Curiositybox

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Detroit: una casa per un dollaro

Pubblicato da curiositybox su 1 Luglio 2009

Pignorata e ridotta a uno “scheletro”

Una soda da McDonald’s può costare quanto… una casa a Detroit. Cioè: un dollaro. A dire il vero, l’abitazine in questione, pignorata la scorsa estate e non lontano dall’aeroporto della città, era stata venduta nel novembre del 2006 per 65mila dollari. Ma la famiglia vittima del pignoramento non era riuscita a mandare giù quello che riteneva un abuso.

E così, grazie alla complicità dei vicini, era riuscita a portarsi via, pezzo dopo pezzo, tutta quanta la casa che riteneva ancora di sua proprietà. Tanto che alla fine dell’abitazione era rimasto quasi soltanto lo scheletro. E pensare che stiamo parlando di quella che era l’abitazione più bella della 8111 Traverse Street.

Dell’abitazione è entrata in possesso una banca. Che ha deciso di metterla sul mercato lo scorso gennaio per mille dollari. Peccato che quello scheletro nessuno se lo volesse comprare, neanche per un prezzo così basso. E così quella banca, dopo una lunga attesa, visto che non riusciva a concludere l’affare, ha deciso di ridurre il prezzo a un dollaro. In effetti, gli eventuali acquirenti, oltre a comprarsi uno scheletro di casa, avrebbero dovuto farsi di carico di una salata bolletta dell’energia e delle tasse prima di entrare in possesso dell’immobile.

Insomma, alla fine quella casa in Traverse Street era stata messa in vendita a un prezzo davvero simbolico. “Non avevo mai visto una casa in vendita per un dollaro”, spiega Kent Colpaert, l’agente immobiliare che aveva l’abitazione in carico e che è riuscito a venderla a una signora del luogo. L’acquirente ha detto di aver concluso l’acquisto in vista di un investimento.

Un caso più unico che raro? Non esattamente. Un dollaro per un’abitazione a Detroit, una delle città più povere degli Stati Uniti, non è un caso isolato: il sito Internet Realtor.com ha quotato una casa familiare singola e un altra doppia nella capitale dell’auto degli Usa per un dollaro ciascuna.

fonte: TGCOM

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Processione del corpus domini a Prato in Piazza del Duomo 11-06-2009

Pubblicato da curiositybox su 15 Giugno 2009

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2 Giugno – Volanarnali 2009

Pubblicato da curiositybox su 30 Maggio 2009

Con il patrocinio della Circoscrizione Prato ovest e gruppo consiag    6° EDIZIONE
Nel parco sportivo della Parrocchia


ore 16.00

“INNAGURAZIONE” DEI GIARDINI IN VIA HERMADA
Narnalinsieme promotore della realizzazione dei giardini di via Hermada
Inaugura i giardini con trampoliere musica pagliacci e tanto divertimento e in corteo
Tutti insieme raggiungeremo il parco divertimenti.

Ore 16.30

Nel campo sportivo della parrocchia dietro la misericordia di Narnali
Neverlandia con il suoi giochi gonfiabili per il divertimento dei bambini vi aspetta
con animatori , trucca bimbi ,sculture di palloncini, musica e tanto divertimento

Ore 20.00

Una pizzata insieme
(prevista prenotazione)
Ingresso gratuito


Vi aspettiamo ……
VIENI

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Etruschi – Domenica 31 Maggio

Pubblicato da curiositybox su 28 Maggio 2009

Segnalo che l’associazione Amici degli etruschi ha programmato per domenica  31 Maggio un’escursione, sotto la guida del Prof. Arch. Giuseppe Centauro, che ha come centro di interesse Poggio Castiglioni ed i siti archeologici lì presenti.
Il ritrovo è fissato alla chiesa de La Querce alle 8,30 ed arrivo in auto a Poggio Castiglioni (dove sono presenti ampi spazi dove poter parcheggiare) alle 8,45: da qui i partecipanti proseguiranno a piedi verso la croce del Poggio, da cui si potrà ammirare la sottostante  antica città di Gonfienti; quindi sarà la volta della Grotta del Drago, fonte di un acquidoccio che da qui parte verso il pianoro della Bucaccia; a seguire visita alla Buicaccia e, per chi lo desidera, proseguimento verso S. Anna vecchia (l’escurisone proposta sino alla Bucaccia dura circa 2 ore, mentre il ring verso S.Anna vecchia e poi il chiesino di Cavagliano dura circa 4 ore). Il tracciato è comunque lasciato alla libera scelta dei partceipanti, che in qualsiasi momento possono far rientro a Poggio Castiglioni.

