, quindi più lunga del vallo costruito per difendere Roma nell’antichità pre-imperiale (foto curiositybox copyright 03/06/2009 )

 

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Questo sito, a 430 metri s.l.m. nasconde probabilmente il teatro al servizio di una città fortificata nascosta sotto Poggio Castiglioni         (foto curiositybox copyright 03/06/2009)

 

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Il Prof. Centauro illustra a Pierantonio Gualtieri (Amici degli Etruschi) uno degli accessi presidiati e fortificati della cittadella con teatro posta sulla Calvana (foto curiositybox copyright 03/06/2009)

 

Il commento di Giuseppe Centauro (P.A.C. di Restauro Architettonico (ICAR 19) Dipartimento di Costruzioni e Restauro (DiCR) – Università degli Studi di Firenze)

Prato, 5 marzo 2012 – In merito all’intervista rilasciata da Riccardo Marini su “La Nazione” (Cronaca Prato), ritengo che, se questa è la visione degli industriali in merito alle risorse della città, ad esempio quella durissima, apoditticamente espressa per il caso Gonfienti, la miopia degli imprenditori pratesi sia direttamente proporzionale alla incapacità cronica di investire sulle risorse del proprio territorio. Pare una sorta di sudditanza psicologica che ereditiamo incolpevolmente dal passato, una sorta di sindrome del Sacco. Dovremo tutti riflettere su questo punto. Le parole di Marini confermano infatti che nel DNA pratese non esiste alcuna possibilità di uscire dalla cultura monotematica del manifatturiero degli anni ’60 del secolo scorso. Tutto ciò è anacronistico e fuori da qualsiasi oggettiva valutazione economica. Se per dimostrare l’assunto di una presunta pratesità si arriva persino a colpevolizzare una risorsa straordinaria come quella della città etrusca di Gonfienti, siamo veramente arrivati al capolinea.
Si punta il dito su una realtà archeologica negata fin dal momento della sua scoperta, che evidentemente vuoi per le condizioni di degrado ed incuria in cui si trova vuoi per la mancanza di qualsiasi forma di protezione del sito e divulgazione dei suoi eccezionali reperti in città, non solo non potrà mai essere in grado di richiamare turisti, ma addirittura produrrà, stante così le cose, effetti boomerang totalmente negativi per l’immagine stessa della città, da stracciaiola a forcaiola. Queste affermazioni sono gravi perché non esprimano solo un punto di vista ma sono lesive di un valore che la comunità pratese vuole conoscere e fare proprio a tutti i livelli, parole che non dicono tutta la verità perchè in realtà è proprio in questa assenza di politica di gestione del bene il limite odierno della risorsa archeologica, e non già nel bene in sé. Si rammenta Marzabotto che da 150 anni ben si conosce e che vive una dimensione turistica assai diversa da quella che potrebbe avere la nostra Gonfienti, posta al centro della Piana fiorentina che conta milioni di visitatori l’anno, tuttavia concentrati su un’esausta Firenze che ormai è strangolata dalla massa di persone da accogliere quotidianamente e per questo vicina al collasso.
Per concludere questo amarissimo sfogo per gli scettici cronici e gli agnostici della cultura che ancora albergano numerosi in città, che pontificano senza dimostrare, che evocano senza conoscere, devo portare un piccolo esempio, di come in realtà un singolo bene culturale possa trasformare l’economia depressa di un territorio. Cito l’Alta Valtiberina, dove alla fine degli anni ’80 e nel decennio successivo ho avuto l’occasione di lavorare intorno al “Progetto Piero della Francesca”. Pur senza ricordare le punte di diamante di quel progetto culturale che ha cambiato la deriva economica di un intero territorio, queste ultime costituite dal Museo Civico di Sansepolcro e dal Ciclo della Vera Croce di Arezzo, a Monterchi, piccolo centro aretino di 1600 anime, prima del restauro della “Madonna del Parto” e della sua presentazione ad un pubblico vasto di persone, arrivavano sul posto si e no 1000/1500 visitatori all’anno, poi, a partire dal triennio 1992- 1994 , dopo avere acceso i riflettori sul capolavoro pierfrancescano, si è passati ad oltre 100000 ospiti paganti, andando a consolidare stabilmente per oltre un quindicennio un numero annuo assai cospicuo, ben al di sopra delle 60000 unità. Si è investito in cultura, lo ha fatto addirittura una banca, e si è raccolto il frutto auspicato, forse anche di più. Posso anche affermare con dati alla mano che con quelle stesse proporzioni è cresciuto l’indotto sul territorio sia per la filiera agroalimentare che per quella ricettiva e immobiliare, specialmente riqualificando il centro storico dell’antico borgo, dove ad oggi non esiste un alloggio vuoto. Gonfienti quindi, o meglio il Parco Archeologico di Gonfienti, quando si costituisse davvero, accenderebbe in un sol colpo tutte le altre emergenze culturali della città: il Castello federiciano, il Duomo, la basilica di S.M. delle Carceri, il nuovo Museo Civico, ma anche il contesto urbano e territoriale, le mura, il centro storico, il sistema dei parchi con il Centro di Scienze Naturali e le Cascine di Tavola, la Calvana e il Monteferrato, ovvero tutte le potenzialità naturalistiche, scientifiche, culturali, storico artistiche di Prato, ampliando la visibilità dei prodotti del territorio, ivi compresi quelli manifatturieri. Non dovremmo parlare più, riferendosi a Siena, Pisa, Arezzo ecc. ecc. di realtà culturali toscane “incommensurabilmente” più attrattive di Prato. Affermazioni come queste sono il frutto di un pensiero vecchio, cupo e angosciante in una triste reminescenza degli aspetti più provinciali della città-fabbrica, culturalmente subalterna alle città d’arte che vive ancorata nell’ideologia di un capitalismo pseudo ottocentesco.
Basta quindi con questo qualunquismo di stampo vetero politico che guarda avanti solo con gli specchietti retrovisori , pensiamo piuttosto alle giovani generazioni, preparate e competenti, pronte alla sfida con il domani sulla spinta emotiva di rinnovate energie in grado di ripensare complessivamente alle attività del futuro in modo integrato, anche al manifatturiero si capisce, ma non solo, basandosi tuttavia su obiettivi rinnovati e molto migliori per la stessa qualità della vita, finalmente basata sul rispetto dell’ambiente, una ritrovata consapevolezza della propria storia e sulla valorizzazione in loco delle risorse naturali e culturali.

