Curiositybox

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Come assorbire il ritmo Sole-Terra

Pubblicato da curiositybox su 16 giugno 2013

Abbiamo energizzato l’acqua minerale e una bevanda dissetante

Noi della redazione di Curiositybox abbiamo voluto sperimentare, come il ritmo magnetico Sole-Terra sia in grado di energizzare le sostanze liquide.

L’occasione ci è stata offerta da 2 apparecchi che a suo tempo costruimmo insieme a Pier Luigi Ighina nel suo laboratorio di Imola. Siamo quindi andati in garage e abbiamo rispolverato il nostro archivio storico dove erano conservati i 2 apparecchi che si vedono nella foto. L’apparecchio n.1 , che replica in scala 1 a 3 un precedente prototipo costruito da Ighina e consegnato negli anni 80 ad un ingegnere di Rimini che si era rivolto a lui, ha lo scopo di accumulare energia solare (colore giallo) ed energia terrestre (colore blu) convogliandole alla parabola verde, che direziona il ritmo di queste due energie verso una sostanza assorbente, cioè l’acqua. Caricando per 12 ore circa l’acqua potremo sorseggiare bicchieri di acqua energizzati, ogni volta che ne sentiamo la necessità.

foto1a       foto1b

foto apparecchio n.1

 

L’apparecchio n.2 mostra un accumulatore di energia solare e terrestre di dimensioni maggiori rispetto al n.1 . Abbiamo posizionato una bevanda dissetante composta da acqua, caffè, zucchero, miele, limone, vitamina B12 e alcuni cucchiai di alcool buon gusto in un predellino posizionato a metà della macchina. Abbiamo intenzione di tenere in carica la miscela liquida per 7 giorni, dopo di che andremo a prelevare 20cc (bicchierino piccolo) ogni giorno a digiuno per 2 settimane, allo scopo di migliorare in nostro benessere.

 

foto2a       foto2b

foto apparecchio n.2

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Soffici bocconcini di pane al latte

Pubblicato da curiositybox su 4 giugno 2013

Soffici bocconcini di pane al latte

 

Soffici bocconcini di pane al latte

Ingredienti per circa 30 bocconcini:

450 gr farina manitoba

300 gr latte

3 gr di lievito di birra disidratato

1 cucchiaio di zucchero

1/2 cucchiaio di sale

50 gr olio di oliva

Per spennellare i bocconcini

1 tuorlo

1 cucchiaio di latte

Procedimento

In una ciotola unire tutti gli ingredienti tranne il sale.

Impastare, unire il sale ed impastare ancora.

Spostarsi sulla spianatoia e continuare ad impastare per circa 20 minuti in modo energico.

Otterrete così un impasto liscio e morbido.

Formare una palla e mettere in una ciotola capiente a lievitare coperta con pellicola alimentare.

Fate lievitare per circa 8 ore.

Trascorse le 8 ore, formate i bocconcini e metteteli sulla teglia per la cottura e lasciate lievitare per ancora 1 ora.

Preriscaldate il forno a 200°C.

Spennellate i bocconcini con il tuorlo sbattuto con il latte ed infornate per 15 minuti.

Buon appetito!

N.B. Prima di infornare potete distribuire sulla superficie dei panini semi di sesamo, papavero oppure zucchero se si vogliono fare dolci.

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Ighina saluta Marconi

Pubblicato da curiositybox su 3 giugno 2013

Per il 110° anniversario della nascita di Guglielmo Marconi Pier Luigi Ighina fece visita alla tomba del grande scienziato italiano. Qui lo vediamo nel parco di Villa Griffone, mentre contempla la statua realizzata dal maestro Antonio Berti, scultore toscano che si dedicò soprattutto al ritratto scolpendo vari busti, tra i quali segnaliamo quello al Foscolo posto in Santa Croce a Firenze, i busti di vari membri della famiglia reale (Vittorio Emanuele III, ecc.), nonché della miliardaria americana Barbara Hutton e di Susanna Agnelli. Nel dopoguerra si devono ad Antonio Berti molti grandi monumenti di personaggi famosi. Ricordiamo il monumento ad Alcide De Gasperi a Trento, di Pio XII a Roma, la statua bronzea di don Giulio Facibeni a Firenze ed infine la statua in bronzo di Guglielmo Marconi realizzata nel 1974 nel parco di Villa Griffone a Pontecchio Marconi (BO). Ci ha colpito questo foto perché riguardandola dopo 29 anni ci sembra che Gigi (Ighina) si trovi di fronte ad un amico che ha condiviso con lui dei momenti importanti ormai passati. Lo sguardo rivolto all’inventore della radio (che, lo ricordiamo, funziona grazie ad un’antenna aerea e un’antenna terreste messa a terra e il circuito risonante, in pratica un sistema di modulazione del ritmo Sole-Terra) sembra suggerire un rammarico da parte di Ighina per non aver potuto salvare l’amico di ricerche dal fatale ultimo esperimento. A riprova che Marconi condividesse certe intuizioni scientifiche con Ighina c’e il mausoleo dove riposa il grande scienziato. Prossimamente illustreremo con foto ed argomentazioni il luogo dove è deposta la salma di Guglielmo Marconi.

