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“Le vostre poste non funzionano” Su eBay non vendono agli italiani

Pubblicato da curiositybox su 13 Ottobre 2009

Un sistema postale da terzo mondo: ebay non spedisce in Italia!

by Pasquale Caterisano

Su eBay si moltiplicano i venditori che non spediscono in Italia. Sotto accusa finiscono i servizi postali del nostro paese.

 

Le vostre poste non funzionano” Su eBay non vendono agli italiani

I pacchi spediti arrivano in ritardo o non arrivano per niente
di FRANCESCO CACCAVELLA

MIKE vive negli Stati Uniti ma grazie ad eBay vende migliaia di CD a meno di un euro in tutto il mondo. In tutto il mondo tranne che nel nostro paese perché Mike, come è scritto chiaramente nella sua inserzione, non spedisce in Italia. James Zhou vende DVD da Shanghai ma anche lui non spedisce in Italia, in Africa o in Messico. York, sempre americano, vende orologi Casio a buon mercato ma non ad italiani, greci o nigeriani, che sono, come è scritto nella sua pagina, gli “artisti della truffa”.   

Insomma, siamo considerati la pecora nera mondiale del commercio elettronico. E tutto per colpa – dicono i venditori – del nostro sistema postale. Su eBay la clausola “do not ship to italy” (non spediamo in Italia) è presente in oltre 37 mila inserzioni: per la Francia le inserzioni con la stessa dicitura sono 3 mila, per la Spagna poco più di 700 e quasi nessuna per l’Inghilterra. Sono 10 mila gli ebayer che non spediscono in Germania, ma in quel caso si tratta di stringenti regolamenti per le importazioni, mentre in Italia il problema segnalato è sempre l’inefficienza delle spedizioni.

“Spedisco da otto anni in 89 nazioni”, scrive nella community di eBay un utente da 22 mila e più vendite. “In 88 nazioni sono andate a buon fine il 100% delle spedizioni e solo in una, l’Italia, il tasso di successo è del 47%”. Tutti i venditori che abbiamo contattato ce lo hanno confermato: in Italia i pacchi arrivano tardi o non arrivano per niente e i compratori o chiedono il rimborso oppure segnalano come inaffidabile il venditore. “Gli italiani indicano sempre che non ricevono i pacchi che spedisco. Ho perso diverse centinaia di dollari avendo a che fare con compratori italiani, non posso andare avanti così…” ci dice un venditore del Delaware. Ben rappresentato anche il cliché dell’italiano truffatore: “Diversi pacchi di valore che ho spedito in Italia non sono mai arrivati. Non so se sia vero, ma chiedendo sui forum in internet mi hanno detto che il vostro sistema postale è corrotto e gli impiegati aprono i pacchi e li rubano”.

Il fenomeno del “non vendiamo agli italiani” va avanti da mesi e si è aggravato nel corso delle ultime festività natalizie. Andrea Polo, responsabile comunicazione di eBay, ne è consapevole anche se vede spiragli di miglioramento. “Il problema è dovuto sia ai lunghi tempi di spedizione – dice a Repubblica.it -, sia dell’aspettativa del consumatore che, poco esperto di commercio elettronico, spesso non considera a dovere i complicati meccanismi che regolano un acquisto internazionale: pagamento, invio della documentazione, sdoganamento e così via”. Maggiore efficienza, aggiunge, potrebbe derivare dall’uso dei corrieri per la spedizione o di PayPal per il pagamento.
Scegliendo i corrieri rispetto all’azienda di Stato le cose migliorano, ma il prezzo aumenta. Lo sanno anche principali imprese di commercio elettronico italiane che si affidano sempre a corrieri privati: Yoox, il leader nella vendita di abbigliamento online, spedisce con UPS, Mediaworld, Mr. Price ed ePrice del settore dell’elettronica di consumo si affidano a TNT o Bartolini mentre IBS, che spedisce 4000 pacchi al giorno, affianca a SDA, il corriere delle Poste, un corriere privato.

Chi vende su eBay o chi gestisce un piccolo negozio di commercio elettronico fa quasi sempre affidamento alle più economiche spedizioni dei servizi pubblici che poi, in Italia, vengono poi prese in carico da Poste Italiane. Ma il problema non riguarda solo le spedizioni estere. “Mi sono fatta in quattro per consegnare tutti gli ordini immediatamente dopo aver ricevuto la conferma – scrive su un forum dell’Associazione italiana di commercio elettronico la proprietaria di un piccolo sito di e-commerce – e poi le poste italiane, invece che metterci 3 giorni (più uno di accettazione) come scritto sulle condizioni, ce ne mettono più di 7″.

I forum di eBay sono diventati una sorta di centro di raccolta delle lamentale sul sistema postale italiano e sul web sono nati siti che raccolgono notizie e informazioni sulle sue inefficienze. Si è mossa anche la magistratura sulla scia di un’inchiesta di Repubblica che lo scorso gennaio ha mostrato 200 tonnellate di posta accatastate nei sotterranei del centro postale di Milano Roserio, quello in cui arrivano molti dei pacchi inviati dai venditori esteri di eBay. Da alcuni giorni, infine, alla procura di Milano è arrivato anche un esposto dei Cobas delle Poste nel quale si ipotizza che, per smaltire le giacenze postali lombarde, si sia mandata al macero la corrispondenza non lavorata o recapitata.

Ma il problema non riguarda solo il mondo, seppur vastissimo, di eBay. Il valore del commercio elettronico italiano è tre volte più piccolo di quello francese, sei volte di quello tedesco e dieci di quello inglese ed la logistica è indicata come uno dei maggiori freni alla sua affermazione. Una ricerca Netcomm-Bocconi presentata al Netcomm e-Commerce Forum di Milano alcune settimane fa ha mostrato come l’efficienza delle spedizioni sia, assieme alla garanzia delle transazioni, lo strumento principale con cui superare lo scetticismo dei consumatori verso questo modo di fare acquisti.
E se ci fossero ancora dubbi basterebbe riascoltare le parole del numero due di Amazon, Diego Piacentini, pronunciate al Netcomm Forum, parole che va ripetendo da anni: se Amazon – che è presente in Francia, Germania e Inghilterra – non apre in Italia è soprattutto a causa del sistema delle spedizioni. “A Natale – ha detto il top manager Amazon – sono stato a trovare i miei genitori che non ricevevano la posta perché il postino era ammalato”.

fonte: sito

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Mitsubishi: display OLED da 155 pollici

Pubblicato da curiositybox su 12 Ottobre 2009

 

“Mitsubishi mostra al CEATEC un prototipo di uno schermo OLED da ben 155 pollici di diagonale, realizzato impiegando piccoli moduli da 1,5 pollici quadri”
 

In occasione del CEATEC di Tokyo, che ha chiuso i battenti lo scorso 10 ottobre, Mitsubishi ha mostrato un prototipo funzionante di un particolare televisore OLED con diagonale di 155 (centocinquantacinque!) pollici.

La particolartà di questo dispositivo sta nella sua modularità: Mitsubishi ha infatti realizzato il televisore impiegando una serie di “blocchi” di display OLED da 1,5 pollici quadri il che sta a significare che i blocchi possono essere aggiunti o rimossi per incrementare o ridurre le dimensioni complessive dello schermo.

La possibilità di utilizzare piccoli blocchi indipendenti permette inoltre di realizzare schermi, anche di grosse dimensioni, dalla forma non canonica. In particolare questa tecnica si rivela interessante nell’eventuale produzione di schermi ricurvi o in grado di adattarsi a particolari sagomazioni dell’ambiente in cui saranno installati.

L’impiego di blocchi OLED di piccole dimensoni permette inoltre di mantenere la luminosità ed il rapporto di contrasto su livelli di tutto rispetto, al contrario di quanto accade con la produzione di schermi OLED di grosse dimensioni in un unico pezzo.

Vi è comunque il rovescio della medaglia: i composti organici impiegati nei display OLED degradano nel corso del tempo e pertanto la vita media stimata di questo dispositivo è di 20 mila ore di uso continuo, il che si traduce in una vita di poco inferiore ai 2 anni e mezzo per un uso di tipo 24:7.

Non è ancora dato sapere se il prototipo potrà trovare la strada della produzione commerciale e, se sì, a quali prezzi. Bisogna tuttavia riconoscere che l’intuizione di Mitsubishi potrebbe aprire la strada a nuovi ambiti di impiego per schermi e televisori ad elevata diagonale.

Fonte: Electronista

 

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AIRBUS 300: MISTERO IRRISOLTO

Pubblicato da curiositybox su 7 Ottobre 2009

Attentato, incidente, interferenza elettromagnetica, palle di fuoco, destino fatale: sono tutti elementi che partecipano al mistero dell’Airbus 300, esploso nel corridoio della morte di Long Island e schiantatosi in un quartiere di New York.