Di Giuseppe Centauro
P.A.C. di Restauro Architettonico (ICAR 19)
Dipartimento di Costruzioni e Restauro (DiCR)
Università degli Studi di Firenze.

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Un recente studio di genetica dimostra l’origine Anatolica degli Etruschi

Posted by curiositybox su 16 marzo 2009

 

Dedichiamo questo Montovolo Retreat ad uno studio di genetica che ha dimostrato definitivamente che gli Etruschi provengono dal Medio oriente in accordo anche con quanto esposto finora su questo sito in base ai nostri studi iconologici di alcuni simboli trovati sulle tombe e sugli affreschi Etruschi.

In un articolo recentissimo intitolato “Mitochondrial DNA Variation of Modern Tuscans Supports the NearEastern Origin of Etruscans, American Journal of Human Genetics, febbraio, 2007, un gruppo di genetisti guidati dal Prof. Antonio Torroni dell’Università di Pavia e da altri famosi genetisti tra cui il Prof Luca Cavalli-Sforza, della Stanford University, è partito dall’analisi del Dna mitocondriale degli abitanti odierni della Toscana per confrontarlo con quello di altri popoli. I dati studiati hanno evidenziato un legame abbastanza diretto fra il patrimonio genetico degli attuali toscani e quello di alcune popolazioni mediorientali della Anatolia.