 

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29 anni fa in occasione del 110° anniversario della nascita di Guglielmo Marconi Pier Luigi Ighina volle far visita al suo maestro ed amico di ricerche magnetiche. Lo sguardo intensamente assorto che si osserva nella foto denota un forte attaccamento di amicizia e stima tra Ighina e Marconi.

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25/04/1984 La Marchesa Maria Cristina Bezzi Scali-Marconi saluta Ighina

Pubblicato da curiositybox su 29 maggio 2013

Noi della redazione di Curiositybox abbiamo conosciuto Pier Luigi Ighina nel 1982 e siamo rimasti in contatto con questo singolare ricercatore dell’energia magnetica per oltre 10 anni. Durante le nostre visite abbiamo saputo che anche il grande compositore Franco Battiato aveva conosciuto Ighina qualche anno prima ed era rimasto talmente affascinato dalle sue ricerche da dedicare un Lp (Pollution) al centro di ricerce CISM. Inoltre è ancora vivo nella nostra memoria il ricordo di un incontro importante, quello tra Pier Luigi e la famiglia di Guglielmo Marconi in occasione del 110° anniversario della nascita di Guglielmo Marconi. Era la mattina del 25 Aprile 1984 e, dopo lo svolgimento delle previste cerimonie ufficiali a Villa Griffone–Pontecchio Marconi (dove c’é un mausoleo con la tomba di Guglielmo Marconi), il nostro amico Pier Luigi saluta e interloquisce con fare familiare con la moglie di Guglielmo Marconi. Osservando bene le foto e notando le espressioni del viso, vi sembra che questo fosse il primo incontro di Pier Luigi Ighina con la famiglia Marconi?

la redazione di CURIOSITYBOX

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Pier Luigi Ighina saluta amichevolmente la moglie di Guglielmo Marconi – dietro di lei la figlia Elettra

 

copyright curiositybox 2013

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Ciambellone marmorizzato al profumo di rhum

Pubblicato da curiositybox su 26 maggio 2013

 

Ciambellone marmorizzato al profumo di rhum

 

Ciambellone marmorizzato al profumo di rhum

INGREDIENTI
250 gr. di zucchero;
250 gr. di farina;
3 uova;
130 gr. di acqua;
130 gr. di olio di semi;
1 bustina di lievito;
Gocce di cioccolato;
Rhum;
Cacao amaro.

PREPARAZIONE
Sbattete le uova con lo zucchero fino a farle diventare spumose. Aggiungete l’olio, l’acqua, il rhum, la farina, il lievito e le gocce di cioccolato. Imburrate e infarinate uno stampo a ciambella e versatevi ¾ del composto. Nel rimanente composto mettete un cucchiaio di cacao amaro, mescolate e aggiungetelo nello stampo insieme all’altro composto. Fate dei cerchi concentrici con un coltello per creare l’effetto marmorizzato. Cuocete in forno a 180° per i primi 25 minuti e per i successivi 15 a 160°.

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“Il mais Ogm è veleno”. Studio choc in Francia, allarme del governo e della Ue

Pubblicato da curiositybox su 25 maggio 2013

Per la prima volta una ricerca scientifica indipendente ha analizzato gli effetti nel lungo periodo degli organismi geneticamente modificati. Sotto accusa la variante Nk603 prodotta dalla Monsanto, che in Europa può essere solo importata ed è destinata prevalentemente all’alimentazione del bestiame. La commissione europea chiede all’Efsa analizzare i dati. Mentre Parigi medita di richiedere il blocco delle importazioni

di Leonardo Martinelli

 

“Il mais Ogm è veleno”. Studio choc in Francia, allarme del governo e della Ue

Più informazioni su: Francia, Mais, Ogm.

