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Dalla Barriera Magnetica al Portale Spazio-Tempo. L’esperimento dell’Ing. Ferlini

Posted by curiositybox su 25 aprile 2013

Nel suo libro intitolato “La barriera magnetica”, Ferlini narra come, nel corso di ricerche, si sia casualmente accorto di uno strano fenomeno visivo generato da due magneti permanenti che interagivano. Disponendo due calamite a forma di cavallo, in modo che i poli opposti si attirino, se si avvicinano molto lentamente, si addiviene ad un punto critico d’attrazione. Qualche istante prima la forza d’attrazione è piccola ma con un ulteriore piccolo movimento di avvicinamento la forza attrattiva cresce in modo molto forte. Quando ciò accade, Ferlini notò che nella zona centrale di collegamento tra le due calamite, la visione dello spazio perdeva di trasparenza e si deformava leggermente come se ci fosse una lente. A suo dire anche altre persone, con un po’ d’esercizio, riuscirono a notare tale anomalia.
A questo punto egli provò a disporre quattro potenti magneti permanenti in acciaio, in una disposizione a croce. Con opportuno sistema di leve era in grado far avvicinare micrometricamente le calamite. Arrivati nella zona critica le calamite incominciarono a vibrare violentemente, avvicinando ulteriormente di pochissimo, si cominciò a formare una nebbiolina azzurra e nell’aria si sparse un odore di ozono.

Una misteriosa nebbia

Ripetendo tale esperimento in grande con potenti magneti del peso di svariati quintali, il fenomeno si ripeté. Questa volta, a causa di un incidente, lo stesso Ferlini venne avvolto della nebbia e sparì dalla vista, egli sostiene, sia nel libro che in un’intervista a Rai 3, di aver visto un altro posto. L’esperimento nel frattempo prosegue e gli assistenti osservarono la nebbia espandersi notevolmente e cambiare colore passando per tutta la gamma dell’arcobaleno. Finalmente egli ricomparve alla vista degli assistenti esterrefatti.
Curiosamente la maschera antigas che aveva con se, sparì e non fu più possibile trovarla. Del racconto esiste anche una registrazione sonora, in una intervista fatta a Rai 3 con il compianto Pietro Cimatti.  Il portale dimensionale di Ferlini o come lo definì lui stesso “barriera magnetica” è un vero e proprio sistema di phase shifting che permette di collegare la dimensione che per convenzione definiamo “fisica” con altre dimensioni del multiverso olografico.

Ferlini la definì barriera magnetica perchè fondamentalmente è questo ciò che è…un muro magnetico che vibra a una specifica frequenza e che costituisce uno squarcio dimensionale.  La costruzione del portale alla Ferlini è molto semplice concettualmente e non richiede di circuiti pilota ne elettronica…si basa solamente su quattro magneti permanenti posizionati trà loro sui quattro punti cardinali. In questa rappresentazione potete vedere il setup del portale.

i magneti sono fissati su dei supporti a slitta mossi da una vite senza fine in modo che sia possibile regolarne finemente la distanza reciproca. Nell’esperimento Ferlini usò magneti molto grandi di acciaio che pesavano diversi quintali ciascuno…in teoria la dimensione dei magneti dipende dalla dimensione dell’area che si vuole influenzare e quindi per aree più piccole basta usare magneti più piccoli e pratici. Questo significa che in teoria non servono grosse potenze per creare un portale in una zona piccola e lo deduciamo dallo stesso racconto di Ferlini sulla sperimentazione che fece con questi magneti ad U.

Giovanni Battista Ferlini iniziò la sua avventura studiando le piramidi di Giza. Inizialmente non era interessato allo studio dei portali e nemmeno ne sospettava la fattibilità pratica. In questa sede non tratteremo tutti gli studi antecedenti di Ferlini che poco hanno a che vedere con il portale ma ci concentreremo sulla sperimentazione. Ad ogni modo durante i suoi esperimenti con le riproduzioni delle piramidi si accorse che l’energia di tipo magnetico emessa dalle piramidi aveva una forte influenza su diverse variabili come ad esempio la schermatura dai raggi cosmici. Oggi dopo numerose sperimentazioni sappiamo bene come agisce l’effetto di forma delle piramidi sull’etere e la loro azione magnetica che è solo una risultante del campo torsionale emesso dalla punta della piramide stessa. A quel tempo però gli esperimenti con le piramidi fecero riflettere molto Ferlini il quale si accorse che la forma e la disposizione dei materiali usati creavano interazioni più o meno forti con svariati effetti.