L’impiego del genoma mitocondriale garantisce, in virtù della trasmissibilità unicamente materna, una minore degenerazione della discendenza genetica degli antichi Etruschi da parte dei successivi conquistatori o immigranti. Sulla base di questa ipotesi, gli scienziati hanno analizzato il Dna mitocondriale di più di 322 persone non imparentate provenienti dalle tre località toscane come quella di Murlo, di Volterra e della Valle del Casentino e confrontate con quello di altri 15.000 soggetti di 55 popolazioni europee e dell’Asia occidentale, tra cui alcune italiane. Dai risultati si evidenzia così una stretta parentela (con picchi del 17 % a Murlo) con il Dna mitocondriale di abitanti del Medio Oriente in particolare la zona Anatolica.

E’ inoltre interessante notare che il legame genetico tra Toscani contemporanei e gli abitanti del Medio Oriente, emerso dall’analisi del DNA mitocondriale umano, ha trovato conferma in uno studio parallelo condotto sul DNA mitocondriale dei bovini. E’ infatti uscita contemporaneamente sulla rivista britannica Proceedings of the Royal Society: Biological Science uno studio condotto dal gruppo del professor Paolo Ajmone-Marsan dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, al quale ha partecipato anche il gruppo del professor Torroni e il Prof. Luigi Cavalli Sforza che evidenzia come i bovini tipici della Toscana, quelli di razza chianina e maremmana, abbiano anch’essi un’origine mediorientale. Questo conferma che il popolo etrusco giunse in Toscana anche via mare portando con se i suoi bovini.

 

Sarebbe così confermata l’antica convinzione di Erodoto, lo storico greco che riteneva gli Etruschi un popolo originario della Lidia, in Asia Minore, giunto in Italia prima del IX secolo a.C. e confermata anche  la derivazione linguistica dell‘Etrusco con quell’ area orientale scoperta dal prof Giovanni Semerano. Anche la mia ipotesi sulla origine orientale degli Etruschi trova ulteriore conferma in questo studio di genetica.

La mia ipotesi fu dedotta in base ai simboli Etruschi in parte misconosciuti dell’uovo, dei piccioni viaggiatori e della croce inscritta nel cerchio che in quelle regioni anatoliche sono nate migliaia di anni fa e che mi ha spinto in questi anni ad affermare, contro l’opinione della maggioranza degli accademici etruscologi italiani, che gli etruschi e probabilmente anche i loro precursori Villanoviani provenivano dalla zona anatolica mesopotamica -Forse viene definitivamente chiuso il capitolo che riguarda l’origine degli Etruschi che per oltre 2500 anni ha sempre diviso gli “addetti” ai lavori.

 

 

 

Marzo 2007

 Prof. Graziano Baccolini,

Università di Bologna, Dipartimento di Chimica Organica

E-mail: baccolin@ms.fci.unibo.it

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La via etrusca dei due mari: Gonfienti punto mediano della antica superstrada

Posted by curiositybox su 16 marzo 2009

 Si è parlato della città etrusca sul Bisenzio in un convegno promosso da Archeologia Viva a Loiano

 

