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Posts Tagged ‘Gonfienti’

Prato (e Gonfienti) alla riscossa

Posted by curiositybox su 5 ottobre 2014

   Grazie ai reperti archelogici ritrovati nell’area di Gonfienti

Di recente il presidente della Banca Popolare di Vicenza ha espresso un commento sulla nostra città sottolineando che "Prato vive troppo all’ombra di Firenze. E’ l’ora della scossa". Curiosamente oggi è stata aperta, eccezionalmente, l’area archeologica di Gonfienti, dove è stato possibile visitare la “Domus arcaica” più grande di tutto il mondo etrusco, della dimensione di 1440 metri quadri. Per avere un riferimento basti pensare che case esistite nello stesso periodo storico (sesto secolo a.C.) avevano una superficie molto inferiore: ad es. la Domus più grande di Marzabotto misura 680 mq. mentre la Domus dove risiedeva l’ultimo re di Roma, Tarquinio il superbo, era di soli 640 mq. Questo confronto di superficie dimostra che chi abitava nel 500 a.C. la grande casa di Gonfienti era sicuramente una famiglia molto ricca e molto influente. Tra l’altro, riamo curiosi di sapere il nome di questa antica città, che non era certo Gonfienti e che aveva oltre alla Domus più grande di tutto l’orizzonte Etrusco anche una strada larga oltre 10 metri. Pensando all’evento di oggi e collegandolo alle parole di Zonin ci viene in mente una proposta che i nostri amici dell’associazione culturale Narnalinsieme fecero sette anni fa con una lettere aperta a tutte le istituzioni e a tutti i cittadini. Il “leitmotiv” della lettera era il fatto che il ritrovamento di Gonfienti e delle antiche strutture lungo la Calvana (ricordiamo che la celebre statuetta denominata “L’offerente” è stata rinvenuta insieme a tanti altri reperti archeologici a Pizzidimonte, alle pendici della Calvana, circa due secoli fa) avrebbero potuto costituire L’EVENTO CULTURALE PER PRATO. Questa si che sarebbe stata la vera scossa per fugare ogni ombra da Prato, tanto più che avvalorando la tesi Etrusca per una città vicino a Prato si sarebbe dimostrato che l’area Pratese è nata prima di Firenze.

Di seguito vi riproponiamo la lettera degli amici di Narnalinsieme, chiedendo a tutti: “Perchè non viene chiesto dalle istituzioni che questo sito storico diventi patrimonio storico dell’umanità (UNESCO)?”

 

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La via etrusca dei due mari: Gonfienti punto mediano della antica superstrada

Posted by curiositybox su 16 marzo 2009

 Si è parlato della città etrusca sul Bisenzio in un convegno promosso da Archeologia Viva a Loiano

 