La geniale idea che ebbe Ferlini fù quella di simulare il campo energetico della piramide usando dei magneti permanenti, in fondo dalle sue sperimentazioni era evidente che c’era un collegamento diretto trà l’energia delle piramidi e il magnetismo. Con i suoi collaboratori smontò un motore elettrico e ne estrasse quattro magneti permanenti ad “U” che stavano nello statore, li dispose su quattro angoli e mentre regolava le reciproche distanze mantenendo i poli alternati notò che c’era una distanza critica in cui si manifestava una forza di attrazione molto brusca e se regolava la distanza in modo che tale forza fosse “sul confine” trà debole e forte si formava una barriera offuscata al centro che impediva di vedere il tavolo sottostante. Capì quindi che la sua teoria era giusta e che l’esperimento doveva essere riprodotto su una scala maggiore. Ordinò quindi quattro magneti ad U molto grossi fatti di acciaio dolce successivamente magnetizzato, ognuno pesava diversi quintali e furono trasportati con un camion.

Lì dispose su delle slitte, regolabili con viti senza fine, sul pavimento del laboratorio e iniziò la sperimentazione con i suoi colleghi. Avvicinando i quattro magneti arrivò a una distanza critica, un confine molto sottile e preciso in cui la forza di attrazione reciproca diventava improvvisamente da debole a molto intensa. La vite senza fine era molto precisa e ci volevano molti giri per spostare i magneti..in questo modo potè regolare la distanza critica finemente studiando quale posizione dava i migliori risultati. Raggiunta la posizione ottimale delle forti vibrazioni scossero tutto il laboratorio e i magneti iniziarono a vibrare molto probabilmente per l’intensa attrazione.

Una nebbiolina grigiastraazzurrognola iniziò a formarsi nella zona circoscritta dai poli dei magneti e Ferlini dedusse che poteva essere ozono perciò si dotarono di maschere antigas per evitare le esalazioni velenose, la nebbiolina diventava di colore sempre più intensa e verso il verde a mano a mano che si raggiungeva la posizione critica. Mentre i suoi assistenti stavano più a distanza Ferlini si avvicinò al portale appoggiandosi su uno dei magneti per scrutare più da vicino la barriera magnetica, siccome la maschera gli limitava la vista e i movimenti decise di togliersela e la appoggiò su uno dei magneti. Avvicinandosi alla barriera si ritrovò catapultato di fronte alle piramidi di giza ma non quelle odierne…bensì nell’epoca in cui le piramidi erano intere con la punta di quarzo rivestita in metallo, ossia prima del grande cataclisma che sconvolse la terra 12.000 anni fà. Ad un certo punto si sentì chiamare da lontano e si ritrovò nel laboratorio con la macchina spenta, si avvicinò ai suoi assistenti allarmati i quali asserivano che il dott. Ferlini l’avevano visto scomparire trà i magneti per diverso tempo per poi rivederlo in piedi davanti a loro non appena disattivarono il portale allontanando i magneti trà loro. Consultandosi con i colleghi scoprì che decisero di interrompere l’esperimento quando si accorsero che c’era stata una brusca variazione di flusso tra due dei quattro magneti, riguardo la sua assenza non gli diedero peso inizialmente perchè pensarono che si era solo allontanato momentaneamente, non potendo spiegare perchè all’improvviso non lo vedevano più con loro pensarono che forse non si erano accorti dei suoi spostamenti nel laboratorio.