Nei pressi di Capannori, in un territorio pianeggiante che fino alla metà dell’Ottocento, epoca della bonifica granducale, era occupato da un lago denominato Bientina sono emersi, ben leggibili, i resti di un’imponente strada extraurbana di 2.500 anni fa, realizzata dagli Etruschi. Il percorso individuato e’ lungo quasi 200 metri: si tratta della prima grande strada etrusca scoperta in Toscana e, sia per arcaicità’ sia per dimensioni , sette metri di larghezza, è forse la più importante mai trovata in Italia. Iniziavano così le cronache riportate nel Maggio 2004 da giornali e televisioni a proposito della straordinaria scoperta archeologica di un tratto della via etrusca dei due mari .Le notizie di approfondimento ci hanno poi comunicato che il prezioso ritrovamento è stato fatto grazie ai lavori per la costruzione di un inceneritore a Casa del Lupo, una frazione del Comune di Capannori. Durante gli scavi, infatti, sono state notate delle pietre che per la loro disposizione sono state credute facenti parte di un muro. Successivi saggi esplorativi hanno dimostrato che le pietre non facevano parte di un muro, ma del pavimento di una strada lastricata, che riporta ancora i solchi lasciati da ruote di carri. Questa antica strada è parallela all’ autostrada Firenze mare ed è orientata da ovest a est. La sua struttura, leggermente a schiena d’asino e con ai lati due canali di scolo dell’acqua piovana proveniente dalla mezzeria, a prima vista è stata scambiata per strada romana, ma rispetto a questa differisce per la parte superiore, che è costituita da un manto omogeneo, come il nostro asfalto, fatto di argilla e ciottoli piatti di fiume (in pratica la tecnica di costruzione è costituita da ciottoli e massi giustapposti a secco). Oltre a questa differenza si è scoperto che l’impianto delle pietre destinate a sopportare il calpestio si trova su un letto di terra e ghiaia contenenti frammenti di ceramiche etrusche del 550 a.C. Gli studi condotti dal prof. Michelangelo Zecchini, archeologo di Lucca, hanno indicato un antico itinerario commerciale: in pratica il ferro etrusco, ridotto in pani nei forni dell’Elba e di Populonia viaggiava via mare fino a Pisa. Da qui proseguiva in direzione est con doppia modalità: via fiume tramite l’Arno e via strada passando da Bientina e ricongiungendosi con il tratto di “superstrada” riemerso a Capannori. Ma quale era il percorso seguito dal ferro degli Etruschi? Un’ipotesi verosimile vuole che il punto mediano del percorso tra Pisa e lo scalo adriatico di Spina (vicino all’odierna Comacchio) fosse la città etrusca sul Bisenzio, oggi nota come Gonfienti. Per parlare di questo evento, che nel luglio 2008 è stato ripercorso davvero da amanti dello “slow trekking”, grazie al progetto messo a punto da Gianfranco Bracci insieme ad esperti del CAI, è stato recentemente promosso un convegno a Loiano (BO) , nella Valle dell’Idice, che è un riferimento verso la strada della Futa e poi verso il Mugello e che vanta una cospicua presenza etrusca databile dal V al IV secolo a.C. Il convegno, organizzato dalla rivista Archeologia Viva (che nel numero 134 di marzo/aprile ha dedicato ben 10 pagine all’argomento) in collaborazione con Appennino Slow, comune di Loiano e Lions Club “valli Savena e Sambro” , è servito per illustrare l’ipotetico percorso di 2.500 anni fa e quello possibile oggi. Prove storiche che la strada, citata anche dal geografo greco Scilace di Cariando (VI – V secolo a.c., autore del periplo dell’Indo compiuto per conto di Dario I di Persia), fosse esistita le abbiamo dal rinvenimento di scorie di ferro provenienti dall’isola d’Elba, in quanto sono simili a quelle rinvenute a Marzabotto e a Spina (e qualcuno sostiene anche nei pressi di Gonfienti). L’archeologia ha dimostrato come gli itinerari di comunicazione tra Etruria centrale ed Etruria padana fossero numerosi e dislocati lungo tutta la dorsale appenninica. Ma uno di questi corridoi doveva essere percorso da una strada più importante delle altre. Se guardiamo i valichi appenninici su una cartina topografica ci accorgiamo subito che quello più basso ed in diretto contatto con la città etrusca di Marzabotto, gemella di Gonfienti per tipologia di costruzione architteonica, è Montepiano, raggiungibile attraverso la Val di Bisenzio. Ecco dunque che l’importanza della città etrusca sul Bisenzio come punto mediano prende corpo avvalorando l’idea di una via di comunicazione tirreno-adriatica che in soli tre giorni (secondo Scilace) consentiva di andare da un mare all’altro.
Sicuramente non con un carro, ma a cavallo forse sì. Con questa importante strada gli Etruschi trasportavano i minerali di ferro dal porto di Pisa, proveniente dall’Elba, al porto di Spina dove veniva venduto alle popolazioni orientali che vi si rifornivano, in cambio di essenze, avorio e pietre preziose. Tra i relatori intervenuti al convegno Paola Desantis, direttore del Museo nazionale etrusco di Marzabotto, Daniele Vitali, docente di antichità celtiche all’Università di Bologna, Claudio Calastri, ricercatore in archeologia del Paesaggio all’Università di Bologna, Luigi Donati, docente di etruscologia all’Università di Firenze, Sergio Gardini del CAI regionale Emilia Romagna, Gianfranco Bracci co-ideatore del trekking “la via etrusca dei due mari”. Particolarmente interessante l’intervento del Prof. Donati, il quale ha riferito che la via maestra tra l’Arno e Marzabotto era quella che passava dall’area oggi definita di Gonfienti. Secondo Donati la statuetta votiva detta “L’offerente”, rinvenuta nel 1735 a Pizzidimonte, a meno di 1 km in linea d’aria rispetto a Gonfienti, non è stato un caso. In quella zona si erano insediati 2.500 anni fa gli Etruschi e non avevano fatto una città da poco, ma un villaggio di grandi dimensioni con una struttura urbanistica ordinata, numerosi edifici, strade larghe anche 10 metri, canalizzazioni lastricate in pietra a secco. Una città insomma organizzata ed evoluta da un punto di vista urbanistico che, curiosamente si presentava già ieri con la stessa funzione di interporto, che oggi vorrebbero riproporre in chiave moderna. Il Prof. Donati ha concluso la sua relazione facendo notare che dagli scavi di Gonfienti è emersa una domus gentilizia con un grande cortile interno, attorniato da un portico a colonne ricoperto da tegole e coppi; sulle estremità angolari del tetto erano state poste quattro antefisse (ceramiche dipinte raffiguranti personaggi femminili), la cui presenza, per tipologia stilistica è alquanto rara, se non unica, nell’Etruria del nord, segno che chi abitava tale domus rivestiva un alto rango sociale ed aveva raffinati gusti. “Per avere un’idea delle proporzioni – ha specificato Donati-, l’abitazione di Gonfienti è di oltre 1.400 metri quadri: raffrontandola con quelle coeve di Marzabotto (800 metri quadri) ed ancor più con la domus regia dei Tarquini (posta sulla strada che si chiamava Summa Via Sacra, sul colle Palatino) di 690 metri quadri, si può sostenere che è la più grande abitazione esistente in Italia per orizzonte etrusco”.

