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Svelato il mistero del triangolo delle Bermuda

Posted by curiositybox su 3 agosto 2013

triangolo_bermuda

 

Riportiamo, di seguito, una delle ultime interviste fatte da noi della redazione di curiositybox a Pier Luigi Ighina, che chiama in causa Guglielmo Marconi su un particolare fenomeno magnetico.
Per dirla in tre parole parleremo del “triangolo delle Bermude”.
Il triangolo delle Bermude o delle Bermuda è una zona dell’Oceano Atlantico settentrionale di forma per l’appunto triangolare, i cui vertici sono:

vertice Nord – il punto più meridionale della costa dell’arcipelago delle Bermude;
vertice Sud – il punto più occidentale dell’isola di Porto Rico;
vertice Ovest – il punto più a Sud della penisola della Florida.

In relazione a questa vasta zona di mare, di circa 1.100.000 km2, a partire dagli anni cinquanta la cultura popolare ha fatto sì che nascesse la convinzione che si fossero verificati dal 1800 in poi numerosi episodi di sparizioni di navi e aeromobili, motivo per cui alcuni autori hanno soprannominato la zona “Triangolo maledetto” o “Triangolo del diavolo”.

INTERVISTA A PIER LUIGI IGHINA SUL TRIANGOLO DELLE BERMUDE

Cosa c’é in comune tra Cristoforo Colombo e gli astronauti dell’Apollo XII ?
La risposta, anche se può sembrare paradossale, é: – Quella regione dell’Oceano Atlantico occidentale, meglio nota come triangolo delle Bermude.
Cristoforo Colombo, a bordo della S. Maria, fu il primo osservatore (di cui possediamo la registrazione scritta) che notò il misterioso brillio notturno del mare, la luminosa “acqua bianca” delle Bahama, presso i margini occidentali del Mar dei Sargassi. Egli vide il fenomeno nel suo primo viaggio, l’11 ottobre 1492, due ore dopo il tramonto. Anche gli astronauti dell’Apollo XII notarono quelle bizzarre strisce luminose di “acqua bianca” nella Corrente del golfo: l’ultima luce visibile proveniente dalla Terra che gli astronauti poterono vedere nel loro viaggio spaziale. Il triangolo del diavolo, triangolo della morte, Mar della jella: questi non sono altro che alcuni degli appellativi date alle Bermude, note fin dal 1860 come luogo di sparizioni di navi. Più di 100 tra aeroplani e navi (tra cui anche una da rifornimento di 19.000 tonnellate, lunga 152 metri, con 309 persone a bordo) sono letteralmente svaniti nel nulla, senza che solo un corpo, né tracce di petrolio, o almeno un pezzo di rottame fosse ritrovato: questo l’inquietante bilancio sino ai giorni nostri.
Il triangolo maledetto si estende dalle Bermude, a nord, fino in Florida meridionale a ovest,  poi, passando tra le Bahama, va oltre Puerto Rico, a circa 40 gradi di longitudine e risale di nuovo alle Bermude.
Sparizioni di barche, aerei, sommergibili, turbini di vento improvvisi, bagliori intensi nel cielo, luminescenze scintillanti nell’acqua, interruzioni delle trasmissioni radio e deviazioni magnetiche: questi i fatti misteriosi più ricorrenti tra le testimonianze giunte fino a noi.
“Ma c’è una spiegazione a tutto questo – esordisce Pier luigi Ighina, direttore del centro internazionale Studi Magnetici di Imola – la stessa a suo tempo indicata da Guglielmo Marconi, di cui sono stato amico e collaboratore”.
Cosa c’entra Marconi, chiederete ?
“C’entra – risponde Ighina – perché proprio Marconi é andato nel 1920 con la sua nave, l’Elettra (uno yacht a cui dà il nome Elettra e lo trasforma in un laboratorio mobile radio-sperimentale) nel triangolo delle Bermude. A quell’epoca l’area era nota come “la regione magnetica”, perché dicevano che c’era un magnetismo tale da rendere difficile qualsiasi passaggio. Si diceva anche che c’erano tempeste magnetiche così forti da interrompere le comunicazioni radio. Sono fenomeni – commenta Ighina – che accadono anche qui nei nostri laboratori, che possiamo riprodurre, in piccolo s’intende”.