Ferlini raccontò quello che vide durante il “viaggio” attraverso la barriera magnetica e scoprirono che la maschera antigas di Ferlini era scomparsa e non riuscivano più a trovarla nonostante nessuno era uscito dal laboratorio e le maschere fossero state indossate tutte tranne quella di Ferlini che appoggiò su uno dei magneti. Scoprirono successivamente che la variazione di flusso tra i due magneti era situata nella posizione vicina a quella dove Ferlini appoggiò la maschera sul magnete stesso. Ipotizzarono giustamente che nel momento in cui Ferlini si sporse nella barriera dovette far cadere la maschera nella barriera finendo chissà dove. Sulla maschera c’erano riportate le iniziali con l’indirizzo di Ferlini…mesi dopo la maschera arrivò per posta a Ferlini e il mittente era in egitto precisamente al Cairo! La maschera era stata teleportata in egitto e chi la trovò pensò gentilmente di rispedirgliela! Altra nota importante sull’esperimento è che l’ozonometro posto vicino al portale non rivelò tracce di ozono e che anche quando ci si avvicinava alla nebbiolina si poteva respirare bene non come quando ci si trova in un gas.  E ora le considerazione teoriche.

Considerazioni teoriche

Il portale di Ferlini può sembrare molto diverso da altri sistemi di phase shifting che usano l’interazione rotante trà campi magnetici ed elettrici ad alto voltaggio o quelli basati su campi elettromagnetici rotanti con frequenze specifiche…in realtà pur usando un metodo un pò diverso sfrutta per forza di cose gli stessi principi. Per aprire un portale o realizzare il phase shifting si deve isolare una zona di spazio e si và a modificare la frequenza di vibrazione dell’etere di quella zona stessa…siccome siamo in un ologramma è normale che tutto dipende dalla frequenza della portante olografica scelta, cambiamo portante e cambiamo dimensione. Nei sistemi tipo “philadelphia experiment” si usano delle bobine pulsate trà loro in sequenza a formare un campo rotante ed alimentate a specifiche frequenze di risonanza dimensionale, in altri sistemi invece si usa l’interazione trà un campo magnetico rotante e un campo elettrico che vibra a una certa frequenza. In entrambi i casi avremo un campo di etere rotante che vibra una frequenza specifica. Già qui è possibile notare l’analogia dei suddetti metodi con quello di Ferlini, infatti un campo magnetico non è altro che un flusso di etere ricircolante in una zona di spazio (flusso che si chiude su di sè) e il trucco usato da Ferlini è stato quello di far interagire diversi magneti in modo che il loro flusso si concatenasse creando un flusso rotatorio…infatti Ferlini lo definiva “campo unificato”. Ecco perchè i poli devono essere alternati ed ecco anche perchè c’è una distanza critica precisa…perchè geometricamente quando le calamite sono alla distanza precisa creano un flusso tondo rotatorio che si rafforza.

Immaginate le linee di flusso che escono da ogni polo che vanno a fluire nel polo opposto e così via unificandosi….in tale situazione si avrà una campo rotante unificato o per meglio dire un flusso di etere rotante proprio come illustrato in questa figura:

Un giroscopio spaziale

Ora una volta creato il campo rotante bisogna impostare una frequenza di risonanza che ci ricolleghi a una specifica dimensione o punto spazio-temporale dell’ologramma multiverso. Nel caso di Ferlini tale vibrazione può essere stata indotta sia dalle vibrazioni meccaniche dei magneti per semplice attrazione che dalle vibrazioni indotte da lui stesso quando ci si appoggiò. Sicuramente non era un sistema preciso perchè soggetto a molte vibrazioni spurie, ogni vibrazione meccanica sui magneti produceva una increspatura sul campo della zona critica. C’è però un indizio molto interessante, Ferlini non vagò a caso ma fù portato proprio dove a lui desiderava andare sia consciamente che inconsciamente…ossia nel tempo delle piramidi su cui era basata tutta la sua ricerca scientifica.

Questo indica che una volta aperto il varco la mente stessa è libera di scegliere dove e in che tempo spostarsi, nelle proiezioni extracorporee solo il corpo astrale (corpo olografico come quello fisico ma che vibra su una portante più alta) è libero di andare dove vuole ma nel phase shifting tutto il corpo compreso quello “fisico” si innalza di vibrazione rendedolo facile da spostare dove si vuole. La maschera invece fù sempre portata in egitto ma non nello stesso tempo…evidentemente la variazione di flusso indotta dal suo passare attraverso la zona critica ha spostato la variabile tempo facendola arrivare nei tempi moderni.