Enrico Bianchi

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Magneti e materiale per gli esperimenti – costruire un Motore omopolare

Pubblicato da curiositybox su 25 Maggio 2009

Se non sapete dove trovare dei piccoli magneti per i vostri esperimenti li potete trovare in questo sito, io personalmente li trovo molto buoni, ottimi per fare vari esperimenti di levitazione e piccoli motori magnetici omopolari:

 

Sito dove è possibile trovare magnetini e materiale per gli esperimenti

Sito dove è possibile trovare magnetini e materiale per gli esperimenti

 
 
 
 
  MOTORE OMOPOLARE OTTENUTO CON UNA SEMPLICE PILA DA 1.5V E DEI PICCOLI MAGNETINI
 

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Nasce il nuovo sito “Mangiasmog” a cura del gruppo Airclear

Pubblicato da curiositybox su 24 Maggio 2009

Mangiasmog - Tecnologie anti-pollution

Mangiasmog - Tecnologie anti-pollution

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CARMIGNANO 15/05/2009 – Appuntamento con l’archeologia etrusca con la conferenza del prof. Camporeale

Pubblicato da curiositybox su 18 Maggio 2009

 

Si è svolta venerdì scorso presso la Sala Consiliare del Comune di Carmignano la prevista conferenza sul sito etrusco di Tarquinia tenuta dal prof. Giovannangelo Camporeale. Come è noto Camporeale è Professore Emerito dell’Università di Firenze, nonché Presidente dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici e si è dedicato allo studio dell’Italia preromana, con particolare riferimento all’Etruria, durante l’ultimo millennio a.C. ; nell’ambito di quest’ultimo settore va menzionato lo scavo, tuttora in corso, di un abitato del VII-VI secolo a.C. al lago dell’ Accesa nei pressi di Massa Marittima (GR), in stretta relazione con lo sfruttamento delle vicine miniere delle Colline Metallifere. Il tema della serata “Tarquinia: genesi e sviluppo di una metropoli”, è stato illustrato con un ricco corredo di diapositive, lungamente dal prof. Camporeale. Come è stato spiegato, Tarquinia è la città fondata – seconda la tradizione – dall’eroe Tarconte, che apprese dal genio Tagete i principi dell’etrusca disciplina. Tarquinia è anche la città che ha restituito, con le sue straordinarie tombe dipinte, vivaci e ineguagliabili testimonianze della vita quotidiana del popolo etrusco. Nell’illustrazione ceramiche a figure geometriche appartenenti al IX-VIII sec. a.C. Si sono alternate a vasi di uso comune finemente decorati appartenenti al periodo successivo orientalizzante; si sono visti incensieri carrellati ed anche vasi particolari come il vaso egizio che qui riportiamo. Un aspetto particolare riguarda delle figure rappresentate sulle tombe e che ricordano la simbologia terra-aria ovvero energia negativa e energia positiva molto suggestiva la raffigurazione della tomba dei tori, di cui riportiamo un articolo a parte, con la descrizione che si può trovare sui classici testi di etruscologia dell’uccisione di Troilo da parte di Achille

 

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659  – Ceramiche dell’epoca villanoviana

 

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660 – Vaso Egizio trovato in due soli siti dell’Italia, Tarquinia e Mozia

 

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667 – Vaso Etrusco decorato del periodo post-villanoviano

 

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668 – particolare della decorazione di una tomba: simbolismo terra-aria

 

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669 – Particolare di una pittura murale tombale, dove vengono raffigurati due personaggi: quello a sinistra reca su una mano una stola e porge la mano destra, con gesto sacrale, verso una pianta che ha vicino un animale del cielo (aria); quello a destra non ha la stola e pone la mano sinistra verso due piante che sono nate da un’unica radice e che hanno nelle vicinanze un animale di terra. I gesti sacrali ricordano le stesse posture già viste nelle pitture egizie; inoltre la porta, simbolo dell’aldilà o di un portale temporale.

 

 

     a cura di Gabriele Cambi & Enrico Bianchi

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VERITA’ NASCOSTE DEL POPOLO ETRUSCO: UNA TOMBA DI TARQUINIA SVELA LA CONOSCENZA DEL RITMO SOLE-TERRA???