enrico bianchi

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venerdì 21 marzo 2008 annullamento conferenza al circolo Grassi – Prato

Posted by curiositybox su 13 marzo 2008

 

 

 

 

Gruppo culturale per Narnali NARNALINSIEME

e il Circolo ARCI Renzo Grassi di Narnali

 

con il patrocinio della Circoscrizione Prato Ovest

 

 

Per motivi organizzativi la prevista conferenza-dibattito di venerdì 21

marzo 2008 al Circolo Renzo Grassi di Narnali sul tema “Il patrimonio

storico ambientale come risorsa per la città” é stata annullata e rinviata a data da stabilirsi.

Mi scuso per l’inconveniente e ringrazio per la cortese attenzione.

Distinti saluti.

Enrico Bianchi

segretario dell’Associazione culturale NARNALINSIEME

 

 

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Domenica 24 Febbraio 2008 – Passeggiata PRESENZE ETRUSCHE IN CALVANA

Posted by curiositybox su 13 febbraio 2008

CAMARS

 

IMPORTANTE:

LA PASSEGGIATA IN PROGRAMMA DOMENICA 3 FEBBRAIO ED ANNULLATA SARA’ RECUPERATA DOMENICA 24 FEBBRAIO

RITROVO: PARCHEGGIO NEI PRESSI DELLA CHIESA DEI CAPPUCCINI (VIA ARMANDO DIAZ – PRATO) ORE 9,00

 

PRESENZE ETRUSCHE IN CALVANA

SITI E NECROPOLI

LA NUOVA PUBBLICAZIONE E’ DISPONIBILE IN LIBRERIA O, IN ALTERNATIVA, POTETE RICHIEDERLA DIRETTAMENTE CONTATTANDOCI

 

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Per maggiori informazioni : www.camars.org

oppure a curiositybox@gmail.com

 

 

 

 

 

a cura di Enrico Bianchi

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