Chiaramente si dovrà fare molta sperimentazione in tal senso per poter stabilire meglio come agiscono le variabili nel phase shifting. Altro elemento importante è la famosa “nebbiolina”. Quando si interagisce con l’etere spostandone la frequenza o addensandolo in una zona di spazio esso diventa visibile sotto forma luminescente che a prima vista è come una nebbiolina il sui colore dipende dalla densità raggiunta. Questo lo si osserva anche nelle sperimentazioni con sistemi antigravitazionali tipo le repulsine di Schauberger, il SEG di Searl e altri…quello che ci interessa è che è ben visibile anche nei casi phase shfting. Nel celebre Philadelphia Experiment la nave veniva avvolta da una nebbiolina azzurrognola che virava verso il verde prima di scomparire…anche nel triangolo delle bermuda le navi prima di sparire o sortire certi effetti particolari entrano in una nebbiolina grigiastra a volte verdastra…sono entrambi casi di phase shifting e combaciano ovviamente con l’esperimento di Ferlini.

Un’altra considerazione che voglio fare è che per realizzare la zona critica dovrebbero in teoria bastare anche solo tre magneti ad U disposti a 120° l’uno dall’altro e inoltre non penso sia necessario usare per forza magneti ma invece gli elettromagneti che sono più pratici ed economici. Ferlini preferì i magneti perchè voleva usare una fonte magnetica “pura” ma gli elettromagneti potrebbero svolgere lo stesso lavoro perchè quello che conta è solo il campo magnetico generato e la disposizione geometrica.

fonte

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Grazie Gigi (Ighina)

Posted by curiositybox su 12 febbraio 2012

Grazie Gigi (Ighina).
Anche se fisicamente non sei più tra noi il tuo spirito lo sentiamo sempre presente e ti vogliamo ringraziare per averci insegnato, nei molti anni trascorsi insieme a compiere esperimenti ed osservazioni scientifiche, come si creano e si guidano le particelle magnetiche che anche il grande Marconi ha utilizzato.
Ti diciamo grazie perché con le famose particelle, diffuse attraverso l’elica magnetica, abbiamo visto con i nostri occhi avvicinare o allontanare le  nuvole, secondo il tipo di particella diffusa in atmosfera.
E siamo convinti che siano state proprio le particelle positive trasmesse con l’elica ed anche con il condotto ipogeo ad impedire che nella nostra città e per un raggio di 9 Km la seconda ondata di neve, dopo quella del 1° febbraio scorso, imperversasse e cadesse copiosa, così come abbiamo visto nel Casentino, nell’Aretino o nel Grossetano (per non citare la Romagna o il Montefeltro):
Ci siamo salvati grazie ai tuoi insegnamenti, alle tue (da molti considerate ancora solo) “fantastiche teorie”.
In questo nostro breve riassunto vorremmo richiamare alla memoria le molte “fantastiche” avventure affrontate insieme e le tante applicazioni frutto di intuizioni che qualcuno ha definito “aliene”.
Per noi, sin da quando ti abbiamo accompagnato al “Costanzo show” dove tanti ci hanno preso in giro dicendo che eravamo stati soggetti ad “un colpo di Sole”, le tue intuizioni e ricerche non erano e non sono fantasie scientifiche, ma corrette osservazioni sulla realtà che tutti gli esseri vivono e che, inconsapevolmente, vedono, magari senza alcuna sensibilità o riflessione conseguente.
Grazie Gigi.

I tuoi collaboratori.