Così, senza mezzi termini, Ighina comincia a spiegare cosa c’entri Marconi in questa storia e come possiamo chiarire i misteri del “triangolo maledetto”.
“A Bermuda -prosegue il nostro interlocutore – Guglielmo conobbe un vecchio, che gli mostrò un libro dove c’erano tanti disegni scarabocchiati a carbone. Marconi fotografò quei disegni ed io dovrei avere ancora una di quelle foto”. Ighina a questo punto inizia una ricerca assai ardua tra un mucchio di vecchie foto. “Il libro – riprende il collaboratore del grande scienziato – era appartenuto agli antenati del vecchio, che da molte generazioni abitavano l’isola: illustrava come, anticamente, su tre isole oggi scomparse venisse sfruttata l’energia magnetica terrestre. Queste tre isole – sottolinea ighina – erano fatte a cono, con migliaia di alberi, dal più piccolo al più grande, sistemati a forma di spirale su ciascuna isola. Ogni albero era un accumulatore di energia magnetica e possedeva sulla cima un cristallo di quarzo, simile ad una piramide, concavo da una parte ed a punta dall’altra. Il cristallo aveva il compito di ricevere e proiettare l’energia da un albero all’altro, così da avere una moltiplicazione dell’energia magnetica alla sommità dell’isola, con potenze enormi. Tramite tale energia gli isolani ottenevano luce, calore, freddo e tutti i tipi di cellule possibili; potevano anche stimolare o bloccare la crescita di cellule vive, risolvendo le malattie”. Dopo questa illustrazione ci viene spontanea la seguente domanda: – Ma se vi era una civiltà così progredita, come mai oggi non ne vediamo alcuna traccia ?
“Ad un certo momento – risponde Ighina – é successo che l’energia magnetica del Sole é stata assorbita maggiormente, rispetto al passato, su tutto il pianeta. Questo perché poco a poco è cresciuta sia la vegetazione che la fauna terrestre. Si è creato quindi uno squilibrio nel sistema di captazione dell’energia, affidato agli alberi disposti a spirale. Di conseguenza, sulle tre isole é avvenuta una reazione a catena di esplosioni magnetiche, molto simile ai fenomeni delle aurore boreali, che hanno disintegrato qualsiasi materia. E la stessa cosa, così almeno mi ha detto Marconi – puntualizza Ighina – avviene ogni volta che un oggetto misteriosamente scompare nell’area del triangolo delle Bermude. Infatti, sebbene le isole siano state sommerse per la grande esplosione avvenuta in quella zona c’é tuttora una fase di carica di energia magnetica, poiché le parti magnetiche degli alberi che venivano adoperati come accumulatori continuano a funzionare. Quando le isole sommerse hanno ricevuto molta energia terrestre e solare avviene di nuovo un esplosione magnetica, che causa forti turbini di vento, grandi bagliori pulsanti, nonché la disintegrazione della materia entro un certo raggio di azione. Questo Marconi – conclude Ighina – l’aveva capito bene, tanto é vero che da quelle intuizioni ha cominciato a sviluppare lo studio del fatidico “Monopolo Magnetico”. E’ proprio per mettere a punto questo studio che il grande scienziato ha avuto grossi problemi. Malgrado ciò, oggi, in questo Centro di Imola abbiamo portato a termine e messo in pratica lo studio iniziato da Marconi. Detto questo Ighina ci conduce in una sala del suo laboratorio, mettendo in azione i monopoli magnetici, dimostrando come fa a deviare l’ago delle bussole. Come sempre, il ricercatore amico di Marconi conclude con una domanda:  “Non ne siete convinti ? Provate per credere”.
Ai lettori l’ardua sentenza.