Pubblicato da curiositybox su 18 Maggio 2009

Grazie alla ricerca dello stimato Prof. Baccolini siamo riusciti a mettere in evidenza un aspetto sinora trascurato della cultura e della vita etrusca

 

A margine della conferenza del Prof. Camporeale Giovannangelo tenutasi a Carmignano Venerdì 15 Maggio 2009, vogliamo introdurre una riflessione sul commento fatto a proposito della tomba dei tori ed in particolare sulla pittura murale che raffigura l’uccisione di Troilo da parte di Achille. Qui entra in scena una ricerca svolta dal Prof. Graziano Baccolini dell’ Università di Bologna che spega in altri modi e significati i simboli ed i personaggi presenti all’entrata della tomba dei tori. Ci piace anche aggiungere una considerazione personale su questa rappresentazione: secondo noi le due porte, al pari del dualismo maschile-femminile (del resto evidenziato anche dell’atteggiamento dei due tori), potrebbero suggerire il simbolo delle due energie (quella solare positiva, terrestre negativa); nella pittura murale si può intravedere anche le piante con i rami e le foglie alternate destra-sinistra e ben separate tra loro come se fossero dei catalizzatori di energia; e l’albero della vita legato a quello della morte ricorda ancora una volta le due energie, solare-terrestre, o se vogliamo fare un parallelo con altre culture lo ying e lo yang

a cura di Gabriele Cambi & Enrico Bianchi

 

La Tomba dei Tori e i suoi Simboli Religiosi:

La pietra Ovale e la Croce

di Graziano Baccolini

Questa mia nuova interpretazione sulle immagini di questa Tomba è stata possibile ed è in accordo con le mie precedenti ricerche su Montovolo che hanno dimostrato che tale sito era un probabile Ombelico del Mondo Etrusco e che la pietra Ovale e la Croce erano importanti simboli religiosi Etruschi.

 

 

Questa Tomba, databile al VI sec. A.C e scoperta nel 1892 a Tarquinia, è uno dei monumenti più noti di tutta l’Etruria. E’ riportata in moltissimi testi e siti web riproducendo anche i famosi affreschi che sono ancora ben conservati e che hanno solleticato la curiosità di tutti soprattutto per alcune immagini erotiche.

Il suo fascino deriva anche dal mistero che la circonda. Molti hanno cercato di dare una interpretazione alle varie immagini riprodotte, ma penso che ancora non sia stato dato un serio significato simbolico a tutta la scena. La religione Etrusca, soprattutto in fase arcaica, era piena di simboli che bisogna riscoprire dato che le loro fonti letterarie, dove probabilmente erano spiegati, sono state volutamente distrutte nei primi secoli del cristianesimo (IV-V sec. D.C.).

Con grande fascino D.H. Lawrence in Etruscan Places ha descritto questa “Tomba dei Tori” intuendo anche che dietro alle immagini ci siano profondi significati simbolici finora sconosciuti.

Riporto parte della descrizione di Lawrence:

(..)Il nome di Tomba dei Tori viene da due tori raffigurati al di sopra della porta sulla parete di fondo, uno dei quali è un toro dal viso umano, al quale è fatto carico del `po’ di “pornografico”, mentre l’altro è disteso serenamente e guarda verso l’interno della stanza con occhio misterioso, dando le spalle tranquillamente ad un secondo pezzo di pittura che secondo la guida non è “pornografico” perchè è una donna.(…) In questa tomba tutto suggerisce l’antico Oriente: Cipro, o gli Ittiti, o la cultura minoica di Creta. Tra le due porte sulla parete di fondo vi è un incantevole dipinto raffigurante un cavaliere nudo con una lancia, su un cavallo senza sella, che si dirige verso una graziosa palmetta, e un pozzo o una fontana sulla quale riposano due animali scolpiti dalla faccia scura, due leoni dallo strano muso nero. Dalla bocca di quello vicino alla palmetta sgorga dell’acqua che cade in una specie di altare di forma concava, mentre da un lato avanza un guerriero con elmo di bronzo e schinieri che sembra minacciare il cavaliere con la spada che impugna con la sinistra, mentre sale sul gradino alla base della fontana. Sia il guerriero che il cavaliere portano gli stivali lunghi e appuntiti tipici dell’Oriente: e anche la palma non è molto italiana.

Quest’immagine possiede un curioso fascino, e ha un evidente valore simbolico.

. (..)La decorazione dell’orlo, invece dell’uovo e del dardo, raffigura in mezzo ai dardi il cosiddetto segno di Venere: una sfera sormontata da una piccola croce. “E’ quello, un simbolo, chiedo al Tedesco (sua guida). “Non qui! “, risponde bruscamente. “E’ una semplice decorazione !”

Il che probabilmente è anche vero. Ma che un artista etrusco non avesse per esso, in quanto simbolo, una sensibilità diversa da quella di un moderno decoratore, questo non riesco a crederlo. Per il momento mi arrendo. (..)