 

 

Magnetic Monopole as clouds buster

 

 

ighina’s monopole machines

 

 

applicazione del monopolo magnetico su eventi meteo per avvicinamento e allontanamento delle nuvole e compositore del ritmo magnetico sole-terra

 

 

 

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Il campo magnetico terrestre si sta indebolendo

Posted by curiositybox su 6 settembre 2011

Negli ultimi 160 anni la forza del campo magnetico del nostro pianeta è calata di circa il dieci per cento

Il campo magnetico della Terra sta rapidamente diventando più debole, e i geofisici non ne capiscono il motivo. Il calo di intensità – pari a circa il 10 per cento negli ultimi 160 anni – potrebbe segnalare l’arrivo di uno degli sporadici capovolgimenti improvvisi del campo. Ma anche se si trattasse solo di un fenomeno temporaneo, uno studio presentato al convegno annuale dell’American Geophysical Union sostiene che potrebbe provocare gravi danni all’atmosfera terrestre. Il campo magnetico terrestre, che si spinge fin nello spazio con uno schema bipolare simile a quello formato dalla limatura di ferro attorno un magnete a barra, è generato dal ferro liquido in movimento nel nucleo del pianeta. Studiando le sue caratteristiche in passato, grazie alle particelle metalliche rimaste imprigionate nelle rocce vulcaniche e nei sedimenti, i geologi hanno scoperto che occasionalmente il campo magnetico si inverte: il polo nord magnetico diventa il polo sud, e viceversa. Prima e dopo questa transizione, la forza del campo ha un brusco calo. Oggi il dipolo sta indebolendosi così rapidamente che, mantenendo questa velocità, potrebbe svanire nel giro di 2000 anni. Alcuni scienziati cominciano a domandarsi se non si tratta della prima fase di un"inversione, giacché il campo è rimasto stabile per un periodo insolitamente lungo, 780.000 anni. Secondo Jeremy Bloxham dell’Università di Harvard, qualche tipo di processo nel nucleo sta evidentemente distruggendo parte del dipolo. La maggior parte del fenomeno si verifica in una zona ben precisa: l’"Anomalia Sud Atlantica", una chiazza in prossimità delle regioni meridionali dell’Africa e del Sud America dove le linee del campo magnetico emergono invertite nello spazio. Le simulazioni della circolazione nel nucleo effettuate da Bloxham indicano che simili chiazze a volte possono condurre verso inversioni in tutto il pianeta. Spesso, tuttavia, si esauriscono nel giro di pochi secoli e il nucleo ristabilisce il proprio schema normale.

 

La Terra come magnete   fonte

La Terra è un enorme magnete. Il campo magnetico terrestre, per punti vicini alla superficie terrestre, può essere rappresentato come il campo di un dipolo magnetico posto in un punto vicino al centro della Terra. Dato che il campo magnetico terrestre è quello di un dipolo, vi è associato un momento di dipolo μ. In linea di principio, le linee di B del campo magnetico terrestre entrano nell’emisfero nord ed escono dall’emisfero sud della superficie terrestre. Sicché, quello che noi chiamiamo polo nord magnetico terrestre non è altro che il polo sud del dipolo magnetico terrestre. Le direzioni del campo vicino alla superficie terrestre sono convenientemente specificate, rispetto alla Terra stessa, in termini di declinazione magnetica e inclinazione magnetica. In qualsiasi punto della superficie terrestre, il campo magnetico misurato può differire sensibilmente dal campo del dipolo idealizzato e perfetto come quello della figura, sia in intensità che in direzione.

 

E se si invertissero i poli?

L’ultima inversione avvenne circa 780.000 anni fa e richiese alcune migliaia di anni.

Le anomalie nel campo geomagnetico individuate dal satellite Ørsted potrebbero portare al cambiamento in 2000 anni