Da anni infuriano le polemiche sugli Ogm. Sono nocivi alla salute? Devono essere proibiti? Ma finora nessun studio davvero serio sulla materia era stato realizzato. Soprattutto un’inchiesta scientifica accurata su un periodo relativamente lungo (solo inchieste fino a un massimo di 90 giorni). Adesso, invece, dalla Francia sembrano arrivare le risposte tanto attese. E il verdetto è di quelli senza appello. Per il professor Gilles-Eric Séralini, che ha studiato gli effetti di un mais transgenico, “il suo assorbimento sul lungo periodo agisce come un potente veleno”.

Séralini, docente di biologia molecolare e ricercatore presso l’università di Caen, in Normandia, ha portato avanti il suo studio per due anni, nella più completa riservatezza, per evitare pressioni e boicottaggi. La ricerca ha valutato gli effetti del mais Nk 603 (che nell’Unione europea non può essere coltivato, ma sì importato) e di un erbicida, il Roundup, il cui utilizzo è in genere associato a quel mais transgenico. Entrambi i prodotti sono fabbricati dalla multinazionale americana Monsanto. E, va sottolineato, il Roundup è ormai l’erbicida più venduto al mondo. Séralini e la sua équipe hanno utilizzato 200 ratti, divisi in tre gruppi: quelli alimentati con il Nk 603, prodotto con il Roundup. Oppure senza fare ricorso a questo erbicida. Mentre un gruppo di animali ha mangiato  solo mais non geneticamente modificato, ma trattato con il Roundup.

Ebbene, il confronto è allarmante. «La mortalità è molto più rapida e forte nel caso del consumo di entrambi i prodotti di Monsanto», ha sottolineato Séralini al Nouvel Observateur, che pubblica oggi, giovedì, un lungo dossier sull’argomento. Rispetto a un altro gruppo di ratti, non alimentato con l’Ogm e il pesticida, il primo fra i 200 è morto a un anno di età (almeno un anno prima di quelli non «contaminati» dagli Ogm): aveva mangiato il mais transgenico, trattato con il Roundup. E al diciassettesimo mese dell’esperimento si è osservato che i ratti alimentati con gli Ogm avevano una mortalità di cinque volte superiore rispetto agli altri. In generale gli animali che hanno consumato Ogm hanno riportato tumori alla mammella e danni gravi al fegato e ai reni.

La speranza di vita di un ratto è di due anni, due anni e mezzo. Permettono di verificare con largo anticipo quello che potrà avvenire a un uomo. “Riteniamo che le sostanze analizzate – ha precisato il riceratore – siano tossiche anche per gli uomini. Diversi test che abbiamo effettuato su cellule umane vanno nella stessa direzione”. “Sono almeno quindici anni che gli Ogm vengono commercializzati. E’ davvero un crimine che finora nessuna autorità sanitaria abbia imposto la realizzazione di studi di lunga durata”. Mercoledì prossimo in Francia uscirà, edito da Flammarion, Tutti cavie (Tous cobayes), un libro nel quale Séralini illustra la sua ricerca. Ma soprattutto una sintesi dello studio sarà pubblicata nel prossimo numero di una prestigiosa rivista, Food and chemical Toxicology. I ricercatori di Caen non sono degli improvvisati.

A livello dell’Unione europea solo due varietà transgeniche sono autorizzate per la coltivazione, il mais Mon 810, ancora di Monsanto, e la patata Amflora di Basf. Ma in realtà molti Paesi hanno applicato il divieto mediante una moratoria (fra quelli la Francia e anche l’Italia). Solo il Mon 810 è davvero coltivato nella Ue, anche se soprattutto in Spagna (l’80% della superficie totale). Altri 44 prodotti Ogm sono stati autorizzati da Bruxelles per la commercializzazione, come il mais Nk 603, al centro dello studio. Sono importati e perlopiù utilizzati per alimentare il bestiame. Come ha spiegato al Nouvel Observateur Joel Spiroux, collaboratore di Séralini, «i bovini sono abbattuti troppo presto perché si possano riscontrare gli effetti negativi degli alimenti transgenici sul lungo periodo. La speranza di vita di questi animali è compresa fra i 15 e i 20 anni, ma ormai vengono abbattuti a cinque, tre anni , 18 mesi o anche in precedenza».