Nell’angolo ottuso del tetto gli animali araldici hanno un aspetto strano.

Il piatto pezzo centrale, il cosiddetto altare, ha quattro teste di ariete agli angoli.

E successivamente dice: (…)La strana potenza e bellezza di queste cose Etrusche scaturiscono, a mio parere, dalla profondità del significato simbolico di cui allora l’artista era più o meno cosciente.

(D.H. Lawrence, Etruscan Places, Penguin Books, pag 99- 102,1950.)

Spesso in altri testi ci si sofferma soprattutto sulle scene erotiche etero- ed omo-sessuali e sui presunti simboli femminili e maschili delle sfere con croce in basso o con dardo in alto, che vengono anche considerati un semplice motivo ornamentale. Inoltre alcuni autori attribuiscono all’atteggiamento aggressivo del toro di destra una disapprovazione della omosessualità mentre alla posizione tranquilla del toro di sinistra una approvazione della eterosessualità.

La scena tra le due porte viene attribuita ad una scena mitologica greca : l’assalto ed uccisione di Troilo, che giunge a cavallo alla fontana, da parte di Achille. Nel pannello inferiore sono rappresentate chiaramente alberi di olivo ai diversi stadi di crescita simbolizzando forse la vita anche dopo la morte o il continuo rinnovarsi della vita.

Ora cercherò di dare anch’io una interpretazione, un pò diversa da quelle riportate sopra, forse svelando il significato di alcuni simboli riprodotti e che, penso, diano un senso più realistico a tutta la scena senza dover ricorrere a ragionamenti da psicoanalisi, ricordandoci che nel VI sec. A.C. tutti quelli che entravano in questa tomba dovevano capire immediatamente il significato di queste scene.

Penso, prima di tutto, che i simboli della sfera sormontati con una croce non siano certamente motivi ornamentali né tanto meno simboli della fertilità né il cosiddetto segno di Venere, ma rappresentino il simbolo dell’Omphalos, la pietra Ovale o quasi sferica con incisa sulla punta, a volte, una croce, come ho trovato nel Museo di Marzabotto. Questi omphalos venivano messi anche sulle tombe come loro simbolo religioso di rinascita indicando l’uovo primordiale. La croce indicava l’aldilà o la Divinità. Anche la croce nelle porte, trovate spesso nelle necropoli Etrusche, stava probabilmente ad indicare la porta per l’aldilà. Questo omphalos con la croce veniva anche sotterrata nel rito di fondazione dei nuovi insediamenti, come è stato trovato anche a Marzabotto all’incrocio delle due strade principali della città etrusca del V sec. A.C. In questo modo si spiegherebbero le due file di raffigurazioni delle sfere con croce: la fila con la croce rivolta in alto segna la linea di demarcazione del mondo terreste mentre la fila con la croce rivolta verso il basso segna la linea di demarcazione del mondo degli inferi. Sappiamo che vicino ai templi vi era un pozzo che metteva in comunicazione questi due mondi. Questo pozzo verrà chiamato dai romani mundus. Nella rappresentazione murale della tomba dei tori esiste anche una netta demarcazione tra il mondo terreste e quello celeste, usando praticamente lo stesso numero di linee colorate. Però qui non abbiamo più le piccole sfere sormontate con la croce. Se fossero semplici motivi ornamentali dovrebbero esserci. Non dovrebbero esserci se rappresentassero, come credo, le pietre omphalos. Ora la visione di insieme della Tomba dei Tori è molto chiara. Abbiamo una rappresentazione dei tre mondi. In quello celeste spicca il piedistallo che sorregge il cielo con le teste di ariete che probabilmente stanno a indicare l’era dell’Ariete in cui vivevano gli Etruschi. Si deve notare che tali teste di ariete si trovano in molti basamenti che sorreggano pietre Ovali come a Marzabotto, Sasso Marconi, ecc. Attorno animali fantastici alati che simboleggiano il mutare del cosmo o sono simboli di una antica religione che già stava sfumando e che l’artista usava ora liberamente senza conoscere più il significato originario. In seguito questi simboli si modificheranno ulteriormente e l’artista li userà anche soltanto come motivo ornamentale.

La parte mediana dell’affresco rappresenta il mondo terreno e l’Etrusco, immune dalla nostra falsa moralità cristiana, vedeva anche nei rapporti sessuali la migliore rappresentazione di una vita terrena come può essere la figura dei due “Tori” o meglio del toro e della sua tranquilla probabile femmina.

La scena della parte inferiore rappresenta il mondo degli inferi dove l’anima giunge su un cavallo senza sella, contornata da altri simboli, come l’albero della vita pieno di foglie che è legato da una sciarpa all’albero della morte.