Secondo alcuni ricercatori, strane anomalie nel campo magnetico del nostro pianeta suggeriscono che i poli stiano per invertirsi, come hanno fatto molte volte nel passato. Il campo magnetico terrestre ha origine dal flusso di ferro fuso nel nucleo della Terra. La circolazione di questi fluidi è influenzata dalla rotazione del pianeta e così normalmente il campo è allineato all’asse terrestre e dà origine ai poli nord e sud magnetici, più o meno coincidenti con quelli geografici. Ma la magnetizzazione delle rocce mostra che a volte il campo bipolare scompare, dando luogo ad un campo molto più complicato con molti poli. Quando il dipolo viene ristabilito, normalmente i poli sud e nord risultano invertiti. L’ultima inversione avvenne circa 780.000 anni fa e richiese alcune migliaia di anni. Ora Gauthier Hulot, dell’Institute of Earth Sciences di Parigi, pensa di aver individuato i primi segnali di una nuova inversione. I ricercatori hanno usato dati del satellite Ørsted per studiare strane anomalie del campo magnetico terrestre. In particolare, in una grande zona centrata sul Sud Africa il campo magnetico è già invertito, rispetto al resto del pianeta. Le anomalie hanno già ridotto l’intensità totale del campo del 10 per cento e se continueranno a crescere a questo ritmo, il dipolo della Terra potrebbe scomparire entro 2000 anni. Ma Ørsted è il primo satellite ad aver compiuto misurazioni simili negli ultimi venti anni e la scarsità dei dati rende difficile prevedere le prossime inversioni. «Non possiamo veramente dire che cosa succederà – ha spiegato Hulot – ma pensiamo di trovarci in una situazione inusuale che potrebbe essere in relazione con l’inversione. »

Campo geomagnetico e orbita terrestre

Nelle rocce del fondo oceanico le registrazioni della magnetizzazione delle rocce sul lungo periodo

Entrambi variano con un periodo di 100.000 anni

Le fluttuazioni a lungo termine dell’intensità e nell’inclinazione del campo magnetico terrestre potrebbero, secondo due geofisici giapponesi, dipendere da variazioni nell’eccentricità dell’orbita del nostro pianeta. Toshitsugu Yamazaki e Hirokuni Oda della Geological Survey giapponese hanno esaminato le proprietà magnetiche di un campione di sedimenti marini depositato in un periodo di 2,25 milioni di anni stabilendo che il campo magnetico terrestre varia con un periodo di 100.000 anni. I risultati di questo studio sono stati pubblicati dalla rivista "Science" Le teorie attuali del geomagnetismo sostengono che la dinamo che fornisce energia al campo magnetico terrestre viene mantenuta in funzione dal calore e dall’energia gravitazionale. Ma schemi a lungo termine nell’intensità e nella direzione del campo osservati in precedenza non possono essere spiegati da questi effetti, che cambiano su scale di tempo relativamente brevi. Per studiare le variazioni a lungo termine, i ricercatori hanno estratto una carota di sedimenti lunga 42 metri dal fondo dell’oceano nei pressi dell’equatore e misurato la magnetizzazione in oltre 1700 punti. In questo modo è stato possibile individuare chiaramente la periodicità di 100.000 anni. Dopo aver escluso numerose possibili spiegazioni, i ricercatori hanno proposto che il ciclo potrebbe avere origine da cambiamenti nell’eccentricità dell’orbita terrestre. Gli astronomi in effetti sanno che questo parametro orbitale varia secondo un ciclo proprio di 100.000 anni. —— T Yamazaki and H Oda, Orbital Influence on Earth’s Magnetic Field: 100,000-Year Periodicity in Inclination, ?Science?, 295, pp.2435 (2002)

 

fonte: http://lescienze.espresso.repubblica.it

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Pierluigi Ighina: Nuovi Articoli sul nuovo sito

Posted by curiositybox su 13 agosto 2009

Potete andare a vedere i nuovi articoli nella sez. articoli nel nuovo sito dedicato al nostro grande Pierluigi Ighina scopritore dell’atomo magnetico e collaboratore segreto di Guglielmo Marconi:

http://www.ighina.66ghz.com

web-site

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Il magnetismo: in due parole..