Conosceremo mai la verità?
Il 12 novembre del 2001 una colonna di fumo si alzò dal Queens; scene di panico, già viste l’11 settembre, ripiombarono attraverso i telegiornali di tutto il mondo.
Angoscia e paura s’insinuarono nelle menti, già provate, dei cittadini di New York e gli stessi pompieri impegnati nella tragedia del Word Trade Center si ritrovarono a domare gli incendi, provocati dalla caduta della carlinga dell’aereo sulle case residenziali. Nelle prime ore si parlò di un nuovo attentato. Secondo l’FBI “c’era stata un’esplosione a bordo, ma il portavoce del presidente G.W. Bush comunicò: “dell’indagine è stato incaricato il “National Transport Safety Board” che si occupa di incidenti dell’aviazione civile, non di sabotaggi.” Ma perché fu scartata con tanta fretta la possibilità che una nuova azione terroristica si fosse verificata sul suolo americano?
Il 12 e il 13 novembre erano date a rischio in quanto il 12 ricorreva l’anniversario dell’attentato compiuto nel 1995 in Arabia Saudita contro un complesso militare Usa. Mentre il 13 novembre del 1997 fu condannato, da una corte di New York, Ramzi Hamed Yusuf, autore dell’attentato alle Twin Towers del ‘93 e nipote di Khaled Sheikh Mohamed, una delle menti dell’11 settembre. Oltre a ciò, in prossimità del quartiere di Queens si stavano svolgendo i lavori dell’assemblea generale dell’Onu, un obiettivo di Bin Laden e dell’organizzazione terroristica Al Qaeda. L’aereo, composto per lo più da passeggeri di origine domenicana, poteva quindi servire come mezzo kamikaze per colpire il Palazzo di Vetro. Un mese dopo l’accaduto, attraverso il televideo Rai, ho appreso che il secondo pilota dell’Airbus era un egiziano con possibili legami al network del terrore.
Stranamente però non venne dato il giusto risalto alla notizia nonostante l’aereo, al momento dell’esplosione, fosse pilotato dall’uomo di origine mediorientale. I fatti, nei giorni dopo il disastro, si susseguirono e con l’apertura dell’inchiesta emersero particolari interessanti. Per gli investigatori c’era un punto fermo: “nel caso dell’Airbus 300 si erano staccati dall’aereo sia il timone verticale che i due motori, fatto quasi impossibile”. Di solito i jet, negli incidenti, perdono un motore durante il volo e mai entrambi, quindi ciò che avvenne il 12 novembre era da considerarsi alquanto strano e straordinario. Il Washington Post riportò un’intervista rilasciata da un investigatore, rimasto nell’anonimato, che dichiarò: “Siamo sconcertati. Ciò che è successo va al di fuori delle statistiche”. L’intervistato non parlò solo di un possibile sabotaggio ma anche del fallimento delle operazioni di manutenzione in quanto l’aereo era uscito dall’officina il giorno prima della sciagura. Troppi lati oscuri avvolgono l’enigma del 12 novembre e nuove teorie vennero avanzate, scenari che potevano legarsi al triangolo delle Bermuda. Anche nel corridoio della morte di Long Island, infatti, avvennero una serie di inspiegabili incidenti aerei. Tutto iniziò il 17 luglio del 1996 quando un Boeing 747 della TWA partito dall’aeroporto di Kennedy e diretto a Parigi precipitò in mare, a largo di Long Island, causando la morte di 230 passeggeri. Si trattò del disastro aereo più sconvolgente verificatosi negli Usa; tecnici, politici cercarono di trovare delle spiegazioni, anche per rassicurare l’opinione pubblica. Nonostante tutti gli sforzi, a distanza di anni, non sono state ancora accertate le vere cause della tragedia. All’ora si parlò d’incidente, attentato, missile lanciato per errore da un jet militare o da un incrociatore impegnato in esercitazioni. Tutte ipotesi risultate poi, con scarse fondamenta, congetture che hanno traballato violentemente con la supposizione fatta dalla prestigiosa rivista americana “NewYork Review of Books”. Il giornale, che si occupa anche d’attualità, raccolse molte prove e alla fine trasse la conclusione che si trattava d’interferenza elettromagnetica. Secondo i giornalisti della testata: “Dei fasci improvvisi d’onde provocano il mal funzionamento degli apparati di navigazione e fanno impazzire i circuiti… Inoltre esse sono capaci di ‘ordinare’ assurde manovre a timoni e flops, al fine di generare corto circuiti ed esplosioni”.
Ma si trattava d’onde elettromagnetiche?
Molti testimoni, che hanno assistito ai disastri sul corridoio di Long Island, videro comparire “palle di fuoco” al momento dell’esplosione. Le “palle di fuoco” furono un argomento prediletto del fenomeno Ufo fin dalla prima guerra mondiale, quando piloti di velivoli militari le vedevano avvicinarsi ai loro aerei. Ancora oggi ci sono innumerevoli testimonianze di questi fenomeni, associati spesso a black-out improvvisi. Per cui, come per il triangolo delle Bermuda, anche nel caso del corridoio della morte l’ipotesi E.T non va scartata. Il mistero però non finisce qui. Ritornando al 12 novembre, c’è una storia drammatica che fa da contorno al disastro dell’Airbus 300. A bordo dell’aereo, quel giorno, c’erano Feliz Sanchez e Hilda Yolanda Mayor, due sopravvissuti all’11 settembre. Il primo, d’origine domenicana, si era licenziato, il giorno antecedente il crollo delle Torri, dalla Merril Lynch, società che aveva gli uffici su una delle Twin Towers. Il 12 novembre era diretto a Santo Domingo dove avrebbe iniziato a lavorare come manager finanziario della nazionale di baseball dominicana. La “morte”, visto l’insuccesso di settembre, decise di presentagli il conto come successe a H.J.Mayor, fuggita dalle torri in fiamme, dove lavorava come cameriera in un ristorante al primo piano, ma perita anch’essa nello scoppio dell’aereo. Già in passato, e ancora oggi, persone scampate per miracolo ad incidenti nel giro di pochi mesi trovano la morte. Perché questo destino fatale?
In quest’articolo vorrei riportare un tratto dell’editoriale della Stampa, di Massimo Gramellini, uscito nell’edizione di mercoledì 14 novembre 2001: “Feliz Sanchez era un giovane broker di Wall Street… Si licenziò la sera del 10 settembre 2001, poche ore prima che l’aereo dei terroristi gli sfondasse la scrivania. La decisione di cambiare ufficio gli aveva salvato la vita, il pericolo scampato gliela cambiò. Chiuse col mestiere di broker: sarebbe tornato al suo paese, Santo Domingo…
Decollò da New York la mattina del 12 novembre…
Il suo volo, il suo sogno, si infranse tre minuti dopo, dentro una casetta con giardino dei Queens. Una storia simile obbliga a schierarsi. O pensi che l’esistenza sia una boiata senza senso, un gioco perfido che si diverte con te come il gatto con il topo e se oggi ti risparmia è solo per colpirti più duramente domani. Oppure sei costretto a inghiottire il cinismo e a credere che quei due mesi di abbuono abbiano una logica e siano serviti a Felix per compiere un passo decisivo della sua crescita interiore. Forse proprio a tirargli fuori il coraggio di ricominciare daccapo. Se n’è andato nell’atto di realizzare la sua scelta, ma comunque di averla presa. Così quella che a noi sembra una crudele incompiuta potrebbe invece essere la prova che gli toccava superare in questa vita. Per diventare più completa da qualche altra parte, si spera.” Quello che scrive Gramellini è molto significativo anche se non è semplice capire quale teoria abbracciare. A volte la prima è il risultato della rabbia per un’esistenza che non va come dovrebbe, la seconda ha un filo logico ma non è facile da accettare e credere che, poi, sia così.
Ritornando alla tragedia dell’Airbus 300, si sa solo con certezza che questo “presunto” incidente ha provocato la morte di 260 persone a bordo dell’aereo precipitato e di sette residenti di Queens. L’unica certezza che ci fa sorgere un interrogativo: Perché ci nascondono sempre la verità?
Forse, perché dobbiamo semplicemente considerare l’idea che il mistero fa parte della nostra vita e accontentarci di avere delle risposte nell’aldilà? Si spera. Una volta qualcuno diceva che gli amanti del mistero sono paranoici, ma chi crede sempre alla versione ufficiale non vive in un modo irreale?

fonte: http://www.edicolaweb.net/arti091a.htm

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Nikola Tesla e le tecnologie nascoste

Pubblicato da curiositybox su 7 Ottobre 2009

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SMENTITA LA NOTIZIA: Bombardamento sulla Luna il 9 ottobre 2009? No, è solo una missione scientifica.

Pubblicato da curiositybox su 2 Ottobre 2009

In queste ultime settimane su Internet si è sparsa la voce che il 9 ottobre 2009 verrà effettuato un bombardamento sulla Luna. Le voci più strane affermano che si tratterebbe di una missione per attaccare le basi aliene situate sulla faccia nascosta della Luna. La missione, secondo queste voci, sarebbe stata truccata dalla NASA per sembrare una normale ricerca scientifica per trovare l’acqua ghiacciata sulla Luna. Infatti, secondo loro, la sonda LCROSS avrebbe a bordo una bomba che, una volta caduta sulla superficie lunare, sarebbe in grado di produrre un cratere largo ben otto chilometri!

Ma allora ditelo che gli alieni non sono un pericolo! Li stiamo andando a fare a pezzi… Li attacchiamo e gliele diamo di santa ragione, caspita! Un cratere largo otto chilometri. Penso che dopo una polpetta del genere se ne torneranno da dove sono venuti, quei figli di ******* :-)

Altri hanno detto che bombardare la Luna è un atto che costituisce una palese infrazione del Trattato delle Nazioni Unite sullo Spazio Esterno, che raccomanda un uso pacifico dei corpi celesti e vieta la sperimentazione su di essi di qualsiasi arma.

A questo punto è doveroso fare un po’ di informazione corretta e dissipare le solite tenebre sollevate dai tanti (troppi) disinformatori che infestano la rete.

Ecco come stanno le cose in realtà:

“…dopo il lancio LCROSS e l’ultimo stadio dell’Atlas V (Centaur) voleranno verso la Luna e si immetteranno in un’ orbita lunga per posizionare il satellite per l’impatto con la superficie del cratere.
Durante l’avvicinamento finale LCROSS e Centaur si separeranno. Quest’ultimo poi impatterà nel cratere creando un pennacchio di detriti che si alzerà dalla superficie. La NASA si aspetta che la velocità di impatto sia superiore ai 9000 km/h.
Quattro minuti dopo LCROSS volerà attraverso questi detriti collezionando dati che invierà subito a Terra prima di impattare anch’esso sulla superficie lunare, andando così a creare un secondo sbuffo di detriti (entrambe le nuvole di impatto saranno visibili da Terra con telescopi amatoriali).
Gli scienziati studieranno i dati ricevuti per determinare la presenza o meno di ghiaccio d’acqua. La speranza è che l’analisi spettrale dei detriti possa confermare le scoperte preliminari delle precedenti sonde Clementine e Lunar Prospector, le quali avevano portato a ritenere possibile la presenza di ghiaccio d’acqua nelle regioni permanentemente in ombra del nostro satellite.
A bordo di LCROSS la strumentazione comprende fotocamere in grado di lavorare nelle lunghezze d’onda visibile, vicino-infrarossi, medio-infrarossi. Vi sono anche spettrometri per luce visibile e vicino-infrarossi ed un fotometro.
Il progetto LCROSS è stato una sfida sotto tutti i punti di vista: low-cost non solo il budget, ma anche una limitata finestra temporale per lo sviluppo del satellite, appena 26 mesi.”

Capito? Non c’è nessuna bomba e nessuna arma in questa missione. Sarà solo un componente inerte della sonda stessa a cadere sulla superficie lunare e non è nemmeno la prima volta che delle sonde vengono fatte schiantare sulla Luna. Solo che nel passato non c’erano così tante persone che diffondevano notizie false e distorte.

fonte: http://alieniemisteri.blogspot.com/2009/09/bombardamento-sulla-luna-il-9-ottobre.html

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Russia: i suoi fantasmi nello spazio

Pubblicato da curiositybox su 2 Ottobre 2009

Vi è una pianura sulla luna, vicino a una piccola figura che rappresenta gli astronauti caduti. Tale oggetto, lasciato dall’equipaggio dell’Apollo 15 nel luglio 1971, è in memoria di quattordici uomini che sono morti nell’esplorazione dello spazio. In esso vi sono otto piloti statunitensi uccisi in addestramento e nella preparazione dei voli: l’equipaggio della Gemini-9, uccisi in un incidente aereo a St. Louis; l’equipaggio dell’Apollo-1, asfissiati in un incendio sulla rampa di Cape Kennedy; altri astronauti uccisi in voli di routine, o in altri incidenti. Sei Russi sono presenti. Gli equipaggi della Soyuz-1 e della Soyuz-11 morti nei loro voli. Yuri Gagarin, il primo cosmonauta, morto in un incidente aereo mentre si addestrava per la sua successiva missione. Un sesto uomo morto per le complicazioni di un intervento chirurgico.

Vi è il sospetto, presso molti osservatori occidentali dei voli spaziali sovietici che credono tale lista di cosmonauti sovietici, morti nella conquista dello spazio, incompleta. La lista statunitense contiene i nomi di sei astronauti che morirono prima di poter effettuare un volo nello spazio. Gli uomini, che morirono in URSS, non vennero rivelati al mondo.

Quattro sovietici sono elencati come morti nello spazio. Molti sospettano, o credono, che questa lista sia più lunga: accanto ai ben noti nomi di Komarov, Gagarin, Dobrovolsky e altri, altri nomi appaiono: Ledovsky, Grachev, Dolgov e Zavadovsky.

Questi e altri uomini si suppone abbiano perso la vita nei primi veri giorni dell’era dello spazio, tra il 1957 e il 1961, quando i primi voli nello spazio vennero tentati. Tali storie di morti segrete sovietiche in missioni spaziali occulte hanno la loro origine in quei primi giorni.

Nessuna prova delle supposte morti di cosmonauti in quelle prime missioni spaziali resistono all’esame odierno. Le voci, presunzioni, misinterpretazioni, distorsioni e altre frodi formano una grande ma inconsistente massa di dati.

