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PIERLUIGI IGHINA – Nuovo SITO a cura di curiositybox

Posted by curiositybox su 15 febbraio 2009

Pier Luigi Ighina has been a co-operator of Guglielmo Marconi and shared his most secret experiments. During his whole life he has worked without being recognized by the scientific community and achieving incredible results which are even today not imaginable for most scientists.

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Pier Luigi Ighina, scienziato di frontiera italiano, nato il 23 giugno 1908, è morto l’8 gennaio 2004 lasciando alcuni misteri scientifici irrisolti all’attenzione della comunità scientifica nazionale ed internazionale. E’ stato per anni assistente di Guglielmo Marconi, diventandone in seguito erede cognitivo per quanto attiene agli studi sull’elettromagnetismo. Le teorie di Ighina, assolutamente non ortodosse , sono state oggetto di scherno da parte della comunità scientifica, anche se si sono interesati ai suoi particolari studi professori del calibro di Giuliano Preparata, già pioniere nel campo delle ricerche e degli esperimenti sulla fusione fredda. E’ autore di un libro controverso sulle sue teorie e i suoi esperimenti nel campo della polarizzaione univoca del campo elettromagnetico, lavoro già cominciato dal fisico Majorana, dal titolo “L’atomo magnetico”. La RAI tv, durante una trasmissione del format Report dell’anno 1998, lo ha intervistato e ne ha filmato in diretta un esperimento singolare di creazione e dissoluzione di un corpo nuvoloso, grazie ad uno strumento di sua invenzione installato nella sua fattoria di Imola.

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Quattromenununquarto (26 marzo 1938)

Posted by curiositybox su 11 febbraio 2008

Erano stesi nel letto di quella camera sul mare. Dopo aver fatto l’amore.
– Che ore sono, Ettore? Domandò lei.
– Le quattromenunquarto. Rispose lui.
– Di già? Ma non è possibile! Vuoi dire che siamo rimasti a letto tutto il giorno senza nemmeno accorgercene?
– E’ incredibile come vola il tempo quando siamo insieme. Le sorrise lui.
– Già. Replicò lei perdendosi nel suo sguardo.
Erano entrambi giovanissimi. E felici. Si abbracciarono nuovamente per qualche istante che sembrò eterno.
– Ma non erano le quattromenunquarto? Come mai è già buio? Esclamò all’improvviso lei guardando il panorama dalla finestra.
Il ragazzo guardò nuovamente l’orologio.
– Si son fatte le otto, amore!
– Ma come è possibile? Chiese lei con tono incredulo.
– Dai usciamo a mangiarci qualcosa. Le propose abbracciandola. Si baciarono. Poi scesero dal letto e si prepararono.
Lei si intoilettava. Lui la guardava. Quando furono pronti uscirono. Ma era ormai notte fonda. Dopo pochi passi nella via principale di Palermo si resero conto che i ristoranti erano tutti chiusi da un pezzo. Tornarono a casa e si cucinarono una cena veloce e frugale con le poche cose che trovarono nella dispensa. Poi si coricarono nuovamente e si abbracciarono un momento. Fuori, intanto, era mattino alto. E la porta bussò.
– Vado io. Disse il ragazzo.
Scese al piano di sotto e aprì all’uomo anziano e cortese che era venuto per riscuotere i soldi. E che se ne andò soddisfatto.
Il giovane tornò al piano di sopra, nella stanza da letto.
– Era il padrone di casa. Gli ho detto che rimaniamo un altro giorno.
– Hai fatto bene. Non siamo praticamente ancora usciti di qui, da quando siamo arrivati. Ma che ora s’è fatta?
Ettore guardò l’orologio e pallido rispose che erano nuovamente le quattromenunquarto.
– Non ci credo! Esclamò lei spaventata. Poi aggiunse: il tempo sta scorrendo in modo assurdo.
Scoppiò a piangere. Lui l’abbracciò. Poco dopo la porta bussò nuovamente. E lui nuovamente scese ad aprire all’uomo gentile e attempato che reclamava i soldi della stanza.
– Ma se l’ho appena pagata. Rispose stupito il ragazzo.
– Mi prende in giro? Rise l’altro. Mi ha pagato ieri. Avete deciso di restare un altro giorno?
Ettore rimase sbalordito. Anche perché l’uomo aveva in mano il giornale del giorno dopo. O meglio del giorno giusto, evidentemente, anche se loro non si erano accorti che fosse già arrivato.
– Sì. Ci fermiamo un giorno ancora. Rispose. E lo pagò. Lei si affacciò dalla stanza di sopra e scese in vestaglia le scale a chiocciola.
– Che succede, amore?
– Ma lo sai che siamo qui già da due giorni?
– Ma che dici? Ma se siamo arrivati poco fa! Rispose lei.
Entrambi guardarono l’orologio a pendolo dell’anticamera. Erano le quattromenunquarto.
Poco dopo suonò nuovamente la porta. Il padrone di casa era tornato. E il giornale che aveva in mano del 26 marzo, indicava senza ombra di dubbio che era trascorso un altro giorno.
Il giovane gli pagò una settimana in anticipo, per toglierselo di torno almeno per qualche ora. Il vecchio sembrava felice. E se ne andò ossequioso.
Poi tutto cominciò a lampeggiare. I giovani non capirono subito il perché. I giorni e le notti si alternavano così veloci che sembravano dei flash a intermittenza. L’orologio girava impazzito e il suo tic tac sempre più rapido suonava come un martello pneumatico. Poi si distorse in un ronzio. Infine le lancette roteanti si sintonizzarono definitivamente sulle quattromenunquarto. E rimasero immobili.
Improvvisamente fece freddissimo. Doveva essere arrivato l’inverno. I due corsero nella stanza da letto al piano di sopra e si infilarono tremanti sotto le coperte. Ma quasi subito tornò il caldo e l’estate. I giorni e le notti si avvicendavano veloci come i fotogrammi di un film. Fuori dalla finestra il mare sembrava fermo. Gli alberi, invece, si riempivano di verde rigoglioso per poi spogliarsi delle foglie. All’infinito. Come un disco incantato.
Il tempo scorreva così rapidamente che presto anche gli inverni e le estati si susseguirono come dei fotogrammi di una pellicola.
I giovani scomparvero definitivamente dalla portata nostra – e del padrone di casa – il 26 marzo del 1938, alle quattromenununquarto. Forse avevano scoperto la relatività del tempo e l’avevano esperita ancor prima che un collega di lui, un certo Albert Einstein, la teorizzasse. Di Ettore Majorana e della compagna segreta con cui era fuggito a Palermo [l’Unico suo Vero Amore Eterno], non si seppe mai più nulla.
Almeno dal nostro punto di vista spaziotemporale limitato.

fonte: zop blog (copyright)

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