 

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Domenico Rizzo, come Nikola Tesla e Guglielmo Marconi

Posted by curiositybox su 13 settembre 2009

 

 

raggio della morte

C’è una storia affascinante che lega due geni. Uno famoso. L’altro, rimasto nell’ombra fino ad oggi. I loro nomi? Guglielmo Marconi e Domenico Rizzo

A legarli un’invenzione misteriosa: il “raggio della morte”.

Nel 1936, nel tratto di strada, tra Roma e Ostia, il “Raggio della morte” fece, sembra, una delle sue prime apparizioni. Testimoni d’eccezione: Benito Mussolini e sua moglie, Donna Rachele.

Secondo Rachele Mussolini, nel giugno 1936 il marito le consigliò di andare sulla Roma-Ostia. Aggiungendo: “Tra le tre e le tre e mezza vedrai qualcosa che ti sorprenderà…”. Donna Rachele seguì il consiglio e poco dopo le 15 di quel giorno il motore della sua auto si bloccò di colpo. La stessa cosa accadde ad altre auto e motociclette, in entrambi i sensi di marcia. In breve una trentina di veicoli si trovò bloccata. Ma dopo 20 minuti i motori ripresero a funzionare. Come per miracolo… Ma non si era trattato di un miracolo ma un esperimento di Marconi: l’inventore della radio stava lavorando alla possibilità di interrompere, a distanza, i circuiti elettrici dei motori. Un’invenzione rivoluzionaria non solo per l’epoca ma anche per tempi a noi molto più vicini

Nel 1936 Marconi fece anche altri esperimenti: bloccò degli aerei in volo e, a Pisa, venne incenerito un gregge di pecore. Poi però si fermò: il Papa, Pio XI, gli aveva chiesto di non sviluppare un’invenzione terribile. E, comunque, l’anno successivo, Marconi morì. Con Marconi aveva lavorato anche il professor Quirino Maiorana, direttore dell’Istituto di Fisica dell’Università di Bologna… A Maiorana, nel novembre del 1940, si presentò un ragazzo siciliano. Aveva vent’anni e voleva mostrare allo scienziato una sua invenzione. Quel ragazzo era Domenico Rizzo.

Intervista a Giuseppe Rizzo, fratello di Domenico Rizzo.

Giuseppe spiega come il fratello stesse conducendo alcuni studi sulla trasmissione a distanza di energia elettrica. Nel ’40 Rizzo si iscrisse alla facoltà di ingegneria nell’università di Torino. Sempre in quel 1940, e precisamente, il 3 novembre, su consiglio dei professori della facoltà di Torino, si recò a Bologna per un abboccamento col prof Quirino Majorana, scienziato già collaboratore di Guglielmo Marconi. Rizzo espose ad un Majorana molto scettico, il piano delle sue ricerche, ma il professore obiettò che il piano era irrealizzabìle perché lui e Marconi vi avevano lavorato per anni senza ottenere un esito positivo.

Offeso dall’atteggiamento di Maiorana, Rizzo decise di rientrare a Catania. Brevettò la sua invenzione e se ne tornò a casa. Ma non ci sarebbe restato a lungo… Il 5 giugno Rizzo andò a Roma per chiedere un finanziamento statale per poter proseguire nel suo lavoro. Ma prima che il Governo acconsentisse a sovvenzionare l’opera, occorrevano severi esami tecnici, per cui vennero nominate due commissioni, una italiana e, su invito, una tedesca. Rizzo, in un primo tempo, fu trattato bene e il suo progetto venne finanziato con 11 milioni di lire. Una cifra che oggi corrisponderebbe a molti milioni di euro… Il problema era però che gran parte di quei soldi era fornita dai tedeschi, alleati dell’Italia nella seconda guerra mondiale…

I ntervista a Giuseppe Rizzo: Viene spiegato a Domenico venne proposto di lavorare per i tedeschi. Al suo netto rifiuto, venne trasferito a Giaveno presso il I° Reggimento Artiglieria di Corpo d’Armata, dove, persistendo nel suo rifiuto, fu costantemente tenuto sotto la minaccia d’essere mandato in Africa o in un reparto di paracadutisti.