Intanto, intorno allo studio sta scoppiando un vero putiferio. Il Governo francese ha già chiesto a Bruxelles “misure che potrebbero portare alla sospensione d’urgenza dell’autorizzazione a importare il mais Nk 603″. I Verdi francesi, alleati dei socialisti nell’attuale Esecutivo, chiedono di andare oltre e di “sospendere tutte le importazioni di Ogm nella Ue”. La Commissione europea, per voce del commissario alla Salute John Dalli ha chiesto all’Agenzia per la sicurezza alimentare (Efsa) di analizzare lo studio di Séralini, le cui posizioni anti-Ogm sono state spesso criticate in passato dalla comunità scientifica con l’accusa di un approccio troppo “libero” alla statistica. In ogni caso l’authority alimentare prenderà in mano i dati dello studio, con la promessa “di trarne le dovute conseguenze”.

 

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Stop alle zanzare! La trappola, ecco come realizzarla.

Pubblicato da curiositybox su 4 maggio 2013

 

Finalmente sta per arrivare l’estate e così le vacanze, il mare, il caldo e anche le zanzare. Ebbene si , è arrivato il momento di prendere precauzioni e rispondere agli attacchi aerei di questi fastidiosissimi insetti. Se vogliamo evitare punture e prurito, senza doverci necessariamente ricoprire di sostanze chimiche e talvolta maleodoranti, c’è una soluzione semplicissima e naturale.

trappola zanzare fatta in casa con la bottiglia

 

Ci si può divertire e nel contempo fare qualcosa di utile, e tutto con una semplice bottiglia cattura zanzare. Ecco cosa serve:

Preparazione della bottiglia.

  • Bottiglia in plastica da 2 litri.
  • Forbici o taglierino.
  • Nastro adesivo.
  • Cartoncino nero.

Preparazione composto.

  • Acqua.
  • 4 cucchiai di zucchero.
  • 1 grammo di lievito di birra.
  • Pentolino.

Vediamo ora come organizzare la trappola:

Prendiamo la bottiglia e tagliamola circa un centimetro prima che la circonferenza cominci a restringersi verso l’apertura. Facciamo attenzione cercando di ottenere un taglio abbastanza omogeneo e dritto. A questo punto ci dovremmo ritrovare con 2 pezzi della stessa bottiglia:  la base cilindrica più alta e l’apice, più basso, che rovesciato sembri un imbuto.

 

tagliare la bottiglia di plastico e farlo un centimetro prima che inizi a diminuire la sua circonferenza

 

A questo punto possiamo preparare il composto. Prendiamo quindi il pentolino, versiamoci un bicchiere da cucina colmo d’acqua e aggiungiamoci 4 cucchiaini di zucchero. Lasciamo squagliare lo zucchero e portiamo ad ebollizione lasciando il composto sul fuoco per altri 10 minuti, in modo che evapori ogni residuo di cloro presente.

Possiamo quindi versare il composto all’interno della bottiglia e aggiungere il lievito senza mescolare. Si formerà diossido di carbonio che attrarrà le zanzare. Ora, facendo attenzione a non versare il composto, inseriamo il pezzo più piccolo della bottiglia, capovolto, ad imbuto, e lo incastriamo con la base. Sigilliamo con cura i bordi in modo che il diossido si concentri soprattutto al centro della bottiglia, senza fuori uscite da altri punti. In fine, avvolgiamo il tutto con un pezzo rettangolare di cartoncino nero.

 

imbuto trappola zanzare

Il lavoro è giunto a termine, possiamo quindi posizionare la bottiglia in una zona umida  e  non esposta a correnti d’aria. Il risultato dopo due settimane sarà sorprendente. Basta togliere il cartoncino nero per vedere quante punture fastidiose ci siamo risparmiati con la minima fatica. Per ottenere un’altra trappola funzionante basta smontarla e sciacquarla, preparare nuovamente il composto e ripetere tutto il procedimento stando tranquilli per altre due settimane (il risultato finale è quello che vedete nella prima immagine riportata in alto).

nastro adesivo

 

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NASA: I portali dimensionali esistono

Pubblicato da curiositybox su 27 aprile 2013

Aperture spazio temporali nascoste nel campo magnetico terrestre
Il tema preferito della fantascienza è "il portale dimensionale", una straordinaria apertura nello spazio o nel tempo che connette i viaggiatori a regni lontani. Un buon portale è una scorciatoia, una guida, una porta verso l’ignoto. Se solo esistesse realmente…
Si scopre che ne esistono, e un ricercatore dell’University of Iowa, finanziata dalla NASA, ha capito come trovarli.