Osservatori tentarono di giungere a una conclusione cui la persistenza di tali storie indichino la loro validità, e che una storia sia un errore e l’altra una menzogna, il fatto che ci siano molte storie, significa che alcune siano vere?

Tale analisi non è accettabile. Mostreremo che i fattori sottostanti queste storie siano reali ma che non ci sono prove a favore di tali storie. Vedremo come le persone siano giunte a certe conclusioni in modo intuitivo e abbiano costruito o mal interpretato le prove a supporto delle loro conclusioni aprioristiche.

La causa per la diffusione di tali storie nei primi anni ’60 poggia sulle spalle dell’informazione sovietica. La loro politica di pubblicizzare distorsioni e altre bugie, creò una atmosfera di mistero e segretezza da cui uscirono ogni sorta di storie sensazionali e insulse. Vi sono persone che amano leggere tali storie: e vi sono sempre quelle che amano scriverle. La verità viene sostituita dall’intrattenimento e dall’intrigo.

Seri osservatori del programma spaziale Sovietico diedero una accurata considerazione a queste storie. Molti rapporti si ebbero in una serie di eventi che sono stati interpretati come prove corroboranti. Molte storie non erano sbagliate; avevano “senso” e erano consistenti con i dati forniti dall’URSS e con l’attuale stato dell’arte in occidente.

I Sovietici reagirono in modo difensivo denunciando tali storie come fasulle e diffuse da coloro che “odiano l’Unione Sovietica”, che desiderano “diffamare e degradare le gloriose conquiste degli scienziati, ingegneri e cosmonauti Sovietici”. Tali accuse sono assurde. Le reazioni Sovietiche a tale livello diedero più spinta a queste storie che ogni altro singolo fattore. Basta dare una occhiata a storie dello stesso genere (come il cover up dell’ USAF sui dischi volanti, la segreta squadra dei killer sionisti-massonici-DAR a Dallas, gli ultimi amori di Jackie, il sasquatch dell’Oregon) per vedere che le motivazioni anti-Sovietiche non hanno nulla a che fare con ciò.

Le menzogne sono legate al sistema di segretezza Sovietico. Non vi sono voci di morti segrete nello spazio di statunitensi.

Nei primi anni ’50 il Senatore Joe McCarthy tenne in ostaggio la nazione con le sue accuse sui 35 o 200 o 56 o 111 comunisti presenti nel dipartimento di Stato. Alla fine, la gente non si chiese se vi fossero dei comunisti nel dipartimento di Stato, ma piuttosto quanti comunisti vi fossero nel dipartimento di Stato. Dieci anni dopo, le storie iniziarono con 4 o 11 o 7 o 18 cosmonauti sovietici che sarebbero morti nello spazio.

La questione che poniamo è: dei cosmonauti sovietici sono morti in missione nello spazio prima del 1967?

La sola risposta sicura che gli osservatori possono dare è che nessuno al di fuori dell’URSS può saperlo. Possiamo dire, tuttavia, che non ci sono prove che indicano che alcuna missione segreta fatale sia accaduta.

Nel gennaio 1958 il mondo seppe di un volo spaziale umano sovietico all’altitudine di 186 miglia. L’articolo da Mosca si basava apparentemente su una fiction della radio. Il fatto significativo era che la storia venne all’inizio creduta da molti esperti occidentali.

Seguendo la selezione degli astronauti per le Mercury nel 1959, gli esperti occidentali cercarono di determinare i dettagli di corrispondenti programmi spaziali umani Sovietici. Il Gossip dei cocktail parties nei meeting astronautici internazionali nel 1959 indicava che, sì, i sovietici avevano un programma, e sì, quattro uomini, esperti piloti collaudatori e Veterani della seconda guerra mondiale, erano stati selezionati per l’addestramento da cosmonauta. Uno morì in un “incidente sperimentale”, ma gli altri lavoravano duro.

Nell’Ottobre 1959 il popolare rotocalco sovietico settimanale Ogonyok pubblicò un articolo illustrato di 2 pagine intitolato “Voli a alta quota” che mostrava medici, tecnici e candidati in una serie di test di vita con equipaggiamento di supporto. Era probabilmente una sfortunata coincidenza che fossero mostrati esattamente tre candidati. Qualcuno avvertì il giornalista della Associated Press che decise che tali uomini, Belokonev, Kachur e Grachev, fossero dei veri cosmonauti sovietici, e che tali test fossero parte dell’addestramento per i voli spaziali sovietici.

L’articolo non menzionava la parola “spazio”. L’equipaggiamento mostra che fossero solo piloti di jet, e mai dei cosmonauti. Gli uomini sono giovani ingegneri, non degli esperti piloti collaudatori.

Poche settimane dopo il quotidiano serale di Mosca mostrò altre foto e un altro uomo di nome Mikhailov. Un quinto uomo, Zavadovski, venne mostrato più tardi. Quando i primi voli sovietici iniziarono nel 1961-62 e tali uomini non apparvero, alcuni osservatori saltarono alla conclusione che tali uomini dovessero esser periti in una missione segreta. I loro nomi vennero assegnati casualmente a una serie di misteriosi lanci spaziali sovietici. Belokonev e Mikhailov divennero, secondo un articolo del 1962, “magnifici laureati del Centro Spaziale dell’Accademia delle Scienze, adesso misteriosamente non più calcolati “.

È una fortuna che nessun scrittore di fantascienza abbia notato che i sovietici avevano nominato “Grachev” un cratere sulla parte oscura della Luna . L’immediata reazione sarebbe stata che tali vecchie storie erano corrette e che il pilota Grachev fosse stato il vero primo uomo nello spazio, ucciso nel volo, ma “discretamente ricordato” sulla Luna. Oggi, Grachev è anche il nome di un famoso ingegnere della propulsione Sovietico (1900-1964) che venne coinvolto nello sviluppo dei razzi spaziali. Ciò avrebbe fatto nascere una voce spaziale.

Nel mese di Novembre 1959, alla conferenza della American Rocket Society, Blagonravov dichiarò “tutta la questione è senza senso, la favola di un giornalista”. Era un importante ricercatore nella sicurezza per piloti di aereo. Negò l’esistenza di un programma di volo spaziale umano.

Il primo rapporto pubblicato in occidente che suggeriva che cosmonauti sovietici fossero morti in voli spaziali provennero dal grande vecchio dell’astronautica, Dr. Hermann Oberth. Parlando in Austria, Oberth riferì di un pilota che era stato ucciso in un volo sub-orbitale balistico lanciato dal sito di Kapustin Yar nel 1958. Oberth non disse mai come venne a sapere tale informazione, tuttavia fece intendere che aveva raccolto ciò mentre lavorava nel programma missilistico dell’U.S. Army a Huntsville, Alabama. Ma oltre alle sue parole, la storia non venne mai provata.

Ma venne subito abbellita. Era un buon tema da utilizzare. L’immaginazione era ben accetta in tutta Europa.

Pochi mesi dopo, nel Dicembre 1959, l’agenzia italiana di news Continentale riportò che un alto dirigente comunista cecoslovacco parlò ai suoi uomini, a Praga, di una serie di incidenti spaziali sovietici. Tre uomini (Ledovsky, (1957), Shiborin (1958), e Mitkov (1959)) sarebbero morti un volo suborbitale da Kapustin Yar; un quarto pilota, una donna, sarebbe finita, su una sorta di “spazioplano”, nel nulla.

Ciò non era la prima volta che tale agenzia, “specializzata in news dall’Unione Sovietica” secondo le loro affermazioni, era stata coinvolta in rivelazioni sui lanci spaziali sovietici. Nel Maggio 1958 riportarono che il Primo Maggio un missile per la Luna, che avrebbe usato “un nuovo segreto carburante”, era esploso sulla rampa della base spaziale “Sputnikgrad” in Siberia. In seguito annunciarono che il primo lancio umano dell’URSS avrebbe riguardato un veicolo con due uomini. Queste e altre storie esclusive, non furono mai confermate da altre fonti, l’agenzia si creò la reputazione di “fabbrica di voci”.

La cosa sfortunata di queste storie è che molti osservatori divennero capaci di credere loro senza tali specifici articoli. Nel 1958 molti specialisti spaziali statunitensi, tra cui il Generale Medaris che ne fu il primo portavoce, spinsero il governo a iniziare il Project ADAM, un programma per lanciare dei piloti con un missile Redstone a una altitudine di 150 miglia. Come problema ingegneristico, tale progetto presentava grandi difficoltà e gli esperti sentivano che, dando una spinta, il primo lancio sarebbe stato fatto entro la fine dell’anno.

Molti trovarono difficile credere che i sovietici avrebbero permesso agli USA di afferrare il primo spettacolare volo spaziale, mentre il programma sovietico andava avanti con le sonde lunare, voli umani orbitali, e più grandi satelliti scientifici. Nel Maggio 1957, una capsula di 1.500 kg con cani era stata posta alla quota di 130 miglia da una versione aggiornata della V-2 [1996: è una descrizione impropria, il missile era totalmente sovietico] lanciato da Kapustin Yar. Altri lanci fallirono, e non è questione che i sovietici potessero aver deciso di mettere un uomo nella capsula e farne il primo uomo nello spazio.

Tale lancio venne pianificato alla fine del 1957 o all’inizio del 1958; come programma, spinto da ragioni politiche che avevano un grande peso sotto l’amministrazione Khrushchev, non avrebbe assicurato il successo.

Nel 1958, un nuovo missile trasportò una capsula più grande a una quota di 280 miglia, senza uomo, ma con cani. Se i primi fantomatici lanci umani non avevano avuto successo (il rapporto Italiano li data al Novembre 1957 e Febbraio 1958), questa serie di lanci effettuati nel 1958 vennero assai meglio preparati. Tuttavia, non vennero annunciati voli umani; gli Italiani parlarono di un terzo fallimento nel gennaio 1959, e un quarto a Novembre.

Tali analisi erano intriganti, ma tale sequenza infelice di eventi avrebbe spinto i sovietici a sospendere tale ipotetico programma sub-orbitale quando il Project Mercury iniziò, e quando l’operatività del Mercury venne annunciata era chiaro che era stato superato dal programma orbitale Vostok. La spiacevole sorpresa per i sovietici si ebbe nel 1960 quando gli USA annunciarono i piani per un volo sub-orbitale della Mercury; alla fine, il primo volo orbitale della Vostok precedette il primo volo sub-orbitale della Mercury di solo tre settimane.

I sovietici corsero per colmare la lacuna nel 1960? Ripresero i loro voli sub-orbitali umani e fecero pochi voli per precedere gli USA per essere “primi”? Nel 1960, voli balistici vennero testati. Un famoso cane spaziale sovietico fece sei voli nel 1959-1960. I voli umani vennero effettuati in segreto, così che il programma Vostok, se avesse battuto gli USA, avrebbe ottenuto credito; ma se gli USA fossero stati capaci di attuare il volo sub-orbitale prima del Vostok-1, i sovietici avrebbero potuto dire che erano i primi lo stesso.

 

La Vostok 1

Era una storia che venne riportata a Londra nel 1960. Nessun altra prova si è mai avuta. Il Vostok-1 mise il primo uomo in orbita; il primo programma, se è mai esistito, venne cancellato.

Sappiamo che il primo gruppo di 18 cosmonauti sovietici non venne selezionato fino a Marzo 1960. Molti di essi erano giovani piloti di jet, sui 25 anni. Almeno due uomini più grandi vennero inclusi: Komarov, di 33 anni, e Belyayev, di 34. Entrambi, oggi morti, erano veterani della II Guerra Mondiale e esperti piloti collaudatori. Un terzo, indicato in foto recentemente rilasciate del primo gruppo, sembra avere la stesa età degli altri due. Potrebbe essere il cosmonauta chiamato Grigori o Valentin, entrambi menzionati nei primi rapporti sovietici sull’addestramento di cosmonauti ma mai identificati? [1996: invece sì: sappiamo che le foto mostrano Grigoriy Nelyubov e Valentin Bondarenko, morto in un addestramento segreto, ma non in volo].