In seguito, ricevuto l’ordine di continuare i suoi lavori, nel mese di luglio tornò a Torino. Il 1° di agosto andò nelle vicinanze di Lubiana per incontrarsi con Mussolini che gli ordinò la costruzione di 36 apparecchi da consegnare entro il 20 dello stesso mese.

Lettera di Domenico Rizzo:

“Loro desiderio era che io partissi per la Germania e dare aiuto al compagno perché non sa andare avanti con i miei studi ed io ho nettamente rifiutato. Ormai io non ho più niente perché Carmelo, per dirla chiara, ha venduto il brevetto al suo amico. Avete capito?”

Nelle molte lettere che Domenico Rizzo scrisse alla famiglia si parla spesso di un certo Carmelo… Ma chi era Carmelo?

Intervista a Giuseppe Rizzo, che spiega come Carmelo fosse il nome in codice che, nelle loro missive, Domenico e i suoi famigliari utilizzavano per indicare Mussolini.Nella primavera del 1942, le ricerche di Rizzo passarono ai tedeschi i quali, non contenti, chiesero la testa del ragazzo. Invece, dall’alto, arrivò l’ordine di partenza per l’Africa del Nord

“…vi prego di non stare preoccupati. Anzi dovete essere contenti, ve lo assicuro, perché le cose hanno preso questa piega, molto buona. Va benissimo!? Ciò è voluto da Carmelo opponendosi con quest’atto al suo amico che voleva inviarmi in altro luogo..”

Ma c’è il sospetto che anche in Africa Domenico Rizzo sia stato al centro di intrighi molto più grandi di lui…

La famiglia Rizzo ricevette due notizie ufficiali riguardanti Domenico: nella prima, il Ministero della Difesa annunciava la sua morte in combattimento; nella seconda, arrivata dieci giorni dopo, il Comando Militare Africano comunicava che era stato ricoverato in ospedale perché ferito in seguito a scoppio di mina anticarro. Questa incongruenza indusse la famiglia a rivolgersi al cappellano militare per sapere la verità. Il sacerdote rispose che un giorno prima della data della morte Domenico era stato trasferito dalla sua Divisione (21° Regg.to Artiglieria motorizzata” Trieste”, rilevo da una sua cartolina militare datata 18/4/’42), alla Prima Panzer tedesca. Quale poteva essere il motivo del trasferimento di quel soldato italiano ferito, dal proprio reparto ad uno tedesco? Per anni la famiglia pensò che Domenico fosse ancora vivo, chissà dove, e sperò nel suo ritorno. Ma Domenico non diede o non potè mai dare notizie di sé.

Per concludere, c’è ancora una cosa: è una testimonianza poco nota ma che forse si lega alla storia di questa sera. 27 aprile 1945: a guerra ormai finita, i partigiani fermano una colonna italo-tedesca a Dongo, sul Lago di Como. E’ la colonna in cui viaggiano Mussolini, alcuni gerarchi con valori e documenti. Tra i fermati c’è Marcello Petacci, fratello di Claretta, l’amante del Duce. Prima di essere fucilato, Petacci, dirà ai partigiani di avere “i piani originali di armi segrete che erano state inventate nel 1941 da italiani e cedute alla Germania”. Quei progetti, come molti altri dossier, sono spariti. Forse, tra quelle carte, c’era anche l’invenzione di Domenico Rizzo, lo sfortunato genio italiano restato nell’ombra fino ad oggi.

fonte: http://www.hwupgrade.it/forum/showthread.php?t=1357264

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Chiediamo il Vostro aiuto!