Portali dimensionali,Aperture spazio temporali

Immagine catturata dal video della NASA

"Noi li chiamiamo X-punti o regioni di diffusione degli elettroni", spiega Jack Scudder, fisico del plasma della University of Iowa. "Sono luoghi in cui il campo magnetico della Terra si connette al campo magnetico del Sole, creando un percorso ininterrotto che conduce dal nostro pianeta verso l’atmosfera del Sole a 150 000 000 chilometri di distanza."

Un video di ScienceCast spiega la nuova forma dei portali nascosti e come trovarli.

Sono state utilizzate le osservazioni del satellite THEMIS della NASA e le sonde Cluster dell’ASE, le quali suggeriscono che questi portali magnetici vengono aperti e chiusi decine di volte al giorno. Sono in genere situati a poche decine di migliaia di chilometri dalla Terra dove il campo geomagnetico incontra il vento solare. La maggior parte dei portali sono piccoli e di breve durata, altri sono “sbadigli” vasti e sostenuti. Tonnellate di particelle energetiche possono fluire attraverso le aperture, riscaldando l’atmosfera superiore della Terra, scatenando tempeste geomagnetiche, e anche accendere luminose aurore polari.
La NASA sta progettando una missione chiamata "MMS", abbreviazione di Magnetospheric Mission Multiscala, da lanciare nel 2014 per studiare il fenomeno.

http://mms.gsfc.nasa.gov/

Portali dimensionali,Aperture spazio temporali

Munito di rivelatori di particelle energetiche e sensori magnetici, il veicolo spaziale MMS si dirigerà nella magnetosfera terrestre per circondare i portali e osservare come funzionano.
C’è un solo problema: trovarli.

I portali magnetici sono invisibili, instabili e sfuggenti. Si aprono e si chiudono senza preavviso "e non ci sono indicazioni per guidarci", osserva Scudder.
In realtà, ci sono degli indizi, e Scudder li ha trovati.
I portali si formano attraverso il processo di riconnessione magnetica. Mescolando le linee di forza magnetica del Sole e della Terra formano incroci e si uniscono per creare le aperture. Gli X-points sono là dove si realizza l’incrocio. L’improvvisa unione dei campi magnetici può spingere dei getti di particelle cariche dal punto X, creando una "regione di diffusione di elettroni."
Il lavoro di Scudder e colleghi è descritto in dettaglio nel numero del 1 giugno di Physical Review Letters.

Leggi l’articolo completo della NASA in inglese: http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2012…


A parte la fantascienza e gli UFO, viene subito in mente il "Philadelphia Experiment", lo strano esperimento militare effettuato nel 1943. Chissà se questa scoperta servirà anche a svelare quel mistero…

Fonte: http://astronews.myblog.it

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Radio Natura – La ricezione e lo studio dei segnali radio di origine naturale

Pubblicato da curiositybox su 25 aprile 2013

Radio Natura
La ricezione e lo studio dei segnali radio di origine naturale
€ 22

 

E’ opinione comune collocare nel tempo della nascita dei segnali radio con le scoperte scientifiche di Marconi. La natura in realtà esprime la sua voce attraverso emissioni radio fin dalle più lontane origini del nostro pianeta. Questo libro è un affascinante viaggio in questo mondo, alla scoperta di suggestivi segnali simili a fischi, cori e voci, ed ai vari sistemi con cui è tecnicamente possibili riceverli.

 


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Dalla Barriera Magnetica al Portale Spazio-Tempo. L’esperimento dell’Ing. Ferlini

Pubblicato da curiositybox su 25 aprile 2013

Nel suo libro intitolato “La barriera magnetica”, Ferlini narra come, nel corso di ricerche, si sia casualmente accorto di uno strano fenomeno visivo generato da due magneti permanenti che interagivano. Disponendo due calamite a forma di cavallo, in modo che i poli opposti si attirino, se si avvicinano molto lentamente, si addiviene ad un punto critico d’attrazione. Qualche istante prima la forza d’attrazione è piccola ma con un ulteriore piccolo movimento di avvicinamento la forza attrattiva cresce in modo molto forte. Quando ciò accade, Ferlini notò che nella zona centrale di collegamento tra le due calamite, la visione dello spazio perdeva di trasparenza e si deformava leggermente come se ci fosse una lente. A suo dire anche altre persone, con un po’ d’esercizio, riuscirono a notare tale anomalia.
A questo punto egli provò a disporre quattro potenti magneti permanenti in acciaio, in una disposizione a croce. Con opportuno sistema di leve era in grado far avvicinare micrometricamente le calamite. Arrivati nella zona critica le calamite incominciarono a vibrare violentemente, avvicinando ulteriormente di pochissimo, si cominciò a formare una nebbiolina azzurra e nell’aria si sparse un odore di ozono.