Tuttavia, potrebbe essere che i tre siano i piloti originalmente selezionati per il presunto programma suborbitale del 1958? Komarov e Belyayev erano dei veterani; non fecero i primi voli (…) ma ottennero il comando delle capsule a più posti Voskhod: in seguito, Komarov morì nel volo della prima Soyuz. Belyayev morì nel 1970 a seguito a una operazione chirurgica per una ulcera. [1996: risposta: "No"]

Il quarto satellite artificiale sovietico venne lanciato il 15 maggio 1960. Il volo del satellite di 5 tonnellate e un quarto “con un manichino” a bordo venne pianificato per testare i sistemi di orientamento e delle comunicazioni del nuovo satellite in preparazione per il volo successivo con un uomo a bordo. Alla fine del test la cosmonave si sarebbe orientata da sola nello spazio, accesi i retrorazzi, e eiettata la capsula di atterraggio. Si credeva che la capsula fosse bruciata al rientro poiché il primo scudo termico non era stato installato.

Dopo quattro giorni l’orientamento non venne effettuato correttamente e la capsula di atterraggio venne eiettata in una differente orbita.

Tale fallimento, ovvio per un prototipo di cosmonave, spinse a delle speculazioni presso degli osservatori occidentali che credevano vi fosse un pilota vivo a bordo ma che era andato perso quando il sistema d’orientamento fallì. Nessuna radio intercettazione venne effettuata per sostenere tale affermazione. Il pilota era stato realmente un “manichino” per permettere ai suoi retrorazzi di accendersi alla quota sbagliata. I cosmonauti erano selezionati solo sei settimane prima e svolgevano estesi addestramenti; non dovevano vedere un razzo fino a agosto.

Non vi furono voci relative al test della seconda cosmonave nell’agosto 1960, dopo 24 ore nello spazio la capsula con due cani all’interno venne recuperata con successo.

Nuove voci emersero dopo che gli scienziati sovietici e occidentali furono d’accordo su quando fosse pronto il primo volo umano. Le dimensioni della nave faceva credere che almeno due cosmonauti sarebbero stati a bordo. Altri fattori supportavano la credenza che i sovietici mai inviavano persone importanti prima di inviare qualcuno a sorvegliarli.

La International Astronautical Federation ebbe un meeting a Stoccolma e Blagonravov riferì che una cosmonave Sovietica sarebbe stata lanciata nel prossimo futuro. Khrushchev stesso annunciò che “siamo sempre pronti – un missile e una cosmonave con cui un uomo può essere lanciato, ma è difficile dire quando il lancio debba avere luogo”. Leonid Sedov, a Berlino, disse subito dopo il recupero felice della seconda cosmonave, che l’URSS avrebbe lanciato un satellite pilotato “presto”. Aggiunse che vi sarebbero stati altri test prima di lanciare dei satelliti pilotati. Il Dr. Vasily Parin dichiarò che “siamo sul punto decisivo del programma del volo spaziale”. Osservatori occidentali erano d’accordo. Tra Agosto e Settembre, come il Dr. Lovell di Jodrell Bank, il capo del programma missilistico Generale Medaris, il capo di stato maggiore dell’Air Force Thomas D. White, e altri specialisti di ogni grado, che un volo umano Sovietico si sarebbe svolto in ogni momento.

Khrushchev andò all’ONU a Settembre 1960 e batté il tavolo con la sua scarpa. Durante la sua visita nell’autunno precedente, la sonda lunare Luna-3 era stata lanciata.

Storie del nuovo piano sovietico e di fallimenti occulti sovietici fiorirono e circolarono, e queste storie continuano a circolare. Willy Ley credeva che in questo periodo vi era la sola possibilità di alcuni voli umani segreti falliti. Specialisti USA come il Generale D.D. Flickinger e il capo della NASA T. Keith Glennan fecero dichiarazioni al riguardo. Pochi mesi dopo, osservatori europei come Paul Ghali, Chapman Pincher e altri giunsero a varie e contraddittorie affermazioni su ciò che veramente accadde.

Cosa accadde? Khrushchev giunse a New York con la nave Baltika, arrivando il 19 Settembre. L’Unione Sovietica disse a tutti di fare attenzione alla data del 27 Settembre, ma non accadde nulla. La flotta Sovietica di navi per tracking spaziale erano stazionanti nell’Atlantico e nel Pacifico. Storie di voli umani falliti circolarono. Khrushchev sbattè la sua scarpa, estese la sua permanenza e tornò a casa il 13 Ottobre. Un disertore dalla nave Baltika disse che vi era il modello di un “cosmonave” a bordo. Le navi per il tracking spaziale rimasero in mare e infine tornarono a casa il 15 Ottobre.

Venne lanciato un uomo il 27 Settembre? Il 4 Ottobre? L’11 Ottobre? Tutte date che vennero suggerite.

Il mondo venne allertato, ma nessuno vide ciò che ora sappiamo realmente accaduto: il 10 Ottobre, e ancora il 14 Ottobre, due nuovi tipi di missili sovietici (il booster standard con un nuovo stadio superiore e carico) vennero lanciati nello spazio.

La loro missione: Marte.

Entrambi i lanci fallirono in volo. C’erano ragioni per supporre che l’intelligence militare che monitorava i lanci venne sconcertata da tali lanci, come chiunque altro. Forse, lacune su tali misteriosi lanci condussero a alcune storie successive, ma a questa data, le prime storie erano già iniziate.

Una cosa può essere suggerita: I “modelli di cosmonave” sulla Baltika riportato dal disertore Viktor Jaanimets erano i modelli delle sonde per Marte. Quando la prima sonda interplanetaria sovietica venne lanciata con successo, fu mostrata immediatamente con modelli e foto. Cinque anni dopo il volo di Gagarin vennero mostrate le foto e i modelli della Vostok.

Quando Khrushchev sbattè la scarpa, era contento, non arrabbiato. Alcuni specularono che era furioso per qualche cattiva notizia da Baikonur. Foto della sua sceneggiata con la scarpa esposero tale interpretazione.

Il “satellite del mistero” venne rilevato alcune settimane prima, mentre viaggiava in una strana orbita e gli specialisti, inizialmente, avevano completamente trascurato la spiegazione della sua origine. L’oggetto venne infine identificato come capsula errante di uno dei lanci dei Discoverer effettuati nell’anno prima. La storia del “satellite del mistero” aggiunse della suspense.

Il programma “Day in the History of the World” del 27 Settembre era un esteso progetto per dare una “visione” di tutte le attività di tutto il mondo, per mettere assieme un libro gigante su ciò che successe il 27 Settembre 1960. La data era il 25.mo anniversario di un simile progetto attuato sotto la direzione di Maxim Gorky il 27 Settembre 1935. Sì, vi erano speculazioni che alcune conquiste scientifiche o spaziali stavano per essere annunciate; ma no, non vi furono “affermazioni ufficiali” su tale annuncio. [1996: I Sovietici ripeterono tale esercizio il 27 Settembre 1985].

Le speculazioni di osservatori occidentali e le predizioni degli scienziati sovietici contribuirono verso l’atmosfera di aspettativa e eccitamento centrato sul viaggio di Khrushchev. La propaganda sovietica non avrebbe potuto sperare in una migliore pubblicità.

Alcuni specialisti suggerirono che le sonde per Marte erano fuori termine disponibile. Le meccaniche celesti della posizione della terra e di Marte rendevano tale lancio possibile a Ottobre, mentre un lancio verso Venere sarebbe stato possibile il seguente Febbraio. Nel 1960, lo scienziato Sovietico Blagonravov riportò che aveva appena concluso dei test per missili nel Pacifico e che era stato designato a testare un nuovo vettore spaziale per le sonde lunari, per Marte e Venere, e satelliti ricuperabili; inoltre, disse apertamente che stavano lavorando per portare avanti tali lanci.

Dopo accurati studi di articoli di quotidiani, si può concludere che le navi di per il tracking spaziale Sovietiche erano posizionate a Settembre-Ottobre 1960 nella stessa formazione che ripeterono quattro mesi dopo (nel Febbraio 1961) in concomitanza delle stazioni di tracking che seguivano una sonda interplanetaria in orbita di parcheggio. Le navi assunsero tali posizioni ancora in gennaio 1961 e rimasero per i due lanci per Venere il 4 Febbraio e il 12 Febbraio. Dal 15 Febbraio, vennero indicate in viaggio di ritorno a casa.

In occidente, la depressione del “dopo mattina” si sentì dal Novembre 1960, e i corrispondenti tentarono di immaginarne perché. Si attendeva un volo umano, e non venne annunciato. Perché? Forse era stato spostato, o forse era stato lanciato e il pilota era morto. Forse entrambi.

Qualcosa altro venne aggiunto dai sovietici e dalla loro informazione oscura. Il Maresciallo Mitrofan Nedelin, il dirigente del programma missilistico sovietico, venne riferito “morto in un incidente aereo”. Dopo poche settimane, Nedelin fu detto che fosse morto in una esplosione di un missile nucleare, spinto al suicidio da un furioso Khrushchev dopo il fallimento del lancio umano, o forse ucciso in un incidente aereo. [1996: ora sappiamo che morì, assieme a altre cento persone in un, finora mai rivelato, incidente di un ICBM a Baykonur il 24 ottobre].



Che possiamo dire di ciò? Solo riguardo l’URSS emergono tali storie. Ciò prova che le lamentele difensive dei sovietici, che gli autori di tali storie “odiano la realtà Socialista”? O che la gente era persuasa che in URSS una cosa generalmente significa un’altra?

Tali storie trovano nuovo supporto alcuni anni dopo nei cosiddetti “Penkovsky Papers”, il diario del Colonnello Oleg Penkovsky. Uomo realmente esistito. Era un ufficiale dell’intelligence militare Sovietica che lavorò per la CIA negli anni 1960-1962, venne catturato e giustiziato nel 1963. Tutti i dati da lui raccolti vennero trasmessi all’occidente tramite il suo contatto Greville Wynn. Il diario, secondo il suo editore, venne contrabbandato tramite strade delicate, per mano di un gruppo di emigrati Russi in Germania. [1996: Era una storia fasulla - la CIA rilasciò l’autentico, ma spesso inaffidabile, libro]

Il libro è pieno di storie, eventi e opinioni che ne rendono affascinante la lettura. Vi troviamo le dichiarazioni che parlano di molti uomini lanciati nella stratosfera prima di Gagarin, e di cui non si è mai sentito più nulla.

Troviamo anche la storia dell’incidente del missile nucleare di Nedelin, con più dettagli della prima versione, ma con gli stessi particolari. Nessun esperto occidentale credette alla plausibilità originale della storia.

(La morte di Nedelin in una esplosione missilistica era stata inaspettatamente confermata nel 1974 nella seconda edizione delle memorie di Khrushchev. Tuttavia parecchie decine di persone vennero uccise dall’esplosione di un missile vettore spaziale standard, non da un esotico missile a propulsione atomica.) [1996: No, era un nuovo ICBM].

“Penkovsky” scrisse che lanci umani sovietici era stati effettuati dagli Urali, “presso Orenburg”. Ciò e come dire che Cape Kennedy è sugli Appalachi, presso Chattanooga. Il vero Penkovsky doveva sapere (poiché i sovietici annunciarono pubblicamente il sito di lancio nel 1961) che Baikonur è a più di 600 miglia da Orenburg. Persino in Asia Centrale, ciò significa allargare il senso della parola “vicino”.