La figura centrale può anche rappresentare la scena dell’agguato di Achille a Troilo, ripresa dalla mitologia Greca, ma ciò accentua ancora maggiormente che siamo nel mondo degli inferi. Concludendo penso che ora sia comprensibile tutta la scenografia di questa tomba e che tale mia interpretazione può avvicinarsi a quella di un etrusco del VI sec. AC che riconosceva ancora facilmente i simboli della pietra ovale e della croce come attestano le numerose pietre ovali trovate nei vari Musei Etruschi, finora misconosciute, tra cui alcune “fortunatamente” con ancora la croce scolpita sulla punta.

 

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Intero affresco della parete centrale della prima camera della Tomba dei Tori (Tarquinia, necropoli di Monterozzi)

 

 

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La scena del presunto agguato di Achille a Troilo

 

 

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Particolare delle due file di sfere con la croce ( Omphalos !?) che dividono il mondo dei Vivi da quello dei Morti

 

Le immagini della Tomba dei Tori ed altre sono riportate nel sito http://www.mysteriousetruscans.com/tarbulls.html

Prof. Graziano Baccolini

Dipartimento di Chimica Organica, Università di Bologna

 

 

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L’ Uovo simbolo religioso per etruschi, egiziani e greci…

Pubblicato da curiositybox su 16 Maggio 2009

Montovolo, Ombelico del Mondo Etrusco ?!!

di Graziano Baccolini

Questo articolo è stato pubblicato recentemente, in maniera più succinta, sulla rivista Hera, 41,76, 2003.

I parte

La “sua” pietra Ovale si ritrova come simbolo religioso nelle Necropoli Etrusche, di Marzabotto, di Bologna, di Pisa, di Settimello (Firenze), di Populonia, di Volterra, di Orvieto e di tante altre Necropoli dove molte di queste pietre ovali sono andate miserabilmente perdute probabilmente perché considerate finora semplici cippi .

Dalle precedenti ricerche riportate in questo sito( vedere Index) e riassunte in un breve articolo su Hera, ho appurato, che Montovolo è stata la Montagna Sacra dell’Etruria settentrionale nel VI sec A.C e che sulla vetta del monte c’era probabilmente un Centro Oracolare simile a quelli noti nell’antica Grecia nello stesso periodo storico. Questa affermazione è basata su una serie di dati, alcuni riportati in precedenza che possiamo qui brevemente riassumere, aggiungendo anche altri riscontri trovati recentemente che la avvalorano ulteriormente.

Gli antichi Centri Oracolari

I Centri Oracolari 1 erano luoghi sacri in cui si praticavano dei riti che avvicinavano gli uomini ai loro Dei e la loro origine è antichissima risalendo alle prime civiltà umane come quella Sumerica ed Egiziana. Si chiamano oracolari perché spesso i sacerdoti che praticavano i riti davano dei responsi detti anche oracoli che dichiaravano fossero inviati dal Dio a cui quel centro era dedicato. I più noti sono quelli esistiti nell’antica Grecia e il più noto tra questi è quello di Delfi. Spesso il Centro Oracolare aveva come simbolo una pietra, a forma ovale o quasi-sferica o conica, definita anche pietra-ombelico (omphalos). Per questo motivo questi centri si definivano “Ombelico del mondo” a volte in contrapposizione con altri. Il dio di Delfi era Apollo, il cui nome significa pietra, ed era rappresentato con una pietra Ovale. Delfi diventò l’”Ombelico del mondo greco”, soppiantando il più antico centro di Dodona, un tempo unico centro oracolare e indiscusso Ombelico Greco come riporta Erodoto2 nelle sue Storie(II,52). A Delfi fin dal VIII secolo AC affluivano genti di tutti paesi del Mediterraneo, compresa l’Etruria, e diventò il centro di quel mondo. Anche in altre civiltà come quella Egizia, Babilonese o Ittita c’era la stessa usanza da cui deriva quella Greca. A Tebe, in Egitto, una simile pietra ovale rappresentava il Dio Ammon, mentre nel Vecchio Regno il Dio Sokar era rappresentato con una stessa pietra ovale su cui erano appollaiati due piccioni e riprodotta nella Tomba di Tuthmosi III .

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Particolare della Tomba di Tuthmosi III raffigurante la pietra Ovale con i due piccioni e serpenti.