Una misteriosa nebbia

Ripetendo tale esperimento in grande con potenti magneti del peso di svariati quintali, il fenomeno si ripeté. Questa volta, a causa di un incidente, lo stesso Ferlini venne avvolto della nebbia e sparì dalla vista, egli sostiene, sia nel libro che in un’intervista a Rai 3, di aver visto un altro posto. L’esperimento nel frattempo prosegue e gli assistenti osservarono la nebbia espandersi notevolmente e cambiare colore passando per tutta la gamma dell’arcobaleno. Finalmente egli ricomparve alla vista degli assistenti esterrefatti.
Curiosamente la maschera antigas che aveva con se, sparì e non fu più possibile trovarla. Del racconto esiste anche una registrazione sonora, in una intervista fatta a Rai 3 con il compianto Pietro Cimatti.  Il portale dimensionale di Ferlini o come lo definì lui stesso “barriera magnetica” è un vero e proprio sistema di phase shifting che permette di collegare la dimensione che per convenzione definiamo “fisica” con altre dimensioni del multiverso olografico.

Ferlini la definì barriera magnetica perchè fondamentalmente è questo ciò che è…un muro magnetico che vibra a una specifica frequenza e che costituisce uno squarcio dimensionale.  La costruzione del portale alla Ferlini è molto semplice concettualmente e non richiede di circuiti pilota ne elettronica…si basa solamente su quattro magneti permanenti posizionati trà loro sui quattro punti cardinali. In questa rappresentazione potete vedere il setup del portale.

i magneti sono fissati su dei supporti a slitta mossi da una vite senza fine in modo che sia possibile regolarne finemente la distanza reciproca. Nell’esperimento Ferlini usò magneti molto grandi di acciaio che pesavano diversi quintali ciascuno…in teoria la dimensione dei magneti dipende dalla dimensione dell’area che si vuole influenzare e quindi per aree più piccole basta usare magneti più piccoli e pratici. Questo significa che in teoria non servono grosse potenze per creare un portale in una zona piccola e lo deduciamo dallo stesso racconto di Ferlini sulla sperimentazione che fece con questi magneti ad U.

Giovanni Battista Ferlini iniziò la sua avventura studiando le piramidi di Giza. Inizialmente non era interessato allo studio dei portali e nemmeno ne sospettava la fattibilità pratica. In questa sede non tratteremo tutti gli studi antecedenti di Ferlini che poco hanno a che vedere con il portale ma ci concentreremo sulla sperimentazione. Ad ogni modo durante i suoi esperimenti con le riproduzioni delle piramidi si accorse che l’energia di tipo magnetico emessa dalle piramidi aveva una forte influenza su diverse variabili come ad esempio la schermatura dai raggi cosmici. Oggi dopo numerose sperimentazioni sappiamo bene come agisce l’effetto di forma delle piramidi sull’etere e la loro azione magnetica che è solo una risultante del campo torsionale emesso dalla punta della piramide stessa. A quel tempo però gli esperimenti con le piramidi fecero riflettere molto Ferlini il quale si accorse che la forma e la disposizione dei materiali usati creavano interazioni più o meno forti con svariati effetti.

La geniale idea che ebbe Ferlini fù quella di simulare il campo energetico della piramide usando dei magneti permanenti, in fondo dalle sue sperimentazioni era evidente che c’era un collegamento diretto trà l’energia delle piramidi e il magnetismo. Con i suoi collaboratori smontò un motore elettrico e ne estrasse quattro magneti permanenti ad “U” che stavano nello statore, li dispose su quattro angoli e mentre regolava le reciproche distanze mantenendo i poli alternati notò che c’era una distanza critica in cui si manifestava una forza di attrazione molto brusca e se regolava la distanza in modo che tale forza fosse “sul confine” trà debole e forte si formava una barriera offuscata al centro che impediva di vedere il tavolo sottostante. Capì quindi che la sua teoria era giusta e che l’esperimento doveva essere riprodotto su una scala maggiore. Ordinò quindi quattro magneti ad U molto grossi fatti di acciaio dolce successivamente magnetizzato, ognuno pesava diversi quintali e furono trasportati con un camion.