Posted by curiositybox su 28 agosto 2009

Foto di proprietà di Ito De Rolandis”

"Foto di proprietà di Ito De Rolandis”

 

Per motivi storici, e anche affettivi, stiamo cercando di identificare le persone ritratte nella fotografia, che riporta la data del 23 marzo 1935: Guglielmo Marconi alla mostra postuma del pittore Giulio Aristide Sartorio. Si riconoscono Guglielmo Marconi, Pietro Mascagni, la contessa Maria Cristina Marconi. Cerchiamo i nominativi delle altre persone nella foto stessa.

Questa fotografia è di proprietà del giornalista Ito De Rolandis di Castell’Alfero ed è stata concessa al “Comitato Guglielmo Marconi”. Essa è posta sotto la salvaguardia del D.L. 7 novembre 1925 n. 1950 e successive modifiche. Può essere riprodotta gratuitamente citando “Foto di proprietà di Ito De Rolandis” .

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in memoria di Guglielmo Marconi…..

Posted by curiositybox su 28 agosto 2009

“Ci sono stati tre grandiosi momenti nella mia vita di inventore.
Il primo, quando i segnali radio da me inviati fecero suonare un campanello dall’altro lato della stanza in cui stavo svolgendo i miei esperimenti; il secondo, quando i segnali trasmessi dalla mia stazione di Poldhu, in Cornovaglia, furono captati dal ricevitore che ascoltavo a S. Giovanni di Terranova, dall’altra parte dell’Oceano Atlantico a una distanza di circa 3000 km; il terzo è ora, ogni qualvolta posso serenamente immaginare le possibilità future e sentire che l’attività e gli sforzi di tutta la mia vita hanno fornito basi solide su cui si potrà continuare a costruire.”

[Guglielmo Marconi – Dicembre 1935]

 
 

 

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Pierluigi Ighina: Nuovi Articoli sul nuovo sito

Posted by curiositybox su 13 agosto 2009

Potete andare a vedere i nuovi articoli nella sez. articoli nel nuovo sito dedicato al nostro grande Pierluigi Ighina scopritore dell’atomo magnetico e collaboratore segreto di Guglielmo Marconi:

http://www.ighina.66ghz.com

web-site

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Pier Luigi Ighina: Nasce il Nuovo sito dedicato a Lui

Posted by curiositybox su 3 marzo 2009

Potete andare a vedere il nuovo sito dedicato al nostro grande Pierluigi Ighina scopritore dell’atomo magnetico e collaboratore segreto di Guglielmo Marconi:

http://www.ighina.66ghz.com

 

web-site

 

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PIERLUIGI IGHINA – Nuovo SITO a cura di curiositybox

Posted by curiositybox su 15 febbraio 2009

Pier Luigi Ighina has been a co-operator of Guglielmo Marconi and shared his most secret experiments. During his whole life he has worked without being recognized by the scientific community and achieving incredible results which are even today not imaginable for most scientists.

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Pier Luigi Ighina, scienziato di frontiera italiano, nato il 23 giugno 1908, è morto l’8 gennaio 2004 lasciando alcuni misteri scientifici irrisolti all’attenzione della comunità scientifica nazionale ed internazionale. E’ stato per anni assistente di Guglielmo Marconi, diventandone in seguito erede cognitivo per quanto attiene agli studi sull’elettromagnetismo. Le teorie di Ighina, assolutamente non ortodosse , sono state oggetto di scherno da parte della comunità scientifica, anche se si sono interesati ai suoi particolari studi professori del calibro di Giuliano Preparata, già pioniere nel campo delle ricerche e degli esperimenti sulla fusione fredda. E’ autore di un libro controverso sulle sue teorie e i suoi esperimenti nel campo della polarizzaione univoca del campo elettromagnetico, lavoro già cominciato dal fisico Majorana, dal titolo “L’atomo magnetico”. La RAI tv, durante una trasmissione del format Report dell’anno 1998, lo ha intervistato e ne ha filmato in diretta un esperimento singolare di creazione e dissoluzione di un corpo nuvoloso, grazie ad uno strumento di sua invenzione installato nella sua fattoria di Imola.

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