Il programma di test sovietici continuò nel 1960. Mostrando la loro disapprovazione sulle speculazioni occidentali, lanciarono la loro terza cosmonave il 1 Dicembre, che apparentemente sembrava la ripetizione della missione di Agosto. Probabilmente era l’ultimo lancio prima del volo orbitale umano. Tuttavia, i retrorazzi di orientamento non funzionarono e la capsula discese con la traiettoria sbagliata. Lo scudo termico divenne sovraccarico e la capsule e l’equipaggio canino furono disintegrati.

La durata delle missioni venne ridotta da 16 a una orbita e due test senza uomini furono concluse con successo nel Marzo 1961. Le speculazioni e le anticipazioni raggiunsero l’apice.

Vi furono parecchi falsi allarmi. Il primo a gennaio, con il lancio di un oggetto “con le caratteristiche del missile” dall’URSS attraverso il Pacifico, che coincideva con il ridispiegamento della flotta di navi sovietiche di tracking e, in occidente, con il suggerimento che l’inaugurazione di Cape Kennedy sarebbe stata contemporanea al lancio umano sovietico. Tutto ai combinava nel fare suggerire, e in alcuni circoli a fare divenire una certezza, che un lancio umano sovietico fosse stato o fosse per essere effettuato.

Poche settimane dopo, il 4 Febbraio, i sovietici annunciarono il lancio di un satellite di sette tonnellate. Il volo del satellite più pesante era circondato dal mistero. I sovietici dissero ben poco del lancio, lasciando gli specialisti occidentali a concludere che i risultati del lancio erano inattesi. Qualcuno, sintonizzato sulle 22 mhz, ascoltarò “gemiti e battiti cardiaci”. Qualcun altro il codice morse sovietico.

Un uomo era stato lanciato? Un pilota era stato stordito dal lancio, ed era perduto nello spazio?

I sovietici avrebbero coperto la cosa. Una serie di presunti scienziati venne spinto a parlare degli esperimenti del nuovo sputnik. Avrebbe “studiato la Terra”. Aveva “una serie di nuovi strumenti scientifici”. “Avrebbe portato più vicino al volo umano”.

Un fisiologo Italiano, ascoltando il nastro del “battiti cardiaci”, disse che erano di un uomo perduto nello spazio.

Osservatori esperti dissero che tale rapporto “non aveva senso”. Qualcuno aveva usato parole forti. I dati Biomedici dallo spazio sono in codice telemetrico che porta segnali che poi vengono decodificati a terra. Battiti cardiaci, ritmo del respiro, temperatura, ecc., sono tutti in codice; i suoni del segnale sono come cinguettii e ticchettii. Non sono suoni come i “battiti cardiaci”.

Altri commenti furono fatti in riguardo ai rapporti delle intercettazioni del segnale radio dalle sonde spaziali sovietiche. Il 1 Ottobre 1957, 3 giorni prima il lancio del loro primo sputnik, i sovietici pubblicarono le frequenze che sarebbero state usate dalle loro sonde spaziali. Gli esperti occidentali furono sorpresi dalla notizia che tali frequenze, a 20 e 40 megahertz, erano in mezzo alle bande radio dei CB. La propagazione dallo spazio alla terra non è ottimale a tali frequenze, ma allo stesso tempo già esiste un grande inventario di radiocomunicazioni che potrebbero operare alle stesse frequenze. O potrebbe simulare le operazioni a tali frequenze.

Non è facile determinare se un particolare radio segnale provenga da un satellite. L’effetto Doppler può essere visto sul segnale. Un criterio migliore potrebbe essere la realizzazione che i segnali da un satellite possono normalmente essere solo ricevuti, mentre il satellite é in linea con la stazione sa terra, una condizione per cui, solo per pochi minuti, il satellite è vicino alla Terra.

Lo spettro radio è assai affollato, specialmente alle frequenze usate dalla telemetria spaziale Sovietica. La prima intercettazione radio di un presunto satellite sovietico venne effettuato nel gennaio 1958, e osservatori occidentali conclusero che un terzo Sputnik era stato lanciato. Quando venne spento, il segnale venne trasmesso da una telescrivente sperimentale a Leningrado.

Otto giorni dopo il misterioso lancio del 4 Febbraio, la Venera sovietica venne lanciata con successo. Un nuovo secondo stadio sganciò lo stadio finale e mise la sonda in una orbita di parcheggio intorno alla Terra. Dopo l’appropriato periodo di parcheggio, il terzo stadio si accese e spinse la sonda sulla traiettoria per Venere.

Divenne subito chiaro che il lancio del 4 Febbraio era il primo lancio per Venere dove l’ultimo stadio non si accese. Booster, telemetria, e tempo di lancio, il tutto combinato, portava verso tale conclusione. A Marzo un’altra agenzia di news Italiana annunciava che “un alto ufficiale Sovietico a Varsavia” aveva ammesso che il lancio del 4 Febbraio aveva un uomo a bordo e che era morto quando tornò dallo spazio.

Tutte queste voci pre-Gagarin erano ben riassunte in “Russian Murders in Outer Space”, un articolo di James Mills, pubblicato nel numero di giugno 196l di True magazine. Il suo maggior punto concerneva sulle morti sub-orbitali, l’evento del Settembre 1960, e gli eventi pre-Gagarin, erano già stati affrontati in tale giornale. Di particolare interesse è la sua insistenza che il lancio del 4 Febbraio era veramente una capsula biposto. Quando si ebbero le prove devastanti contro tali affermazioni, l’accurata struttura delle misinterpretazioni, mezze verità, e errori concernenti tali eventi negli articoli di Mills vennero completamente cancellati.

Ad Aprile era chiaro che un lancio umano era imminente. Il “cosmonauta” sarebbe stato un giovane, solo, che pianificava una orbita terrestre.

 

Dal 9 Aprile, ogni giornalista straniero a Mosca era pronto alla propria postazione radio. Il giorno dopo, Dennis Ogden, il corrispondente da Mosca del quotidiano del Partito Comunista Britannico Daily Worker, sorprese il mondo con il suo articolo che un uomo era stato lanciato nello spazio ma era tornato sfigurato ed era stato nascosto in una casa di riposo. Il pilota venne indirettamente identificato come il Tenente-Colonnello Vladimir Sergeyevich Ilyushin, figlio del costruttore e famoso pilota collaudatore. Il cosmonauta, lanciato il 7 o 8 Aprile, aveva circuitato la Terra per tre volte nella sua cosmonave “Rossiya” (“Russia”).

Nella confusione, il 12 Aprile, la cosmonave “Vostok” orbitò una volta e atterrò. Il Maggiore Yuri Gagarin, 27 anni, fu il suo pilota.

Il suo busto di bronzo venne scoperto a Mosca. Poster con il suo ritratto vennero distribuiti alle folle. Un nuovo francobollo Sovietico venne emanato. Tutti fattori che indicano un lungo periodo di preparazione per tale preciso evento.

Che possiamo farne del rapporto di Ogden? Persino dopo anni, molti credono che un volo precedente era stato effettuato.

Ogden era consapevole delle voci su un imminente volo spaziale umano. Vi erano indicazioni che vi erano stati più lanci. O forse vi era stato un reale lancio, e il silenzio ufficiale implicava il suo fallimento.

Tuttavia, seppe da altre fonti personali che il Tenente Colonnello Ilyushin, che era suo vicino a Mosca, era stato ferito ed era in ospedale.

Ogden concluse che il volo era stato effettuato e che Ilyushin ne era il pilota. Con ulteriori dettagli dal programma USA Mercury, scrisse la sua storia e la inviò a Londra. Il corrispondente si era sbagliato su molti particolari che probabilmente non vennero colti da nessun altro notiziario. Vi erano molte prove a Mosca per mettere da parte la storia.

Il miglior argomento contro il rapporto del primo fallimento è il fatto che quando Gagarin venne lanciato, la TASS rilasciò il suo primo bollettino mentre era in volo. Tale sequenza degli eventi del volo e l’annuncio della TASS erano stai precisamente esposti nel testo, leggibile e completo, di Danilov sul programma spaziale sovietico, “The Kremlin and the Cosmos”. Se il volo era stato preceduto da un occultato fallimento, è ovvio che non sarebbe stato annunciato fino al completamento di una missione di successo.

Tutta la confusione e i dubbi su un possibile volo precedente, assieme a qualche lampante lacuna o sospetto silenzio o qualche aspetto della missione di Gagarin, condusse gli osservatori a dubitare seriamente se Gagarin avesse realmente effettuato il volo, come riportato dai sovietici.

Sull’argomento possiamo parlare con certezza. Nonostante la distorsione, mezze verità, errori e bugie sulla missione della Vostok-1, possiamo realmente credere che accadde essenzialmente ciò, ma non esattamente secondo le dichiarazioni ufficiale sovietiche.

Poche settimane dopo l’evento, i dubbi e i sospetti furono cristallizzati in una storia sul US News and World Report. Tutte le storie sul misterioso evento di Ilyushin vennero riesumate. Molte fonti vennero riprese con l’indicazione che il volo di Gagarin fosse una frode, una finta replica (con un fasullo cosmonauta) di un evento reale accaduto pochi giorni prima e che aveva ferito il suo pilota originale.

Possiamo essere certi, adesso, che non ci furono dei lanci pochi giorni prima. Inoltre, i booster che lanciò Gagarin venne rilevato e seguito dalle strutture spaziali USA.

Un dato è stato riportato, nel 1961, come una seria pecca nella storia di Gagarin, da quando si dimostrò essere una delle storie più discusse da testimoni, e quindi come fatto vero. Alla conferenza stampa del dopo volo, uno dei pochi reali fatti era che a Gagarin venne permesso di relazionare, mentre era in orbita, sulla capacità di discerne villaggi, strade ferrate, campi arati e altre piccole cose sulla Terra a più di un centinaio di miglia sotto di lui. Tale affermazione ricevette la totale sfiducia dagli specialisti occidentali. Due anni più tardi, Gordon Cooper guardò fuori il suo oblò sulla Mercury-9 e dichiarò di vedere il fumo dei treni, autostrade, villaggi e costruzioni simili. Nessuno gli credette; nessuno credette che l’occhio umano potesse rilevare cose così piccole a così grande distanza.

Dopo i seguenti test sui voli della Gemini venne determinato che tale risoluzione era possibile, che Cooper ha visto ciò che diceva, e che Gagarin non era un bugiardo quando dichiarò le stesse cose. Prima dell’evento, ogni specialista diceva che ciò era impossibile. Gagarin divenne un bugiardo sulla sua missione, non c’era modo che potesse dichiarare ciò sapendo che qualcun altro avrebbe ritenuto impossibile.

Descrizioni di oblò e di macchine fotografiche sulla Vostok soffrirono problemi per le traduzione e per la censura. La sezione pressurizzata in cui Gagarin guidò era di forma cilindrica, con un oblò ai suoi piedi e un altro sopra la sua testa. Oggi vi è il dubbio che Gagarin portasse una macchina fotografica e prese delle foto della Terra. Nel 1961, il volo dell’U-2 era ancora fresco nel ricordo della gente e i sovietici si sentivano vulnerabili dallo spionaggio spaziale. Negarono che Gagarin avesse un a macchina fotografica con sé, anche dopo che l’affermò in pubblico.