Posted by curiositybox su 31 gennaio 2009

 Il magnetismo è piuttosto familiare a quasi tutti noi attraverso il ferro o altri materiali dello stesso tipo, opportunamente trattati, come si trovano nell’ago di una bussola, o nei piccoli oggetti usati per attaccare messaggi sulla porta del frigorifero, o anche impiegati per ricoprire nastri e dischetti su cui viene registrata la musica o i dati per i calcolatori. In realtà, questi “magneti permanenti” sono un fortunato caso della natura: infatti la maggior parte del magnetismo presente nell’universo non è generato in questo modo, ma mediante correnti elettriche. Il magnetismo delle rare “calamite” naturali era già conosciuto nell’antica Grecia — probabilmente notato per la prima volta nella città di Magnesia, da cui è derivato il nome di magnetismo. La bussola magnetica (scoperta già dai cinesi e poi riscoperta in Europa dall’amalfitano Flavio Gioia) fu usata da Colombo e dagli altri navigatori di quel periodo, ma fu soltanto nel 1820 che un professore danese, Hans Christian Oersted scoprì per caso che una corrente elettrica che percorre un filo poteva deflettere l’ago di una bussola posta nelle vicinanze. Un francese, André-Marie Ampère, mostrò poco dopo che il fenomeno fondamentale del magnetismo era la forza tra due correnti elettriche che scorrono lungo due fili paralleli; essi si attraggono tra loro se le correnti fluiscono nello stesso verso, e si respingono se le correnti fluiscono in verso opposto. Proprio come le linee della latitudine e della longitudine ci aiutano a visualizzare la posizione di un punto sul globo terrestre, così le linee del campo magnetico (chiamate originariamente da Michael Faraday linee di forza) ci aiutano a visualizzare la distribuzione delle forze magnetiche nello spazio tridimensionale. Immaginiamo un ago di una bussola che possa ruotare liberamente nello spazio e orientarsi verso qualunque direzione la forza magnetica la attragga. Le linee del campo magnetico sono allora quelle linee immaginarie che segnano la direzione in cui si orienta un tale ago. L’ago di una bussola, per esempio, ha due poli magnetici alle sue estremità, di uguale forza, il polo che punta verso il nord (N) e il polo che punta verso il sud (S), che prendono il nome dai punti della Terra verso cui puntano. Supponiamo ora che l’ago sia libero di puntare verso qualunque punto nelle 3 dimensioni. Nelle vicinanze del polo nord terrestre, dovunque collocato, l’ago punterebbe verso il polo, e le linee di campo convergerebbero quindi verso di esso. Se collocato invece nelle vicinanze del polo sud, l’ago punterebbe in direzione opposta da esso in tutte le direzioni, e quindi, in tal caso, le linee di campo divergerebbero dal polo, allontanandosi dalla Terra con una configurazione che è l’immagine speculare della configurazione al polo nord. Nelle regioni intermedie, le linee formano dei grandi archi al di sopra dell’equatore terrestre, con le estremità ancorate negli opposti emisferi. Ogni barretta magnetizzata ha una struttura delle linee di campo come quelle della Terra, suggerendo che la Terra si comporta come se una corta ma potentissima barretta magnetizzata si trovasse al suo interno. In realtà non esiste una tale barretta, e questa configurazione ha origine dalle correnti elettriche che fluiscono nel nucleo terrestre, con lente variazioni, anno dopo anno. Comunque, il “magnete terrestre” resta un utile strumento di visualizzazione. Quando si collocano due barrette magnetizzate vicine tra loro, i loro poli N e S si attraggono l’uno con l’altro, mentre i due poli N e i due poli S si respingono tra loro: così se vi fosse un magnete nascosto all’interno della Terra, il suo polo S sarebbe quello che punta verso nord, e che attrae il polo nord della bussola. Questo strano miscuglio di terminologie spesso confonde gli studenti: è meglio riconoscere che esiste questa terminologia, ma poi ignorarla. Michael Faraday, che all’inizio del XIX secolo introdusse il concetto di linee del campo magnetico, credeva che lo spazio in cui si osservano le forze magnetiche venisse in qualche modo modificato. Il suo era un modo di vedere le cose un po’ mistico, tuttavia i successivi sviluppi matematici trovarono la sua terminologia piuttosto utile, e ancora oggi ci si riferisce a quella regione di spazio come a un campo magnetico.

 

Autore e Curatore:   Dr. David P. Stern             Traduzione in lingua italiana di   Giuliano Pinto

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Monopolo Magnetico

Posted by curiositybox su 1 gennaio 2008

applicazione del monopolo magnetico su eventi meteo per avvicinamento e allontanamento delle nuvole e compositore del ritmo magnetico sole-terra

 

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