Lì dispose su delle slitte, regolabili con viti senza fine, sul pavimento del laboratorio e iniziò la sperimentazione con i suoi colleghi. Avvicinando i quattro magneti arrivò a una distanza critica, un confine molto sottile e preciso in cui la forza di attrazione reciproca diventava improvvisamente da debole a molto intensa. La vite senza fine era molto precisa e ci volevano molti giri per spostare i magneti..in questo modo potè regolare la distanza critica finemente studiando quale posizione dava i migliori risultati. Raggiunta la posizione ottimale delle forti vibrazioni scossero tutto il laboratorio e i magneti iniziarono a vibrare molto probabilmente per l’intensa attrazione.

Una nebbiolina grigiastraazzurrognola iniziò a formarsi nella zona circoscritta dai poli dei magneti e Ferlini dedusse che poteva essere ozono perciò si dotarono di maschere antigas per evitare le esalazioni velenose, la nebbiolina diventava di colore sempre più intensa e verso il verde a mano a mano che si raggiungeva la posizione critica. Mentre i suoi assistenti stavano più a distanza Ferlini si avvicinò al portale appoggiandosi su uno dei magneti per scrutare più da vicino la barriera magnetica, siccome la maschera gli limitava la vista e i movimenti decise di togliersela e la appoggiò su uno dei magneti. Avvicinandosi alla barriera si ritrovò catapultato di fronte alle piramidi di giza ma non quelle odierne…bensì nell’epoca in cui le piramidi erano intere con la punta di quarzo rivestita in metallo, ossia prima del grande cataclisma che sconvolse la terra 12.000 anni fà. Ad un certo punto si sentì chiamare da lontano e si ritrovò nel laboratorio con la macchina spenta, si avvicinò ai suoi assistenti allarmati i quali asserivano che il dott. Ferlini l’avevano visto scomparire trà i magneti per diverso tempo per poi rivederlo in piedi davanti a loro non appena disattivarono il portale allontanando i magneti trà loro. Consultandosi con i colleghi scoprì che decisero di interrompere l’esperimento quando si accorsero che c’era stata una brusca variazione di flusso tra due dei quattro magneti, riguardo la sua assenza non gli diedero peso inizialmente perchè pensarono che si era solo allontanato momentaneamente, non potendo spiegare perchè all’improvviso non lo vedevano più con loro pensarono che forse non si erano accorti dei suoi spostamenti nel laboratorio.

Ferlini raccontò quello che vide durante il “viaggio” attraverso la barriera magnetica e scoprirono che la maschera antigas di Ferlini era scomparsa e non riuscivano più a trovarla nonostante nessuno era uscito dal laboratorio e le maschere fossero state indossate tutte tranne quella di Ferlini che appoggiò su uno dei magneti. Scoprirono successivamente che la variazione di flusso tra i due magneti era situata nella posizione vicina a quella dove Ferlini appoggiò la maschera sul magnete stesso. Ipotizzarono giustamente che nel momento in cui Ferlini si sporse nella barriera dovette far cadere la maschera nella barriera finendo chissà dove. Sulla maschera c’erano riportate le iniziali con l’indirizzo di Ferlini…mesi dopo la maschera arrivò per posta a Ferlini e il mittente era in egitto precisamente al Cairo! La maschera era stata teleportata in egitto e chi la trovò pensò gentilmente di rispedirgliela! Altra nota importante sull’esperimento è che l’ozonometro posto vicino al portale non rivelò tracce di ozono e che anche quando ci si avvicinava alla nebbiolina si poteva respirare bene non come quando ci si trova in un gas.  E ora le considerazione teoriche.