Nella lunghissima storia dell‘Egitto gli Ombelichi del paese sono stati diversi come Eliopoli, Karnack, Tebe e spesso in contrasto tra loro per questioni di potere. Hebron e Gerusalemme lo sono stati per gli Ebrei. Altri Ombelichi li troviamo anche in altre civiltà di altri continenti come Cuzco (Perù), isola di Pasqua (oceano Pacifico), Angkor (Cambogia ), e tanti altri che saranno forse ancora sconosciuti. Sembra che tali “ombelichi” avessero anche un alto significato geodetico, cioè servissero a marcare punti della Terra con conosciuta latitudine e longitudine e spesso tali luoghi erano posti su montagne con vette gemellari facilmente individuabili. Il monte Parnasso a Delfi è un monte gemellare, il Monte Ararat (sito oracolare di Metsamor) in Armenia è gemellare ecc. Ogni centro oracolare o Ombelico aveva attorno a se altri centri a distanze ben definite e sembra fossero in comunicazione tra loro.

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Riproduzione del rilievo in marmo trovato a Delfi dove si vede la Pietra Ovale con sopra due colombi

Inoltre sopra le pietre-ombelico o nelle vicinanze spesso venivano incisi due volatili, posti di fronte uno all’altro, che erano spesso colombe. Esistono per Delfi antichi bassorilievi conservati al Museo di Londra (vedi sopra) che presentano la pietra ovale con sopra due colombe. Queste colombe erano con molta probabilità piccioni o colombi viaggiatori che servivano per inviare i messaggi ai vari centri e i due colombi stavano a indicare che ad ogni colombo che arrivava c’era un altro che partiva con la risposta o andava in un altro centro oracolare con lo stesso messaggio. Tale affermazione è confermata da tradizioni greche riportate anche da Erodoto dove ritroviamo voli di colombe che volano dai centri oracolari di Karnack o Tebe a quelli greci di Delfi o Dodona.

Riporta infatti Erodoto2 (II,54):

Le profetesse di Dodona dicono che due colombe nere volate via da Tebe d’Egitto sarebbero giunte l’una in Libia l’altra presso di loro. Questa posatasi su una quercia ordinò con voce umana che doveva sorgere lì un oracolo di Zeus, ed essi, i Dodonei, ritennero che tale ordine provenisse da un Dio ed agirono di conseguenza. Dicono poi che la colomba andata in Libia abbia ordinato ai Libici di fondare l’oracolo di Ammone, e anch’esso è di Zeus. Dunque le sacerdotesse, delle quali la più anziana ha nome Promeneia, quella che vien dopo Timarete e la più giovane Nicandre, mi narrarono questo e con esse concordavano anche gli altri Dodonei addetti al tempio.(…)

Ovviamente neppure Erodoto pensava che fossero piccioni viaggiatori perché se lo avesse saputo lui, lo avrebbe saputo chiunque, e questo mezzo di comunicazione segreto e potente avrebbe perso la sua efficacia e non avrebbe dato, allora, il potere della presunta preveggenza ai sacerdoti Oracolari.

Infatti Erodoto (II,57) dice successivamente che tali colombe potrebbero essere donne straniere:

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Riproduzione recente della pietra ovale a Delfi che serve a indicare dove era posta quella antica andata perduta ma riprodotta su diversi rilievi in marmo. Una copia del periodo romano è conservata al Museo di Delfi. (Foto G. Guizzardi.)

Ricordiamoci che ancora oggi in alcuni paesi è vietato per i privati usare piccioni viaggiatori e fino a qualche decennio fa era considerato un segreto militare.

Ad ogni centro oracolare era anche associato un “codice arboreo” : Dodona aveva la quercia, Delfi aveva l’alloro, Delo la palma, Hebron l’acacia, Sidone il Cedro ecc. Come riporta R.Temple 1la pianta serviva come “codice” per individuare il centro oracolare. Era il loro “codice postale” che presumibilmente veniva indicato nei messaggi inviati dai colombi viaggiatori per indicare la provenienza. Si può quindi immaginare una rete di centri che comunicavano tra loro con questi piccioni viaggiatori e questo mezzo di comunicazione era noto solo ai Sacerdoti e ai loro adepti. Ricordiamo che i piccioni o colombi viaggiatori possono fare cento chilometri in un’ora e permanere in volo senza posarsi anche per dieci ore consecutive, attraversando quindi anche lunghi tratti di mare. In questo modo le notizie potevano valicare i mari in poche ore giungendo a destinazione molto tempo prima, a volte anche mesi, di qualsiasi messaggero terreste suffragando la presunta preveggenza degli oracoli.

Montovolo, Centro Oracolare e un probabile Ombelico Etrusco

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Il massiccio del Montovolo con accanto la cima più alta del Vigese.