Nei pressi di Capannori, in un territorio pianeggiante che fino alla metà dell’Ottocento, epoca della bonifica granducale, era occupato da un lago denominato Bientina sono emersi, ben leggibili, i resti di un’imponente strada extraurbana di 2.500 anni fa, realizzata dagli Etruschi. Il percorso individuato e’ lungo quasi 200 metri: si tratta della prima grande strada etrusca scoperta in Toscana e, sia per arcaicità’ sia per dimensioni , sette metri di larghezza, è forse la più importante mai trovata in Italia. Iniziavano così le cronache riportate nel Maggio 2004 da giornali e televisioni a proposito della straordinaria scoperta archeologica di un tratto della via etrusca dei due mari .Le notizie di approfondimento ci hanno poi comunicato che il prezioso ritrovamento è stato fatto grazie ai lavori per la costruzione di un inceneritore a Casa del Lupo, una frazione del Comune di Capannori. Durante gli scavi, infatti, sono state notate delle pietre che per la loro disposizione sono state credute facenti parte di un muro. Successivi saggi esplorativi hanno dimostrato che le pietre non facevano parte di un muro, ma del pavimento di una strada lastricata, che riporta ancora i solchi lasciati da ruote di carri. Questa antica strada è parallela all’ autostrada Firenze mare ed è orientata da ovest a est. La sua struttura, leggermente a schiena d’asino e con ai lati due canali di scolo dell’acqua piovana proveniente dalla mezzeria, a prima vista è stata scambiata per strada romana, ma rispetto a questa differisce per la parte superiore, che è costituita da un manto omogeneo, come il nostro asfalto, fatto di argilla e ciottoli piatti di fiume (in pratica la tecnica di costruzione è costituita da ciottoli e massi giustapposti a secco). Oltre a questa differenza si è scoperto che l’impianto delle pietre destinate a sopportare il calpestio si trova su un letto di terra e ghiaia contenenti frammenti di ceramiche etrusche del 550 a.C. Gli studi condotti dal prof. Michelangelo Zecchini, archeologo di Lucca, hanno indicato un antico itinerario commerciale: in pratica il ferro etrusco, ridotto in pani nei forni dell’Elba e di Populonia viaggiava via mare fino a Pisa. Da qui proseguiva in direzione est con doppia modalità: via fiume tramite l’Arno e via strada passando da Bientina e ricongiungendosi con il tratto di “superstrada” riemerso a Capannori. Ma quale era il percorso seguito dal ferro degli Etruschi? Un’ipotesi verosimile vuole che il punto mediano del percorso tra Pisa e lo scalo adriatico di Spina (vicino all’odierna Comacchio) fosse la città etrusca sul Bisenzio, oggi nota come Gonfienti. Per parlare di questo evento, che nel luglio 2008 è stato ripercorso davvero da amanti dello “slow trekking”, grazie al progetto messo a punto da Gianfranco Bracci insieme ad esperti del CAI, è stato recentemente promosso un convegno a Loiano (BO) , nella Valle dell’Idice, che è un riferimento verso la strada della Futa e poi verso il Mugello e che vanta una cospicua presenza etrusca databile dal V al IV secolo a.C. Il convegno, organizzato dalla rivista Archeologia Viva (che nel numero 134 di marzo/aprile ha dedicato ben 10 pagine all’argomento) in collaborazione con Appennino Slow, comune di Loiano e Lions Club “valli Savena e Sambro” , è servito per illustrare l’ipotetico percorso di 2.500 anni fa e quello possibile oggi. Prove storiche che la strada, citata anche dal geografo greco Scilace di Cariando (VI – V secolo a.c., autore del periplo dell’Indo compiuto per conto di Dario I di Persia), fosse esistita le abbiamo dal rinvenimento di scorie di ferro provenienti dall’isola d’Elba, in quanto sono simili a quelle rinvenute a Marzabotto e a Spina (e qualcuno sostiene anche nei pressi di Gonfienti). L’archeologia ha dimostrato come gli itinerari di comunicazione tra Etruria centrale ed Etruria padana fossero numerosi e dislocati lungo tutta la dorsale appenninica. Ma uno di questi corridoi doveva essere percorso da una strada più importante delle altre. Se guardiamo i valichi appenninici su una cartina topografica ci accorgiamo subito che quello più basso ed in diretto contatto con la città etrusca di Marzabotto, gemella di Gonfienti per tipologia di costruzione architteonica, è Montepiano, raggiungibile attraverso la Val di Bisenzio. Ecco dunque che l’importanza della città etrusca sul Bisenzio come punto mediano prende corpo avvalorando l’idea di una via di comunicazione tirreno-adriatica che in soli tre giorni (secondo Scilace) consentiva di andare da un mare all’altro.
Sicuramente non con un carro, ma a cavallo forse sì. Con questa importante strada gli Etruschi trasportavano i minerali di ferro dal porto di Pisa, proveniente dall’Elba, al porto di Spina dove veniva venduto alle popolazioni orientali che vi si rifornivano, in cambio di essenze, avorio e pietre preziose. Tra i relatori intervenuti al convegno Paola Desantis, direttore del Museo nazionale etrusco di Marzabotto, Daniele Vitali, docente di antichità celtiche all’Università di Bologna, Claudio Calastri, ricercatore in archeologia del Paesaggio all’Università di Bologna, Luigi Donati, docente di etruscologia all’Università di Firenze, Sergio Gardini del CAI regionale Emilia Romagna, Gianfranco Bracci co-ideatore del trekking “la via etrusca dei due mari”. Particolarmente interessante l’intervento del Prof. Donati, il quale ha riferito che la via maestra tra l’Arno e Marzabotto era quella che passava dall’area oggi definita di Gonfienti. Secondo Donati la statuetta votiva detta “L’offerente”, rinvenuta nel 1735 a Pizzidimonte, a meno di 1 km in linea d’aria rispetto a Gonfienti, non è stato un caso. In quella zona si erano insediati 2.500 anni fa gli Etruschi e non avevano fatto una città da poco, ma un villaggio di grandi dimensioni con una struttura urbanistica ordinata, numerosi edifici, strade larghe anche 10 metri, canalizzazioni lastricate in pietra a secco. Una città insomma organizzata ed evoluta da un punto di vista urbanistico che, curiosamente si presentava già ieri con la stessa funzione di interporto, che oggi vorrebbero riproporre in chiave moderna. Il Prof. Donati ha concluso la sua relazione facendo notare che dagli scavi di Gonfienti è emersa una domus gentilizia con un grande cortile interno, attorniato da un portico a colonne ricoperto da tegole e coppi; sulle estremità angolari del tetto erano state poste quattro antefisse (ceramiche dipinte raffiguranti personaggi femminili), la cui presenza, per tipologia stilistica è alquanto rara, se non unica, nell’Etruria del nord, segno che chi abitava tale domus rivestiva un alto rango sociale ed aveva raffinati gusti. “Per avere un’idea delle proporzioni – ha specificato Donati-, l’abitazione di Gonfienti è di oltre 1.400 metri quadri: raffrontandola con quelle coeve di Marzabotto (800 metri quadri) ed ancor più con la domus regia dei Tarquini (posta sulla strada che si chiamava Summa Via Sacra, sul colle Palatino) di 690 metri quadri, si può sostenere che è la più grande abitazione esistente in Italia per orizzonte etrusco”.