Considerazioni teoriche

Il portale di Ferlini può sembrare molto diverso da altri sistemi di phase shifting che usano l’interazione rotante trà campi magnetici ed elettrici ad alto voltaggio o quelli basati su campi elettromagnetici rotanti con frequenze specifiche…in realtà pur usando un metodo un pò diverso sfrutta per forza di cose gli stessi principi. Per aprire un portale o realizzare il phase shifting si deve isolare una zona di spazio e si và a modificare la frequenza di vibrazione dell’etere di quella zona stessa…siccome siamo in un ologramma è normale che tutto dipende dalla frequenza della portante olografica scelta, cambiamo portante e cambiamo dimensione. Nei sistemi tipo “philadelphia experiment” si usano delle bobine pulsate trà loro in sequenza a formare un campo rotante ed alimentate a specifiche frequenze di risonanza dimensionale, in altri sistemi invece si usa l’interazione trà un campo magnetico rotante e un campo elettrico che vibra a una certa frequenza. In entrambi i casi avremo un campo di etere rotante che vibra una frequenza specifica. Già qui è possibile notare l’analogia dei suddetti metodi con quello di Ferlini, infatti un campo magnetico non è altro che un flusso di etere ricircolante in una zona di spazio (flusso che si chiude su di sè) e il trucco usato da Ferlini è stato quello di far interagire diversi magneti in modo che il loro flusso si concatenasse creando un flusso rotatorio…infatti Ferlini lo definiva “campo unificato”. Ecco perchè i poli devono essere alternati ed ecco anche perchè c’è una distanza critica precisa…perchè geometricamente quando le calamite sono alla distanza precisa creano un flusso tondo rotatorio che si rafforza.

Immaginate le linee di flusso che escono da ogni polo che vanno a fluire nel polo opposto e così via unificandosi….in tale situazione si avrà una campo rotante unificato o per meglio dire un flusso di etere rotante proprio come illustrato in questa figura:

Un giroscopio spaziale

Ora una volta creato il campo rotante bisogna impostare una frequenza di risonanza che ci ricolleghi a una specifica dimensione o punto spazio-temporale dell’ologramma multiverso. Nel caso di Ferlini tale vibrazione può essere stata indotta sia dalle vibrazioni meccaniche dei magneti per semplice attrazione che dalle vibrazioni indotte da lui stesso quando ci si appoggiò. Sicuramente non era un sistema preciso perchè soggetto a molte vibrazioni spurie, ogni vibrazione meccanica sui magneti produceva una increspatura sul campo della zona critica. C’è però un indizio molto interessante, Ferlini non vagò a caso ma fù portato proprio dove a lui desiderava andare sia consciamente che inconsciamente…ossia nel tempo delle piramidi su cui era basata tutta la sua ricerca scientifica.

Questo indica che una volta aperto il varco la mente stessa è libera di scegliere dove e in che tempo spostarsi, nelle proiezioni extracorporee solo il corpo astrale (corpo olografico come quello fisico ma che vibra su una portante più alta) è libero di andare dove vuole ma nel phase shifting tutto il corpo compreso quello “fisico” si innalza di vibrazione rendedolo facile da spostare dove si vuole. La maschera invece fù sempre portata in egitto ma non nello stesso tempo…evidentemente la variazione di flusso indotta dal suo passare attraverso la zona critica ha spostato la variabile tempo facendola arrivare nei tempi moderni.

Chiaramente si dovrà fare molta sperimentazione in tal senso per poter stabilire meglio come agiscono le variabili nel phase shifting. Altro elemento importante è la famosa “nebbiolina”. Quando si interagisce con l’etere spostandone la frequenza o addensandolo in una zona di spazio esso diventa visibile sotto forma luminescente che a prima vista è come una nebbiolina il sui colore dipende dalla densità raggiunta. Questo lo si osserva anche nelle sperimentazioni con sistemi antigravitazionali tipo le repulsine di Schauberger, il SEG di Searl e altri…quello che ci interessa è che è ben visibile anche nei casi phase shfting. Nel celebre Philadelphia Experiment la nave veniva avvolta da una nebbiolina azzurrognola che virava verso il verde prima di scomparire…anche nel triangolo delle bermuda le navi prima di sparire o sortire certi effetti particolari entrano in una nebbiolina grigiastra a volte verdastra…sono entrambi casi di phase shifting e combaciano ovviamente con l’esperimento di Ferlini.

Un’altra considerazione che voglio fare è che per realizzare la zona critica dovrebbero in teoria bastare anche solo tre magneti ad U disposti a 120° l’uno dall’altro e inoltre non penso sia necessario usare per forza magneti ma invece gli elettromagneti che sono più pratici ed economici. Ferlini preferì i magneti perchè voleva usare una fonte magnetica “pura” ma gli elettromagneti potrebbero svolgere lo stesso lavoro perchè quello che conta è solo il campo magnetico generato e la disposizione geometrica.

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