Foto di Gagarin, rilasciate a Mosca, lo mostrano durante vari periodi del suo addestramento. Una foto di lui durante i suoi primi addestramenti divenne una sfida per un giornalista occidentale. Mostrava il giovane pilota con un casco stile Lindbergh, di cuoio, e un largo sorriso sulla sua faccia. In occidente, alcuni specialisti saltarono alla conclusione che questa fosse la suite di Gagarin nello spazio.

L’orbita della cosmonave determinò delle controversie. Lanciato da Baikonur con una inclinazione di 65°, la nave sorvolò la Siberia, il sud del Pacifico, il nord del Sud America, l’Africa, e atterrò nel sudest della Russia Europea. Alcuni seri osservatori poterono dichiarare che non era possibile che Gagarin avesse potuto sorvolare il Sud America. Parte del problema era nell’annuncio della TASS che Gagarin aveva sorvolato il Sud America 15 minuti dopo il lancio, piuttosto che un ora e quindici minuti dopo. Tale errore venne corretto, ma alcuni lo presero per un errore lampante, e non per una noncuranza.

Un’altra area di confusione può essere affrontata: come atterrò Gagarin? La Vostok aveva un seggiolino eiettabile che il pilota poteva usare durante una emergenza come mezzo di fuga, e durante la discesa; il pilota si eiettò dalla Vostok durante la fase finale della discesa e atterrò separatamente con il proprio paracadute. Presumibilmente, il principale paracadute della capsula di 3.000 kg non avrebbe raggiunto una velocità di discesa così bassa da permettere un confortevole livello di impatto. Progettisti USA risolsero il problema del touchdown usando il sistema a cuscino dell’ammaraggio. Non era una opzione possibile per i sovietici.

I primi resoconti descrivono il pilota del Vostok-1 come oscillante dal paracadute, cantando canzone Russe, atterrando sui suoi piedi con la capsula che atterra vicino. Improvvisamente i sovietici iniziarono a tergiversare su tale argomento. Alla sua conferenza stampa, a Gagarin vene chiesto direttamente (da un corrispondente occidentale; i giornalisti Sovietici avevano già il testo) se scese con la sua nave o al di fuori di essa. Dopo un momento di consultazione con l’ufficiale della sicurezza, Gagarin diede una risposta assai “evasiva”. Disse che il progetto della Vostok era così brillante che entrambe i modi di discesa erano possibili, e allora lodò il “capo costruttore” per la sua preveggenza le sue capacità ingegneristiche.

Perché i sovietici avrebbero mentito su ciò? Una possibile spiegazione era che i sovietici avrebbero dichiarato ciò un volo aeronautico e che sarebbe stato indicato “record mondiale”. L’accettata pratica di certificare i record mondiali sarebbe stata bypassata in tale caso, perché non erano presenti osservatori neutrali. Chiaramente vi sarebbero stati problemi su ciò. Tuttavia, le procedure standard aeronautiche richiedevano che fosse possibile avere un record solo se il pilota rimane nel suo velivolo e atterra in sicurezza. Gagarin aveva abbandonato la sua cosmonave? Il dibattito sulla certificazione chiaramente sarebbe stato aspro, con alcune parti, temevano i sovietici, avrebbero domandato che nei futuri lanci sarebbero stati presenti osservatori neutrali. Una volta accettato il volo, i futuri voli non avrebbero avuto tali difficoltà; il precedente sarebbe stato stabilito.

Ecco la bugia su come Gagarin atterrò. Molti anni dopo, tale storia divenne più difficile da mantenere, la fiction venne abbandonata alla fine. Il volo del Voskhod nel 1964 venne salutata come il primo volo in cui l’equipaggio fu capace di “atterrare nella loro nave”.

Possiamo sistemare un’altra domanda intrigante e persistente: i sovietici mentivano sulle loro missioni spaziali? Alcuni osservatori credono che una volta la missione fosse in corso i sovietici erano immediatamente informati di ciò, e che mentono quando fossero evasivi o silenziosi. In altro modo, l’intero programma spaziale sovietico sia una frode, una menzogna, una bugia, una fola messa su per ingannare il mondo nel credo della virtuosità tecnica della scienza Comunista.

Vediamo visto che i sovietici mentirono su alcuni aspetti del volo di Gagarin. Mentivano sul fallimento della Venera del 4 Febbraio 1961, dichiarano che era un satellite scientifico speciale. Mentirono quando dichiararono che il loro intero programma era votato a scopo pacifici, al contrario del programma USA, ignorando totalmente la loro ricognizione, intercettazione di satelliti, e il Fractional Orbital Bombardment System, che nelle intenzioni, se non nei fatti era una chiara violazione del bando delle armi nucleari nello spazio.

In molti casi dichiararono che le missioni erano terminate, “compiendo la loro missione di volo”. Dichiaravano ciò che non nascondevano, ciò che non dichiaravano erano i lanci falliti.

Certo, vere missioni con innegabili obiettivi erano state viste fallire: i primi lanci per Venere e Marte, il primo tentativo di atterraggio morbido, Luna-15 e -18, Soyuz-1 e Soyuz-11. Tali fallimenti non vennero nascosti, ma nel rilascio delle notizie si descrive come le missioni funzionassero perfettamente fino all’ultimo momento.

In altre parole, i sovietici nascondevano ciò che gli statunitensi avrebbero voluto nascondere del loro programma, ma con meno successo. Richieste in tal senso erano fatte nelle alte decisioni di utilizzare i successi nello spazio come propaganda per mostrare “la superiorità del socialismo”.

Osservatori che non credono nella superiorità del socialismo hanno tentato tuttavia di screditare l’intero programma spaziale Sovietico. John W. Campbell chiamò ciò la sindrome del “Dire che non è cosi”, e lo descrive assieme al suo profeta, Lloyd Mallan, in un articolo definitivo nel “National Review”.

Dal 1957, Mr. Mallan ha ritenuto che ogni successivo passo sovietico nello spazio era un falso o una grande esagerazione. Nel 1959 testimoniò al Congresso che la sonda lunare sovietica non era mai esistita. L’anno dopo disse che le foto del lato nascosto della luna erano false. Poi giocò sulle discrepanze e le distorsioni nel programma di voli umani. Nel 1965 la passeggiata nello spazio era un falso, disse; nel 1967 il disastro della Soyuz non era ciò che apparve, disse, ma solo il possibile vero “lancio” spaziale sovietico.

La ricerca di Mallan è completa; comprende i principi base dell’astronautica come nessun’altra. Prese la ragionevole massima (“non credere a tutto ciò che i sovietici dicono”) e lo estese all’assurdo (“non credere a nulla di ciò che i sovietici dicono”). Certo, come chiaramente indica lo studio, le affermazioni sovietiche devono essere giudicate con cura nel loro contesto e con le altre fonti. Chiaramente, i sovietici vorrebbero nascondere i fallimenti e i retroscena, e dare la migliore immagine possibile al mondo. Tali sforzi di public relations sono stati noti per essere usati con cura, se non con la frode, come il metodo di prendere disegni, foto e carte USA, cambiarne il linguaggio, e rilasciandole, esplicitamente o implicitamente, come conquiste Sovietiche.

Le foto di Luna-3 sono genuine, tutti i noiosi dettagli di Mallan non reggono. Al contrario, Mallan ha ragione quando dice che molti dei filmati della passeggiata di Leonov non sono genuini. Sono state prese sott’acqua, in laboratori di addestramento con i fili di sospensione, simulazioni e pratiche. I sovietici spesso descrivevano con cura le fonti di tali film. La passeggiata spaziale era reale.

Dopo il volo di Gagarin il programma della Vostok prevedeva cinque altri lanci nel 1961-1963; Voskhod, una Vostok estesamente modificata, fece due voli nel 1964 e 1965.

In parallelo con tali voli, dove vennero pubblicamente annunciati subito dopo i lanci (e che, vedremo, erano spesso preceduti da “ufficiosi” annunci), abbiamo parlato della credenza che ci fosse una seconda serie di voli, mai previsti e mai annunciati, in cui sempre l’equipaggio muore ucciso. Come il Dr. Charles Sheldon ha detto, postuliamo un pubblico programma di successo in cui sempre (fino al 1967) ritornano sicuri i propri equipaggi e un programma segreto di fallimenti in cui gli equipaggi muoiono sempre.

Tuttavia il programma di voli umani Sovietici è avvolto nel segreto, e gli osservatori occidentali erano annoiati dalla politica ufficiale di non annunciare mai i lanci fin dopo la loro effettuazione (e mai annunciare gli obiettivi della missione fin quando si compivano con successo), vi erano stati veri casi di crepe nel velo di segretezza. Il prologo al volo di Gagarin dimostrava che la grande storia non può essere nascosta, persino in Unione Sovietica.

Quasi ogni volo spaziale umano Sovietico venne preceduto da qualche annuncio ufficioso. Il 29 luglio 1961, una “fonte” a Mosca riportava che il successivo lancio umano avrebbe avuto luogo in poche settimane, e che il pilota avrebbe volato per un periodo considerevolmente più lungo di quello della singola orbita di Gagarin. Una settimana dopo il cosmonauta Titov venne lanciato in un volo con 16 rivoluzioni.

Alla fine del 1961, iniziò una serie di predizioni concernenti donne nello spazio fatte da ufficiali Sovietici. Al momento del lancio, nel giugno 1963, l’età, le caratteristiche e l’addestramento di una cosmonauta era stata già resa pubblica nella stampa Sovietica. Una agenzia di news Italiana dichiarò (erroneamente) di saperne il nome.

Il comandante della diciassettesima missione spaziale Sovietica era stato intervistato dalla radio di Mosca nel 1964, alcuni mesi prima del suo volo. Identificato solo come “K”, il pilota descrive la sua vita, gli hobbies, e il suo passato all’ audience della radio. Il giorno prima che Komarov decollasse, una fonte di Mosca descrisse che la prossima missione sarebbe stata la prima con un passeggero. In un dettagliato rapporto, un pilota, uno scienziato e un fisico avrebbero effettuato insieme un “lungo” volo spaziale.

I tre uomini vennero lanciati nell’Ottobre 1964. La cosmonave, chiamata “Voskhod”, atterrò dopo solo un giorno nello spazio, suscitando speculazioni che durano ancora oggi, che la missione fosse stata interrotta per motivi tecnici o mediche. Storie che affermano che erano stati richiamati dai nuovi capi del Kremlino sono errate; la missione venne effettuata prima che giungesse, al centro di controllo, la notizia che Khrushchev era stato esautorato.

Alla fine del 1966, storie si diffusero sul nuovo tipo di cosmonave Sovietica che avrebbe effettuato una ampia serie di voli. Tale programma era stato completamente eclissato dal compimento dei lanci delle Gemini USA, che avevano compiuto ripetuti rendezvous e passeggiate spaziali, rompendo diversi record di durata e quote di volo, e addestrò una generazione di astronauti USA per le missioni lunari Apollo.

La nuova cosmonave sovietica avrebbe trasportato “molti cosmonauti”. Avrebbe usato un nuovo rivoluzionario sistema d’atterraggio. Sarebbe stato capace di volare intorno alla Terra e la Luna.

Nell’Aprile 1967 le voci divennero più specifiche. Due cosmonavi sarebbero state lanciate presto. Si sarebbero agganciate nello spazio, e i cosmonauti si sarebbero trasferiti da una nave all’altra.

Komarov venne lanciato in orbita sulla Soyuz-1. “Fonti” predissero che tre uomini l’avrebbero seguito il giorno dopo a bordo della Soyuz-2.