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documentario sugli etruschi di Maila Ermini “Gonfienti è morta”

Posted by curiositybox su 2 febbraio 2009

Ieri sera 31 Gennaio 2009, al teatro “la Baracca” di Casale è stato proiettato il film documentario di Maila Ermini “Gonfienti è morta”. Le immagini hanno mostrato la graduale ricopertura con cemento della città etrusca sul Bisenzio, che da sole hanno commentato la deludente storia dell’insabbiamento di un importante pezzo della nostra cultura che poteva invece essere valorizzato.

 

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Come appendice al video Il Prof. Giuseppe Centauro ha illustrato una proposta intitolata “Area archeologica di Gonfienti nel sistema dei parchi territoriali pratesi”. “Mi auguro che questa – ha commentato Centauro – venga inserita dalla Regione all’interno del progetto per il parco della piana”. Ha fatto seguito una carrellata di foto che hanno evidenziato, nonostante il riserbo delle autorità competenti, l’eccezionalità dei ritrovamenti dell’insediamento etrusco sul Bisenzio, sia per la varietà che per la qualità dei reperti rinvenuti. Questa città, esplorata solo in minima parte, contiene case e strade ancora ben conservati sotto circa 2-3 metri di terreno ed è un fatto unico nel contesto archeologico riferito al mondo etrusco. Finora le opere di ricopertura funzionali all’area dell’Interporto hanno interessato un’area di 12 ettari per un volume di circa 60.000 metri cubi di cemento. Tra gli interventi del pubblico segnaliamo quello di Fulvio Silvestrini, fautore di un’operazione pubblica che richiami l’attenzione su Gonfienti. Michelangiolo Bolognini ha invece esordito dicendo che “l’unica bonifica che si fa è quella preventiva per i reperti archeologici, interrando una città che potremo definire la Pompei di Gonfienti”. Infine, Adriana Pagliai ha parlato di esempio di arretratezza culturale, polemizzando sul fatto che le Istituzioni nelle loro mire strategiche hanno solo la mostra sui tessuti e la rassegna del cibo nostrale.

 

 English Version

 

 autore: Enrico Bianchi        copyright: curiositybox 2009

 

 

 

 

 

  

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