Nell’Appennino tosco-emiliano, a 50 Km da Bologna e 60 da Firenze, vi è un massiccio montagnoso isolato dagli altri monti e definito Alpe Gemina perché è composto da due cime gemellari denominate Montovolo e Vigese. Sulla cima del Montovolo vi è un Santuario, le cui antichissime origini sono ancora in parte sconosciute, anche se supposte da molti.

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Il Santuario di Montovolo

La lunetta del portale del Santuario porta la scritta A.D. MCCXI ROIP e questa dovrebbe essere la datazione presunta di tale lunetta. Ma la cosa per noi più interessante e’ la presenza di due colombe incise poste una di fronte all’altra con al centro cinque fori per formare una “croce” inscritta in un cerchio, che probabilmente non è una croce Cristiana, ma è il simbolo degli “ombelichi del mondo” riscontrabile anche in altri siti dell’antichità precristiana in tutte le parti del mondo indicando Dio e l’aldilà.

Inoltre in basso ai due lati sono incise due piante che sembrano “gigli” o giunchiglie. In primavera i prati di Montovolo sono pieni di questi fiori spontanei per cui li possiamo definire una pianta tipica del luogo.

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Lunetta del portale con le due colombe, la croce inscritta in un cerchio e i due “gigli

Visto le premesse fatte sui centri oracolari, fu facile presumere che Montovolo possa essere stato in origine un antichissimo “centro oracolare “, probabilmente Etrusco dato che alle pendici del Montovolo sono stati trovati numerosi reperti Etruschi. Abbiamo infatti due colombe, quindi la croce inscritta in un cerchio “simbolo dell’ombelico del mondo”. Inoltre abbiamo i due gigli che potrebbe essere il “codice arboreo” di questo centro ed inoltre il monte è gemellare. Queste potrebbero essere solo coincidenze che comunque mi spinsero a trovare altri dati, o coincidenze, che potessero avvalorare l’ipotesi di centro oracolare Etrusco. Successivamente ho cercato nelle leggende del luogo3, riportate in diversi testi, qualche indizio chiaro che mi riconducesse ad un importante luogo sacro Etrusco. Come si sa spesso i miti, le leggende e le tradizioni nascondono fatti veramente accaduti anche se a volte sono difficili da interpretare sia per i simbolismi usati, ma soprattutto perché oscurati dai veli dei secoli o millenni trascorsi. Riguardo Montovolo è riportata una leggenda che narra di un serpente, nascosto sotto una grossa pietra a custodia di un tesoro, che aspetta un bacio da una giovane per riprendere le sembianze umane. La figura del serpente si riscontra spesso nei miti di altri notissimi centri oracolari come quelli di Delfi e di Delo. Come riportato4 da Graves, a Delfi esiste anche una antichissima ballata che narra di ” un eroe incarnato in un serpente” che vuole tornare umano. C’è un serpente associato con la fondazione di Delfi. Originariamente questo posto sacro, dice il mito, era dedicato alla Dea della terra Gaia ed era protetto dal serpente Pitone. Apollo però uccise il serpente custode del tempio ed eresse sul sito della contesa il suo centro oracolare. Una storia simile si ritrova anche nel più antico centro di Delo. Quindi forse anche per Montovolo esisteva un tesoro che il serpente della leggenda doveva custodire. Si deve ora notare che sulle pietre ovali omphalos caratteristiche di ogni centro oracolare sia egiziano, babilonese, greco, etrusco e romano veniva rappresentato spesso un serpente attorcigliato definito anche custode del centro oracolare. La pietra ovale ci riconduce probabilmente all’origine del nome Montovolo. Infatti si trova spesso in documenti dei secoli passati anche il nome Monte Ovuli (Monte dell’Uovo) per cui il nome può derivare dalla presenza sul monte di una grossa pietra ovale, forse con serpente, rimasta abbandonata per qualche secolo ed il nome originario più antico di Monte Palense,( dal nome della Dea Etrusca Pale) fu trasformato in monte Ovuli probabilmente dalle genti del luogo forse per aver visto questa strana pietra ovale di cui non si sapeva più il significato. Nel libro di R.Temple, Il mistero di Sirio ed PIEMME, fonte notevole di notizie e bibliografie, sono pure riportate alcune rappresentazioni di pietre-omphalos etrusche e romane con un serpente attorcigliato, e inserite in piccoli templi dal tetto piramidale. Questi riscontri ci confermano che presso gli etruschi prima e poi anche i romani esistevano questi tempietti, che potremo chiamare “oracolari”, con le loro pietre ovali, anche se ci sono più noti quelli dell’antica Grecia o dell’antico Egitto. Si può quindi immaginare che la lunetta era parte di un tempietto oracolare, che potrebbe essere rappresentato come nella figura 1 sottostante.