 

S. Komarov

La Soyuz-1 incontrò delle difficoltà e venne richiamata a terra. Komarov morì, quando il principale paracadute di atterraggio non si aprì. Nessuno seppe come la missione sarebbe andata. I sovietici, certo, dissero, con un certo disappunto, che il volo era un completo successo. [1996: sappiamo che l’aggancio e il trasferimento venne solo tentato].

Sei mesi dopo i sovietici lanciarono due Soyuz. Si agganciarono nello spazio, si separarono e atterrarono. Vennero lanciati senza equipaggio e compirono la loro intera missione automaticamente.

Nell’Ottobre 1969 il mondo si attendeva il lancio di tre Soyuz assieme. Le navi furono lanciate.

Quattro anni dopo la morte di Komarov, il successivo passo importante nel programma spaziale Sovietica era in preparazione. Nell’aprile 1971 la nota “fonte a Mosca” riportò che il lancio di un prototipo di stazione spaziale era vicino, e che tre cosmonauti sarebbero stati lanciati 30 giorni dopo la stazione disabitata.

La stazione spaziale “Salyut” stava per essere lanciata nello spazio, e pochi giorni dopo una Soyuz con pilota e due “ingegnieri-cosmonauti” era stata lanciata dopo di essa. Le due navi si unirono. La Soyuz e il suo equipaggio subito si trasferirono dalla stazione e ritornarono sulla Terra.

Sei settimane dopo una seconda Soyuz fu lanciata. Il suo equipaggio di tre uomini si trasferì sulla nave più grande vi rimase per 23 giorni. Al loro ritorno morirono in uno stupido incidente.

Tali “fonti” sembrano avere un notevole registro di track, specialmente a riguardo dei loro principali concorrenti nel campo delle previsioni sovietiche: le previsioni tecnologiche degli esperti occidentali.

Il programma spaziale sovietico usualmente progrediva tramite una serie di voli di sviluppo verso sempre più complesse missioni. Qualche volta tali primi voli potevano essere osservati e estrapolati nelle loro logiche conclusioni. Senza accesso al piano Sovietico, tale processo è veramente una scommessa.

I dati possono essere completamente misinterpretati. Molta informazione necessaria ad avere uno schema valido non è disponibile. Alla fine abbiamo solo delle supposizioni.

Per anni la stampa occidentale ha nominato un numero di cosmonauti che non sarebbero stati riconosciuti dall’URSS. Molti sarebbero morti nello spazio. Uno sarebbe il presunto primo uomo nello spazio e sopravvissuto. Qual’è la verità di tali storie di ‘Cosmonauti Fantasma’?

Durante l’esistenza dell’URSS i dettagli del loro programma spaziale venne tenuto nel segreto. Le reali identità dei loro ingegneri spaziali non vennero mai rivelati durante la loro vita. Il fatto che un pilota si addestrasse per i voli spaziali veniva tenuto segreto persino alla moglie fino a dopo il loro lancio nello spazio. L’enorme progetto sovietico per l’allunaggio rimase nel più totale segreto fin dopo la caduta dell’URSS. Nell’assenza di vere informazioni i media occidentali si collegarono naturalmente alle voci, quando non se li inventavano.

Voli umani erano normalmente dichiarati essersi completati con pieno successo, anche quando era ovvio che gli obiettivi pianificati non erano stati raggiunti. Vi furono delle eccezioni. Lanci umani vennero annunciati dopo che raggiunsero l’orbita, non dopo che fossero atterrate con successo. Ciò significava che la morte di cosmonauti nello spazio divennero riconosciute e soggette a funerali nazionali (Soyuz 1 e Soyuz 11). Furono noti anche dei lanci umani abortiti, spesso con un certo ritardo (Soyuz 18-1 e Soyuz T-10-1).

Una pratica diffusa era quella di eliminare le foto e le storie di chi era caduto in disgrazia. Uno dei casi più infami è quello della foto di Lenin che parla il 5 Maggio 1920 che venne lentamente spopolato negli anni ogni volta che un fidato compagno diveniva un nemico del stato. I Sovietici aiutarono le voci sui cosmonauti morti con una censura imperfetta. Perfino le identità dei cosmonauti che non volavano vennero tenuti segreti, vennero eliminati dalle foto di gruppo dei cosmonauti. Molte versioni della stessa foto apparvero, senza questi ‘fantasmi’.

Nei primi anni della corsa allo spazio venne detto, dalla stampa occidentale, che molti cosmonauti sovietici morirono in voli spaziali mai annunciati dall’ Unione Sovietica. Provenendo da poche vere fonti sconosciute queste vennero abbellite ed elaborate da altri autori, negli anni. Sensazionali presunte intercettazioni radio fatte da analisti dilettanti Italiani diedero sostanza alle supposizioni (vedasi per le affermazioni dei fratelli Judica-Cordiglia vedasi Lost Cosmonauts. Per la critica tecnica delle loro affermazioni vedasi: Note sulle attività di ascolto radio dallo spazio e le sensazionali dichiarazioni fatte dai fratelli Judica-Cordiglia di Sven Grahn).

Dopo la fine dell’URSS la cortina di segretezza cadde. I diari e le memorie dei manager, cosmonauti e ingegneri Sovietici al centro del programma spaziale vennero pubblicate. Documenti personali e ufficiali, diari, e note contemporanee del periodo vennero comprate da procacciatori occidentali dei musei e degli istituti. I più grandi segreti dell’URSS – la mancata missione lunare, il disastro di Nedelin, le orribili testate radiologiche e biologiche sviluppate per o loro missili – furono svelati. Parecchi cosmonauti che morirono in incidenti di addestramento furono identificati. Ma non vi fu alcuna conferma delle originali storie dei Cosmonauti Fantasma ne alcuna nuova informazione.

In anni recenti Internet ha diffuso altre storie di Astronauti e Cosmonauti Fantasma. Vennero tratte da nuovi moderni programmi televisivi, da libri e dalle leggende urbane di Mosca.

Qui vi è una lista di Cosmonauti Fantasma (e qualche astronauta), l’origine delle loro storie, e ciò che successe per davvero. In particolare la verità dietro il presunto primo cosmonauta – Vladimir Ilyushin è esaminato in dettaglio. E qui rivelato per la prima volta – alcuni Cosmonauti Fantasma volano tuttora intorno alla Luna su una cosmonave – ma non erano umani!

Ringraziamenti a Dietrich Haeseler, Jens Kieffer-Olsen, Dr. Elliott H. Haimoff, Larry Klaes, James Oberg, Sven Grahn, Colin Burgess, e Dwayne Allen Day per la loro assistenza e i loro suggerimenti.

Igor Fedrov fu costretto a tentare un rientro manuale sulla Terra nel Dicembre 1991 quando rimase nello spazio a causa del crollo dell’URSS.

Un nano del KGB si afferma che sia morto in una missione suicida sulla superficie lunare; guidava il rover lunare Lunokhod.

FM-2 è il solo vero cosmonauta fantasma; volò due volte nello spazio sulla Zond 7 e il Cosmos 368.

Profiri Yebenov si è riportato che assistesse gli astronauti dell’Apollo 11 nel riparare il Modulo Lunare Eagle sulla superficie lunare, il 21 luglio 1969.

Boris, la scimmia 504, riportato morto sulla superficie lunare a bordo di Luna 15, sopravvivendo per un certo periodo dopo l’atterraggio.

Andrei Mikoyan. Riportato come morto assieme a un altro cosmonauta nel tentativo di raggiungere la Luna prima degli statunitensi nel 1969.

Ivan Istochnikov. Riportato morto sulla Soyuz 2, il 25 Ottobre 1968.

Alexis Belokonyov. Riportato morto in un volo orbitale il 15 Maggio 1962.

Grachev: riportato morto in un volo orbitale nel 1960/1961.

Ludmila: riportata morta in un volo orbitale il 23 Maggio 1961.

Vladimir Sergeyevich Ilyushin presunto primo cosmonauta. Sarebbe precipitato in Cina il 7 Aprile 1961 ma sopravvisse.

Ivan Ivanovich finto cosmonauta, volò due volte.

Gennady Mikhailov. Riportato morto in un volo orbitale il 4 Febbraio 1961.

Alexis Graciov. Riportato morto in un volo orbitale il 28 Novembre 1960.

Piotr Dolgov. Riportato morto in un volo orbitale l’11 Ottobre 1960.

Ivan Kachur. Riportato morto in un volo orbitale il 27 Settembre 1960.

Zavadovskiy. Riportato morto in un volo orbitale nel 1960/1961.

Mirya Gromova. Riportata morta in un test di un aerorazzo nel 1959.

Andrei Mitkov. Riportato morto in un volo suborbitale nel gennaio 1959.

Serenti Shiborin. Riportato morto in un volo suborbitale nel febbraio 1958.

Aleksei Ledovskiy. Riportato morto in un volo suborbitale nel Novembre 1957

 

fonte: http://members.xoom.virgilio.it/aelita/Aelita1/fantasmidellospazio.htm

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OGGI LI CHIAMEREMMO HACKER

Pubblicato da curiositybox su 2 Ottobre 2009

L’INCREDIBILE AVVENTURA DEI FRATELLI CORDIGLIA: ASCOLTAVANO I COSMONAUTI RUSSI NEL CENTRO DI TORINO E CAPTARONO L’AGONIA DEGLI SCONOSCIUTI PRECURSORI DI YURI GAGARIN: “ALMENO 14 SI SONO PERSI NELLO SPAZIO. MA MOSCA NON LO AMMETTEVA”…

 

Yuri Gagarin

Yuri Gagarin

 

Giovanni Battista e Achille Judica Cordiglia dal loro punto di ascolto, prima nel centro di Torino, in via Accademia Albertina, poi in un bunker tedesco affittato per due lire in collina, infine nell’ala di una casa di cura del Canavese, acchiapparono i segreti, divulgarono i successi e le tragedie, registrarono i suoni e le voci di missioni spaziali russe e americane in cui avevano messo il naso non perchè fossero spioni di mestiere ma perchè erano entrati in un gioco più grande di loro, e lo giocavano benissimo.

IL BIP BIP
«Da bambini – raccontano i fratelli Judica – avevamo la passione per la radio, il più bel giocattolo del mondo, e la curiosità di andare sempre oltre nell’ascolto ci spinse ad allestire in casa una piccola stazione, fatta di materiale recuperato dai depositi di guerra e di antenne che progettavamo noi. La nostra Bibbia era una rivista che si chiamava “l’Arrangiatore”. Quello fu l’inizio del gioco. Poi nel ‘57 i russi mandarono in orbita il primo Sputnik e ne captammo il bip bip. Per noi cominciò la caccia ai segnali dallo spazio, una fantastica malattia».

«LE VITTIME SONO 14»…
Il libro e il documentario riapriranno le polemiche sulle morti mai ammesse. Secondo i due fratelli in quel periodo almeno 14 cosmonauti sovietici si sono persi nello spazio per una manovra sbagliata, o sono morti al rientro nell’atmosfera. «Gli americani – spiegano – comunicavano tutto e si esponevano alle brutte figure, a Mosca invece mantenevano il silenzio sulle operazioni finchè non avevano avuto successo. Ma le nostre antenne ricostruivano quanto stava accadendo.

Torino era un luogo privilegiato, il primo punto dove le astronavi sovietiche riprendevano contatto con le basi in Russia, dopo il black out imposto dal sorvolo degli Usa e dell’oceano. Così riversavano tutti i dati. Cogliemmo la voce di Gagarin e annunciammo la presenza del primo uomo nello spazio qualche minuto prima che lo ufficializzasse la Tass. Prima di lui, però, ci sono stati tentativi di cui non si è saputo niente. Nel novembre ‘60, sei mesi prima di Gagarin, sentimmo l’Sos nitido di un veicolo che si allontanava dalla Terra, senza possibilità di tornarci. Nel maggio ‘61 registrammo la morte in diretta di un equipaggio: due uomini e una donna».

Il messaggio della donna è un pugno nello stomaco. I due colleghi probabilmente sono già morti, la cosmonauta cerca aiuto alla base: la manovra di rientro è fuori controllo. La voce ripete ossessivamente dei numeri e «ho caldo, ho caldo, ho caldo». «Questo il mondo non lo saprà», è la sua frase che dà il nome al libro.

NIENTE POLITICA…
«Un’altra volta – aggiungono i fratelli Judica – captammo il battito cardiaco e il respiro affannoso di un essere cui evidentemente mancava l’aria. Facemmo ascoltare il nastro al professor Dogliotti. Lo analizzò e non ebbe dubbi. I sovietici però non ammettevano le tragedie, ci accusavano di inventarci persino i nomi degli astronauti, dimenticando che li prendevamo dalle loro riviste e che con noi, all’ascolto, c’erano sempre giornalisti e tv di tutto il mondo. Emilio Fede, alla Rai, ci conosceva bene. Non ci spingeva l’ideologia, non eravamo anticomunisti, nè al soldo degli americani. Solo c’indispettiva che si negasse la realtà. E gli astronauti erano volontari consapevoli del rischio di morire».

Nel villino a Ciriè i vecchi strumenti parlano di un’epoca lontana, centinaia di nastri conservano le voci e i ricordi. Oggi i fratelli hanno smesso di ascoltare il cielo.
«La fine la decretammo nel ‘75 con la missione congiunta tra l’Apollo e la Soyuz, russi e americani che si danno la mano in orbita». Di Torre Bert resta l’antenna gigantesca, in giardino.

fonte: “La Stampa”

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Nasa pronta a fare base sulla Luna

Pubblicato da curiositybox su 29 Settembre 2009

 

NASA Foto - polo Sud - acqua ghiacciata nei crateri lunari

NASA Foto - polo Sud - acqua ghiacciata nei crateri lunari

WASHINGTON – La Nasa prepara il ritorno sulla Luna. Con l’ obiettivo creare basi spaziali sul satellite. I piani stanno prendendo forma e gli scienziati progettano una nuova generazione di navicelle in grado di essere usate, dopo l’ esplorazione lunare, anche per il passo successivo della sfida lanciata dalla Casa Bianca: inviare l’ uomo su Marte. Gli scienziati della Nasa prevedono una prima fase della esplorazione non molto diversa da quella delle missioni Apollo: una serie di brevi spedizioni (della durata di sette-dieci giorni) per studiare il luogo migliore dove creare la prima base lunare. Scelta la località, probabilmente vicino ai poli, scatterà la seconda fase dell’ esplorazione destinata ad essere basata su tecnologie non ancora esistenti. Gli esperti del centro spaziale statunitense guardano con interesse, per un possibile parallelo, alla esperienza delle basi americane nell’ Antartico dove gli scienziati vivono in isolamento, in un ambiente dove è impossibile sopravvivere senza il sostegno di specifiche tecnologie. «La base lunare non sarà una “colonia” ma piuttosto un avamposto scientifico», ha dichiarato lo scienziato Pascal Lee al quotidiano “Washington Post” che ha dedicato un servizio all’ argomento. La data fissata dal presidente George W. Bush per il ritorno degli Stati Uniti sulla Luna è il 2020. Ma questa data è giudicata da molti scienziati della Nasa non realistica. A sentire gli esperti del centro spaziale ci vorrà più tempo per riportare la bandiera a stelle e strisce sulla Luna.

fonte: Repubblica

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I 5 motivi per cui il mondo NON finirà nel 2012

Pubblicato da curiositybox su 29 Settembre 2009

E’ giusto pubblicare anche voci opposte a chi tende a credere al 2012 come data catastrofica,
quindi ringraziamo Stuart Delta della gentile concessione di questo articolo.

2012, Nibiru non esiste.

Il 2012 è un tema di bassissimo livello che fonde superstizione, disinformazione, ignoranza e, dato il giro di denaro intorno all’argomento, circonvenzione di incapace.

I media danno ampio spazio alle tesi catastrofiste più assurde: vendono, fanno audience. Questo bombardamento mediatico ben oltre il livello di guardia, che ovviamente crescerà di intensità nel prossimo biennio, sta causando depressione, fobie, psicosi, panico in moltissimi soggetti, non ultimi i bambini, che non hanno sufficienti filtri logico-culturali per razionalizzare certe fandonie.

Avrei volentieri ignorato la questione, tuttavia ritengo che chi ha la possibilità di fare informazione abbia il dovere di contribuire a smentire queste idiozie e fare in modo che le notizie esatte vengano diffuse e condivise.

1. Ipotesi : Nel 2012 avverrà l’inversione del Poli Magnetici della terra…

Falso

Non è possibile prevedere quando avverrà lo spostamento/inversione dei poli magnetici. In ogni caso non è un processo istantaneo (tipo interruttore della corrente) ma lento, che richiede migliaia di anni, durante i quali la Terra rimane comunque percorsa dalle vicine linee magnetiche di forza che la proteggono dalle radiazioni e dalle tempeste del sole.

2. Ipotesi: nel 2012 la Terra cesserà il suo moto rotatorio e rimarrà ferma per 72 ore, dopodichè ricomincerà il suo moto rotatorio nel senso opposto.

Falso (e ridicolo)

Astronomicamente è un nonsense ed è in contrasto con le basilari Leggi della Fisica che vengono impartite alle scuole elementari. Non è possibile che una massa di 5,9742 × 10^24 kg, che ruota sul suo asse a 465,11 m/s e sviluppa un momento inerziale di 8e37 kg-m^2 possa fermarsi improvvisamente, prendere fiato per tre giorni e (nessuno ha ancora ben spiegato da dove esattamente prenderebbe l’energia per farlo) ricominciare a ruotare in senso opposto.

3. Ipotesi: Nel 2012 i pianeti del Sistema Solare si allineeranno…

Improbabile (e comunque non succederebbe nulla)

Allineamenti “parziali” sono avvenuti spesso in passato, l’ultimo è stato a Maggio 2000 (qualcuno si è accorto di qualcosa?). Un allineamento perfetto e totale, inoltre, ha una possibilità di avvenire pari a zero, innanzitutto perchè i piani stessi delle orbite non sono allineati. Se anche avvenisse il tanto temuto allineamento dei pianeti del Sistema Solare, questo non avrebbe influenza alcuna sulla vita terrestre: i pianeti sono troppo distanti perchè possa esserci un’incidenza, anche minima, sulla forza di gravità, sul clima e sulle maree.

4. Ipotesi: Il calendario Maya predice la fine del mondo proprio per il 21 Dicembre. 2012

Falso

Uno dei calendari Maya, per la precisione quello usato per i cicli “lunghi”, termina il 21 (altre risorse indicano il 23) Dicembre 2012. Termina un ciclo quindi, e ne reinizia un altro. Non solo, la fine di questi lunghi periodi era un’occasione per i Maya di grandi festeggiamenti non certo un evento nefasto (Sandra Noble, fonte qui: http://www.usatoday.com/tech/science/2007-03-27-maya-2012_n.htm ).

Più in generale, ai Maya, sono spesso accreditate straordinarie conoscenze in campo astronomico, tecnologico e culturale. Il che ha un fondamento di verità, tuttavia non bisogna cadere nell’errore di “sopravvalutare” le credenze di un popolo che era convinto che la Terra fosse piatta e che non sopravvisse agli Atzechi (un po’ come l’uomo di Neanderthal non sopravvisse all’Homo Sapiens).

5. Ipotesi: Nel 2012 Nibiru, altrimenti detto Decimo Pianeta, colliderà con la Terra!

Falso

Nibiru, o Decimo Pianeta, o Pianeta X è un’invenzione di quasi 10 anni fa, portata alla ribalta in un periodo in cui, effettivamente, gli astronomi scoprirono diversi corpi celesti nel Sistema Solare di dimensioni paragonabili a quelle di piccoli pianeti; tutti comunque lontanissimi dall’orbita terrestre.

Secondo le previsioni catastrofiste il Pianeta X avrebbe dovuto impattare la terra nel 2003. Ovviamente non accadde nulla. Passato un lustro, i sostenitori di Nibiru sono tornati all’assalto cavalcando l’onda emotiva del 2012. L’aspetto bizzarro è che siccome neanche quelli che credono nella sua esistenza lo hanno mai visto realmente, le versioni cambiano da teorico a teorico.

Tralasciando che è fisicamente impossibile che accada, se davvero esistesse un pianeta in rotta di collisione con la Terra non solo la NASA (spesso -ingiustamente- accusata di occultare e alterare molte delle proprie scoperte) ma anche milioni di astronomi indipendenti lo avrebbero già avvistato.

La realtà dietro il 21 Dicembre 2012 è una sola: non succederà nulla.

Quindi:

A. Non pensate di essere esentati dal rito commerciale del Natale 2012. Anche in quell’anno farete regali inutili a persone che odiate e riceverete in cambio cianfrusaglie che non userete (e che magari riciclerete alla prima occasione).

B. Non dilapidate il vostro patrimonio nei mesi precedenti pensando che tanto il denaro non servirà più. I creditori, dal 22 Dicembre in poi, si rivolgeranno a VOI, non a Nostradamus o ad un profeta Maya a caso.

Stuart D.

fonte: http://www.blobjects.it/

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9 Ottobre 2009 la Nasa bombarda la luna

Pubblicato da curiositybox su 28 Settembre 2009

Il progetto Nasa ribattezzato “LCROSS Mission” (Lunar Crater Observation and Sensing Satellite), ufficialmente e’ stato creato per trovare depositi di ghiaccio sul nostro satellite, ma ufficiosamente sembra studiato per imporre la sovranità degli Stati Uniti sul satellite terrestre nei confronti di una o più civiltà extraterrestri
La missione prevede il lancio di un missile con una bomba di 2 tonnellate da far esplodere sulla superficie della Luna e creare un cratere largo circa 6 chilometri che verrà analizzato dalla sonda LRO in cerca di cristalli di ghiaccio d’acqua. Sul sito ufficiale della missione NASA è possibile visionare materiale tecnico.
L’esplosione avverrà il 9 ottobre è sarà visibile dalla Terra.


Tanti i problemi che ne deriverebbero, primo su tutti la violazione del trattato di Ginevra (U.N.) firmato da ben 125 statiche vieterebbe di usufruire dell’ universo per scopi non pacifici, quindi tramite l’ utilizzo di armi.
Altro problema sarebbe la deviazione della rotta lunare e una possibile pioggia di detriti sulla terra.
Se fosse confermata una presenza aliena sulla Luna, la preoccupazione è che il vero intento della missione LCROSS sia un atto ostile nei confronti delle colonie extraterrestri sulla Luna. In questo caso, la NASA e il Governo Americano sarebbero colpevoli di una guerra di aggressione, che è il più grave dei crimini di guerra contemplati dal Trattato delle Nazioni Unite e dalla Convenzione di Ginevra, ai quali gli Stati Uniti sono soggetti. “La Luna e gli altri corpi celesti siano usati da tutti gli Stati aderenti al trattato esclusivamente per scopi di pace. L’installazione di basi militari, fortificazioni e armamenti, il collaudo di qualsiasi tipo di arma e la conduzione di manovre militari sui corpi celesti è proibita”.

Come al solito non ci resta che aspettare e vedere cosa succede
Per il sito in inglese http://lcross.arc.nasa.gov/observation.htm

Fonte:www.blobjects.it

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