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Figura 1- Come poteva essere in origine il tempietto Oracolare di Montovolo

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Antiche monete greco-romane provenienti dall’Asia minore con la rappresentazione di un tempio sopra un monte o su una pietra omphalos mentre nell’altra vi è un serpente attorcigliato probabilmente attorno ad una pietra .

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Coppa greca laconica conservata al Louvre

Riporto come piacevolissima conclusione di questa prima parte riguardante in generale i centri oracolari ed in particolare quello di Montovolo questa bellissima coppa greca laconica conservata al Louvre e riportata in numerosi testi scolastici ma che a molti di noi era sconosciuto appieno il suo significato. Dopo quello che abbiamo riportato sui centri oracolari, ora possiamo notare in questa coppa tutti gli elementi tipici di un centro Oracolare. Notiamo i colombi, il serpente, custode del Tempio, aggredito dall’Eroe greco, la pianta di palma sullo scudo, forse il “codice arboreo” di Delo, e il tempietto oracolare. Manca la pietra ovale ma potrebbe essere dietro la tenda che però mantiene il reticolo dei meridiani e paralleli che spesso venivano raffigurati sulle pietre omphalos.(vedi figura 1) Qui, con molta fantasia, potremo ritrovare rappresentata la mappa degli antichi centri oracolari del sud del Mediterraneo! E ciò, se fosse vero, sarebbe per molti un nuovo mistero: Come avranno allora potuto dividere la Terra in meridiani e paralleli ? Ma questo sarebbe un discorso molto lungo anche se facilmente verificabile.

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L’Etruria (Etruria del Nord o Padana, del Centro e del Sud) nel massimo della sua espansione,VI sec. A.C., con la localizzazione di Montovolo che risulta anche centro geodetico !! .

Per continuare vedere la II Parte

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Oasi WWF di Focognano

Pubblicato da curiositybox su 19 Aprile 2009

Su invito di Paola Tassi e Cristina Corti (rispettivamente presidente e vice presidente della sezione WWF Prato) stamani mi sono recato, con la famiglia, all’oasi di FOCOGNANO, nel comune di Campi Bisenzio, situato subito dietro la montagnola artificiale costituita dalla discarica di Case Passerini. La visita è coincisa con la festa nazionale indetta dal WWF, con ingresso libero per l’intera giornata in tutte le oasi d’Italia, con visite guidate, varie attività specie per bambini e la possibilità di fare un pic-nic grazie ai tavoli in spazio aperto messi a disposizione. E stata un’esperienza bella ed all’insegna della scoperta: chi si immaginava che tra la vicina autostrada e la discarica di Case Passerini ci potesse essere un luogo così ameno e ricco di vita. Oltretutto è un esempio edificante di come si possa creare un laboratorio didattico all’aperto, molto istruttivo, poiché si può studiare da vicino la fauna acquatica ivi transitante ed anche per il pedissequo censimento di tutte le specie vegetali presenti nell’oasi. Ho saputo dal direttore, il dr. Carlo Scoccianti (biologo) che Focognano non è sempre stato così e che é occorsa l’azione paziente e costante di un gruppo di persone per poter trasformare tale posto in area umida protetta; lo stagno di Focognano è diventato quindiì la prima area protetta della piana fiorentina, a testimonianza dell’evoluzione storico ambientale che c’è stata nella pianura compresa tra Firenze e Prato. Il laboratorio didattico, durante il periodo di apertura dell’oasi, dà la possibilità di ammirare l’ecosistema nelle diverse stagioni e di comprendere meglio i ritmi naturali, osservando le varie specie di uccelli durante il periodo delle migrazioni e delle prime nidificazioni. Per le scuole, a cominciare dalle elementari sino alle medie inferiori e superiori, sono state create apposite proposte didattiche, che vanno da “Voci e colori dello stagno”, o “Da Chichibio e la gru agli stagni i Focognano”, fino alla “Storia di un progetto di ripristino e tutela ambientale”. Mi sembra davvero che i volontari del WWF abbiano fatto un lavoro di qualità, che merita attenzione da parte di tutta la comunità (e non solo quella di Campi), a riprova di come si possa creare e mantenere una parte della nostra piana: chissà se un’esperienza simile non si possa replicare anche per i laghi delle Pantanelle. Per ulteriori informazioni e prenotazioni é possibile rivolgersi al direttore dell’oasi, telefonando al numero 338 3994177.

Enrico Bianchi – Curiositybox

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